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Eroica Fenice

Musica

March. pubblica il suo album d’esordio: Intervista

March. (nome d’arte di Marcello Mereu) esordisce con Safe & Unsound, un album di 14 brani interamente cantati in inglese (a parte Un’estate fredda) in cui rabbia, nostalgia ed energia positiva escono dalla sua voce profonda. Eroica Fenice ha intervistato il cantante… la parola a March. Ciao Marcello, partiamo dal tuo nome d’arte: March. è semplicemente un diminutivo del tuo nome o cela qualcos’altro? ​Ciao a tutti! March. è in effetti un diminutivo del mio nome, tra l’altro ho diversi amici che mi hanno sempre chiamato March. L’altra ragione è che sono nato il 4 marzo, quindi è un mese a cui sono particolarmente affezionato. Lo so, è anche la data di nascita di grandi cantautori come Lucio Dalla e Umberto Tozzi… È un onore per me!    Vivi lontano dalla tua patria da tantissimo tempo. Cosa ti manca di più? Pensi che in futuro potresti ritornare a vivere in Italia? ​Sono attaccatissimo all’Italia e ci torno spessissimo per lavoro e per trovare la mia famiglia in Sardegna. Ho passato quasi due terzi della mia vita all’estero, ma mi mancano tantissime cose dell’Italia. Alcune forse un po’ banali come il caffè; senza un buon caffè non vivo. Altre più profonde come il senso dell’umorismo e di auto-ironia che trovo spesso anche fuori (l’avevo ritrovato tantissimo in Inghilterra quando ci abitavo), ma non con altrettanta costanza. E poi mi manca troppo il mare, soprattutto in inverno e in primavera.    La tua formazione culturale e gli studi di psicologia influenzano in qualche modo la tua musica o corrono su due binari completamente diversi? ​ ​Sono contento che mi faccia questa domanda, grazie. Per me corrono su binari assolutamente paralleli e a volte proprio sullo stesso binario! Per me i testi di una canzone sono sempre stati importantissimi. Fra i miei autori e cantanti preferiti ci sono Fiona Apple, Depeche Mode e Alanis Morissette che hanno scritto davvero delle opere d’arte dal punto di vista dei testi, combinando la possibilità di parlare di temi profondi con delle melodie e musicalità accattivanti e orecchiabili. Io sono un po’ all’antica da questo punto di vista. Mi piace ascoltare musica leggendo i testi e riflettendo a tute le emozioni che un brano mi può trasmettere. Capire o cercare di capire la psiche umana sarà per me sempre un interesse enorme e una ricerca continua. Riuscire a esprimere anche solo una frazione di questa anche parziale comprensione o ricerca tramite la musica è un vero privilegio.   Safe & Unsound è il tuo album d’esordio pubblicato con l’etichetta discografica indipendente Cello Label. Il fatto che si tratti di una realtà di origini italiane è stato d’aiuto per la collaborazione? ​Assolutamente. Benché l’album sia interamente in inglese (fatta eccezione per Un’estate Fredda, bonus track e versione italiana del mio prossimo singolo Long Cold Summer), lavorare con tanti italiani ha creato una vera immediatezza nella comunicazione. Non avrei potuto sperare di meglio dal punto di vista umano.   Nel 2016 c’è stato un caso di omicidio di un nostro connazionale in territorio egiziano che ha avuto […]

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Musica

Mr Everett pubblica Umanimal. Intervista al gruppo

Il gruppo Mr Everett pubblica il primo disco: Umanimal Mr Everett (qui la pagina fb) non si identifica come band elettronica, ma come un live show performativo. Il 12 ottobre hanno pubblicato con la casa discografica Grifo Dischi il loro primo disco dal titolo Umanimal, il seguito dell’EP pubblicato lo scorso anno: Uman. Scopriamo di più sul gruppo Mr Everett e sul disco Umanimal. Intervista al gruppo Mr Everett Come nasce l’idea di creare il gruppo Mr Everett e qual è l’elemento che accomuna la vostra band? L’idea nasce dall’intento di voler raccontare una storia: quella del cyborg Rupert e del suo viaggio nelle dimensioni. Da questo concept di base abbiamo voluto attraversare in modo trasversale tutte le arti per creare uno show che fosse “totale” e superasse la concezione di “live di musica elettronica” per arrivare piuttosto ad essere una vera e propria esperienza da vivere, sia per noi che per il pubblico (mai spettatore e sempre partecipe). Quali sono gli artisti a cui maggiormente vi ispirate? Per quanto riguarda la produzione musicale senza dubbio Disclosure e l’UK garage in generale (con un occhio di riguardo anche alla synth wave anni ’80), per l’allestimento scenico sicuramente dobbiamo qualcosa a nomi che hanno sempre giocato con una messa in scena creativa, come ad esempio Björk. Il 12 ottobre è uscito il vostro primo album discografico, che risposta avete avuto dal pubblico? Stiamo riscontrando una risposta molto positiva e un’accoglienza inaspettatamente entusiasta nei confronti di un album che a tratti è quasi più da ballare che da ascoltare, eppure sembra che alla gente piaccia molto anche goderselo in casa. (Qualcuno ci ha detto che è un ottimo album per correre…) Se doveste descrivere il vostro album con un aggettivo, quale usereste e perché? POST-CLUB: perché di fatto è musica da club pensata per essere fruita anche al di fuori dello spazio club, appunto anche in casa, in cuffia, nella tranquillità domestica. All’interno di Umanimal c’è qualche brano che amate più degli altri o che è collegato ad un ricordo in particolare? Sicuramente è il caso di Rollercoaster: il primo brano mai prodotto come Mr Everett. Nato da un incontro casuale e diventato poi causa stessa della nascita del progetto. È stato scritto e registrato in meno di un’ora, e la prima versione è esattamente quella che potete ascoltare nell’album. Animal e Umanimal, cosa li accomuna e cosa li differenzia? Animal è il completamento della saga iniziata con Uman un anno fa. Rappresenta la parte più viscerale e istintiva della sintesi attuata in Umanimal: è la voglia più profonda di ballare, muoversi, ma sempre unita dal filo concettuale alla storia e al viaggio del cyborg Rupert. Avete già in cantiere il prossimo progetto? Il progetto è in continua trasformazione per natura e vocazione. Di pezzi pronti ce ne sono già molti, ma per ora quello che ci interessa è che il nostro show arrivi a più gente possibile. Rinnoviamo come sempre l’invito a farsi travolgere dall’esperienza Mr Everett e venire a toccare […]

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Libri

Monica Ventra e il suo romanzo: “Sempre Mai Più”

