Nel panorama urban pop italiano, AvA torna a farsi sentire con “Formentera”, un brano che dietro la leggerezza ritmica e le atmosfere estive nasconde una riflessione più profonda sul dolore, la memoria e la fatica di dimenticare. Disponibile dal 29 agosto su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica dal 5 settembre 2025, il nuovo singolo è l’ennesima dimostrazione di come l’artista riesca a trasformare la musica in uno spazio di resistenza personale e collettiva.
Formentera di AvA: i dettagli del nuovo singolo
| Dettaglio | Informazioni |
|---|---|
| Artista | AvA |
| Titolo | Formentera |
| Genere | Urban pop |
| Uscita digitale | 29 agosto 2025 |
| Uscita radio | 5 settembre 2025 |
| Temi principali | Evasione, memoria, superamento del dolore |
Indice dei contenuti
“Formentera” è un viaggio fisico ed emotivo: una fuga su un’isola bellissima, un flirt che sa di rinascita, ma anche un confronto con i fantasmi del passato che, come ricorda AvA, “non si lasciano alle spalle così facilmente”. È una canzone che racconta una ferita senza nasconderla, ma con la capacità rara di mescolarla a sonorità leggere, quasi a ricordarci che si può danzare anche sulle macerie, purché si sia disposti ad affrontarle. Secondo le classifiche di EarOne, la rotazione radiofonica dei brani urban pop continua a essere un pilastro per la discografia italiana.
Intervista ad AvA
Il testo parla di evasione, ma anche dell’impossibilità di sfuggire ai propri fantasmi. Tu ci credi davvero che si possa “dimenticare” attraverso la leggerezza?
Io credo che per dimenticare occorra il suo tempo ma che leggerezza sia uno stato d’animo che può aiutarti a sopravvivere meglio durante il processo di guarigione. Tuttavia secondo me, la capacità di essere leggeri (che non significa essere superficiale, anzi) è ad appannaggio di pochissimi eletti e io non sono sicura di essere tra questi, ehehehehe!
Nel nuovo progetto musicale sembri rivendicare il diritto a emozioni “scomode” come la malinconia, il fallimento, la lentezza. Come si combatte oggi il mito tossico della felicità obbligatoria?
Questa è una domanda davvero interessante e sarà faticoso rispondere in maniera sintetica. Secondo me, il mito tossico non è tanto la felicità obbligatoria in sé quanto la necessità di ostentarla. Se ci pensi, non ci sarebbe niente di male nel tentare di essere felice con ogni mezzo possibile, quello che invece ci sta rovinando a tutti è questo spasmodico bisogno di rivalsa sociale. Dobbiamo essere tutti belli, tutti in forma, avere tutti un buon lavoro, una bella casa e vacanze di lusso ma principalmente per postarlo da qualche parte. E questo fa sì che chiunque, anche chi non rientra in determinati standard, faccia qualsiasi cosa affinché il resto del mondo pensi il contrario.
Dunque la tossicità non è solo qualcosa che arriva da “fuori” bensì è una dinamica che va a toccare le profonde insicurezze di ognuno di noi. Siamo in un momento storico, culturale ed economico senza precedenti, dove l’incertezza e la precarietà la fanno da padroni, di conseguenza la maggior parte di noi è in balia della corrente, senza educazione, senza lavoro, senza basi solide a cui aggrapparsi e sui cui costruire la propria felicità, incapaci di godersi davvero i rapidi attimi di bellezza che ci vengono concessi. Viviamo con la costante convinzione che possiamo avere di più, più soldi, più like, più partner, tanto è tutto a portata di click purché venda una determinata immagine di me e nel frattempo ci dimentichiamo di vivere.
Io non ho la presunzione di avere la soluzione a questo dramma sociale, ma posso solo dirvi che sto provando ad affrontarlo con la legge del contrappasso: laddove tutto accelera, io rallento e mi fermo. Se tutti intorno a me ostentano, io sparisco; se siamo tutti troppo interconnessi, cerco di spegnere il telefono. Se litigo o ho problemi sentimentali, piuttosto che passare subito al prossimo, cerco di capire e di rimettere insieme i pezzi più e più volte. Diciamo che per aiutarmi in questo ci ho scritto un intero disco sull’argomento, ahahahaha!
Hai scritto e prodotto da sola il tuo primo disco e ora torni con un album che affonda nelle radici dell’urban pop. Come è cambiata AvA artisticamente dal 2019 a oggi?
Di brutto e in peggio, come temo, sia successo a molti. Il 2019 per me era l’anno della rinascita, avevo iniziato il mio primo progetto solista dopo anni trascorsi insieme ad una band di sole ragazze, e proprio quando stavo per decollare è arrivato il covid e ha tagliato le gambe a tutti. Dunque ci sta che, a distanza di 4 anni, considerando tutto quello che è successo e che ancora sta succedendo, il mio mood sia cambiato. Dico in peggio perché se sono sempre stata schietta e diretta, figuriamoci ora se ci aggiungiamo che siamo anche tutti molto più incazzati che in passato, ehehehehe! Poi che io usi l’ironia per sfogarmi è una cifra stilistica, ma in questo nuovo disco, ogni singolo brano, anche quello più apparentemente leggero, nasconde sempre una profonda inquietudine mista ad amarezza.
La tua musica è anche una presa di posizione, una forma di resistenza personale e sociale. Qual è il messaggio più urgente che senti di voler lasciare con questo nuovo singolo?
Di non scappare dai nostri fantasmi. Nessun posto è abbastanza lontano da salvarci da noi stessi. I mostri nell’armadio esistono a qualsiasi età e persino da adulti abbiamo la tendenza a scappare o a far finta che non esistano. Quindi Formentera rivendica il diritto di stare male per poter guarire, concedersi la debolezza, abbracciare il dolore per poterlo elaborare e andare avanti.
Fonte immagine: ufficio stampa

