I Pink Floyd Legend a Napoli: The Wall al Teatro Bellini

pink floyd legend

I Pink Floyd Legend, storico gruppo italiano che incarna in maniera assoluta i valori del leggendario gruppo britannico, saranno al Teatro Bellini di Napoli con un evento unico: la messa in scena integrale di The Wall, il celebre concept album dei Pink Floyd.

Info Evento: The Wall – Pink Floyd Legend

Dettaglio Informazione
Luogo Teatro Bellini, Napoli
Date 22, 23, 24 Gennaio 2026
Orari Gio-Ven 20:45 | Sab 19:00
Tipo di show Opera Rock con costruzione del muro live

Un’Opera Rock dal vivo al Teatro Bellini

L’opera, in una complessa e fedele riproposizione di The Wall, andrà in scena giovedì 22, venerdì 23 gennaio alle ore 20.45 e sabato 24 gennaio 2026, alle ore 19.00: sarà una vera e propria Opera Rock dal vivo, che unirà musica, teatro e immagini. Sul palco prenderà vita, infatti, la costruzione in tempo reale del leggendario muro, elemento centrale della narrazione, che sarà eretto e abbattuto nel corso della performance, riproducendo fedelmente lo storico spettacolo dei Pink Floyd. Oltre alle scenografie e agli oggetti di scena ispirati a quelli utilizzati dal complesso e da Roger Waters nei tour di The Wall, saranno presenti performers, proiezioni video-mapping, effetti speciali e straordinari elementi visivi, creando un’esperienza immersiva di grande impatto.

In occasione dell’opera messa in scena al Bellini, abbiamo intervistato Fabio Castaldi, voce e basso dei Pink Floyd Legend.

The Wall dei Pink Floyd Legend: intervista a Fabio Castaldi

The Wall rappresenta uno degli album più iconici dei Pink Floyd: Fabio, cosa ha significato per i Pink Floyd Legend lavorare ad un’opera monumentale come questa?

The Wall è per noi molto più di un disco: è una vera e propria opera, un racconto complesso che unisce musica, teatro, immagini e simboli. Lavorare su un progetto come questo ha significato assumersi una grande responsabilità, perché parliamo di uno dei lavori più profondi e stratificati dei Pink Floyd. È stato un percorso lungo, fatto di studio, di rispetto assoluto per l’originale, ma anche della volontà di restituirne la forza emotiva dal vivo. The Wall è monumentale non solo per la sua struttura musicale, ma per quello che racconta: fragilità, solitudine, identità, conflitto. Portarlo in scena è stato come entrare dentro una storia che continua a parlare anche oggi.

The Wall si configura come un crogiolo di linguaggi fin dai suoi albori: non si può scindere la musica dalle immagini offerte dall’omonimo film di Alan Parker (1982) o dalle concezioni dei vari live di promozione dell’album: in che modo tutto ciò si fonde nel vostro spettacolo?

Il film di Alan Parker, i concerti originali, l’immaginario creato da Gerald Scarfe: tutto questo fa parte di un unico universo. Non avrebbe senso separare la musica dalle immagini o dalla dimensione teatrale. Nel nostro spettacolo abbiamo cercato di far convivere questi linguaggi senza sovrapporli in modo decorativo. Le immagini, le proiezioni, la costruzione del muro non sono mai “ornamenti”, ma elementi narrativi. La musica resta centrale, ma dialoga continuamente con ciò che accade visivamente sul palco, proprio come accadeva nei progetti originali dei Pink Floyd. È una fusione che nasce dal rispetto della visione iniziale, non da un’idea di spettacolarizzazione fine a se stessa.

L’opera portata al Bellini fonde una serie di canali comunicativi allo scopo di offrire un’esperienza totalizzante agli spettatori: in che modo avete lavorato per consentire allo spettatore la completa immersione in The Wall?

L’idea di fondo è sempre stata quella di creare un’esperienza immersiva con lo spettatore che entra dentro The Wall stimolato da quello che vede e quello che sente. Ogni elemento è costruito per accompagnare il racconto: il muro che nasce e crolla, le luci, il video mapping, i movimenti scenici. Tutto è pensato come parte di una drammaturgia. Abbiamo lavorato molto sull’equilibrio tra suono, immagini e spazio scenico, perché l’immersione non deriva dalla quantità di effetti, ma dalla loro coerenza con ciò che la musica sta raccontando in quel momento.

Il significato di The Wall oggi

In merito ai significati dell’album, ad esempio il concetto di incomunicabilità e alienazione, quanto di The Wall può essere un mezzo utile per interpretare la società odierna?

Per quanto riguarda il significato dell’album, The Wall è forse oggi ancora più attuale di quando è stato scritto. Il tema dell’incomunicabilità, dell’alienazione, della costruzione di barriere personali e sociali è qualcosa che viviamo quotidianamente. Viviamo iperconnessi, ma spesso isolati; comunichiamo continuamente, ma non sempre ci comprendiamo davvero. The Wall parla proprio di questo: di come si costruiscono i muri, spesso senza accorgersene, e di quanto sia difficile poi abbatterli. È uno strumento potentissimo per leggere il presente, perché non dà risposte facili, ma pone domande che restano aperte. Ed è questo, secondo me, il motivo per cui continua a emozionare e a interrogare generazioni diverse.

Puoi dirci quali sono i progetti futuri dei Pink Floyd Legend?

Per il momento, il tour di The Wall toccherà Torino, Genova e Legnano e il 24 febbraio sarà a Roma all’Auditorium Conciliazione celebreremo la band con il Pink Floyd Legend Day.

Fonte immagine in evidenza: Giovanni Daniotti, da Ufficio Stampa.

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A proposito di Salvatore Di Marzo

Salvatore Di Marzo, laureato con lode alla Federico II di Napoli, è docente di Lettere presso la scuola secondaria. Ha collaborato con la rivista on-line Grado zero (2015-2016) ed è stato redattore presso Teatro.it (2016-2018). Coautore, insieme con Roberta Attanasio, di due sillogi poetiche ("Euritmie", 2015; "I mirti ai lauri sparsi", 2017), alcune poesie sono pubblicate su siti e riviste, tradotte in bielorusso, ucraino e russo. Ha pubblicato saggi e recensioni letterarie presso riviste accademiche e alcuni interventi in cataloghi di mostre. Per Eroica Fenice scrive di arte, di musica, di eventi e riflessioni di vario genere.

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