Monica Ventra esordisce come scrittrice con il romanzo Sempre Mai Più Monica Ventra, insegnante e grafologa oggi, e bibliotecaria in passato per diversi anni presso la Biblioteca di Area Architettura dell’Università Federico II, ha esordito anche come scrittrice con il romanzo Sempre Mai Più, pubblicato dalla casa editrice partenopea GM Press Editore. Il romanzo, narrato in prima persona dalla protagonista, intreccia diversi generi letterari: di formazione, ma anche psicologico – esistenziale. Il tema principale che lo attraversa è quello del viaggio, non solo da intendere come trasferimento da un luogo ad un altro – cosa che, di fatti, la protagonista fa, in auto o in treno -, ma anche un viaggio all’interno di sé, alla ricerca di una pace e di un equilibrio interiore che ancora non ha raggiunto. L’altro tema onnipresente è il rapporto tra figlia e padre, un rapporto di presenza e assenza, di perdita e ritrovo, che condiziona l’esistenza della protagonista. E poi il rapporto tra l’esterno e l’interno, e la maturata consapevolezza che anche gli ostacoli provenienti dall’esterno, vadano affrontati e risolti con se stessi. La sua è una riflessione intima ed esistenziale, un modo per ritrovare se stessa, o meglio per cercare qualcosa di sé che ancora non ha scovato.  Scopriamo di più sul romanzo e sull’autrice attraverso le parole di Monica Ventra, che si è resa disponibile per rilasciare un’intervista. Dato che la protagonista del suo romanzo “Sempre mai più” è una bibliotecaria napoletana, come lo è stata lei in passato, è facile pensare ad una storia autobiografica. Ma è davvero così o nel personaggio ci sono solo alcuni aspetti della sua personalità e della sua vita? Con la protagonista ho in comune l’attitudine ad affrontare gli inevitabili ostacoli della vita attraverso la pratica liberatoria della riflessione e dell’analisi. La biblioteca è per antonomasia un luogo apparentemente chiuso e protetto che ambisce poi, di fatto, a contenere e catalogare l’universo. Lavorare per anni in un simile ambiente mi ha permesso di approfondire la dialettica tra le due forze opposte di controllo e di espansione, il cui punto mediano, trasferito su un piano esistenziale, coincide con la metafora della ricerca, del passaggio continuo tra dentro e fuori, e viceversa. Rappresentare questo è ciò che mi interessa, e in questo senso il dettaglio autobiografico si è rivelato un utile pretesto. Oltre che scrittrice, è una grafologa e un’insegnante. In quale dei tre ruoli professionali si sente più a contatto con la sua anima? La scrittura è per me un mistero da indagare e da esplorare: come grafologa sono osservatrice esterna di una forma altrui che a poco a poco rivela la sua più intima sostanza; come scrittrice parto da un punto profondamente interno a un nucleo, a una sostanza che mi appartiene, e che, prendendo forma, anche cambiandola, mi rivela parti di me sconosciute. Nel mio lavoro di insegnante vivo la bellezza dell’incontro e dello scontro con l’altro reale, presente, pressante. L’anima la si riconosce nelle cose che toccano un punto sensibile: nell’elasticità di un filo grafico […]

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Libri

Guillaume Musso, il nuovo libro: “La ragazza e la notte” (Recensione)

Recensione di “La ragazza e la notte”, l’ultimo romanzo di Guillaume Musso, genio del thriller Ogni qualvolta si termina un romanzo di Guillaume Musso, si resta intrappolati nelle sue pagine per diversi giorni, incapaci di staccarsi dalla storia, e tentati di rileggerlo immediatamente dall’inizio per unire tutti i piccoli tasselli, già conoscendo il finale. Poi si rinsavisce e si ripone il libro sulla mensola, continuando a pensare a Musso come un vero genio del thriller. Con il suo ultimo capolavoro, pubblicato ad agosto scorso da La nave di Teseo e intitolato: “La ragazza e la notte“, Guillaume Musso ritorna nel sud della Francia, in Costa Azzurra (come nel precedente romanzo: “La ragazza di Brooklyn“), questa volta ad Antibes, piccola città situata tra i gioielli della riviera francese: Cannes e Nizza. La ragazza e la notte: la trama Chi conosce Guillaume Musso, sa che in ogni suo romanzo si alternano passato e presente, e che il passato, per quanto sepolto, non scompare mai.  Presente. Corre l’anno 2017, è primavera e il prestigioso campus Saint-Exupéry ha organizzato una riunione di ex allievi e docenti, in occasione dell’anniversario della nascita del college e della prossima demolizione della palestra, per dar vita ad un progetto nuovo. Thomas, protagonista del romanzo, ritorna da New York nel suo paese di origine, e rivede i suoi ex professori e compagni di un tempo, tra cui i migliori amici Fanny e Maxime. La motivazione che spinge Thomas a rientrare, però, non è per nulla ascrivibile alla volontà di partecipare ad una riunione liceale, bensì ad un passato rimasto seppellito per venticinque anni e che ora rischia di essere riportato alla luce. Passato. Era l’inverno del 1992, durante il periodo delle festività natalizie, quando Thomas, Fanny e Maxime si resero complici e colpevoli di un omicidio e murarono il cadavere nella palestra del campus. In quello stesso periodo scomparve Vinca Rockwell, l’affascinante studentessa di cui Thomas era innamorato, insieme al suo amante Alexis Clement, professore di filosofia. Guillaume Musso: uno stile inconfondibile Qualcuno ha definito questo romanzo “magistrale”: ad esserlo è proprio l’autore. La sua capacità di raccontare una storia e far credere fino alla fine una verità, che solo in apparenza lo è, è il punto di forza di tutti i suoi romanzi. I lettori abituali lo sanno, ma nonostante ciò si lasciano ugualmente trascinare in quel vortice di eventi e soltanto alla fine si ricordano che lo scrittore francese rivela l’intreccio e porta alla luce la verità nelle ultimissime pagine, una verità che non riguarda soltanto la trama del romanzo, ma anche i personaggi stessi, che non sono come appaiono in apparenza, ed è lo stesso protagonista a rendersene conto, a capire che tutte le situazioni e le persone bisogna vederle anche alla luce del sole, perché l’oscurità della notte manifesta soltanto una parte di esse, e non sempre è quella reale.    

