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Eroica Fenice

Cinema & Serie tv

Olivier Ayache-Vidal in Il professore cambia scuola

Recensione del film Il professore cambia scuola di Olivier Ayache-Vidal Il film francese Il professore cambia scuola ha come protagonista il professore François (Denis Podalydès). Questo film è proiettato nelle sale cinematografiche dal 7 Febbraio 2019 e ha riscontrato approvazione sia da parte della critica francese  che da parte di numerosi spettatori. Un film sincero, estremamente umano e aperto alla speranza. Con questo prodotto cinematografico il regista Olivier Ayache-Vidal e l’attore Denis Podalydès hanno dato vita a un’indagine accurata sulla scuola pubblica e sul sistema didattico che risulta fragile su svariati aspetti. Il film di Olivier Ayache-Vidal Il professore cambia scuola – Trama Il professore, interpretato dall’espressivo e talentuoso attore Denis Podalydès, dopo aver esibito alcune sue teorie sulla didattica a una funzionaria ministeriale per impressionarla,  si ritrova da un giorno all’altro a insegnare nella più dimenticata periferia parigina. Inizialmente scoraggiato dall’inefficacia dei suoi metodi con la nuova e vivace classe multiculturale, François capisce che dovrà adoperare un altro metodo di insegnamento per farsi ascoltare dai suoi ragazzi e farli appassionare alle sue lezioni. Questa emozionante commedia francese di Olivier Ayache-Vidal con l’attore della comédie-française Denis Podalydès e l’attore Abdoulaye Diallo è un film sull’ importanza del ruolo degli insegnanti e sulla possibilità per tutti i ragazzi di credere nelle proprie capacità, trovare la fiducia in se stessi ed inseguire con coraggio le proprie passioni. Il metodo di insegnamento dei docenti dovrebbe fondarsi sull’ascolto attivo, sulla comprensione e sull’ incoraggiamento. Il punto di vista di Olivier Ayache-Vidal e gli elementi chiave del film Questo film è stato ritenuto un’opera d’arte del mondo della scuola, delicato, toccante e con una giusta dose di comicità che dona agli spettatori un lato ironico. Indaga con accuratezza il mondo della scuola pubblica, l’insegnamento e i problemi delle periferie che condizionano la condotta degli allievi. Il regista Olivier Ayache-Vidal ha voluto dar vita alla commedia francese Il professore cambia scuola, un film sociale che va alla ricerca dell’autenticità dei sentimenti dei ragazzi che si nasconde dietro atteggiamenti aggressivi e ricchi di paura da parte di adolescenti spaventati. Il regista ci spiega come è nata questa commedia: «di fronte a una situazione che va oltre le sue previsioni il professore François si rende conto che uno stesso metodo non produce i medesimi effetti ovunque. Questa sensazione spaventosa ed eccitante della necessità di una ricerca perpetua di una pedagogia adatta a ciascun caso è l’ argomento chiave che ha guidato il mio lavoro e che il film cerca di proporre. Esiste una scena significativa quando il professore François lotta per convincere gli alunni poco motivati a leggere un libro, in quel momento cruciale si percepisce che non sono gli alunni a doversi adattare a lui, ma il contrario».  Alla domanda«Conoscere una materia non vuol dire avere le doti pedagogiche adatte per insegnarla?» il regista Olivier Ayache-Vidal risponde: «È esattamente questa la questione. Sono due aspetti molto diversi che costituiscono l’insegnamento. È come un pilota di F1 che non è detto abbia le capacità per essere un buon insegnante di […]

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Eventi/Mostre/Convegni

La Biblioteca Nazionale ospita “Itinerari di Napoli”

Il 7 Febbraio 2019 la Biblioteca Nazionale di Napoli ha ospitato “Itinerari di Napoli” presso la storica Sala Rari. Tutti i partecipanti accolti in una sala tanto celebre ed elegante hanno atteso con trepidazione l’inizio della conferenza stampa per presentare il progetto dell’app napoletana (piattaforma turistica) che dal 2016 ha avuto molto successo sul Web “Itinerari di Napoli IDN“. Quest’app crea un ponte di collegamento tra due portali: Itinerari della Campania e Alberghi di Napoli, per offrire ai visitatori della nostra amata città un servizio turistico ben organizzato e di qualità. L’idea è quella di potenziare i servizi turistici per una migliore conoscenza e fruizione del tempo libero di centinaia di viaggiatori che visitano ed hanno grande interesse verso la città di Napoli. La Biblioteca Nazionale ospita “Itinerari di Napoli” – Conferenza stampa Alla presentazione del progetto sono intervenuti Massimiliano Sacchetto, Direttore Tecnico del progetto “Itinerari di Napoli”, Ugo Cilento, storico imprenditore napoletano di alta moda, e Giuseppe Schioppa, esponente del Museo del Corallo di Torre del Greco. Dopo i saluti iniziali per introdurre la conferenza stampa di presentazione del progetto, Massimiliano Sacchetto afferma: “Itinerari di Napoli si propone come movimento di aggregazione e di crescita che ha come obiettivo principale quello di tutelare la bellezza della città di Napoli, ricca di storia cultura e tradizioni. La Biblioteca Nazionale di Napoli ospita Itinerari di Napoli, perché essa rappresenta il fulcro della città e tende ad essere un centro di crescita e di cultura, perciò ha aderito alla promozione del nostro progetto. Itinerari di Napoli ha come scopo fondamentale quello di promuovere la cultura della città che ha tanto da offrire, bisogna soltanto curare e migliorare la Comunicazione dell’offerta turistica. Si ha davvero necessità di una maggiore promozione online per far conoscere ai visitatori italiani e stranieri l’eccellenza napoletana, rappresentata da sedi culturali quali la Villa Floridiana al cui interno troviamo il  Museo Duca di Martina e il Museo di Capodimonte con le relative riunioni ed eventi artistici-culturali organizzati. L’offerta turistica va valorizzata e potenziata tramite l’eccellenza degli imprenditori napoletani come ad esempio Ugo Cilento, bisogna raccontare la tradizione artigianale delle aziende come la sua.”  Massimiliano Sacchetto passa la parola all’imprenditore Ugo Cilento che interviene così: “La mia azienda è all’ottava generazione e con piacere ho partecipato a questo progetto Itinerari di Napoli, perché è importante che ci sia unione tra artigianato ed offerta culturale, come ad esempio una manifestazione di moda a cui ho partecipato qualche anno fa presso la Reggia di Caserta che è considerata polo turistico di grande importanza.” Dopo gli interventi di Massimiliano Sacchetto e Ugo Cilento, in sala tutti i partecipanti  hanno compreso ed hanno riflettuto sull’importanza dei diversi settori famosi della città di Napoli tra cui il turismo, l’eccellenza della tradizione artigianale, museale e musicale come il Conservatorio di Napoli. Prosegue Giuseppe Schioppa: “Il Museo del Corallo rappresenta una tradizione per la storia napoletana. Il corallo e la sua lavorazione donano un immenso valore alla cultura partenopea che viene comunicato e diffuso ad italiani e stranieri attraverso […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Napoli Città della Conversazione: il Diverso

