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Trilogia nera di Léo Malet | Recensione

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I romanzi La vita è uno schifo, Il sole non è per noi e Nodo alle budella, raccolti da Fazi Editore in un unico volume, formano la Trilogia nera di Léo Malet, un classico intramontabile della letteratura noir. Tre storie distinte ma unite da un filo rosso (o nero) che assume le fattezze della mancanza di un lieto fine. Una vita fuorilegge, un amore impossibile e un grande malessere esistenziale non lasciano scampo per E vissero felici e contenti, schiaffeggiando il lettore con una narrativa cruda e minuziosa.

La penna di Léo Malet, uno dei più grandi scrittori francesi del secolo scorso, è veloce e tagliente, impreziosita da descrizioni accurate di ambienti e vite ruvide, vissute al limite della dignità umana. Esistenze che “razionalizzano” un malessere interiore, come il rifiuto amoroso, in azioni estreme e violente, seguendo la più classica delle leggi, quella del contrappasso: se non può esserci vita, allora ci sarà distruzione.

In La vita è uno schifo, il giovane Jean Fraiger è alla guida di un gruppo di anarco-comunisti che intende sostenere il proprio progetto rivoluzionario con una serie di furti e rapine. Innamorato perdutamente di una donna bellissima e sfuggente,  si ritroverà ben presto a condurre da solo una spietata lotta contro il mondo. Jean è conscio dell’ingiustizia dell’esistenza, per questo vorrebbe tornare ad avere dieci anni e sottrarsi allo “schifo dell’età adulta”. Tuttavia non si isola dalla realtà e, nella sua guerra solitaria, incarna la distruzione. Secondo Freud, la distruttività nell’animo umano cresce quanto più la vita viene compressa. Léo Malet, attraverso la storia di Jean, lo dimostra. 

La povertà e le sue conseguenze, dalla mancanza di diritti alla criminalità, rappresentano il filo rosso di Il sole non è per noi. Un filo che lega, tristemente, passato e presente, sfidando il principio di uguaglianza sostanziale. «Chi è il colpevole? La società o il bandito?» recita un manifesto nel dormitorio dove André Arnal, aspirante artista giunto a Parigi dalla provincia, si ritrova a passare qualche notte, giusto il tempo che le cose inizino a girare a suo sfavore. «La piega era fin troppo buona. Lavoro, domicilio, tipi simpatici e servizievoli… Non poteva durare». È la coscienza di chi dalla vita ha avuto sempre poco a parlare e che per questo aspetta la delusione dietro l’angolo. Anzi, la cerca perché senza vive un’esistenza a metà: sa che, prima o poi, dovrà saldare il conto della sua inaspettata felicità. Queste riflessioni sociologiche accompagnano il lettore durante tutto il romanzo (forse quello che conferma tutto lo straordinario talento narrativo di uno dei più grandi scrittori francesi del Novecento), lasciandogli l’amaro in bocca per l’epilogo di un personaggio che genera empatia. 

Nodo alle budella, il romanzo che completa la Trilogia nera di Léo Malet, è forse la storia in cui la delusione amorosa raggiunge il suo apice. Paul Blondel, piccolo truffatore che dopo aver incontrato Jeanne finisce in una banda dedita al crimine, è tormentato nei suoi sogni da un incubo ricorrente. L’ometto grigio che infesta il suo riposo inizierà ben presto a entrare concretamente nelle sue giornate, costringendo Paul a fuggire da tutto e tutti, a cominciare da se stesso. 

Dal 30 agosto in libreria, la Trilogia nera di Léo Malet rappresenta un classico imperdibile, soprattutto per i lettori del genere. Un viaggio nella Parigi del passato e nella vita dello scrittore, che tra le pagine ripropone diversi temi autobiografici, dal carcere all’anarchia e al vagabondaggio. La penna amara di Malet descrive abilmente il sentimento nichilista (passato e presente), avanzando il parallelismo tra la vita e un incubo da cui si cerca disperatamente di fuggire. 

Fonte immagine: Fazi Editore

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Questo articolo fa parte del nostro approfondimento enciclopedico sulla Francia. Dalla grande letteratura romantica ed esistenzialista, fino ai meandri della storia rivoluzionaria e della cinematografia, scopri tutte le connessioni che hanno plasmato la cultura transalpina.

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A proposito di Salvatore Toscano

Salvatore Toscano nasce ad Aversa nel 2001. Diplomatosi al Liceo Scientifico e delle Scienze Umane “S. Cantone” intraprende gli studi presso la facoltà di scienze politiche, coltivando sempre la sua passione per la scrittura. All’amore per quest’ultima affianca quello per l’arte e la storia.

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