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Riflessioni culturali

Lancillotto e Ginevra, storia di un amore tragico

La storia d’amore di Lancillotto e Ginevra è una delle più conosciute e amate della letteratura, tanto nota che è stata ripresa da diversi artisti (si pensi al celebre quadro di Herbert James Draper, o Ginevra bacia Lancillotto di Domenico Morelli), registi (si ricordano Lancillotto e Ginevra diretto da Robert Bresson nel 1974 o Il primo cavaliere del 1995, ) e letterati. Il caso letterario più celebre riguarda uno dei passi più belli della letteratura italiana: il V canto dell’inferno dantesco, in cui il poeta fiorentino racconta la bellissima e struggente storia d’amore tra Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, ed è proprio quest’ultima che fa riferimento all’amore tra Lancillotto e Ginevra: Noi leggevamo un giorno per diletto di Lancillotto, come amor lo strinse: soli eravamo e senza alcun sospetto. Per più fiate gli occhi ci sospinse quella lettura, e scolorocci il viso: ma solo un punto fu quel che ci vinse. Quando leggemmo il disiato riso esser baciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fia diviso, la bocca mi baciò tutto tremante: galeotto fu il libro e chi lo scrisse; quel giorno più non vi leggemmo avante. Chi erano Lancillotto e Ginevra? Ginevra era una fanciulla, la cui folgorante bellezza colpì e affascinò re Artù, al punto da chiederla in sposa, infatti in ogni versione e nei romanzi del ciclo arturiano viene presentata come la regina di Camelot. Il suo legame con Lancillotto appare, per la prima volta, nel romanzo di Chrétien de Troyes: Lancillotto o il cavaliere della carretta, e, in tutti i romanzi successivi dedicati alla storia, i due sono i protagonisti di un amore illecito e tragico, che porta alla distruzione di Camelot. Le diverse versioni concordano sia sulla discendenza di Lancillotto dal re Ben di Benoic e da sua moglie Elaine, sia sulla sua identità di prode e coraggioso cavaliere alla corte di re Artù, che gli è valso l’epiteto di Primo Cavaliere della Tavola Rotonda. Secondo alcune versioni, in seguito all’uccisione di suo padre, Lancillotto, all’epoca dei fatti bambino, rimase nel castello di Camelot. Altre versioni, invece, tramandano che, dopo la morte del padre, Lancillotto fu rapito dalla dama del regno del Lago (motivo per cui alcune versioni lo ricordano come Lancillotto del lago) che lo addestrò per farlo diventare un perfetto cavaliere di corte, solo da adulto avrebbe lasciato il regno del lago e le sue prodezze gli avrebbero conferito il titolo di Primo Cavaliere della Tavola Rotonda. La storia di un amore impossibile Dopo essere diventato un paladino della corte di re Artù, Lancillotto si rese protagonista di imprese gloriose e atti eroici, tra cui il salvataggio della regina di Camelot, rapita da un nemico del regno: Melegant. In seguito a questo accadimento Ginevra e Lancillotto si innamorarono perdutamente, tanto da non riuscire a stare lontani l’uno dall’altra e a cercare svariati modi per vedersi e amarsi segretamente. Ma quando si è accecati da un tale sentimento, non si è mai abbastanza prudenti. Re Artù scoprì il tradimento della sua regina e del suo Primo […]

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Cinema & Serie tv

Arrow: Oliver Queen dall’isola a Starling City nella serie tv

Le avventure di Freccia Verde nella serie tv Arrow Freccia Verde è un noto personaggio dei fumetti della serie Dc Comics, grande arciere dalla mira eccezionale, apparso, oltre che in diverse serie di fumetti, anche in versione cinematografica (tra le tante, si menzionano Il ritorno del cavaliere oscuro, Batman: il cavaliere oscuro e la serie tv Smallville).  Dal 2012 le avventure dell’arciere sono state trasportate da Greg Berlanti, Marc Guggenheim e Andrew Kreisberg nella serie tv Arrow, che ad oggi conta sei stagioni, ed è stata rinnovata per una settima. Sin dalle prime puntate Arrow ha ricevuto diversi plausi, vinto numerosi premi e ha registrato un alto numero di ascolti (in Italia è risultata la serie tv più seguita del 2013, con 3 milioni e 400.000 spettatori). La serie riprende, in maniera abbastanza fedele, le vicende del personaggio del fumetto, arricchendola di particolari che servono soltanto a rendere più avvincente la storia sotto diversi punti di vista. Oliver Queen: da naufrago ad arciere  Oliver Queen (Stephen Amell), rampollo di una famiglia miliardaria di Starling City, si trova sulla barca di famiglia, insieme a suo padre, altri membri dell’equipaggio e Sara Lance, sorella della sua ragazza Lauren Lance (Katie Cassidy). A causa di una violenta tempesta, la barca naufraga e Oliver è l’unico superstite, e si ritrova su un’isola deserta, dove trascorre i successivi cinque anni, prima di riuscire a fare ritorno a casa. La permanenza sull’isola ha su Oliver un effetto di stravolgimento e cambiamento, non soltanto fisico (diventa più forte, veloce, abile), ma soprattutto interiore, per cui, quando rientra a Starling City, non è più il ragazzino viziato, ricco e superficiale di cinque anni prima, ma un uomo maturo con unico obiettivo: «Il mio nome è Oliver Queen. Per cinque anni sono rimasto bloccato su un’isola con un solo obiettivo: sopravvivere. Ora esaudirò i desideri di mio padre in punto di morte: userò la lista di nomi che mi ha lasciato e colpirò tutti quelli che stanno avvelenando la mia città. Per fare questo devo diventare qualcun altro, devo diventare qualcos’altro.» Ed è per questo che Oliver diventa il supereroe Freccia Verde, e con l’aiuto di Diggle (David Ramsey) inizia il suo progetto di riportare ordine e giustizia nella sua città. Amici e familiari vedono e percepiscono il profondo cambiamento di Oliver, e lo attribuiscono agli anni di privazione e sofferenze trascorsi sull’isola, ma mentre per alcuni il suo ritorno è solo fonte di gioia, la mamma innanzitutto: Moira Queen (Susanna Thompson), la sorella Thea (Willa Holland) e il migliore amico Tommy (Colin Donnell); non si può dire lo stesso per altri personaggi principali della serie, in particolare Lauren e suo padre Quentin, sceriffo della città (Paul Blackthorne), i quali incolpano Oliver della morte di Sara. Il senso dell’isola in Arrow Freccia Verde è un supereroe che vuole salvare la propria città, e non è certamente il primo (si pensi a Batman, Superman, Spiderman), non ha un vero e proprio super potere: tutto ciò che sa fare è frutto della forza e dell’allenamento […]

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Libri

Elmet, l’esordio di Fiona Mozley (recensione)