Il 7 Febbraio 2019 si é tenuta presso l’Istituto Nazareth di Napoli la Discussione sul tema del Diverso. Questo incontro é stato inserito nel mese dedicato a Napoli Città della Conversazione L’iniziativa promossa dal Comune di Napoli, Napoli Città della Conversazione, è nata con l’intento di organizzare svariati incontri culturali volti a stimolare l’arte della conversazione e del dialogo, per allontanarsi per qualche ora dai dispositivi digitali e favorendo il contatto face-to-face tra le persone. Discussione sul tema del Diverso è stato un evento organizzato dalla Graus Edizioni, introdotto e moderato da Alessia Cherillo, con la partecipazione di quattro autori collaboratori della casa editrice: Armando De Martino, Angela Procaccini, Rosanna Sannino, Alessandro Perna. Partendo dai proprio libri, hanno argomentato la tematica del Diverso con interessanti riflessioni. Discussione sul tema del Diverso per Napoli Città della Conversazione L’Istituto Nazareth ha ospitato nella sua sede l’iniziativa Discussione sul tema del Diverso, importante tappa di Napoli Città della Conversazione. Tutti i partecipanti sono stati accolti in una sala moderna con sedie verdi, tipico colore della speranza, valido auspicio per il superamento dei pregiudizi tra persone che hanno caratteristiche differenti dal comune. Alessia Cherillo (Graus Edizioni), dopo aver introdotto il tema della diversità, ha ceduto poi la parola allo scrittore Armando De Martino che ha commentato: «La tematica della Diversità è complessa, si parte dal giudizio negativo della gente per giungere al concetto di Diversità. Quando le persone si allontanano dalla conoscenza non hanno la possibilità di comprendere bene la bellezza della Diversità che ci rende unici. La Diversità diventa enorme, perché nasce dal pregiudizio di cose che non si conoscono. La velocità di Internet amplifica il concetto del Diverso, perché la conoscenza di molte tematiche come l’immigrazione e il femminicidio non vengono approfondite, ci si dedica poco tempo, perché presi dalla rapidità delle informazioni online». Prosegue il discorso la scrittrice Angela Procaccini: «Il mio libro D è il racconto che riassume la determinazione la dignità e la dolcezza delle donne. Una delle vicende raccontate è quella di una ragazza anoressica che sente un forte senso di estraneità dagli altri, che la rende molto diversa dal gruppo di ragazze che frequenta e che corrisponde ad una situazione grave di senso di diversità. L’altro racconto è quello di una ragazza madre tunisina fuggita da casa dopo aver subito l’atto vandalico dei fratelli che le hanno rovinato il volto con l’acido. Questa storia affronta con coraggio la tematica della Diversità e delle sue gravi conseguenze che possono sfociare in scelte estreme». Partendo da queste due storie la riflessione in sala è giunta a questa considerazione: durante il periodo dell’adolescenza bisogna forgiare l’idea che la Diversità è una ricchezza e non deve essere fonte di Avversità, siamo Umani con caratteristiche differenti che devono coesistere e cooperare per un futuro migliore e più intenso senza pregiudizi. Guardando la sala la scrittrice Rosanna Sannino ha affermato: «Stare tra i giovani è interessante, siete tutti Meravigliosamente Diversi! Ricordate la Diversità non è negativa anzi siamo frutto della Diversità non è […]

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Libri

Il manuale Marketing Essenziale di Rosario de Vincenzo | Intervista

Il manuale “Marketing Essenziale” di Rosario de Vincenzo, edito dalla Mind Edizioni, tratta una tematica molto interessante e fortemente diffusa: il Marketing nelle sue varie sfaccettature. Il marketing è una disciplina che studia il mercato, il posizionamento dell’ impresa sul mercato, il rapporto tra tre soggetti:  mercato, impresa e consumatore. È una disciplina complessa che si può definire come metodo valido e necessario per le aziende che hanno come obiettivo finale l’ acquisizione di nuovi clienti. Il manuale “Marketing Essenziale” di Rosario de Vincenzo – Introduzione al Marketing  Il Marketing ha come scopo primario il miglioramento dell’ azienda secondo una strategia mirata ad ottenere profitto. Si fonda sulla scelta dei prodotti o servizi da vendere, scelta del mercato di riferimento (target dei consumatori) e scelta dei prezzi. Il marketing si basa su un metodo organizzato secondo la teoria delle 4P, che esiste e persiste da molti anni.  All’origine si definiva come: -Product: produzione/creazione del prodotto -Price: definizione del prezzo -Promotion: realizzazione di una forte e coinvolgente campagna pubblicitaria (avveniva tramite Tv e radio) -Place: organizzazione dei punti vendita.  L’evoluzione del marketing Nel secondo dopoguerra, le imprese dovevano creare prodotti in grado di soddisfare la massa, perché, in un periodo postguerra, nella vita dei consumatori c’era bisogno di tante cose diverse ed il marketing doveva semplicemente facilitare la vendita dei numerosi oggetti. Successivamente si apre una seconda fase del marketing, quella dell’ era dell’ Informazione e di Internet, il mercato della società odierna diventa più complesso e il consumatore più informato ed esigente. Per questo il marketing consente ad ogni tipo di impresa, all’inizio degli anni 2000, di comprendere e soddisfare le necessità dei consumatori più esigenti che diventano così protagonisti della crescita del mercato. Il Marketing punta all’anima del consumatore durante la sua terza fase definita come era della globalizzazione e della digitalizzazione. Questa terza fase è caratterizzata dai grandi cambiamenti strategici, sociali, economici e ambientali. Esso si deve orientare su valori reali e ideali forti nei quali possano credere i consumatori, portando loro benessere; per riassumere questo concetto possiamo dire che lo scopo fondamentale è il dover toccare l’ anima del cliente. Il marketing ha il compito di avvertire, ma anche di interpretare le ansie dell’ umanità, i desideri di creatività, cultura, rivalutazione delle tradizioni e tutela dell’ambiente. Per renderlo più chiaro ai nostri lettori possiamo definire l’evoluzione del marketing attraverso 3 fasi rappresentate da 3 parole chiavi: dal prodotto al cliente, dal cliente all’anima. Il manuale “Marketing Essenziale” di Rosario De Vincenzo – Intervista all’autore Abbiamo deciso di intervistare Rosario De Vincenzo, esperto nel settore Marketing da 25 anni ed autore del best seller: “Marketing Essenziale”, Mind Edizioni, 2018.  Poiché lei è un esperto di Marketing da anni, ci può descrivere brevemente l’ evoluzione che ha subito il processo di Marketing negli ultimi 10 anni con l’ avvento dei dispositivi digitali? Negli ultimi 10 anni si è passati dal prodotto al cliente, si tratta di un marketing focalizzato sul brand e sui servizi, arrivando oggi ad una forte concentrazione sulla produzione di “valori”, […]

