La notizia che all’Eurovision Song Contest 2026 che si terrà dal 12 al 16 maggio a Vienna parteciperà anche Israele ha fatto molto rumore sia tra il pubblico che tra le altre delegazioni continentali, e alcuni paesi hanno deciso di ricorrere a misure estreme, annunciando il proprio boicottaggio. La discussione, ovviamente, è focalizzata sulle accuse rivolte allo stato mediorientale di gravi violazioni dei diritti umani nel conflitto Israelo-Palestinese, con azioni che vanno avanti anche dopo l’accordo di cessate il fuoco in vigore da ottobre 2025.
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Quali sono le novità sul boicottaggio dell’eurovision 2026?
| Dettaglio evento | Informazioni chiave |
|---|---|
| Quando e dove | 12-16 maggio 2026 a Vienna |
| Paese contestato | Israele |
| Paesi ritirati | Olanda, Spagna, Slovenia, Irlanda, Islanda |
| Motivazione principale | Violazioni dei diritti umani e crisi a Gaza |
Qual è stata la decisione dell’ebu su israele?
Rispetto a quanto erroneamente riportato da alcuni media, l’EBU (Unione Europea di Radiodiffusione) che si occupa anche dell’organizzazione dell’Eurovision, non ha propriamente deciso in favore della partecipazione di Israele, e in un certo senso neppure i membri votanti lo hanno fatto.
Ciò che è accaduto all’Assemblea Generale di Ginevra è che alle nazioni costitutive è stato chiesto di esprimere il proprio voto riguardo l’introduzione di una serie di nuove regole annunciate il mese scorso. Secondo quanto stabilito da queste ultime, qualsiasi paese che ha il desiderio di partecipare all’Eurovision Song Contest 2026 ed è favorevole a sottoporsi alle direttive introdotte può farlo. Tra loro, evidentemente, rientra anche Israele.
Non c’è stata quindi la possibilità diretta di esprimere, attraverso voto favorevole o contrario, la volontà di ciascuna giuria rispetto alla presenza israeliana nel contest. Ovviamente, quanto accaduto ha scatenato numerose polemiche e riattivato la macchina delle accuse legate specialmente alla sponsorizzazione da parte di Moroccanoil, un’azienda israeliana con sede a New York. Altre critiche fanno riferimento all’attività propagandistica dello Stato di Israele, che utilizza un contesto non politico e prettamente pop come l’Eurovision per dare un’immagine favorevole di sé in un periodo controverso.
Quali paesi hanno deciso il boicottaggio dell’eurovision 2026?
Alla decisione di non intervenire sulla presenza di Israele hanno fatto seguito decisioni nette di boicottaggio da parte di alcuni Stati. In particolare Olanda, Spagna, Slovenia, Irlanda e più recentemente l’Islanda si sono tirate indietro. Del resto, già lo scorso anno la partecipazione della cantante Yuval Raphael con la canzone “New Day Will Rise“, non scevra di riferimenti più o meno espliciti al 7 ottobre, non era stata gradita da tutti.
AvroTros, l’emittente detentrice dei diritti in Olanda, ha dichiarato tramite comunicato che Israele è da condannare per: “la severa sofferenza umanitaria a Gaza, l’oppressione della libertà di stampa, e l’interferenza politica durante l’ultimo Eurovision Song Contest”, aggiungendo che partecipare al festival sarebbe una violazione: “della responsabilità che abbiamo come emittente”.
Una posizione condivisa anche da RTÉ, la televisione irlandese (uno dei paesi europei maggiormente esposti nel supporto alla causa palestinese), secondo cui: “la partecipazione dell’Irlanda rimane incosciente data la spaventosa perdita di vite a Gaza e la crisi umanitaria che continua a mettere a rischio la vita di molti civili”.
Su X si è invece espresso José Pablo Lopez, principale dirigente di RTVE, emittente spagnola: “quello che è successo nell’assemblea dell’EBU (o UER) conferma che l’Eurovision non è un concorso di canzoni ma un festival dominato dalla geopolitica e diviso. RTVE si ritira dall’Eurovision”.
Infine RTV Slovenija, che aveva già dichiarato precedentemente quale sarebbe stata la propria posizione, e l’ha ribadita dichiarando che: “non possiamo stare sul palco col rappresentante di un paese che ha causato il genocidio dei palestinesi a Gaza”, e che questa scelta è sostenuta dalla popolazione slovena.
Anche l’Islanda, dopo una fase di discussione interna, ha sciolto le riserve optando per il ritiro ufficiale. L’emittente nazionale RÚV ha comunicato che non prenderà parte alla competizione a Vienna, sostenendo che non vi sarebbero “né gioia né pace” nel partecipare data la situazione attuale, allineandosi così agli altri paesi dissidenti. Proprio Spagna, Irlanda, Islanda, Slovenia e Olanda insieme a Montenegro, Turchia e Algeria avevano richiesto una votazione segreta per l’esclusione israeliana, proposta però respinta. Al contrario, la Germania ha pubblicamente dichiarato che prenderà parte alla gara, e in precedenza ha addirittura minacciato di ritirarsi in caso di ban di Israele. Anche l’Italia, tramite una nota diffusa dalla RAI, ha confermato la sua presenza.

Quali sono i precedenti di esclusione all’eurovision?
Non solo in ambito eurovisivo in questi anni si è discusso della disparità di trattamento tra casi simili, come ad esempio quello russo. La nazione è stata esclusa nel 2022 in seguito all’invasione dell’Ucraina, e per protesta ha scelto di ritirarsi dall’EBU. Un anno prima, nel 2021, la Bielorussia è stata espulsa dopo la rielezione di Aleksandr Lukashenko e il tentativo di partecipare con canzoni ritenute non idonee dall’EBU in quanto portatrici di un messaggio politico troppo esplicito.
Al contrario, nel 2009 la Georgia ha boicottato la manifestazione ritenendo di aver subito un torto. La canzone candidata, “We Don’t Wanna Put In” di Stephane and 3G era ritenuta anche in questo caso eccessivamente politicizzata dagli organizzatori, con un riferimento esplicito al presidente russo Vladimir Putin. Secondo lo Stato ex-sovietico, l’EBU aveva però agito sotto pressione della stessa Russia. Già nei mesi precedenti, la Georgia aveva minacciato di rinunciare alla partecipazione poiché il luogo designato per la manifestazione era Mosca, ma i due stati erano reduci dal conflitto nelle regioni di Ossezia del Sud e Abcasia.
Tornando a Israele, le ultime edizioni hanno visto proteste più o meno rumorose sia da parte degli stessi concorrenti che del pubblico sia fuori che dentro le arene in particolare di Malmo, in Svezia (dove Loreen aveva trionfato l’anno prima), e Basilea, in Svizzera. Per quanto l’Austria si sia dichiarata a favore dell’inclusione dello stato del Mediterraneo, non è difficile immaginare che scene simili possano ripetersi.
Fonte immagini: Wikimedia Commons – Wouter van Vliet // Instagram // Wikimedia Commons – VDanDesign