Il 27 settembre Fazi Editore ha dato alle stampe un nuovo romanzo: Elmet, frutto della penna esordiente di un’autrice inglese, Fiona Mozley. Il romanzo, giunto finalista al Man Book Prizer, ha conquistato editori e lettori, al punto che ad oggi conta più di 70.000 copie vendute ed è stato tradotto in diversi paesi. Elemt, che dà il titolo al romanzo,è il luogo in cui è ambientata la storia. Un tempo, durante l’Alto Medioevo, era un regno celtico e sorgeva nel nord dell’Inghilterra, nella campagna dello Yorkshire e, infatti, l’ambientazione della storia è propriamente silvestre. Elmet: la trama del romanzo di Fiona Mozley Cathy e Daniel, dopo la morte della nonna che si è presa cura di loro a causa dell’assenza della madre, e in seguito ad alcuni episodi di bullismo vissuti a scuola, si trasferiscono insieme al padre John in campagna, lontano da tutti. Il padre, uomo dall’aspetto gigante e bruto, costruisce una casa in un bosco remoto per proteggere i suoi figli dai problemi e dalle sofferenze del mondo esterno. Così Daniel, di quattordici anni, e la sorella Cathy, di quindici, trascorrono le giornate in un’atmosfera boschiva e solitaria, tra tiri con l’arco e passeggiate nella natura. Molto simile a suo padre, Cathy ha l’atteggiamento di un “maschiaccio” nel modo di fare, va a caccia e ama il tiro con l’arco, ha uno spirito combattente che si rivela sin dalle prime pagine del romanzo e si manterrà tale fino alla fine. Daniel, invece, si preoccupa di cucinare,  tenere pulita la casa e coltivare frutta e verdura. Il loro unico contatto con il mondo esterno è Vivian, una vicina di casa, che impartisce loro lezioni pomeridiane, affinché l’assenza da scuola non influisca sulla loro cultura.  Ma vivere in una casa isolata in un bosco remoto, non vuol dire essere immuni dall’esterno, non sempre almeno: il signor Price, proprietario di molti lotti di terra della zona, inizia a causare problemi a molti inquilini, tra cui  John, il quale finisce per accordarsi con gli altri della zona per intraprendere una lotta contro Price. Da questo momento in poi diventano parte centrale del romanzo l’ingiustizia e l’avidità, la lotta tra ricchi e poveri, il desiderio di far trapelare la giustizia.  Lo stile di Fiona Mozley Fiona Mozley utilizza una scrittura scorrevole e fluida, sin dalle prime pagine della storia riesce a calare il lettore nell’ambientazione e nell’atmosfera della campagna inglese. I temi del nido e del bisogno di appartenere ad un qualche luogo si intrecciano con i conflitti sociali. La narrazione scorre attraverso il punto di vista del quattordicenne Daniel, per cui conosciamo i protagonisti attraverso il suo sguardo, e questo è evidente soprattutto nelle descrizioni della sorella e del padre, che non perdono mai quel tratto di tenerezza. La parte conclusiva del romanzo assume delle fattezze a tratti eccessive, che si discostano un po’ dalla vicenda verosimile del romanzo, ma indubbiamente questo romanzo d’esordio è un piccolo capolavoro che denota le doti straordinarie della scrittrice.  

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Viaggi e Miraggi

Maratea: mare, spiagge e storia nella perla della Basilicata

Il mare e le spiagge di Maratea Era da un po’ di tempo che avevo sentito parlare del cristallino mare e delle bellissime spiagge di Maratea. Per questo, qualche anno fa, ci sono andata di persona e, bé, le foto e i discorsi sentiti non rendono giustizia al mare spettacolare della perla della Basilicata. Tantissime le spiagge, ognuna con una propria caratteristica, ciascuna con un proprio particolare fascino. Impossibile stilare una classifica o scegliere quale sia la migliore. Fiumicello, Acquafredda, I Vranne (che nel 2016 è stata premiata dal concorso web promosso da Legambiente come spiaggia più bella d’Italia), Cala Secca, e tante altre. Ogni spiaggia e ogni tratto di mare dei 32 km della costa di Maratea possiedono una bellezza esclusiva. Ma, tra quelle visitate, mi ha rubato il cuore Cala Jannita, conosciuta dai più come “Spiaggia nera” per il colore della sabbia. Ci si arriva attraverso un sentiero in discesa coperto di alberi che rendono la passeggiata fresca e piacevole, e dopo una rampa di scalini ripidi e stretti, si giunge su quei minuscoli sassolini neri, e ci si immerge in quelle acque trasparenti e calde. Scogli e rocce rendono molto caratteristica l’insenatura, ma per ammirare la straordinarietà di quel posto, bisogna fare qualche bracciata in più a nuoto per scoprire altre piccole ed incredibili insenature (attenti ai ricci!) e poi attraversare la grotta della Sciabella, lunga e misteriosa, e uscire allo scoperto in una piccolissima spiaggia circondata da alberi. Il Cristo Redentore: simbolo di Maratea Sulla stessa cima del monte Biagio dove è posta la statua del Cristo Redentore, un tempo si ergeva la vecchia città di Maratea, distrutta nel 1806 con l’invasione francese. Per ricordare l’evento si decise qualche anno dopo di collocare una croce in ferro battuto, rovinata periodicamente dai fulmini. Per ovviare al problema il podestà Biagio Vitolo chiese la costruzione di una statua di marmo e cemento: il Cristo Redentore, divenuto dal 1965 il simbolo di Maratea. Se lo si guarda dal livello del mare, la statua sembra guardare verso di esso, invece quando si ammira da vicino la statua, ci si rende conto sia che dà le spalle all’orizzonte, sia della sua incredibile maestosità. La città delle 44 chiese. Maratea è una piccola perla. E questo epiteto non glielo si attribuisce solo per il mare, ma anche per il centro posto a 300 metri di altitudine: un bellissimo intreccio di stradine, scale, salite, discese e archi che si susseguono tra gli edifici antichi e le innumerevoli chiese. Quarantaquattro per la precisione sono le chiese, alcune grandi, altre piccole o piccolissime. La principale è la Basilica di San Biagio, il santuario dedicato al santo patrono, posta nella parte alta di Maratea, dove un tempo sorgeva la città vecchia;  seguita da quella che è definita chiesa madre: la chiesa di Santa Maria Maggiore. Come le spiagge, anche ogni chiesa ha una propria peculiarità, per cui vale la pena visitarle tutte (non sempre sono aperte al pubblico). Ma quella che merita assolutamente una visita è la […]

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Libri

La guerra è della morte: un libro di Nuccio Pepe (Recensione)