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Culturalmente

Il gruppo artistico Die Brücke: un ponte sul futuro

Il gruppo artistico Die Brücke (il Ponte) è stato un gruppo di artisti dell’ avanguardia tedesca formatosi a Dresda nel 1905. Questo gruppo si pone come cuore originario dell’ espressionismo tedesco ed è caratterizzato dall’opposizione verso la politica e società a differenza dell’espressionismo francese. I fondatori furono i quattro studenti di architettura Jugendstil (Art Nouveau) guidati da Hermann Obrist: Fritz Bleyl, Erich Heckel, Ernst Ludwig Kirchner e Karl Schmidt-Rottluff. Coloro che si dedicarono completamente alla pittura furono Heckel, Kirchner e Schmidt-Rottluff che decisero di esporre nel 1906 a Dresda i loro dipinti nella fabbrica di lampadari di Karl-Max Seifert, occasione in cui furono chiarite le premesse ideologiche del movimento nel manifesto Die Brücke. L’intenzione di questi artisti era quella di realizzare un nuovo rapporto tra arte e condizione umana. Lo scopo dichiarato del gruppo Die Brücke era il seguente: «attirare a sé tutti gli elementi rivoluzionari e in fermento», per riuscire a sovvertire le vecchie regole convenzionali e realizzare le loro opere d’arte attraverso la «spontaneità dell’ispirazione», ciascuno secondo il proprio temperamento, realizzando in realtà una produzione sostanzialmente omogenea. Il gruppo artistico Die Brücke trae il nome da un passaggio del testo Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche, in cui si parla del potenziale dell’ umanità di rappresentare gradualmente un “ponte” verso un futuro perfetto. Infatti i membri del gruppo artistico Die Brücke puntarono a creare un ponte tra la tradizionale pittura neoromantica tedesca e la nuova pittura espressionista moderna, si pone come un ponte  di collegamento tra vecchio e nuovo, contrapponendo all’ Ottocento realista e impressionista un Novecento espressionista.  Il gruppo artistico Die Brücke – Cuore dell’espressionismo tedesco I membri del gruppo artistico Die Brücke si isolarono in un quartiere operaio di Dresda e svilupparono uno stile comune basato su colori accesi, tensione emozionale, immagini violente. Nei musei della città potevano vedere gli straordinari dipinti dei pittori Vincent Van Gogh e Edvard Munch e le sculture delle popolazioni dell’Oceania. Il gruppo si ispirava principalmente ad Edvard Munch, ai pittori del periodo post-impressionista – tra cui Van Gogh e Gauguin – e all’arte extraeuropea, soprattutto quella africana che spinse alcuni componenti verso l’intaglio del legno. Anche la grafica a stampa, in particolare quella a tecnica xilografica, fu un mezzo largamente impiegato dal gruppo Die Brücke, visto l’efficace effetto economico che finalmente metteva d’accordo l’ artista con il fruitore dell’opera. Chiunque poteva permettersi di acquistare un’opera del gruppo. Die Brücke rappresentò il cuore originario dell’espressionismo tedesco. Gli obiettivi del gruppo sono principalmente due: la volontà di staccarsi da una tradizione figurativa statica e opprimente e creare un “ponte” fra l’emotività dell’artista e la realtà che lo circondava. Un ponte quindi tra l’artista e il mondo esterno, che in quegli anni stava cambiando ed evolvendo in tutti i campi. Il gruppo artistico Die Brücke – Ideali Gli artisti del gruppo artistico Die Brücke si discostavano dai Fauves francesi, perché credevano ancora nell’ importanza del soggetto rappresentato nel dipinto. I temi principali affrontati da questi pittori furono: la vita nella metropoli, l’ erotismo, […]

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Cinema & Serie tv

Non ci resta che il crimine, di Massimiliano Bruno

Non ci resta che il crimine è un film comico e nostalgico diretto da Massimiliano Bruno ambientato a Roma con i mitici attori Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Edoardo Leo, Gianmarco Tognazzi ed Ilenia Pastorelli, proiettato nelle sale cinematografiche italiane dal 10 Gennaio 2019. Una commedia fresca con una storia veloce ed accattivante con tratti nostalgici nei confronti delle abitudini degli anni ’80 italiani. Tre amici, Alessandro Gassmann, Gianmarco Tognazzi e Marco Giallini, insoddisfatti della loro vita (per motivi familiari, sentimentali o professionali), decidono in maniera creativa di organizzare un tour criminale, anzi un tour alla scoperta dei luoghi dei misfatti della Banda della Magliana, famosa organizzazione criminale della storia nera dell’Italia degli anni Settanta ricordata nel celebre serial Romanzo Criminale. Non ci resta che il crimine – Trama Moreno (Marco Giallini) è un uomo di mezza età fissato con la Banda della Magliana. Ha anche gravi problemi con la ex moglie dato che non riesce a pagarle gli arretrati. Sebastiano (Alessandro Gassman) è un uomo imbranato che ha gravi problemi coniugali. Giuseppe (Gianmarco Tognazzi) è invece un uomo con grandi complessi di inferiorità che non riesce a farsi valere con suo suocero. I tre protagonisti di Non ci resta che il crimine incontrano Gianfranco (il regista Massimiliano Bruno) un loro vecchio compagno di scuola che bullizzavano da adolescenti, mentre cercavano di fare qualche soldo, organizzando tour nei luoghi legati alla banda della Magliana. Il vecchio amico ha ottenuto un grande successo nella vita e fa di tutto per dimostrare la propria vittoria ai sui ex tormentatori. Non ci resta che il crimine – Regista e particolari adoperati Il regista Massimiliano Bruno ha creato un perfetto scenario ed alcuni costumi tipici degli anni ’80 come i Ray Ban specchiati, giubbotti di pelle, pantaloni a zampa di elefante e la Roma clandestina dominata dalla banda della Magliana che gestiva locali di lusso e scommesse. Il regista Bruno, con grande maestria, ha saputo mescolare autobiografia e invenzione romanzesca, ritorna ai tempi della sua adolescenza in una commedia che parte come un fantasy e subito diventa un poliziesco. L’inizio fantasy è da non perdere, risulta molto divertente e fantasioso il passaggio dal 2018 al 1982. Proprio qui si possono notare frasi ad effetto che il regista ha voluto evidenziare come “Sono dipendente da WhatsApp” e “Io ho bisogno del medicinale Triatec“, battute che fanno riflettere su quello che abbiamo e che non avevamo tra cui iPhone da rivendere con decenni d’anticipo e tormentoni futuri (Tre parole di Valeria Rossi) da diffondere a scoppio anticipato. Al contrario durante il film i tre attori sottolineano spesso quanto le cose buone non vengono più riproposte sul mercato come i gelati Eldorado tricolore o i giradischi in vinile, in contrapposizione alla situazione di oggi più ricca, più moderna, ma meno genuina e divertente rispetto agli anni ’80. Omaggiando il cinema degli anni ’70 e ’80, con zoom improvvisi sui volti dei protagonisti in stile poliziesco, tra cui la mitica scena della rapina in banca con i costumi dei Kiss, […]

