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Francesco Sbraccia e il suo ultimo album Etimologia | Intervista

Francesco Sbraccia e il suo ultimo album Etimologia | Intervista

Francesco Sbraccia è un musicista di Teramo nato nel 1990. Nel 2014 pubblica i suoi primi brani, seguiti dall’ EP in inglese “No Worries“. Ha aperto concerti di artisti del calibro di Skin, Cosmo e Galeffi. Ha collaborato a stretto contatto con compositori di fama internazionale, tra cui il premio Oscar Nicola Piovani. A gennaio 2018 è uscito su YouTube il video del suo primo singolo in italiano “La tua qualità” che sarà presente nel suo ultimo album Etimologia, in commercio dal 9 Novembre 2018 per Genziana Dischi.
Compositore e maestro di pianoforte, Francesco Sbraccia ricrea un habitat sonoro ideale dove tornare a respirare, pensare e vivere. Questo album esprime infatti l’ urgenza espressiva, meditata a lungo, delle cose essenziali ed importanti della vita. I brani sono semplici, privati di ogni peso, accompagnati da una musica lieve ed orecchiabile.

Francesco Sbraccia- L’ intervista

Etimologia è lo studio linguistico sull’ origine delle parole, perché hai voluto intitolare il tuo album in questo modo?

L’album si chiama “Etimologia” per analogia con la branca della linguistica che hai appena definito. L’intero disco è dedicato al rispetto e al recupero del proprio tempo naturale, quello che ci fa stare bene e in armonia con gli altri e con l’ambiente. Dico recupero perché ho l’impressione (e personalmente è sicuramente così) che si sia perso negli ultimi anni, in cui la condivisione delle attività e delle informazioni è cosi rapida da risultare vorticosa e indurre a pensare che se non si sta al suo passo si è inattivi e inetti. A me piace vivere con tempi più lenti e di cose diverse dalla condivisione di un “successo” su un social network. “Etimologia” è l’espressione di questa mia inclinazione che ho negato negli ultimi anni, un tornare alle “origini” di questa negazione per vincerla e assecondare di più il mio modo di essere.

Le parole delle canzoni raccontano la storia dell’ artista. Quali emozioni e/o esperienze hai voluto raccontare alle persone appassionate di musica che ti ascolteranno?

In Etimologia parlo di rispetto di se stessi, del proprio tempo, delle proprie inclinazioni. Lo faccio con parole lontane dalla tecnologia, non contestualizzate in un tempo preciso, senza riferimenti espliciti al presente, a messaggi vocali, YouTube, Whatsapp; in questo senso è un lessico “classico”, che ho scelto per creare una sensazione di intimità, uno stato d’animo contemplativo.

Etimologia è anche sinonimo di origine. Quale canzone esprime maggiormente la voglia di tornare ad essere fedele a te stesso?

Senza alcun dubbio “Naturale”. È nata in un momento di crisi profonda, le sono particolarmente affezionato.

Perché dopo un album in lingua inglese hai deciso di interpretare tutte le canzoni di Etimologia in lingua italiana?

L’ho fatto per esigenze di musicalità, mi sentivo incapace di scrivere in italiano in un modo che mi soddisfacesse anche musicalmente. Col tempo ho trovato come essere me stesso anche scrivendo in italiano. Ne sono contento perché le sfumature della nostra lingua, ovviamente, mi appartengono molto di più che quelle inglesi, e posso cercare di comunicare quello che voglio non soltanto con il significato delle parole che uso, ma con le parole stesse.

Uno dei messaggi che trapelano dal tuo album è il seguente: “Sono ritmi che permettono agli uomini di vivere più in armonia con se stessi e con il mondo del quale fanno parte”. Mi puoi indicare 2 canzoni dell’ album che sono simbolo di questo ideale?

I ritmi di vita che racconto e auguro di ritrovare sono quelli che lasciano a se stessi la possibilità di vivere totalmente i momenti che si trascorrono. Non mi sento a mio agio in una società dove il disinteresse verso i contenuti è la norma, dove un concetto viene stravolto con un copia-e-incolla frettoloso da condividere senza averlo neppure valutato. Indicherei  Coi piedi sull’erba” e “Sarebbe bello”

Parliamo della sonorità nuova che hai voluto conferire all’album. Perché hai scelto di alternare la melodia della chitarra elettrica con la dolcezza e l’eleganza dei tasti bianchi e neri?

A dire il vero, la chitarra elettrica è molto poco presente nel disco. È una scelta che ho fatto per creare una sonorità più soffice e intimistica, fatta per lo più di chitarre acustiche e voci sovraincise per ottenere morbidezza e calore. Il pianoforte aggiunge un tocco di percussività, in alcuni pezzi più aggressiva e in altri più delicata, a seconda del mood che ogni canzone doveva comunicare.

Ringraziamo Francesco Sbraccia per la gentilezza e l’entusiasmo con i quali ha risposto alle nostre domande.

Come si evince dal racconto di Francesco Sbraccia, l’album parla del rispetto di sé, del proprio tempo, dell’ amore per le cose semplici e della natura. Inoltre  ci fa riflettere sulla società odierna, su come oggi non si pensa sufficientemente con la propria mente e su come è diventato normale copiare un concetto di altri forse senza neanche capirlo.

Per respirare maggiore serenità e per fare azioni che ci fanno stare bene, bisognerebbe avere ritmi più lenti e meno vorticosi,  ritornare alla radice delle cose e quindi come ci dice  il titolo del suo album risalire all’Etimologia delle parole.

Etimologia, un album da non perdere assolutamente!

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