La prima guerra mondiale al centro del romanzo di Nuccio Pepe Nuccio Pepe, medico siciliano e scrittore prolifico, pubblica un nuovo libro intitolato: La guerra è della morte, edito da Navarra Editore. Frutto di un’approfondita ricerca e uno studio metodico, il suo nuovo romanzo vede la luce nel 2018, nell’anniversario della fine del conflitto che più di un secolo fa sconvolse l’intero mondo. Pepe, in seguito da una conversazione con alcuni amici austriaci, mette nero su bianco le atrocità vissute dai soldati in quei terribili anni della prima guerra mondiale, ispirato da film, libri e dai versi della celeberrima opera di Omero. La guerra è della morte è un romanzo breve e scorrevole, che si presenta come una sorta di descrizione della situazione dei soldati durante l’ultimo anno di guerra, intervallata di tanto in tanto da storie passate e presenti che si intrecciano tra i vari personaggi citati. I soldati, che nell’immaginario collettivo, sono uomini in divisa addestrati al combattimento, vengono presentate da Nuccio Pepe per ciò che sono realmente: persone. Padri, mariti, figli, fidanzati che in un giorno qualunque vengono strappati dalla propria città, dalla propria vita per andare a combattere una guerra di cui non si riesce a cogliere il senso, di cui ad un certo punto non ci si chiede nemmeno più: Perché?  È il caso di Santo Alleri, Cosimo Orlando, Lillo e Turi soldati arruolati che prima avevano un’altra vita, un altro lavoro, degli hobby, che ancora ricordano, ma che sembrano così lontani. E tutto è ridotto a quell’agonia lungo le trincee dove il tempo sembra scorrere troppo lento, a volte, troppo veloce altre. «Mia adorata vorrei cercare di ascoltare il tempo, non ha senso osservare il trascorrere dei giorni e delle notti, scrutare le lancette dell’orologio che estraggo sempre più raramente dal taschino, lo stesso orologio che mi faceva fremere quando controllavo quante ore mancavano a un nostro incontro. Adesso, in questi giorni, in queste ore ho la sensazione che il tempo mi sfugga, ho la sensazione di non riuscire a misurarlo, un minuto si dilata in maniera abnorme, un’ora di battaglia svanisce in un secondo, una notte in trincea non trascorre mai, quindi vorrei almeno sentirlo, ascoltarlo questo tempo che mi scorre tra le dita, che misura la distanza dall’ultimo nostro bacio e per assurdo misura la distanza tra un colpo di mortaio e l’altro, tra una raffica di mitraglia e l’altra, tra una conta di uomini e l’altra, e vorrei viverlo ancora più intensamente. Ascoltare il tempo e viverlo.» La visione della guerra offerta da Nuccio Pepe Nuccio Pepe offre un’immagine cruda e realistica delle atrocità subite dai soldati, del dolore fisico e morale, delle perdite, della paura che non li abbandonava mai e li faceva altalenare tra il coraggio di combattere per sopravvivere e la voglia di arrendersi per porre fine a quello strazio. Il titolo del romanzo è significativo e più vero che mai: la guerra non appartiene ai giochi di potere che si celano dietro gli intrighi politici, né ai […]

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Cinema & Serie tv

Le serie tv migliori degli anni 2000: da Dawson’s Creek a Lost

Serie tv migliori degli splendidi anni 2000, i nostri consigli! Le serie tv sono diventate sempre più numerose negli ultimi anni e continuano a popolare gli schermi delle televisioni italiane e straniere, a tenere occupati registi, attori, critici e telespettatori. Questi ultimi, in particolare, si dividono in due categorie: c’è chi segue una serie con tranquillità, distacco, magari perde anche qualche puntata o ci butta un occhio di tanto in tanto mentre lavora al pc, o cucina, o da’ il latte al bambino. Poi ci sono quelli ossessionati dalle serie tv, capaci di divorarsi una serie in una nottata, di sognarseli di notte i personaggi e di bruciare il cibo sul fuoco, perdere il lavoro sul pc, versare il latte sul divano. E poi, assurdo ma vero, esistono coloro che le serie tv non le seguono. Indipendentemente dall’essere o meno ossessivo compulsivo, ci sono alcune serie tv che hanno fatto la storia, sono diventate famose e ricordate ancora a distanza di anni… ne sono tante per poterle citare tutte, e quindi dovendo fare una cernita, parlerò delle serie tv migliori tra quelle che hanno visto la luce negli anni 2000. Le serie tv  migliori degli anni 2000 Dawson’s Creek. Andata in onda a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000, Dawson’s Creek è la serie tv che in quegli anni ha intrappolato milioni di adolescenti  nell’incrocio delle vite giovanili di un gruppo di amici: Joey Potter (una giovanissima e bellissima Katie Holmes), Dawson Leery (James Van Der Beek), Pacey Witter (Joshua Jackson), Jen Lindley (Michelle Williams), Jack e Andy McPhee (rispettivamente Kerr Smith e Meredith Monroe). Drammi adolescenziali, problemi familiari, cuori infranti, amicizie perdute e poi ritrovate, sono al centro della serie che a distanza di anni ancora fa canticchiare agli appassionati “Anuwonawei” , e fa conservare in un cassetto poster e giornaletti ad essa dedicati. La critica non è stata unanime nel giudicare la serie alla sua uscita, ma il frutto della mente di Kevin Williamson è rimasto nel cuore di tutti coloro che in quegli anni sono stati proiettati nella cittadina di Capeside. The O.C.  «E tu chi sei?», «Chiunque tu vuoi che io sia». Queste sono le frasi che ricordano tutti coloro che nel 2004 (in America nel 2003) hanno intrapreso la visione di una nuova serie tv: The O.C. (andata in onda fino al 2007), creata da Josh Scwartz e ambientata a Newport Beach, città nella contea di Orange, in California. Il protagonista Ryan Atwood (Benjamin McKenzie), ragazzo introverso e con alle spalle una situazione familiare disagiata, finisce in galera per furto e l’avvocato Sandy Cohen (Peter Gallagher), dopo averlo scagionato, lo ospita in casa propria, dove vive con sua moglie Kirsten e il figlio Seth (Adam Brody). Così Ryan si trova a frequentare l’America da bene, quella fatta di ville sfarzose, adolescenti viziati e ricchi, tra cui le belle Marissa Cooper (Mischa Barton) e Summer Roberts (Rachel Bilson). Tra cuori rubati, sogni infranti e puntate strappalacrime, The O.C. è stata una […]