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Libri

I love Napoli: Storie insolite e luoghi magici

Con il libro I love Napoli: Storie insolite e luoghi magici la talentuosa scrittrice Agnese Palumbo ci conduce nei meandri di Napoli, guardando la città con occhi diversi. Il libro I love Napoli è stato presentato dall’ autrice presso La Feltrinelli Point di Pomigliano D’ Arco il 12 Dicembre 2018. Un’ accogliente sala della Feltrinelli Point è in trepidazione per l’ inizio della presentazione del libro I love Napoli: Storie insolite e luoghi magici. Il colore rosso delle sedie della sala è come il cuore pulsante di amore delle persone che amano la città di Napoli. I love Napoli: Storie insolite e luoghi magici – Trama Si scende tra i vicoli, si sale ai quartieri, la gente canta, con pochi euro pranzi e se sei fortunato arrivi fino al mare. Le mura greche e le Madonne barocche, pezzi di templi incastonati e sacerdotesse nascoste a San Gregorio Armeno. Chiunque giunga a Napoli, trova quello che cerca, ‘o sole mio potente che s’ infrange sul giallo tufo, il filo d’olio che impregna le freselle, il vociare dei venditori ambulanti. Da San Martino, da Posillipo, dalle terrazze di Castel dell’Ovo, una città che cambia faccia e cambia bellezza: morbida, colorata e malinconica, il libro I love Napoli: Storie insolite e luoghi magici è il desiderio di andare oltre, non solo di guardare la bellezza del mare e del Vesuvio, ma guardare Napoli da un punto di vista del tutto diverso. I love Napoli : Storie insolite e luoghi magici – Intervista all’autrice  Cosa intendi dire quando affermi: “Questa città non è un luogo comune?” La scrittrice Agnese Palumbo risponde con un sorriso dicendo: “Ho giocato sul doppio senso di questa frase. La città di Napoli è una cartolina tutti la immaginano cosi’, in realtà per andare al di là del luogo comune Napoli non è solo una città bella da visitare, ma è soprattutto una città che coinvolge le persone che la visitano ricordo una coppia di milanesi che hanno subito una metamorfosi arrivano in città rigidi, passeggiando per le vie della città vengono ammaliati dalla magia e dalla napoletaneità.” Perché il ciuccio è simbolo del calcio napoletano? Il ciuccio ha un suo significato estremamente simbolico ed interessante originariamente era un cavallo simbolo di Napoli un cavallo rampante indomito che dava la sensazione di una libertà ingestibile il primo sovrano fu Corrado di Svevia che ad un certo punto mise le redini al cavallo perché lui stava imbrigliando Napoli. Il simbolo della città rimase il cavallo, perché Napoli è uno spirito libero come lo è l’anima del cavallo. Quando il Calcio Napoli decise quale identità dovesse avere il giorno della sua Fondazione nel 1926 scelsero come simbolo questo cavallo. Col passare del tempo il Napoli non vinceva partite e quindi le persone napoletane mormorando lo fecero divenire un ciuccio e nel paradosso ironico anche il ciuccio ha una grande valenza. Perché Napoli é definita la città del Sole? La sua indole straordinaria che vanta un clima straordinario, ha plasmato antropologicamente la natura dei napoletani […]

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Cinema & Serie tv

Van Gogh: “La follia è una benedizione per l’arte!”

«La follia è una benedizione per l’arte!» Questa é una delle più importanti citazioni del film Van Gogh sulla soglia dell’ eternità interpretato magistralmente dall’attore statunitense Willem Dafoe e diretto dal regista Julian Schnabel. Si tratta di un film importante e di grande sensibilità, dedicato al genio incompreso Van Gogh un maestro senza tempo. Vincent Van Gogh era un pittore istintivo e sregolato che dipingeva senza mai correggersi, prendendo per buone sempre i primi colpi di pennello. Le sue pennellate erano brevi e nervose che esprimevano il mondo interiore dell’ artista. Considerato dalla critica un capolavoro filmico Van Gogh sulle soglia dell’ eternità é proiettato dal 3 Gennaio 2019 nelle sale cinematografiche e vanta già un record di incassi. Van Gogh sulla soglia dell’ eternità – Trama Film Il film “Van Gogh: sulla soglia dell’eternità” prosegue con un ritmo ben determinato che riassume con grazia ed eleganza i 3 momenti chiave della vita del pittore Van Gogh. La prima tappa fondamentale é l’incontro tra Van Gogh (William Defoe) e Gauguin (Oscar Isaac) e il loro soggiorno ad Arles, il secondo momento é il ricovero al manicomio di Saint-Rémy ed il terzo é la permanenza di Van Gogh ad Auvers, dove il pittore mori’ misteriosamente. Tra Vincent Van Gogh e suo fratello Theo (Rupert Friend)vi era un rapporto viscerale che si evince durante tutto il film. Theo, convinto sostenitore dell’arte di Vincent, cercò di supportare il fratello con tutti i suoi mezzi fino alla morte del pittore. È di sole che ha bisogno la salute e l’arte di Vincent van Gogh, insofferente a Parigi e ai suoi grigi, il pittore olandese Vincent si trasferisce da Parigi ad Arles nel sud della Francia poiché la sua arte e la sua salute hanno un’ immensa necessità di sole e di vitalità, si ritrova a contatto con la forza misteriosa della natura. Vincent Van Gogh ha sfidato i suoi contemporanei che hanno biasimato la sua arte a tal punto da renderlo folle. Bandito dalla ‘casa gialla’ e ricoverato in un ospedale psichiatrico, lo confortano le lettere di Gauguin e le visite del fratello Theo. Van Gogh sulla soglia dell’ eternità – Caratteristiche del film e del protagonista  Il regista Schnabel, trasportato come Van Gogh dalla luce della Provenza coglie quel passaggio folgorante che viene ritratto spesso nei dipinti del pittore olandese. Tutta la storia di Vincent Van Gogh, come quella di Gauguin, è segnata dal destino, marcata dall’insuccesso, e dall’incomprensione dei contemporanei che per questo motivo conduce l’artista all’isolamento. L’arte di Van Gogh contraddistinta da campi di grano, fogliame d’autunno, cipressi monumentali, giardini selvatici, fiori floridi, fondali gialli, arancio ardente dei crepuscoli, é colore vivo rovesciato sulla tela come magma incandescente, opere d’ arte poco apprezzato dai suoi contemporanei. Alieno al mondo che lo circondava, l’artista Van Gogh esprimeva un malessere profondo, una disperazione totale e una lucidità intensa che lo rendeva spesso odioso agli altri. L’ attore Willem Dafoe interpreta con successo il pittore Van Gogh esprimendone con gli occhi la visionarietà. Si […]

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Cinema & Serie tv

Paola Cortellesi in “La Befana vien di notte”

