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Eroica Fenice

Totò. Vita, opere e miracoli: omaggio al Principe della risata

Totò. Vita, opere e miracoli è un libro scritto da Giancarlo Governi ed edito da Fazi editore, collana La vite.

Totò. Vita, opere e miracoli

Totò. Vita, opere e miracoli è innanzitutto un racconto che narra di vite, una sorta di memoriale ricostruito quasi filologicamente attraverso testimonianze, dirette e indirette, orali e scritte, attorno alla figura, sia pubblica che privata di Totò, doppiamente principe: per natali, principe Antonio de Curtis, e per fama, Totò, Principe della risata.

Nel libro si leggono gli esordi di Totò, la ricostruzione dei suoi “primi passi”, la nascita della sua maschera e della sua maestria nell’improvvisazione. E, ancora, la sua famiglia, le sue origini, la sua ricerca nei confronti della figura paterna e come tutto il vissuto fatto di esperienze, come in una tela di trama e ordito, si intreccino intessendo l’uomo e l’attore, chi è Antonio e quel che significa Totò.

Un racconto di vita, aneddoti, ricordi, testimonianze, elementi raccolti e reperiti con confronti su testi, citazioni di testimonianze e di “frasi d’artista”, tra copioni e ricordi, un lavoro che va al di là del riassunto cronologico di una vita e che tenta davvero di fermare su carta, per quanto sia possibile, la realtà di una vita vera intensamente vissuta.

Il libro pare snodarsi su due temi e sezioni principali, l’una che corre attraverso Il romanzo di una vita, parte biografica dell’uomo e dell’attore e L’opera di Totò, un excursus sulla produzione di Totò come autore e come interprete, e l’altra che si sviluppa a partire da Totò dopo… Totò, una sorta di messa per iscritto dell’eredità del modus operandi e vivendi del Principe della risata.

La sezione L’opera di Totò, seguita da Note biografiche, sembrerebbe essere la chiusa del testo, e così tutta la parte che segue, da Totò dopo… Totò, potrebbe essere letta come una lunga e grande parentesi di appendice al testo, forse in una visione del tutto personale o forse intentio di Giancarlo Governi è di offrire una visione del prima, del durante e del dopo della figura di Totò e della sua comicità, o come recita il testo, della sua vita, della sua opera e dei suoi miracoli. Un’appendice che, se intesa in questo senso, porta a porsi delle domande: cosa resta a noi venuti dopo la comicità di Totò? Qual è l’eredità che ci lascia? Quale il “baule di scena” che ci consegna? E noi quanto siamo, e saremo, intelligenti da saper guardare all’interno di questo baule con spirito umano?

Un’appendice, insomma, vista in tal senso, che forma parte integrante del testo e accoglie un contributo di Piero Montanari, Da Malafemmena a Totò rap; nel capitolo L’opera di Totò, la sezione dedicata ai film è un contributo di Nicoletta Leggeri.

Si era parlato dell’intelligenza, dello spirito umano, puro e incorrotto da pregiudizi d’ogni sorta e da giudizi affrettati e omologanti, a tal proposito Totò. Vita, opere e miracoli pare anche rivolgere, in maniera più o meno velata e a volte manifesta, una certa accusa verso quel tipo di critica, che alla lettera nel libro troviamo definita “delle mezze calzette”, che con fallace sicumera crede e pretende di giudicare un lavoro di creazione, qualunque esso sia, conoscendo in prima persona e con estrema certezza, ciò che l’artista intende dire, senza forse neanche chiederne il parere.

Nel capitolo di cui si è ricordato parte del titolo, La critica delle mezze calzette, si ricordano proprio, come in un contraddittorio, tutti gli “errori di giudizio” compiuti nel tempo sulla figura di Totò e si ricordano le “controparti” dei pareri critici giudiziosi, come Ennio Flaiano e Pier Paolo Pasolini.

In chiusa un pensiero di Liliana de Curtis, figlia di Totò, pensiero a sua volta ricordato da Giancarlo Governi in Totò. Vita, opere e miracoli: «Ma cosa è stato Totò per gli italiani? Non dico per i giovani che lo scoprono oggi e che ritrovano in lui soprattutto uno straordinario personaggio comico, dalla tecnica inimitabile, ma senza cogliere alcun richiamo di nostalgia o particolari segnali che riecheggiano un’epoca, un momento di vita individuale o collettiva. Dico per coloro che crebbero con Totò. […] Per le altre generazioni, Totò ha significato e significa un ricordo spensierato, una risata liberatrice. Per la generazione che era adolescente nel dopoguerra e che lo ha visto nascere e crescere come star del cinema, Totò è stato innanzitutto un educatore».