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Cucina & Salute

Olio di jojoba: proprietà e usi per capelli, viso e non solo

Olio di jojoba, scopriamo insieme come utilizzarlo al meglio! La jojoba è una pianta di natura arbustiva ed è l’unica appartenente alla specie della Simmondsia, presente sotto forma di cespugli nel deserto di Sonora e di Mojave in California, e in Messico. Il termine scientifico è Simmondsia chinensis, attribuito erroneamente dal botanico Johann Link, in seguito fu proposta la correzione in Simmondsia californica, ma non fu accettata per le norme di priorità nella terminologia scientifica. L’etimologia comune del termine deriva, invece, dalla popolazione O’odham (nativi nordamericani, chiamati anche Pima) che utilizzano i semi della pianta per curare le scottature della pelle, e in effetti i semi di jojoba sono utilizzati anche a scopi curativi. Proprietà dell’olio di jojoba L’olio si ottiene con la spremitura dei semi della pianta: il composto ottenuto è simile alla cera, ricco di minerali e vitamine, che lo rendono particolarmente adatto all’utilizzo da parte dell’uomo, in particolare per la pelle e i capelli. Infatti è utilizzato soprattutto come base della crema per il viso, in quanto la sua morbidezza consente di oltrepassare lo strato superficiale del sebo, senza tuttavia lasciare la pelle unta, per mantenere i tessuti giovani e luminosi. È indicato sia per i tipi di pelle secca, in quanto la sua formula riesce ad attenuare lo stiramento del volto e le piccole rughe che si formano agli angoli degli occhi, che per la pelle grassa (mescolandone qualche goccia con l’olio essenziale di limone) perché riduce l’effetto lucido che si forma soprattutto sulla fronte e sul naso.  L’olio di jojoba è utile anche come crema dopo l’esposizione solare, in quanto lascia la pelle morbida e delicata, e affievolisce il rossore causato dalle prime abbronzature. Ottimo, in questo caso, anche per scottature dovute ad un’eccessiva esposizione al sole (da abbinare, magari, allo scrub fatto in casa). Si può applicare anche sui capelli per svariati scopi: ottimo come rimedio contro la forfora, basta aggiungerne qualche goccia dopo lo shampoo e lasciare agire per pochi minuti; ideale come crema per sciogliere i nodi o per pettinare più facilmente i capelli ricci o crespi; o semplicemente può essere utilizzato al posto del comune balsamo per rendere i capelli più setosi e brillanti. Funge anche da prodotto cosmetico: per le donne è una valida alternativa allo struccante, per l’uomo può sostituire il classico dopobarba. Olio di jojoba: scopi curativi L’olio di jojoba è utile anche per scopi curativi: è un ottimo rimedio contro l’acne, la psoriasi, i punti neri e le desquamazioni, in quanto lenisce il fastidio cutaneo e ne attenua la visibilità; è adatto anche in caso di verruche e funghi (può essere usato anche come prevenzione per coloro che praticano sport e sono, dunque, in continuo contatto con piscine o spogliatoi) o per eliminare le screpolature e la secchezza dei talloni; infine è una buona soluzione per affievolire le piccole cicatrici o le smagliature. Insomma l’olio di jojoba presenta una vasta gamma di proprietà benefiche e rimedi naturali e, una volta cominciato ad utilizzare, non se ne può più fare […]

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Libri

Io non ti lascio solo, un romanzo di Gianluca Antoni

Io non ti lascio solo, il romanzo di Gianluca Antoni vincitore del premio Romics 2017 per il miglior romanzo di genere Il gruppo editoriale Mauri Spagnol attraverso il Torneo Letterario IoScrittore ha dato alla luce diversi romanzi degni di nota, tra questi rientra la pubblicazione più recente, vincitrice tra l’altro del premio Romics 2017 per il miglior romanzo di genere: Io non ti lascio solo, frutto della penna dello psicologo psicoterapeuta Gianluca Antoni. Una storia dalle tinte noir: un minuscolo paesino di montagna, un maresciallo ancorato ad un caso di un passato lontano rimasto irresoluto, due amici alla ricerca di un cane. Gianluca Antoni elabora un romanzo avvincente e toccante al tempo stesso, e una volta intrapresa la lettura si è trascinati completamente nel libro e non si riesce a venirne fuori, se non quando si giunge all’ultima pagina, alla scoperta della verità, quella che non ci si aspetta e che trattiene su quel paesino, tra i suoi boschi ancora, anche quando l’ultima parola del romanzo è stata letta da un po’. La trama del romanzo di Gianluca Antoni Io non ti lascio solo viaggia su tre linee temporali: il presente, un’avventura intrapresa da due amici venti anni prima e un caso risalente a trent’anni or sono. Tre diversi periodi uniti dallo stesso filo conduttore: la scoperta di una verità rimasta a lungo seppellita. Un ragazzo, impegnato nella ristrutturazione di una casa, trova tra le fondamenta due diari: Rullo e Filo, sono i nomi incisi, uno per diario, e li porta al maresciallo del paese. Non lo sa il ragazzo che quel gesto apre un abisso nella vita del maresciallo, che risale a molti anni prima. Venti anni prima. Rullo e Filo, amici inseparabili, partono alla ricerca di un’avventura per ritrovare Birillo, il cagnolino di Filo scappato durante un temporale qualche settimana prima. E tra accampamenti nei boschi, incontri e nuove amicizie, girovagano tra le mura del paesino alla ricerca di un piano per recuperare Birillo, e si perdono nei racconti e nelle storie che dopo tanti anni ancora aleggiano nell’aria circostante. Storie di investigazioni e ricerche in una casa in periferia, la stessa dove sono stati ritrovati i diari dei due ragazzini. La storia di un’amicizia raccontata attraverso due diari Due diari, uno rosso, l’altro nero, due ricerche a distanza di dieci anni l’una dall’altra, un unico maresciallo. Il lettore conosce le vicende presenti e passate all’interno del libro attraverso tre voci narranti: quelle di Rullo e Filo nei racconti dei loro diari, quella del maresciallo che si perde nei ricordi, a volte, nelle riflessioni dell’oggi, altre. Il romanzo di Gianluca Antoni è la storia di un’amicizia, quella che dura una vita, anche quando, per un motivo o per un altro, non ci si vede più, perché «Mica si può vedere sempre tutto. Vedi alcune cose, ti soffermi a osservarle e sparisce tutto il resto. Una cosa va in figura e il resto diventa sfondo, e nello sfondo la figura si perde, finché non torna di nuovo in figura, ma […]