Paola Cortellesi in La Befana vien di notte interpreta un personaggio del tutto innovativo, rompendo gli stereotipi sulla dolce ma bruttissima vecchietta che il 6 Gennaio di ogni anno porta i doni e le calze a tutti i bambini del mondo. La Cortellesi recita nei panni di una Befana rivoluzionaria, rivalutando la dignità della Befana che per anni è stata surclassata da Babbo Natale. Una commedia fantasy adatta ai bambini ed adulti da non perdere assolutamente! Paola Cortellesi in La Befana vien di Notte – Trama La Befana vien di notte, il film diretto da Michele Soavi, racconta la storia di Paola, una maestra di scuola elementare che ha un segreto da nascondere: bella e giovane di giorno, di notte si trasforma nell’eterna e leggendaria Befana! Viene rapita da un misterioso produttore di giocattoli, Mr. Johnny, che ha un conto da saldare con la Befana la quale, il 6 Gennaio di vent’anni prima, gli ha inavvertitamente rovinato l’infanzia. Sei alunni assistono al rapimento, e dopo aver scoperto la doppia identità della loro maestra, decidono di affrontare, a bordo delle loro biciclette, una straordinaria avventura e mille peripezie, che li cambierà per sempre. La Befana di Paola Cortellesi La storia è semplice, ma originale: la maestra Paola ha una doppia vita,  di giorno  insegna ai bambini delle elementari, da mezzanotte alle 8 invece, da 500 anni, si trasforma in Befana con unghie lunghe, naso aguzzo, rughe e scopa volante. Nonostante il suo aspetto estetico poco gradevole, l’attrice Paola Cortellesi ha deciso di sfidare gli stereotipi negativi che si hanno sulla Befana, indossando anche un naso grande e aguzzo che la rende brutta sul grande schermo. Ha abbracciato con entusiasmo questo progetto cinematografico dando vita insieme ad un eccezionale Stefano Fresi ad una commedia fantasy e di formazione tipica dello stile americano ma poco conosciuta in Italia. È questa la grande sfida che Paola Cortellesi ha affrontato: interpretare una vecchia e brutta Befana e donarle fascino, allegria e un tocco da supereroina, senza pensare ai canoni estetici della bellezza tradizionale. Stefano Fresi interpreta il ruolo di Mr Johnny, un bambino che ha subito l’abbandono della Befana e che decide di vendicarsi una volta diventato adulto. Questo ruolo, recitato magistralmente dall’attore, è davvero complesso, perché la cattiveria proviene da una grossa delusione che viene svelata dai dialoghi tra Mr Johnny e la Befana. Stefano Fresi dà vita ad un personaggio cattivo-esilarante che contribuisce a rendere la commedia ancor più originale. Paola Cortellesi in La Befana vien di Notte – Film dai valori umani e sociali  Paola Cortellesi interpreta una Befana contemporanea. Dietro l’apparente versione comica della Befana, la Cortellesi si è calata nella parte di una vera e propria supereroina con doppia identità. Il fatto che non sia solo Befana, ma viva il quotidiano da maestra, la rende contemporanea e risulta ben adattata alla società attuale che ci circonda. Uno dei messaggi fondamentali che passa ai ragazzi, suoi allievi, è quello di “Restate uniti, che da soli non si va da nessuna parte“. In un […]

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Cinema & Serie tv

Into the Wild: 10 anni di avventura

Into the Wild è un film tratto da una storia vera, immediato e di forte impatto. Il regista Sean Penn racconta, con la sua pellicola, la commovente vicenda sul senso della libertà e sul potere della natura. Il capolavoro diretto da Sean Penn con protagonista Emile Hircsh quest’ anno spegne dieci candeline: usciva nelle sale italiane nel 2008, ottenendo grandi consensi di pubblico. Per festeggiare i 10 anni di avventura di Chris McCandless si ripropone questa pellicola diventata di culto degli anni 2000. Into the Wild è una storia emblematica in grado di analizzare il senso profondo della vita, della sofferenza umana e della solitudine. Emile Hirsch ha vinto il premio come migliore attore dal National Board of Review. Il film è stato presentato alla Festa Internazionale di Roma, aggiudicandosi il Premio Fastweb nella sezione Première. Into the Wild: 10 anni di avventura – Trama del film L’incredibile avventura di Chris McCandless, il ragazzo americano che nel 1992, sotto il nome di Alexander Supertramp, abbandonò una vita comoda e sicura con un futuro assicurato ma scontato per scegliere la solitudine delle terre selvagge del profondo West Americano fino a giungere in Alaska: la sua storia divenne un fantastico libro di Jon Krakauer (“Nelle terre estreme”) e poi un famosissimo film (Into the Wild). Il regista Sean Penn riesce a raccontare con estrema semplicità la storia di un ragazzo alla ricerca di se stesso mostrandone i sogni, l’inquietudine e gli errori. Into the Wild – Perché Chris ci parla ancora Into the Wild è l’avventura reale vissuta da Chris McCandless che è ritenuto sia simbolo estremo di libertà e autodeterminazione, sia solo un incosciente. In realtà l’idea centrale del film è il disgusto di un ragazzo nei confronti della società consumista e materialista: Chris desiderava provare l’esperienza di vivere completamente immerso nella natura, sperimentando un’esistenza più autentica e avventurosa. Into the Wild ancora oggi dopo 10 anni è estremamente attuale, perché molte persone della nostra società provano disillusione ed insoddisfazione, poiché vivono una vita artificiosa e priva di avventura, dominata da un mondo astratto e virtuale, un mondo di apparenza. Oggi si vive un’esistenza basata sui lussi tecnologici e di vario genere, sull’insoddisfazione generale delle persone legata alla mancanza di valori. Come dimostra il film del 2008 ancora oggi nel 2018 rinnegare il consumismo e la società ipocrita sarebbe una scelta giusta. Chris rappresenta ognuno di noi, poiché con coraggio si cala in una dimensione primordiale che permette all’animo umano di avvicinarsi all’essenza della vita. Un invito alle persone della nostra società tecnologica, che è divenuta egoista e poco solidale, a non essere così dipendenti dalle cose materiali che si acquistano, infatti Chris pronuncia la celebre frase “Io non voglio sempre cose cose cose!“ Into the Wild: 10 anni di avventura e di valori morali Chris era caratterizzato da un forte idealismo e già prima della sua partenza aveva rinunciato al benessere e ai privilegi che gli garantiva la sua famiglia, sapeva che il viaggio che l’avrebbe condotto in Alaska sarebbe stato colmo di difficoltà. Il […]

