Una vita come tante di Hanya Yanagihara | Recensione

Una vita come tante

Una vita come tante è un romanzo di Hanya Yanagihara del 2015 che affronta temi centrali nella società contemporanea, quali la crudeltà umana e il potere taumaturgico dell’amicizia. Vincitore del Kirkus Prize e finalista al National Book Award e al Booker Prize, il romanzo ha ottenuto un successo mondiale rientrando nei migliori libri dell’anno per il New York Times, The Guardian, The Times, The Wall Street Journal e Huffington Post.

La trama

Attenzione: allerta spoiler!

Una vita come tante è ambientato a New York ed è incentrato sull’amicizia di quattro ragazzi, ex-compagni di college che si sono trasferiti nella metropoli da una cittadina del New England, spinti dalle loro ambizioni e dai loro sogni. Willem, dall’animo gentile, vuole fare l’attore; JB, scaltro e a volte crudele, desidera ottenere un posto nel mondo dell’arte. Malcom è un architetto frustato che lavora in uno studio prestigioso e infine Jude St. Francis è un avvocato brillante ma dall’enigmatica riservatezza. È proprio su Jude che si riversa e si concentra tutta l’attenzione e l’affetto dei suoi amici: egli possiede un’intelligenza fuori dal comune e la sua aurea di mistero li attrae fortemente. Inoltre, soffre di dolori cronici in seguito a un incidente di cui non si sa molto. Man mano che ci si addentra nella lettura di Una vita come tante, si scopre che Jude ha alle sue spalle un passato fatto di dolore e di sofferenza, di abbandono e abusi. Jude è tormentato dai ricordi della sua infanzia e sfoga tutto il suo dolore con feroci atti di autolesionismo, fino ad arrivare a tentare il suicidio.

Egli trova un po’ di serenità solo nella compagnia dei suoi amici e, in particolare, in quella di Willem, con il quale inizia una relazione amorosa. Purtroppo però, Willem e Malcom perdono la vita in un incidente d’auto. Jude, che nel frattempo è costretto su una sedia a rotelle dopo l’amputazione di entrambe le gambe, vive una fase di sconforto totale che lo spinge al suicidio. La storia di Jude e dei suoi amici viene ricordata da Harold, un professore universitario che si era affezionato a Jude, tanto da decidere di adottarlo.

Analisi

Una vita come tante è un romanzo di oltre mille pagine che colpisce per la sua crudezza e per il suo pathos. Nella prima parte la narrazione risulta lenta e poco scorrevole, correndo il rischio di annoiare il lettore. Tuttavia, la lettura diventa più scorrevole e incalzante nella seconda parte. Il lettore viene completamente catturato dalla storia di Jude e dalla speranza che alla sua sofferenza venga contrapposta una gioia altrettanto forte, che ne allievi il peso. Una vita come tante è un romanzo che non lascia indifferenti: tra i lettori c’è chi lo ha amato e si è sentito coinvolto al punto di ritrovarsi in lacrime, e chi, invece, lo ha odiato con ferocia tanto da volerlo scagliare contro il muro. Le tematiche trattate attraverso la storia di Jude sono particolarmente forti e difficili e aprono le porte all’esperienza della sofferenza umana e del male.

È soprattutto attraverso questo aspetto che l’autrice, Hanya Yanagihara, è riuscita a dar vita a un romanzo classico ma allo stesso tempo modernissimo, capace di creare un mondo di profonda e coinvolgente umanità. Infatti, la storia di Jude suscita nel lettore un sentimento di forte empatia poiché egli dà voce alla sofferenza insita nell’essenza umana. Si tratta di una sofferenza solo a tratti interrotta da momenti di tregua e di serenità resi possibili dall’amore in ogni sua forma e dall’amicizia. Il titolo inglese del romanzo è A Little Life, cioè una piccola vita: è proprio a partire da una piccola vita, quella di Jude, che viene delineato un intero universo fatto di vita ma anche di morte.

Fonte immagine in evidenza: Sellerio, copertina ufficiale di Una vita come tante

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