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Eroica Fenice

Alia Alessandro Curcio

Giraffe, il nuovo album di Alia, alias Alessandro Curcio

Si intitola Giraffe il nuovo disco del musicista bergamasco Alessandro Curcio, in arte Alia (ex frontman della band “Quarto Capitolo”), uscito lo scorso 25 maggio, per Pippola Music/Contempo Records.

L’album, prodotto da Paolo Favati e Marco L. Lega, segna il ritorno discografico di Alia, a quattro anni dal debutto con “Asteroidi” (2014) e dopo la pubblicazione a dicembre 2016 del 45 giri digitale “La lista delle buone intenzioni”.

Giraffe contiene dieci tracce inedite ed è stato anticipato lo scorso 11 maggio dal singolo che dà il titolo al lavoro, cantato in coppia con Patrizia Laquidara. Oltre a quest’ultima, il disco ospita diversi artisti: Giuliano DottoriCesare MalfattiFrancesca Messina / Femina Ridens, Martina Agnoletti dei Secondo Appartamento e l’attrice Elisabetta Salvatori.

Giraffe: il pop retrò di Alia

Difficile definire Giraffe in una sola parola e collocarlo in un genere ben preciso. È un disco pop, sì, ma un pop diverso da quello che costantemente arriva alle nostre orecchie; potremmo dire che quello proposto da Alia è un pop dal sapore retrò. Le atmosfere eleganti, poetiche e leggere di questo disco evocano infatti musica italiana d’altri tempi, grazie anche all’utilizzo di suoni prodotti dagli archi e dai fiati, che vanno poi ad incontrarsi con sonorità più moderne, elettroniche, ottenute grazie all’impiego del sintetizzatore.

Giraffe può anche essere definito un disco femminile. Gran parte degli artisti che hanno preso parte all’album sono infatti donne: da Patrizia Laquidara, che duetta con Alia nella title-track a Femina Ridens in “Alessandra”; da Martina Agnoletti dei Secondo Appartamento (“Verso Santiago”) a Elisabetta Salvatori, che in “Sei donne” recita una poesia di Hilde Domin.

Il punto di forza di Alia sta nel trattare temi importanti con leggerezza e una purezza quasi fanciullesca.

La figura delle giraffe è utilizzata da Alessandro Curcio come metafora per guardare gli esseri umani da una prospettiva privilegiata, ossia dall’alto. Un punto di vista che, sia chiaro, non implica ruoli di superiorità, ma permette di osservare le cose con maggior trasparenza e il dovuto distacco.

“Chissà cosa sentono lassù le giraffe. Chissà come vedono noi qui sotto, piccoli e sempre in cerca di qualcosa. Sospese fra il cielo e la terra, fra macrocosmo e microcosmo. Verticali come un’antenna, a captare segnali da un Oltre inconoscibile. Leggere nel passo elegante, come chi ha trovato una sua serenità sospesa. Né troppo in alto né troppo in basso. Ma anche capaci di arrivare a terra, a prendere le cose essenziali della vita”.

Così l’artista spiega la scelta di intitolare il disco “Giraffe”. Le giraffe di Alia sono però di un colore insolito, rosa, come mostra la retrocopertina dell’album, ad opera della pittrice Sheila Massellucci.

Giraffe: track by track

Il disco si apre con “L’attraverso”, un brano dall’animo funk che rappresenta un invito a prendere consapevolezza del fatto che l’uomo appartenga alla natura, da cui viene attraversato. “La vita – spiega Alia – ci attraversa e noi siamo parte di un universo, di una Storia, che sarà sempre più forte e più grande di noi”.

È la spiritualità, invece, il tema della title-track “Giraffe”; solo attraverso di essa, secondo Alia, è possibile raggiungere la consapevolezza di cui canta nel brano di apertura dell’album. “In fondo – recita  il testo – Dio non è che un motivo, per guardare in alto e ci devi passare”. D’altronde è la questione della Fede uno dei fili conduttori del disco. Il singolo Giraffe rappresenta il primo duetto contenuto nell’album; il brano, infatti, vede la partecipazione di Patrizia Laquidara, la quale con la sua voce soave dona maggiore spessore al testo.