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Musica

Francesco Sbraccia e il suo ultimo album Etimologia | Intervista

Francesco Sbraccia è un musicista di Teramo nato nel 1990. Nel 2014 pubblica i suoi primi brani, seguiti dall’ EP in inglese “No Worries“. Ha aperto concerti di artisti del calibro di Skin, Cosmo e Galeffi. Ha collaborato a stretto contatto con compositori di fama internazionale, tra cui il premio Oscar Nicola Piovani. A gennaio 2018 è uscito su YouTube il video del suo primo singolo in italiano “La tua qualità” che sarà presente nel suo ultimo album Etimologia, in commercio dal 9 Novembre 2018 per Genziana Dischi. Compositore e maestro di pianoforte, Francesco Sbraccia ricrea un habitat sonoro ideale dove tornare a respirare, pensare e vivere. Questo album esprime infatti l’ urgenza espressiva, meditata a lungo, delle cose essenziali ed importanti della vita. I brani sono semplici, privati di ogni peso, accompagnati da una musica lieve ed orecchiabile. Francesco Sbraccia- L’ intervista Etimologia è lo studio linguistico sull’ origine delle parole, perché hai voluto intitolare il tuo album in questo modo? L’album si chiama “Etimologia” per analogia con la branca della linguistica che hai appena definito. L’intero disco è dedicato al rispetto e al recupero del proprio tempo naturale, quello che ci fa stare bene e in armonia con gli altri e con l’ambiente. Dico recupero perché ho l’impressione (e personalmente è sicuramente così) che si sia perso negli ultimi anni, in cui la condivisione delle attività e delle informazioni è cosi rapida da risultare vorticosa e indurre a pensare che se non si sta al suo passo si è inattivi e inetti. A me piace vivere con tempi più lenti e di cose diverse dalla condivisione di un “successo” su un social network. “Etimologia” è l’espressione di questa mia inclinazione che ho negato negli ultimi anni, un tornare alle “origini” di questa negazione per vincerla e assecondare di più il mio modo di essere. Le parole delle canzoni raccontano la storia dell’ artista. Quali emozioni e/o esperienze hai voluto raccontare alle persone appassionate di musica che ti ascolteranno? In Etimologia parlo di rispetto di se stessi, del proprio tempo, delle proprie inclinazioni. Lo faccio con parole lontane dalla tecnologia, non contestualizzate in un tempo preciso, senza riferimenti espliciti al presente, a messaggi vocali, YouTube, Whatsapp; in questo senso è un lessico “classico”, che ho scelto per creare una sensazione di intimità, uno stato d’animo contemplativo. Etimologia è anche sinonimo di origine. Quale canzone esprime maggiormente la voglia di tornare ad essere fedele a te stesso? Senza alcun dubbio “Naturale”. È nata in un momento di crisi profonda, le sono particolarmente affezionato. Perché dopo un album in lingua inglese hai deciso di interpretare tutte le canzoni di Etimologia in lingua italiana? L’ho fatto per esigenze di musicalità, mi sentivo incapace di scrivere in italiano in un modo che mi soddisfacesse anche musicalmente. Col tempo ho trovato come essere me stesso anche scrivendo in italiano. Ne sono contento perché le sfumature della nostra lingua, ovviamente, mi appartengono molto di più che quelle inglesi, e posso cercare di comunicare quello che voglio non soltanto […]

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Attualità

Intervista al regista Enzo Liguori

Dopo aver assistito alla conferenza stampa al Teatro Totò di Napoli  Pugno vs Pugno – un verso contro il bullismo, ecco l’intervista al regista Enzo Liguori riguardo al musical Scuola vs Bulli, uno spettacolo musicale che ha l’obiettivo di sensibilizzare e prevenire i fenomeni di bullismo. Questo interessante musical ideato da Giovanna Pignieri e con la regia di Enzo Liguori, fa parte del progetto educativo che il Teatro Totò propone alle scuole e che mira a contrastare il dilagare del bullismo, fenomeno sociale di natura aggressiva, che si diffonde particolarmente in età adolescenziale nelle scuole. Il pubblico della conferenza stampa e del musical Scuola vs Bulli è formato soprattutto da teenagers, che hanno il vero potere di cambiare le cose. Scuola vs Bulli  – Intervista al regista Enzo Liguori  Questo musical è stato ideato per dare un importante contributo artistico-teatrale alla lotta contro il fenomeno sociale del bullismo che, purtroppo, è molto diffuso tra i teenagers soprattutto nelle scuole medie e superiori. Si tratta di un fenomeno aggressivo e complesso sia maschile che femminile, la cui causa principale è l’incomunicabilità tra i giovani, che sono diventati meno solidali e che si confrontano sempre di meno. I ragazzi e le ragazze parlano poco dei loro problemi (timidezza, obesità, scelte di abbigliamento differenti, problemi di deambulazione, insicurezze caratteriali) e questo sfocia in una forte aggressività. Il musical mette in evidenza quanto sia stupido compiere atti di bullismo e ci insegna a non colpevolizzare nessuno. Spesso sia il bullo che la vittima sono entrambi persone deboli e con scarsa autostima a causa dell’ ambiente sociale in cui si trovano a vivere.   Ecco le domande sottoposte all’ attenzione del regista napoletano Enzo Liguori: Da cosa nasce l’ idea di far recitare piccole scene di bullismo tratte dal musical Scuola vs Bulli nelle classi? L’idea nasce dalla voglia di coinvolgere attivamente gli alunni delle scuole, attraverso le incursioni teatralizzate, facendogli vivere una situazione che è al limite tra la finzione e la realtà, un’occasione che serva a scuoterli, a farli riflettere su un aspetto che spesso tendono a sottovalutare. Dall’ anteprima del musical si evince che il collaboratore scolastico ha un grande peso. Quale ruolo svolge e quanto è influente nell’ educazione dei ragazzi?  I collaboratori scolastici sono figure importanti per gli alunni, spesso veri e propri confidenti che accompagnano i giovani studenti durante tutto il periodo scolastico. I collaboratori scolastici sono figure di riferimento e supporto anche per il corpo docente che hanno un ruolo fondamentale nella formazione, non solo scolastica, ma soprattutto personale, degli alunni. I docenti saranno il ponte che collegherà gli alunni al teatro e a tutto ciò che il progetto “Pugno vs Pugno” prevede. Un ruolo delicato, quindi, che solo un docente è in grado di ricoprire. Durante il musical vi é un riferimento ai colori BIANCO E NERO. Cosa simboleggiano? “Bianco e Nero” è il brano più importante del Musical “Scuola vs Bulli” scritto da Giovanna Pignieri e musicato da Massimo D’Ambra con le coreografie di Ettore Squillace. Il Musical […]

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Libri

Khrystyna Gryshko, intervista alla giovane scrittrice

Khrystyna Gryshko è nata e vissuta durante la sua infanzia a Pidluzhzhya, un piccolo villaggio ucraino. A 13 anni si è trasferita, dove ha scritto a 16 anni  il suo primo romanzo per ragazzi chiamato “EREA”. A 17 anni invece ha scritto il “Bucaneve calpestato“. Dopo essersi laureata in Economia e Management presso Bocconi di Milano ha pubblicato “Benvenuti a Neverland”.  Il genere che Khrystyna Gryshko predilige è però la poesia. Ha scritto una bella raccolta di liriche, “Io mi bacio da sola“, che ha destato un grande interesse nella critica. Su questo e tanto altro abbiamo avuto il piacere di intervistarla. Khrystyna Gryshko, la nostra intervista 1 – Krystyna cosa significa per te “Fra le anime la distanza è surreale, sai?” Con queste parole intendo dire che a giorno d’oggi la distanza che c’è fra le persone è surreale. Passiamo più tempo online a chattare o a navigare che a rapportarci direttamente a delle persone. 2- “Codardi! Non siete mai voi stessi! Avete paura di specchiarvi?” Verso chi è diretto questo tuo grido? Tutta la poesia dal titolo “Performance” che trovate nella mia raccolta “Io mi bacio da sola” (DreamBook) è diretta verso la sfera politica. Non soltanto italiana, ma planetaria. Di particolare interesse trovo la cosiddetta figura di publicist. Sono infatti molte persone a creare l’immagine ad un politico che molto spesso non corrisponde a ciò che la persona è in realtà. Io qui parlo di identità finta. Della paura di rispecchiare quella vera. Parlo di necessità che sento di poter essere sé stessi, non soltanto io in quanto individuo libero, ma anche i nostri politici. 3 – “Non ti vergogni della tua corruzione, che parte dall’educazione nelle scuole”, perché la scuola elementare ucraina ti ha deluso? Sì, assolutamente. È dall’età di 13 anni che studio in Italia. Ho anche vinto la borsa di studio quando ero in Bocconi a studiare Economia Aziendale e Management. Da noi, in Ucraina, invece, la maggioranza dei concorsi è corrotta. Questo mi rammarica molto e mi fa sentire fortunata di essere in un posto diverso ed aver avuto un’esperienza direi opposta. 4 – “Bambino interiore che poggia un fiore”, ti riferisci alla tua anima di fanciulla che ancora si emoziona per tutte le cose del mondo? Sì, esattamente. Credo che ci siano poche persone che davvero a giorno d’oggi si emozionano per piccole cose, piccoli gesti, piccole “cose del mondo” come dici. Io però mi ritrovo ad esserlo, ma mi ritrovo anche a poggiare un fiore su una bara di chi ha purtroppo perso questa sua parte. 5 – “Quali sono i tuoi progetti futuri? Continuerai a scrivere poesie o hai in programma di scrivere un romanzo?“ Mi considero una scrittrice poliedrica e pertanto nei miei progetti futuri pertanto rientrano pubblicazioni di svariate raccolte oltreché altri romanzi attualmente in via di sviluppo. Il progetto più ambizioso su cui sto lavorando è la realizzazione di una mia sceneggiatura cinematografica tratta dal mio stesso romanzo “Benvenuti a Neverland”. Si conclude così l’intervista alla scrittrice e poetessa Khrystyna Gryshko, che ci ha fatto vivere […]

