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Autotune: tutto quello che c'è da sapere

Autotune: tutto quello che c’è da sapere sul software che rende intonati

Auto-tune, come funziona il software che sta cambiando la musica

I dati ed i numeri parlano chiaro: ad oggi la musica più ascoltata proviene dalla strada, ha un nuovo linguaggio comunicativo, si avvale di personaggi estremamente caratterizzati, dalla voce particolarmente metallica. Sì, perché, tranne poche eccezioni, l’hip hop, il rap e la trap hanno un unico comune denominatore: l’utilizzo dell’autotune.

Prima che i puristi condannino l’uso di tale software, definito da Ermal Meta “come il doping per gli sportivi”, è bene conoscere fino in fondo a cosa serva questo strumento, perché se ne faccia uso e abuso, ma in particolar modo quali svantaggi possieda ed metta in luce in relazione all’artista.

L’autotune è un software progettato nel 1997 dallo studio Antares Audio Technologies, in grado di gestire la curva dell’audio, intervenendo sulle imprecisioni della voce e sull’intonazione stessa. In questo modo non si registrano note calanti, sbavature di suono, ma il prezzo da pagare è molto alto, in quanto, essendo un intervento elettronico, non consente di mantenere il suono caldo della voce ed inevitabilmente si assiste ad una percezione vocale dal sapore metallico.

L’uso di autotune è stato ammesso da numerosi artisti, anche pop della scena internazionale, ma ha spopolato in Italia con l’invasione del rap e della trap da parte di artisti italiani come Ghali, o Sfera Ebbasta, primi in classifica spotify da mesi. In un’epoca musicale in cui l’Italia è in perfetta sincronia con il resto del mondo, se si esaminano gli ascolti ed i generi preferiti da fruire, si percepisce a pieno come sia cambiata l’idea di musica e quanto l’intervento elettronico abbia condizionato il suono stesso. Ormai appare quindi consolidato il binomio “Autotune rap”.

Autotune e Melodyne, dov’è finito il talento?

L’utilizzo di software che agiscano sulla voce è costante, delle volte anche solo per effetto, marchio distintivo del genere. Auto-tune però non è l’unico plug-in; infatti prima di lavorare con esso, si utilizza Melodyne, un altro software che modella la voce, senza appiattirla. Il punto di domanda nasce dalla necessità di inserire tali effetti vocali nel live, il più grande banco di prova per cantanti non dotati di vocalità.

Quello che spesso accade infatti è la forte discrepanza che si percepisce tra registrazione in studio e live. In un audio ascoltato su Spotify si assiste ad una perfezione canora assoluta, raramente presente in un live, dove perfino artisti dalle forti capacità vocali sono messi a dura prova. Si perde dunque la spontaneità vocale, ma forse proprio la  bravura in sè, dato che anche l’ultimo degli stonati, grazie ad autotune può diventare una star.

Bisognerebbe utilizzare live l’auto-tune come un rafforzativo, un effetto della voce, che aggiunge piuttosto che sopperisce alla voce stessa. Christina Aguilera ha affermato a proposito “Autotune is for pussies”, ribadendo il concetto che l’utilizzo di tali software è per chi non ha talento vocale, per coloro che non hanno coraggio di mostrare la propria voce.


Autotune, info e strumenti