Tokyo Soup di Ryū Murakami | Recensione

Tokyo Soup di Ryū Murakami | Recensione

Ryū Murakami è uno degli autori giapponesi contemporanei più famosi e controversi. Il suo primo romanzo, Blu quasi trasparente, divenne un caso letterario: un libro cupo su giovani giapponesi disillusi che vivono in una spirale infinita di droghe e musica rock, nell’ombra e sotto l’influenza di una base militare americana. Scritto all’età di 24 anni, gli è valso il Premio Akutagawa, uno dei più prestigiosi riconoscimenti letterari giapponesi.

L’altro Murakami” è un titolo ingrato per uno scrittore del genere. Sebbene la popolarità dei due Murakami sia simile in Giappone, all’estero Ryū Murakami è meno conosciuto, ma non per questo meno apprezzato.

Ryū Murakami si è guadagnato la reputazione di scrittore che parla senza riserve del lato oscuro del Giappone, del volto nascosto e sinistro di una società solitaria, una società che ha perso i suoi valori ed è persa in un’esistenza macabra e triste. Tra i suoi libri più conosciuti c’è anche Audition, da cui è stato tratto l’omonimo film del 1999, diretto da Takashi Miike.

Tokyo Soup: trama del romanzo

Tokyo Soup è un romanzo narrato da Kenji, un giovane intraprendente ventenne, che si guadagna da vivere facendo da guida agli stranieri che vogliono esplorare la vita notturna di Tokyo. Fin dal primo incontro con Frank, un presunto uomo d’affari americano, nella mente di Kenji sorgono sospetti e dubbi sulla vera identità del suo nuovo cliente. Gradualmente, Kenji si rende conto che le prostitute professioniste o occasionali e il personale ausiliario che le circonda dovrebbero preoccuparsi, perché Frank non è affatto ciò che sembra.

Sebbene questi sospetti creino suspense e anticipino il climax, non ci preparano a ciò che segue. Il romanzo contiene una sola scena sanguinosa, ma la sua brutalità, la quantità schiacciante di dettagli, la crudeltà dell’assassino e l’incredibile massacro incombono sull’intero romanzo, ricoprendolo dell’aura sanguinosa di un horror moderno.

Kenji, tuttavia, è un narratore carismatico e la sua ambivalenza morale gli conferisce lo status di osservatore imparziale, al riparo dal melodramma e dalla derisione.

Più che un thriller

Il romanzo Tokyo Soup è un thriller solo in superficie, Murakami non nasconde infatti il suo ruolo di critico del crescente consumismo in Giappone e in America e del loro declino morale e culturale.

Kenji e Frank rappresentano ciascuno i tratti della cultura da cui provengono: il Giappone, svuotato e distaccato dalla tradizione, perduto e materialista, e l’America, brutale e sanguinaria, ma ingenua. Naturalmente, la caratterizzazione non è esaustiva, ma piuttosto mirata allo scopo ben preciso di attirare l’attenzione e scioccare.

Tokyo Soup non è un romanzo per i deboli di cuore. È un romanzo oscuro e brutale, sulla solitudine, la follia e il decadimento. È un ritratto spietato del Giappone contemporaneo, ma estrapolandolo troveremo le stesse caratteristiche che divorano la società occidentale.

Fonte immagine in evidenza: archivio personale

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