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Libri

Intervista a Massimo Smith, uno scrittore versatile

Massimo Smith uno scrittore versatile, vanta una carriera a 360 gradi nel mondo della scrittura. Ha lavorato come autore di recensioni, ha scritto numerosi romanzi tra cui “La fabbrica dei suicidi“, “Il rasoio di Occam” e “Io non esisto“, è stato autore teatrale, sceneggiatore e direttore editoriale. Massimo Smith è uno scrittore versatile che conosce bene quanto sia importante scegliere le parole più adatte da utilizzare per dare maggiore significato e fluidità ad un testo, quale che sia poesia, romanzo, opera teatrale ed altri generi narrativi. Il suo carisma caratteriale si evince dai suoi testi, molti dei quali contengono un insieme di intrecci da svelare. Massimo Smith conferisce molta importanza al lettore e vuole che egli si senta coinvolto da quello che legge, traendone una riflessione che non sia imposta oppure indicata chiaramente dallo scrittore. I suoi romanzi fanno riflettere sulla società moderna, cogliendone aspetti diversi, talvolta contrastanti, come ricchezza e povertà, solidarietà ed egoismo, giustizia ed ingiustizia. Massimo Smith uno scrittore versatile – L’ Intervista  Abbiamo intervistato lo scrittore Massimo Smith, facendo un excursus sulla sua variegata carriera. L’ autore si è reso disponibile a risponderci con grande naturalezza e chiarezza. Ha cercato, inoltre, con spiccata sincerità di mettere in luce gli elementi fondamentali della sua scrittura. Massimo, lei è autore sia di romanzi che di testi teatrali. In quale delle due tipologie di scrittura si rispecchia maggiormente il suo carattere? In entrambe: interpreto la narrativa e la drammaturgia come due delle infinite facce del mestiere di scrivere. Durante la mia carriera ho scritto tanti testi destinati al teatro. Alcuni sono andati in scena, altri no, così come tre dei romanzi che ho scritto sono stati pubblicati, e altri due attendono in un cassetto. Poi ci sono stati i musical, le sceneggiature cinematografiche, le poesie, e tante altre pagine scritte per ambiti non univocamente codificabili. Sto dicendo che scrivere, per me, significa vivere senza pensare se devo l’esistenza a questa parte del mio corpo più di quell’altra. Respiro, il mio cuore batte, il fegato fa il suo lavoro e il cervello prova a essere sufficientemente vigile, così, nel complesso, vivo. Ecco, scrivo allo stesso modo, senza preoccuparmi di quale narrazione mi racconti meglio. Secondo la sua opinione quanto è importante la leggerezza di un libro? È vero che la leggerezza e la fluidità di un testo permettono all’autore di avere maggiore credibilità e di ottenere anche la piena attenzione da parte del lettore? Riuscire a sottrarre peso a uno scritto è un’opera titanica che tocca ad ogni scrittore. Penso che nessun autore di lingua italiana sfugga alla regola che vuole una quotidiana genuflessione dinanzi alla Leggerezza di Italo Calvino. Da qui a riuscire a rendere leggero un testo, è una battaglia che viene combattuta sul ring privato su cui ciascuno di noi incrocia i guantoni col bianco abbacinante della pagina vuota. Io non esisto è un testo dal significato profondo e psicologico. Perché ha deciso di dare un titolo cosi’ incisivo al suo libro? Quali sono le tematiche trattate e perché […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Pugno vs Pugno – un verso contro il bullismo

Teatro ed istruzione uniscono le proprie forze per combattere il bullismo e superare qualsiasi tipo di barriera che possa creare discriminazione tra i giovani. Questo è il focus del progetto “Pugno vs Pugno – un verso contro il bullismo”. Il bullismo è una forma di comportamento sociale di tipo violento ed intenzionale di natura sia fisica che psicologica, ripetuto nel corso del tempo ed attuato nei confronti di persone considerate dal bullo come bersaglio debole ed incapace di difendersi. Come nel bullismo tradizionale della vita reale, il cyberbullismo prevede una presa in giro provocatoria ed offensiva su internet per diffondere a macchia d’olio la debolezza della vittima di bullismo al di fuori delle mura della classe, coinvolgendo così una grandissima porzione di persone. Ciò provoca conseguenze negative nella mente delle vittime che non sanno reagire e che si ritrovano oggetto di scherno da parte di numerosi compagni. I motivi della discriminazione sono: l’aspetto estetico, la timidezza, l’orientamento sessuale ed un abbigliamento ritenuto poco convenzionale. La vittima prova un senso di isolamento e solitudine, perché fortemente discriminata da tutti. Location della conferenza stampa “Pugno vs Pugno – un verso contro il bullismo” e del musical “Scuola contro Bulli” Un teatro accogliente ospita insegnanti, alunni e giornalisti; dinanzi a loro si apre il tendone di scena ed il palco è organizzato in maniera eccellente, poiché è stato riprodotto il tipico ambiente scolastico con banchi, sedie e cattedra che ospiteranno i relatori della conferenza stampa. Zaini e cappottini sullo sfondo rendono l’ambiente più realistico, tutto illuminato da una luce verde che simboleggia la calma e la speranza, una luce che è preludio della conferenza stampa e del suo significato. Lo stesso vale per l’aquilone verde stretto tra le mani di un bambino rappresentato nella locandina ufficiale del progetto “Pugno vs Pugno – un verso contro il bullismo.” La locandina è simbolo di un messaggio antiviolenza e rappresenta la libertà che ogni alunno deve provare per essere se stesso senza discriminazioni. Per contrasto sul palco vi è l’immagine di un bambino a mani aperte dove spicca la scritta STOP BULLISMO, rappresentato sulla locandina del Musical Scuola vs Bulli, recitato dagli allievi dell’ Accademia delle Arti Teatrali del Teatro Totò di Napoli. Un musical che si può definire come emblema dell’amicizia e della solidarietà. Conferenza Stampa del Progetto “Pugno vs Pugno – un verso contro il bullismo” Il 15 novembre il Teatro Totò di Napoli ha dunque presentato il progetto “Pugno vs Pugno – un verso contro il bullismo”. Si tratta di un’iniziativa ideata e realizzata da Vincenzo Liguori, nata con il patrocinio dall’assessorato all’istruzione del Comune di Napoli, con l’obiettivo di prevenire i fenomeni di bullismo e promuovere l’inclusione sociale. Il musical Scuola vs Bulli ideato da Giovanna Pignieri e con la regia di Enzo Liguori fa parte del progetto educativo che il teatro Totò propone alle scuole e che mira a contrastare il dilagare del bullismo, fenomeno sociale di natura aggressiva, che si diffonde particolarmente in età adolescenziale nelle scuole. Gli interlocutori della conferenza […]

