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Eroica Fenice

Micaela Tempesta

Micaela Tempesta: intervista

Micaela Tempesta è una cantautrice napoletana, classe 1976; è contro le autoproduzioni, dunque non ha CD all’attivo, né EP. Eppure Micaela scrive e canta. Le sue canzoni parlano di storie, sentimenti e occasioni che riguardano tutti: amori che finiscono, amori che ritornano, e favole, quella da cui lei stessa esorta a svegliarsi perché «dicono che tutto può succedere, che in fondo a questa vita basta chiedere». Ma sappiamo che non è così, o almeno non sempre; Micaela Tempesta lo sa ma lei, in fondo, ci vuole ancora credere a quelle favole: «Dico che d’altronde dopo tutto guardarsi in fondo agli occhi sarà un rischio ma mi ricorderà che siamo umani.» Una cosa che invece, troppo spesso, dimentichiamo.

Passione per la musica, autoironia e umiltà: anche questo è Micaela Tempesta

Intervista a Micaela Tempesta

Come nasce la tua passione per la musica?

La domanda di riserva?
In verità non so bene com’è nata la mia passione per la musica, c’è sempre stata che io ricordi, forse aver avuto genitori appassionati di musica è servito, col senno di poi posso dire che è stato un “parco naturale”. Mi hanno regalato la prima tastiera che avevo sei o sette anni, la prima chitarra a dieci. Diciamo che dal primo strumento in poi, non ho mai smesso.

Le tue canzoni sono tutte molto belle, ma In bilico mi ha toccato particolarmente. Come nasce?

In bilico è il mio ultimo “colpo di fulmine”: una persona che mi ha “rincoglionita” in 30 secondi, piombata all’improvviso dentro un bar. I trenta secondi più lunghi della mia vita, credimi. Non li augurerei a nessuno! (Ride) Ok stavo scherzando. La canzone l’ho scritta qualche tempo dopo, quando ho preso sette grammi di coraggio e ho provato a parlarle. E poi abbiamo parlato un sacco.

Ogni cantautore ha una canzone che porta nel cuore, la tua qual è?

Io ne porto parecchie nel cuore: le due canzoni italiane che mi tengo dentro sono “Costruire” di Niccolò Fabi e “C’è tempo” di Fossati (lo scheletro nell’armadio è “Festival” di Paola e Chiara… e no, stavolta non scherzo). Quello che ho stampata dentro i ventricoli però è “Love is a losing game” di Amy Winehouse. Se invece ti riferivi a qualche canzone che ho scritto io, beh io scrivo per buttarle fuori dal cuore quindi ci sono due ipotesi: o non ne ho nessuna o le ho tutte. Ti prometto che cercherò di capirlo prima o poi. Sono seria.

Il 30 gennaio parteciperai all’evento Je so’ Pazzo, cosa ti aspetti da questa serata?

Quello che mi aspetto tutti i giorni: la bellezza. Salirò su un palco affiancata da persone con cui, oltre a condividere passione, gioie e dolori “lavorativi”, condivido anche la vita “normale”. Ovviamente non con tutti ma ci sono alcuni compagni di viaggio con cui mi trovo spesso a tavola, in auto, con i piedi nella sabbia. Cose poetiche insomma, vivo nell’iperuranio.  

E dal futuro, invece, cosa ti aspetti?

Sono una persona che non aspetta il futuro. Vivo il presente, se fossi stata una donna lungimirante chissà dove sarei ora. Per adesso continuo a scrivere canzoni, a fare concerti, a condividere vita. Una cosa in programma però l’abbiamo messa, io e le altre me, a breve mi chiuderò in studio, sceglierò dei pezzi e farò il mio primo disco. Avevo deciso che doveva essere postumo, ma poi ho cambiato idea, ed anche una vocale, lo farò a postumi. Come avrai capito non sono una donna che si prende troppo sul serio e anche qui sto cercando di capire se è un pro o è un contro.

Uno scrittore che mi piace tanto dice: “Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità”, dunque direi che è un pro. Dovremmo imparare un po’ tutti a vivere così. Grazie mille per la gentile intervista concessa.

Grazie mille a te.