Joanna Newsom: 5 delle canzoni migliori

Joanna Newsom

Joanna Newsom è una cantautrice e arpista californiana, tra le più amate nella scena indipendente. Newsom fece breccia nel panorama musicale indie nel 2004 con il suo album di debutto The Milk-Eyed Mender, che la rese immediatamente un’artista divisiva: da un lato una parte del pubblico rimase incantato dall’unicità della sua voce e la poesia dei suoi testi, un’altra parte invece non fu convinta dalla voce “infantile” della cantante e dal suo linguaggio ricco di riferimenti letterari, giochi di parole e termini elevati.

Sin d’allora, Joanna Newsom ha pubblicato altri 3 album: Ys, Have One on Me e Divers, continuando ad attirare un pubblico sempre più grande di ammiratori.

Newsom riceve il plauso della critica ma molte delle recensioni a lei rivolte descrivono la cantautrice come una sorta di fata bambina il cui genio creativo sembra provenire da qualche spirito piuttosto che da un intenso studio e un grande perfezionismo. Newsom ha, di conseguenza, più volte mostrato disappunto nell’essere paragonata ad una bambina.

Ecco 5 delle migliori canzoni della cantautrice:

5. Sapokanikan

Sapokanikan è una delle canzoni più famose di Joanna Newsom, proveniente da Divers e segue il tema centrale dell’album, che è quello del tempo e della memoria.  Newsom usa uno dei brani più pop per descrivere l’impotenza dell’individuo di fronte al inesorabile passaggio del tempo. Il conflitto non si risolve neppure alla fine della canzone poiché Newsom, come chiunque altro, non ha modo di sapere cosa avverrà nel futuro e termina il brano prendendo in prestito parole dall’Ozymandias di Percy Shelley: «Guarda e dispera».

4. Go Long

Attraverso la famosissima fiaba di Barbablù (in cui l’omonimo nobile prende in sposa una giovane ragazza e le proibisce di entrare in una stanza che si rivela essere piena dei cadaveri delle sue mogli precedenti; la fiaba termina con l’uccisione della ragazza che aveva infranto l’ordine, oppure con il suo salvataggio ad opera di un parente), Joanna Newsom racconta una storia di abuso, amore e sofferenza. La narratrice di Go Long descrive diverse volte con ironia la crudeltà del marito ma allo stesso tempo l’amore che prova per lui è lampante. Il tentativo di conoscerlo meglio di quanto egli lasci trasparire è uno dei motivi principali per cui la porta di quella terribile stanza viene aperta, insieme alla curiosità naturale della donna (una donna, infatti, spesso vede chiuse davanti a sé tante porte metaforiche): «Il ruolo di una donna è quello di aprire porte». Il brano termina con alcune dei versi più belli di Newsom:

«C’è un uomo

Che parla solo in codice,

E arretra lento lento giù per la strada.

Che possa padroneggiare tutto

Ciò che uomini del genere sono in grado di sapere

Sull’amare, e poi lasciar andare».

3. Only Skin

Only Skin è una delle canzoni più amate ma anche tra le più criticate di Joanna Newsom e la più lunga dell’album (quasi 17 minuti). Il brano è di ispirazione autobiografica e fa riferimento a varie situazioni nella vita della cantautrice, tra cui una relazione complicata, e si lega ad un concetto che più volte Newsom ha espresso in interviste, quello della “skinlessness” o “dell’essere senza pelle”: non importa quante mura ergiamo per proteggere noi stessi nel corso della vita, inevitabilmente cadranno e ci troveremo senza difese.

2. Have One on Me

Have One on Me, da cui deriva il titolo dell’album, è narrata quasi come un racconto epico che vede come protagonista l’amante di Ludovico I di Baviera, Lola Montez (che alcuni considerano la creatrice del burlesque). Il climax della canzone vede la nostra narratrice brindare in onore dell’uomo che l’ha amata e l’ha usata:

«Nel frattempo io alzerò il mio bicchiere,

brindando a come mi hai reso (usato)

veloce e rimpiazzabile,

e berrò nel nome della tua eccellente salute,

e della tua crudeltà».

Ma Have One on Me non è una storia di emancipazione e Lola alla fine non è che un essere umano, impotente di fronte alla propria sorte.

1. Sawdust and Diamonds

La canzone di Joanna Newsom che rappresenta al meglio il modo di fare musica della cantante: un argomento come la perdita, la solitudine, l’amore, l’amicizia, il fato, il tempo e la fede (in questo caso è la perdita di un figlio) viene preso in esame dalla cantante che riesce ad analizzarlo in maniera così personale da mettere l’ascoltatore a disagio, o ad esprimere il concetto in maniera così universale da farlo sembrare epico, o in entrambi i modi allo stesso tempo. Inoltre, la produzione della canzone la rende ancora più speciale tra le altre canzoni di Newsom. Alcuni dei versi più belli sono:

«Non sono nata da un fischio,

né estratta da un cardo al crepuscolo

No, ero tutta corna e spine,

Nata già formata, con le ginocchia storte e in piedi

quindi: basta con quest’orrore

Meritiamo di conoscere la luce

E di diventare sempre più leggeri»

Fonte immagine: Wikipedia

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