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Riflessioni culturali

Modi di dire francesi, gli 8 più famosi

Siete curiosi di scoprire gli 8 modi di dire francesi più famosi? La lingua francese vanta una viscerale quantità di proverbi, che sono una parte essenziale della cultura francese. La saggezza popolare spesso riesce a tradurre con una semplice frase, nel modo più vivido e diretto possibile, stati d’animo, ma soprattutto consigli di buon senso da diffondere a macchia d’olio. I proverbi francesi sono dotati di tanta bellezza e musicalità e caratterizzati da un significato profondo ed efficace. Durante le conversazioni italiane si usano espressioni brevi, ma esaustive per rappresentare un concetto, un ideale o per dare un consiglio ad un’altra persona. Anche i francesi adoperano numerosi modi di dire durante i loro dialoghi, che rendono unica l’eleganza della loro lingua. Abbiamo selezionato i modi di dire francesi più interessanti e particolari. Gli 8 modi di dire francesi più utilizzati In francese si direbbe : Voilà on marche! Une promenade entre les 8 proverbes francaises très utilisés avec la relative traduction et sens! Ecco percorriamo una passeggiata tra i 8 modi di dire più famosi in Francia, maggiormente utilizzati con la relativa traduzione e significato. 1. Il ne faut pas jamais dire: fontaine, je ne boirai pas de ton eau Non bisogna mai dire: fontana, non berrò la tua acqua Ha il medesimo significato italiano del proverbio “Mai dire Mai“. Ha un significato molto realistico e che non tramonta mai, perché non si può dichiarare che un’azione non avverrà o non verrà svolta mai da nessuno, poiché la vita è imprevedibile e ricca di colpi di scena improvvisi. L’acqua (l’eau) è un elemento naturale molto ricorrente nelle espressioni francesi. 2. La faim chasse le loup hors du bois La fame fa uscire il lupo dal bosco I soldi come la fame sono importanti nella vita di ogni persona, perché rappresentano un bisogno primario e per questo si avanza subito verso di loro. La necessità ci spinge, a volte, a compiere azioni frettolosamente. Il lupo (le loup) viene adoperato spesso come elemento tipico della Francia per la sua aggressività e determinazione, capace di ottenere subito ciò che vuole. Il bosco (le bois) come la fontana (la fontaine) del precedente proverbio sono adoperati spesso nella lingua francese, perché sono parole che rientrano nel settore ambientalistico a cui la tradizione francese è legata. 3. L’union fait la force L’unione fa la forza Questo proverbio ha un equivalente perfetto in italiano la cui traduzione é l’”unione fa la forza“. Con queste 4 parole si sottolinea l’importanza dell’unione e delle azioni collettive per raggiungere obiettivi comuni o per combattere per una giusta causa. Questo proverbio è adoperato maggiormente in Francia, perché la parola Union rappresenta lo spirito combattivo della cultura francese sempre pronto a battersi per il raggiungimento dei risultati, anche in caso di proteste politiche e sociali. 4. Sage est le juge qui écoute et tard juge Saggio è il giudice che ascolta e tardi giudica In italiano ci può essere la similitudine con l’”Apparenza inganna“, perché l’apparenza è spesso ingannevole e per questo bisogna saper […]

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Libri

Il dolore in un sorriso di Giuseppe De Martino

Giuseppe De Martino con il suo Il dolore in un sorriso è uno dei protagonisti del salotto letterario del Chiaja Hotel de Charme, noi lo abbiamo intervistato. Durante la conferenza stampa Poeté 10&Lode 10 anni di Letture e Libertà, tenutasi al Comune di Napoli per dare l’avvio al salotto letterario che si terrà presso Chiaja Hotel de Charme, ho incontrato in qualità di referente di Eroica Fenice l’autore emergente del libro Il dolore in un sorriso di Giuseppe De Martino. Questo giovane autore sarà presente ad uno dei numerosi incontri letterari, parlando del suo testo dal significato profondo. Giuseppe De Martino ci ha svelato i retroscena del suo libro con grande naturalezza e con spiccata sincerità. Ha dimostrato una grande maturità, parlando dell’inutile e stupida discriminazione da egli subita, lasciando a tutti noi un grande messaggio: bisogna saper riemergere dalle situazioni difficili, a testa alta e finalmente sorridere. Il dolore in un sorriso – Intervista a Giuseppe De Martino Il dolore in un sorriso titolo significativo che Giuseppe De Martino ha dato al suo testo che inizia con un ossimoro (parole opposte che rivelano sentimenti opposti) e questa opposizione persiste come fil rouge di tutta la vicenda raccontata. Dalla sofferenza all’amore, dalle insicurezze alla rivincita, dalla catarsi al desiderio di vivere completamente. L’intervista all’autore inizia proprio con una domanda in merito al titolo: 1. Il titolo del tuo libro è molto originale, perché racchiude il dolore ed il sorriso, si può dire due parole dal significato opposto. Perchè lo hai scelto? Ho scelto questo titolo perché fin da piccolo mi è stata negata la possibilità di sorridere, sono stato vittima di bullismo e dell’omofobia più cruda, tanto da sviluppare un’omofobia interiorizzata, ovvero ho iniziato a credere davvero che la mia omosessualità fosse una malattia, che io fossi sbagliato e che mentre tutti sorridevano e si vivevano il loro amore alla luce del sole, io dovessi serrare la bocca e restare nel buio della mia stanza. Ma è stato in uno di questi momenti più bui che ho aperto Word e ho lasciato che le mie emozioni, le mie paure guidassero le mie mani. Ho iniziato quindi a scrivere il libro  e quando le mie mani hanno scritto la parola “fine” la mia bocca, che era rimasta serrata, si è aperta in un sorriso. Da qui appunto il titolo Il dolore in un sorriso. 2. Spesso si dice che dalle battaglie più dure nascono vincitori più forti. Questa idea é presente nel tuo testo? Assolutamente sì, Più grande è la lotta più glorioso sarà il trionfo (cortometraggio The Butterfly Circus – Joshua Weigel). Mi vengono queste parole in mente pensando alle storie di tutti noi combattenti, che se pure cadiamo sempre, che se pure ci vogliono spezzare le ali, noi riusciamo comunque a volare. Spero che la storia di Cameron (protagonista del mio romanzo), sia d’esempio a tutti quelli che sono caduti, esempio per alzarsi e sorridere di nuovo, ma questa volta farlo con più forza. 3. Dalla trama si evince che l’amicizia é stato un […]

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