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Cucina & Salute

Marmellata fatta in casa: ricetta, ingredienti e consigli

Siamo nell’era della tecnologia, che ha indubbiamente portato i suoi vantaggi, ma non solo. Il punto è che tutto questo progresso, questa scienza, hanno abbassato la qualità dei prodotti, quelli alimentari si intende in questa sede, o almeno questo è quello che ci portano a credere. Certo è che trovare un ceppo di banane che emana quel profumo inebriante e pescare, tra i tanti, quel melone dal sapore dolce, sembra sia diventata una rarità. E allora, convinti che il cibo industriale sia ricco di conservanti, polifosfati e quant’altro, e che verdura e frutta vengano innaffiati con prodotti chimici per aumentarne la produzione, ci si affanna a cercare prodotti bio, ad evitare lo zucchero raffinato, e a preparare i prodotti da sé, tra le propria mura domestiche e con gli ingredienti accuratamente selezionati. Un esempio lampante è quello della marmellata fatta in casa. Non quella con la pectina, o altre miscele aggiunte. Semplicemente frutta fresca e zucchero. La marmellata: un po’ di storia Corrono alcune leggende sull’origine della marmellata. La più conosciuta riguarda Caterina d’Aragona, che dopo il matrimonio e il conseguente trasferimento in Inghilterra, per non sentire la malinconia della propria patria, si fece preparare la marmellata di arance, in ricordo di quei frutti che popolavano la Spagna.  Un’altra versione vede protagonista Maria de Medici che in seguito alla carenza di vitamina C diagnosticatale dal medico, si richiese una scorta di agrumi siciliani e per conservarli a lungo, data la durata del viaggio, furono disposti in alcune casse recanti la scritta “Per Maria ammalata“, “Por Maire ammalate“, divenuto tra una voce e l’altra del popolo “Por Marimalade” e trasformato in “Por marmalade“. Tuttavia l’origine della marmellata risale a tempi più antichi, infatti già i Greci erano soliti bollire le mele cotogne e unirle al miele per realizzare le conserve. Marmellata fatta in casa,  alcuni consigli Per preparare la marmellata in casa non serve altro che qualche oretta di tempo a disposizione, frutta fresca, zucchero (io utilizzo quello di canna) e qualche spruzzo di limone. Inoltre bisogna avere l’accortezza di sterilizzare bene i vasetti che si andranno ad utilizzare (vedi qui). Arance, mirtilli, albicocche, ciliegie, sono tanti e vari i frutti da poter utilizzare, a seconda della stagione e dei gusti personali. Il metodo è generalmente lo stesso, cambiano soltanto i tempi di macerazione e di cottura, in base al tipo di frutta scelta. Per conservare la marmellata in maniera ottimale, si consiglia di bollire i vasetti in una pentola capiente per circa trenta minuti. Marmellata fatta in casa alle ciliegie   La settimana scorsa una gentile collega mi ha regalato una busta di ciliegie del suo albero e una parte l’ho utilizzata per realizzare una conserva. Di seguito la ricetta: Ingredienti 1 kilo di ciliegie (prive del picciolo e del nocciolo) 180 grammi di zucchero di canna (io ne ho utilizzati 160 grammi perché le ciliegie erano molto dolci) succo di mezzo limone Preparazione Privare le ciliegie del nocciolo e del picciolo, lavarle accuratamente e tamponarle con uno strofinaccio pulito, […]

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Libri

Meglio sole che nuvole, un libro di Jane Alison

Meglio sole che nuvole. Leggere Ovidio a Miami, è frutto della penna della scrittrice Jane Alison, edito per la prima volta nel 2016 con il titolo Nine Island,  e riproposto in Italia da NN editore il 14 giugno scorso. Jane Alison esordisce nel 2001 con il romanzo The Love-Artist, incentrato sul poeta Ovidio e da allora si è dedicata alla stesura di romanzi, racconti e saggi. Meglio sole che nuvole è la sua pubblicazione più recente, e risente ancora una volta della presenza ovidiana, a conferma, non solo della passione che la Alison serba per il poeta latino, ma anche della profonda e accurata conoscenza che possiede in merito. Meglio sole che nuvole: una riflessione intima «Ho guidato verso sud sulla I-95 per giorni finché non è finita, e mi sono ritrovata di nuovo a Miami. Non è un paese per vecchie. Io non sono ancora vecchia, ma ho il cuore malato di un vecchio desiderio, e sono tornata in questo luogo di musica sensuale per capire se non sia arrivato il momento di congedarmi dall’amore». Il romanzo di Jane Alison si potrebbe definire una riflessione personale, una sorta d’introspezione intima sulla propria vita e sull’amore. La protagonista, J, decide di ritornare a Miami e si trasferisce in un grattacielo abitato da personaggi che rasentano il grottesco: la signora dal pollice verde che lascia cadere dal balcone qualcosa di misterioso, il portiere, il francese, e gli sposi P e N. Con lei ci sono il suo gatto Buster, vecchio e malandato, la presenza costante della madre che, anche se lontana, J ci fa conoscere attraverso le telefonate, i messaggi, i pensieri, e Ovidio. J è una traduttrice e attraverso il rimaneggiamento dei versi ovidiani, del tutto o in parte reinterpretati in chiave diversa dall’originale, ci trascina nel mondo dei miti, e ci fa rivivere le storie narrate all’interno de Le Metamorfosi. Ovidio e la metafora dell’amore La ripresa dell’opera del poeta latino da parte di Jane Alison appare una metafora della vita, di come ci si approccia all’amore, di come lo si cerca troppo disperatamente a volte, e di come ce ne si allontana, altre volte. J, che ha alle spalle il fallimento di un matrimonio, invece di guardare avanti, è ancorata al passato, tanto da voler trovare l’amore negli amanti di un tempo, ma restare delusa ogni volta. «Ovidio, sei ancora qui? […] L’idea che le tue parole possano essere morte, che il passato non sia sempre il presente. Ma prova a dire questo alla sabbia, al mare». Ovidio è ancora qui, solo che certe volte si sbaglia il luogo dove cercarlo. E J, che più di chiunque altro lo conosce, alla fine lo capisce. Lo stile e la scrittura di Jane Alison Scorrevole, ironica e fluida è la penna di Jane Alison. La narrazione in prima persona, l’accurata descrizione dei luoghi e il modo in cui la protagonista lascia entrare nei suoi pensieri, hanno la capacità di coinvolgere il lettore e di renderlo parte del romanzo. Il fatto che […]

