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Eroica Fenice

Edoardo Chiesa

Le nuvole si spostano comunque, il nuovo album di Edoardo Chiesa

In copertina un tramonto arancione che si interseca con il blu profondo delle onde del mare; un frutto secco, l’araujia, invade lo sfondo. In alto a destra un nome ed un titolo: Edoardo Chiesa, Le nuvole si spostano comunque. Questo è il titolo dell’ultimo lavoro musicale del cantautore, classe 1985, prodotto da Dreamingorilla Rec e L’Alienogatto. Sono dieci le tracce di cui si compone l’album, dieci pezzi pop, che ricordano il vecchio stile cantautoriale di Fossati e De Gregori, le atmosfere musicali calde ed intense, quella filosofia dei testi di Niccolò Fabi.
Tanti richiami al cantautorato italiano, molto facili da scorgere nelle note di Edoardo Chiesa, eppure, nonostante questa grande aderenza al genere, quasi da far sembrare il prodotto musicale un’emulazione dei cantautori che furono, c’è qualcosa di dirompente, che rompe il filo dei paragoni e rende possibile un giudizio singolare.

Edoardo Chiesa trattiene nella sua voce il graffio della vita, nella sua musica esprime la naturale bellezza del racconto, con una semplicità disarmante e con un tono lineare, ma seducente. Non aiuta molto alla gradevolezza dell’ascolto, la formazione con cui sono eseguite le canzoni: un trio costituito da chitarra, suonata da Chiesa, basso e batteria, ma aggiunge una nota di colore, il fatto che i brani siano stati registrati in presa diretta, puntando tutto sulla performance, in studio come dal vivo.

La forza di Edoardo Chiesa sta sicuramente nel saper costruire una canzone, utilizzando le parole giuste, a metà tra il poetico e il quotidiano, nel saper modulare intensità e delicatezza, dando peso ad ogni sillaba pronunciata. L’album è stato anticipato dal videoclip Dietro al tempo, girato sulla Passeggiata degli artisti di Albissola ed Il Filo, realizzato in estate a New York. Come incipit del disco vi è Occhi, una canzone d’amore, che ha come fulcro del testo, il bisogno, la necessità di avere qualcuno al proprio fianco. Si prosegue con la già citata Dietro al tempo, che delinea e mette a fuoco le potenzialità espressive del trio. Sotto melodie, che non escono dagli schermi, ma anzi vi rientrano il più possibile, c’è una voce calda, che racconta i sentimenti e nello stesso tempo li vive. Nonostante gli arrangiamenti, scarni, a causa della formazione minimal, che forse rende fin troppo ripetitivi ed essenziali i brani, il lavoro svolto è piacevole e suggestivo, sopratutto per i testi, vero asso nella manica del cantautore, che tra un brano in cui riflette sul proprio percorso, come Voci, ed un altro in cui ironicamente descrive la paranoia, Le porte, riscopre quale sia la bellezza della parola e il valore del cantautore. Ci vuole coraggio nel portare un messaggio, senza bisogno di troppi artifici. Delle volte basta una chitarra.