Tra i brani più interessanti dell’album c’è “La teoria del colore”, pezzo in cui Alia affronta a modo suo il tema della morte. Citando Umberto Bindi e Mango e, utilizzando una metafora  presa dal mondo della moda (“Non mi spavento più / Conosco la teoria del colore”), il musicista bergamasco canta in modo originale l’inevitabilità della fine.

La quarta traccia, “Camaiore”, è una jazz ballad che parla di addii e della perdita degli affetti.

Altra traccia degna di nota è “Alessandra”. Un brano sull’amore universale raccontato sotto forma di dialogo teatrale fra un narratore ed una protagonista. Ottimo l’arrangiamento musicale e vincente la scelta di avvalersi della collaborazione della brava Francesca Messina, la cui voce conferisce delicatezza e intensità  al brano.

“L’India, i bambini” è invece una lettura critica della confusione di valori che caratterizza la società contemporanea. Alia canta la necessità di ricollocare i valori nelle loro sedi, in quanto molti sono andati perduti o si sono confusi con altri:

“Riposizioniamo la chiesa/Riposizioniamo il sesso/Riposizioniamo il diritto alla famiglia/Riposizioniamolo adesso/Riposizioniamo il gusto/Riposizioniamo l’arte/Riposizioniamo precise competenze/Riposizioniamole in parte”.

E’ dedicato alla cantautrice folk Judee Sill il brano successivo: “Madonna dell’Umiltà”. Alessandro Curcio immagina di poter incontrare l’artista nella chiesa della Madonna dell’Umiltà di Pistoia e di parlarle dello stato della musica odierna, di cosa è andato perso dell’arte della scrittura musicale:

“Sai, non è cambiato dacché suonavi /Io ti direi, la gente è confusa, troppo piena/E fa rumore/E a modo suo si droga/Ma noi restiamo qui fra le pareti spoglie /E il respiro circolare/Come è accaduto di farsi tanto male?”

Alia affronta con la giusta sensibilità temi delicati, come quello della migrazione, su cui si pronuncia nel brano “Sei donne”. Attraverso la descrizione della scena di sei donne di origini geografiche diverse sedute al tavolo di un ristorante, Curcio racconta come la potenza della comunicazione vada oltre le distanze (Ho visto sei donne/ Al tavolo di un ristorante/Le ho sentite parlare una lingua/Che era la mia/Ma solo in parte/Nei loro capelli/Sintassi di sei continenti/Ed il mare era questa/Energia di parole/Nella furia dei denti). Un brano, dunque, sul dialogo tra culture differenti, rafforzato dall’interpretazione dell’attrice Elisabetta Salvatori di un estratto di una poesia della poetessa Hilde Domin.

“Monviso” è invece una lettera di un padre ad un figlio. Attraverso la metafora biblica della montagna e del fiume, Alia racconta il più antico conflitto familiare: quello fra padri e figli, appunto.

Chiude il disco “Verso Santiago”, un brano sul desiderio di autoaffermazione dell’individuo. “L’importanza di credere in qualche cosa che sia per primo se stessi è il concetto chiave ed il punto di partenza per poter affrontare qualsiasi indagine fuori da sé”, spiega il cantante bergamasco.

Giraffe di Alia è in definitiva un disco leggero ma profondo, elegante, poetico e spirituale, dai testi insoliti e dalle melodie semplici, ma mai banali. Ogni parola delle canzoni di Alia trasuda un significato profondo. Il cantante bergamasco ha un modo di scrivere e raccontare temi importanti molto personale che lo allontana dai canoni dell’attuale musica italiana, rendendolo un artista singolare e sopraffino, per pochi intenditori.