Canzoni di Francesco Guccini: 4 da ascoltare

Canzoni di Francesco Guccini

Francesco Guccini è uno dei cantautori italiani più celebri, insieme a Fabrizio De André e Lucio Dalla. I suoi testi possono essere paragonati a delle vere e proprie poesie, anche se la capacità del cantautore modenese sta nel saper usare ogni tipo di registro linguistico (dal più elevato al più basso). Le canzoni di Francesco Guccini, ancora attualissime, sono state in grado di attrarre ascoltatori di tutte le generazioni. Per approfondire la sua figura letteraria e musicale, è possibile consultare la voce dedicata sull’Enciclopedia Treccani.

Titolo canzone Tema principale
L’avvelenata Sfogo contro la critica musicale
Farewell Fine di un amore e malinconia
Autogrill Amore immaginato e quotidianità
Auschwitz Memoria dell’Olocausto

4 canzoni di Francesco Guccini da ascoltare

Consigliare solo alcune delle canzoni di Francesco Guccini non è affatto semplice, data la sua enorme produzione discografica. Ma intanto, per chi ancora non conosce questo grande cantautore, questa selezione può essere un buon punto di partenza.

1. L’avvelenata (1976)

L’avvelenata è sicuramente tra le prime canzoni che vengono in mente quando si parla di Francesco Guccini. Una canzone piena di imprecazioni, parolacce e che oggi il politically correct denuncerebbe immediatamente. Eppure è diventata quasi un emblema nella storia cantautoriale italiana. L’idea per scrivere questa canzone venne a Francesco Guccini dopo che Bertoncelli, un critico musicale, lo aveva attaccato duramente. Tra le accuse c’era anche quella di volersi arricchire con delle canzoni i cui messaggi politici avrebbero voluto manipolare le giovani generazioni. Ma al cantautore non interessava far carriera, né pensava che la musica potesse fomentare delle rivoluzioni e la sua risposta fu piuttosto eloquente:

«Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a Vossia però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia. Io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia, senza applausi o fischi. Vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso».

2. Farewell (1993)

Questa è una delle canzoni di Francesco Guccini che racconta un’esperienza personale, ma è anche un omaggio alla canzone di Bob Dylan, Farewell, Angelina, di cui viene anche riportato un verso. Come si capisce anche dal titolo, la canzone venne scritta da Francesco Guccini dopo la fine della relazione con la compagna, Angela, alla quale vuole dare il suo congedo. Infatti nella prima parte si evocano i ricordi del passato insieme, la felicità e la semplicità dell’amore. Mentre nell’ultima parte viene descritta la rassegnazione per la fine della storia d’amore:

«Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d’estate con qualcosa di fragile come le storie passate. Forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile, credo, perché ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me».

3. Autogrill (1983)

«La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e Seven-up e il sorriso da fossette e denti era da pubblicità. Come i visi alle pareti di quel piccolo autogrill, mentre i sogni miei segreti li rombavano via i TIR».

È l’inizio di una delle canzoni più evocative di Francesco Guccini. L’episodio raccontato è semplice e potremmo dire anche banale: un incontro tra l’autore e una cameriera in un autogrill. Ma il cantautore riesce a elevare anche un contesto come questo, cominciando a descrivere uno scenario alternativo in cui immagina i modi in cui vorrebbe dichiararsi. Immagina addirittura di mettere un disco nel juke-box, come se fosse in un film della Fox. Ma l’arrivo di una coppia interrompe le sue fantasie e così, dopo aver lasciato la mancia alla ragazza, se ne va.

4. La canzone del bambino nel vento (Auschwitz) (1966)

Questa è un’altra tra le canzoni più conosciute del cantautore e parla del dramma dell’Olocausto. In particolare il testo riflette i pensieri di un bambino ucciso nei campi di concentramento e che ora è nel vento. La metafora è dura e la canzone riflette la crudeltà dei campi di concentramento nazisti. Tra le domande che il cantante si pone nella canzone ce ne è una a cui è impossibile dare una risposta:

«Io chiedo quando sarà che l’uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare».

Fonte immagine in evidenza: copertina album The platinum collection Spotify

Articolo aggiornato il: 25/11/2025

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