Il nuovo singolo di BUONARROTI, Don’t worry… you’re dead! | Intervista

Il nuovo singolo di BUONARROTI Don't worry... you're dead!

Il 9 maggio 2025 è uscito su tutte le piattaforme digitali Don’t worry… you’re dead!”, il nuovo singolo di BUONARROTI per l’etichetta discografica Overdub Recordings. Buonarroti è il side project del batterista del trio Chaos Conspiracy, che da qualche anno rilascia anche musica da solista.Don’t worry… you’re dead!” è il quinto singolo dall’EP “KOMOREBI di prossima uscita. 

L’intervista a BUONARROTI: il nuovo singolo “Don’t worry… you’re dead!” 

Il nuovo singolo di BUONARROTI è il quinto singolo estratto dall’EP “KOMOREBI” e si chiama “Don’t Worry… You’re Dead!”. Il piano ascendente e i synth eterei suggeriscono una certa calma, una serena accettazione del futuro che ci attende. Cosa ha ispirato questo brano? Quali sensazioni vuole trasmettere?  

Per trasmettere questa sensazione che descrivi ho pensato a qualcosa che evocasse una certa idea di “classicità” ma poi mi sono reso conto che stavo andando verso una direzione troppo barocca. Ho pensato quindi di sporcarla leggermente con elementi ritmici e sonorità più sintetiche, non rinunciando però a questa idea di fondo. Il risultato è stato “Don’t worry…you’re dead”: non preoccuparti della morte, in fondo sei già morto!  

I cinque singoli usciti finora sembrano usciti dalla colonna sonora di un film sci-fi, come se raccontassero complessivamente un’unica storia. Nel realizzare questo EP hai pensato anche all’ordine delle tracce? Secondo te l’ordine in cui vengono ascoltate influisce sull’esperienza d’ascolto?  

Diciamo che da grande ascoltatore e collezionista di musica sono tra quelli che ritengono fondamentale l’ordine delle tracce all’interno di un album. Certo, si tratterà di un EP, quindi questo fattore stavolta è meno determinante. Tuttavia posso dirti che ho cercato di disporli in base a un’intensità crescente, un climax, soprattutto dal punto di vista ritmico. I brani più lenti o, in ogni caso, con ritmiche meno elaborate all’inizio, seguiti da quelli progressivamente più andanti. 

Come titolo dell’EP hai scelto “KOMOREBI”, una parola giapponese che in italiano può essere tradotta con “luce che filtra tra gli alberi”. Che significato ha per te questa parola? C’è qualcosa che mette in connessione te e il giapponese?  

Sì, esatto, “Komorebi” è una parola giapponese che non ha una traduzione diretta in italiano ma si riferisce alla luce del sole che filtra attraverso le foglie degli alberi. Il titolo è stato scelto per la sua capacità di evocare un senso di bellezza fugace, di momenti preziosi che si manifestano nella vita quotidiana. L’EP vuole essere una raccolta di questi momenti, catturati in musica, alternati a sensazioni più disturbanti. A ispirarmi è stato un recente viaggio fatto in Giappone. 

Dal titolo dell’EP, alle copertine dei singoli ai video che ne hanno accompagnato l’uscita l’immagine degli alberi risulta centrale: che collegamento ha con la tua musica? Come è nata l’idea? di associare l’elemento visivo e artistico a quello sonoro?  

Partendo dal concetto sopraccitato di Komorebi e spulciando una serie di foto scattate in Giappone ho subito pensato che queste immagini potessero prestarsi al concept che avevo scelto. Poi il grafico e videomaker Nicola Iacovella (aka Scoppi_Arte) ci ha lavorato e ne sono venute fuori delle cover molto suggestive. Ci siamo confrontati per trovare un linguaggio visivo che potesse amplificare l’impatto emotivo della musica, creando un’esperienza sinestetica per lo spettatore, e devo ammettere che mi è piaciuta molto la sua chiave interpretativa. Da lì è nata l’idea che poi si è tradotta in quello che, di fatto, sta diventando un cortometraggio. L’intenzione è quella di pubblicarlo a giugno in concomitanza con l’uscita dell’EP. 

Sul tuo profilo Spotify leggiamo che Filippo Buonarroti è un “cospiratore rivoluzionario”. Cosa intendi con questa espressione? Si riferisce al tuo atteggiamento verso la musica o verso la vita in generale? 

Filippo Buonarroti è un cospiratore pisano vissuto a cavallo tra XVIII e XIX secolo, poco noto ai non addetti ai lavori, eppure di grande importanza. Ho scelto questo nome perché mi piace spiazzare l’ascoltatore e credo sia esattamente quello che accade quando leggi BUONARROTI: l’associazione a Michelangelo è automatica e invece, in questo caso, è sbagliata. Spero di suscitare la stessa sensazione negli ascoltatori che magari si approcciano alla mia musica con delle aspettative che poi vengono tradite, si spera in meglio, da quello che ascoltano. 

 

Fonte immagine in evidenza: Spotify

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