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Eroica Fenice

A BRAVE INTRODUCTION TO ELECTRONICA: KIASMOS, “KIASMOS” (Erased Tape, London 2014)

Sono Anthony Brave.
Benvenuta e benvenuto.
Prima di continuare a leggere mettiti le cuffie per piacere.
Oggi iniziamo con una domanda: quanto fa 1+1?
Brava e bravo.
Hai sbagliato.
Mi rispondi meglio dopo.
Cominciamo.
Regola n. 1
Il disco è un disco di ritorno. Per ascoltare questo disco devi essere in movimento nello spazio, e devono essere passate le due del pomeriggio altrimenti non vale la pena. Se sei a casa a farti la doccia, a fare le pulizie ed è mezzogiorno, accendi Radio Italia Solo Musica Italiana o sentiti Maluma. Quando invece saranno le 19 e sarai in metro, macchina, a piedi, di ritorno dalla palestra o da lavoro, clicca sul link e premi play.
 
Regola n. 2
Se sei il tipo di persona che mangia in piedi in 10 minuti perché ha troppo da fare, e magari nel frattempo risponde a sua cugina su WhatsApp, chiudi questa pagina, vai su una playlist qualunque di Spotify e ti fai una bella scorpacciata di adrenaliniche e sexy canzoni casuali di artisti sexy casuali.
Se invece la tua priorità è dedicare del tempo di qualità a te stessa e te stesso, fa’ che il tuo ritorno a casa duri un po’: magari scegli il tragitto un po’ più lungo, spegni le notifiche e premi play. Non te ne pentirai.

I due giovanotti, nemmeno trentenni quando hanno ideato questo album, non lo hanno concepito come l’unione di canzoni, come noi siamo abituati a concepire la musica, ma come un percorso che passa attraverso tappe obbligate. In Kiasmos non ci sono 12 tracce di tre minuti l’una che puoi ascoltare in riproduzione casuale. Il primo brano non ha senso senza l’ultimo. È proprio nel segno della loro unitarietà che i titoli dei brani sono tutti aggettivi. C’è un solo viaggio, o lo fai tutto o non lo fai. Se sei troppo occupata/o e non hai 50 minuti da dedicare a una nuova esperienza, la domanda è inevitabile: perché diamine stai leggendo questo inutile articolo di un tale che si chiama Anthony Brave?

Regola n. 3

Ti aspettavi la musica elettronica. Ti aspettavi il tunz-tunz ignorante, la voce femminile che cantava parole inglesi incomprensibili su una base superadrenalinica, come quando avevi 17 anni e andavi a Riccione a limonare con ignoti sulle note di this is the rythm of the night. E invece senti un pianoforte e dei violini. Questo è perché
a) l’elettronica che ti descrivo non è quella che senti in discoteca, anche se la passo sempre nel locale da me acquistato nell’ormai lontano 2033;
b) se Janus è un musicista elettronico, Ólafur è un compositore classico, ed entrambi sono estranei alle logiche dei locali estivi. E hanno dei nomi improbi perché sono islandesi.
Regola n. 4
Il disco è un crescendo. E pure le canzoni sono un crescendo. All’inizio le musiche disegnano paesaggi sognanti. Lit comincia con suoni provenienti dal cielo delle Alpi Giulie, poi ti rendi conto che stai muovendo la testa a tempo quando entra l’hihat, e magari stai pure sorridendo. All’ingresso del kick, ormai hai capito tutto, e sei pronto a buttarti col paracadute in questa splendida alba.
Ti faccio notare che per i primi minuti dell’album non c’è il basso. È così che si costruisce il crescendo. Il musicista non è altro che un abile manipolatore di emozioni. Egli – consapevolmente o in maniera inconscia – compie delle azioni, legate alla nostra natura biologica, che lo rendono capace di indurre o sopprimere un’emozione: l’introduzione di frequenze basse dopo che hai suonato solo in un range medio-alto (o viceversa, anche se più raro) è uno dei trigger emotivi più usati in elettronica (e non solo). Lì capisci che il pezzo si apre. 
Il crescendo, a un certo punto dell’album, raggiunge le sue vette. Non ti dico ovviamente quando. In quel momento, ti renderai conto che il disco che stai ascoltando non è lo stesso disco dell’inizio. E ti accorgerai che sei quasi arrivata/o a casa.
Regola n. 5
Un’altra caratteristica chiave dell’elettronica è la ripetizione.
Si ripete un medesimo accordo, sequenza di accordi, nota di piano ecc., all’infinito, interpolando nel mezzo leggere variazioni. Sono queste variazioni che generano l’emozione (in chi le sa cogliere, ovviamente). Spesso la variazione consiste nell’interrompere la ripetizione di quell’elemento per un certo lasso di tempo, per poi farla tornare più potente che mai. È la dialettica hegeliana in azione: la tesi, sostituita dal suo opposto, ritorna definitivamente nella sintesi, che non è altro che la tesi rafforzata dal confronto con l’antitesi.
Il termine tecnico per un elemento musicale che si ripete all’infinito è loop. Il titolo della traccia n. 3 è Looped. Riesci a immaginare perché?
I due giovani islandesi pubblicano solo due album insieme. Poi ognuno passa a fare le sue cose. Ogni tanto fanno qualche tour o qualche collaborazione con altri musicisti dalla filosofia affine (leggi: Moderat, Rival Consoles, Nils Frahm). Il loro primo disco, in ogni caso, resta ed è destinato a restare un modello estetico per un certo tipo di elettronica.
Ritorniamo alla domanda iniziale. La ricordi?
Ok.
Tienila per te.
Non voglio che tu mi risponda.
Con tutta la tua esperienza addosso/già tu avrai capito che, in questo caso, il risultato dell’unione è decisamente superiore alla semplice somma delle sue singole componenti.
A presto.
Anthony Brave
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