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Musica

redisCOVERed: il nuovo album della cantante Judith Owen

redisCOVERed: il nuovo disco di Judith Owen Il 25 maggio scorso è uscito il nuovo album della cantante gallese Judith Owen pubblicato dalla Label Twanky Records: redisCOVERed. Il titolo scelto calza a pennello perché si tratta di un disco di cover con le quali Judith omaggia agli artisti che ha sempre amato e dai quali ha tratto ispirazione.   redisCOVERed: una raccolta di cover Sono dodici i brani che Judith ha voluto omaggiare con il suo disco, a partire dal primo, completamente diverso dal suo stile: Hotline Bling di Drake. La cantautrice lo presenta in maniera rivisitata, meno “hip pop” ma più intensa, meno veloce ma più nostalgica; l’album continua con il secondo brano, dove la voce carica e allegra della Owen riprende in maniera decisa le note di Shape of You di Ed Sheeran. Black Hole Sun dei Soundgarden è stato scelto da Judith Owen per rendere onore e omaggio a Chris Cornell e ha voluto farlo attraverso una rivisitazione più allegra della canzone perché «è la migliore canzone sulla depressione e sul vivere nell’oscurità che abbia mai sentito. Non era possibile rendere la canzone più oscura, così ho deciso di portare vivacità al suo interno, che è come mi sento sempre quando indosso la mia maschera di determinazione». Segue una bellissima rivisitazione del brano che negli anni 70 ha fatto scatenare centinaia di ragazzi sulle piste da ballo: Hot Stuff di Donna Summer. Di Joni Mitchell, la cantante inserisce due brani: Cherokee Louisee Ladies’ Man, conferendo da un lato profondità, dall’altro spensieratezza. L’album redisCOVERed prosegue con Can’t Stop The Feeling in cui le note determinate e movimentate di Justin Timberlake lasciano spazio a quelle romantiche proposte da Judith. In versione più dolce e con voce carezzevole, Judith rende omaggio ai Deed Purple (Smoke on the water), al celebre Grease (Summer night) e a Wild Cherry (Play That Funky Music). Chiudono l’album un classico della musica: Blackbird dei Beatles e Dream A Little Dream Of Me di Doris Day. Judith Owen con la raccolta redisCOVERed ha voluto rendere omaggio ad artisti che, per un motivo o per un altro, sentiva vicini a sé: «Nel corso degli anni tantissime persone, quando hanno ascoltato brani altrui interpretati da me in maniera insolita, mi hanno chiesto perché non pensassi ad incidere una raccolta di cover. Sia chiaro: non faccio karaoke. Non mi esibisco o canto musica a meno che non significhi qualcosa per me. Con questo disco volevo rendere queste canzoni importanti per me, trovare in loro la mia verità». E noi, attraverso le rivisitazioni a volte totali, altre meno, di Judith, possiamo cercare di trovare la nostra verità.

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Libri

Turbine di Juli Zeh, Fazi Editore pubblica il bestseller tedesco

Turbine di Juli Zeh, il romanzo bestseller in Germania Juli Zeh ha esordito nel 2005 con il romanzo Aquile e angeli e da allora si è mostrata una scrittrice prolifera e versatile: vanta numerose pubblicazioni di diversi generi (si ricordano Gioco da ragazzi, Il silenzio è un rumore, Corpus delicti, per citarne alcuni), la più recente è Turbine, bestseller tedesco nel 2016 ed edita quest’anno da Fazi Editore. Turbine di Juli Zeh, la trama in breve Unterleuten, un paese vicino Berlino, è l’ambientazione del romanzo. Un villaggio fatto di poche persone, retto da una società semi anarchica e lontano dal caos, dalla politica, dal resto del mondo, ignaro dell’esterno e ignorato da esso. È proprio per l’esigenza di prendere le distanze da tutti che Gerard, insieme alla moglie Jule e alla figlia di pochi mesi Sophie, decide di trasferirvisi, senza sapere «che ci si può sentire stretti persino in un paese di duecento abitanti». I due, che si trovano in un momento poco idilliaco della loro vita insieme, vedono devastata la tranquillità del posto da colui che chiamano la bestia, Shaller, un meccanico che inquina l’aria bruciando rottami e pneumatici. In una villa poco distante si sono trasferiti da poco la bella Linda, appassionata di cavalli, e il fidanzato Frederik, amante dei videogiochi. Attorno alle vite dei protagonisti, e dei tantissimi altri personaggi presentati, ruotano le vicende di Kron e Gombrowski, la cui inimicizia risale a tempo addietro. Su questo scenario si inserisce il periodo storico del socialismo e della campagna di collettivizzazione del Novecento.  Turbine: una lettura impegnativa, ma scorrevole Turbine è una lettura impegnativa, non soltanto per la lunghezza del romanzo, ma anche per la storia raccontata, ma Juli Zeh, attraverso uno stile fluido, è riuscita a conquistarmi pagina dopo pagina portandomi ad una conclusione inaspettata che, per un po’, mi ha lasciato l’amaro in bocca. La scrittrice ci presenta tutti i personaggi poco per volta, e lo fa in maniera dettagliata, così che il lettore abbia un quadro completo di ognuno. Eppure nonostante quella completezza, l’intrico di rabbia, odio, segreti che provengono da un passato lontanissimo, sono venuti fuori poco alla volta. Unterleuten, quel villaggio presentato, almeno nelle prime pagine, come un luogo idilliaco, crolla sotto il “turbine” della violenza, e con esso anche i suoi abitanti. E la descrizione placida dell’ambientazione sopisce sempre di più, fino a diventare fosca e ombrosa, fino a prendere consapevolezza che «l’unica libertà che resta è quella di opporsi, per essere responsabili almeno della propria infelicità».      

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Cucina & Salute

Cevapcici al barbecue: la ricetta delle polpette alla griglia

I cevapcici al barbecue Ho assaggiato la prima volta i cevapcici al barbecue in Trentino durante un weekend primaverile. Quando la cameriera me li ha proposti, ho storto un po’ il naso: il nome proprio non mi attirava, ma ha insistito così tanto da convincermi. E menomale, devo aggiungere.  Dai Balcani all’Italia I cevapcici, conosciuti anche come cevapici, provengono dalla cucina balcanica e si dice che siano stati serviti per la prima volta in una trattoria di Belgrado a metà dell’Ottocento. Sono giunti in Italia da alcuni anni, principalmente al Nord, dove sono soliti chiamarli anche cevapi. Approssimativamente la traduzione della parola in italiano è carne arrostita, e in effetti si tratta di polpette lunghe cucinate sulla griglia (in alternativa al forno o in padella). Di forma e di sapore diverso dalle nostre polpette tradizionali, ma buone e gustose. La ricetta dei Cevapcici Ingredienti:  200 grammi di macinato di manzo 200 grammi di macinato di maiale 100 grammi di macinato di agnello una cipolla bianca  100 grammi di olio extra vergine di olive sale, pepe e paprica dolce q.b. Preparazione Per preparare i cevapcici al barbecue, bisogna innanzitutto tritare finemente la cipolla (deve essere usata cruda, ma in alternativa la si può far appassire in padella con un filo di olio extravergine di oliva); in una ciotola capiente unire i tre diversi tipi di macinato con la cipolla tritata e mescolare a lungo, infine aggiungere pepe, sale e paprica dolce e continuare ad amalgamare. Stendere il composto ottenuto nella terrina e coprirlo con la pellicola trasparente, lasciare riposare in frigo per circa 30 minuti. Trascorso il tempo necessario, prendere il composto e formare dei cilindri della lunghezza di 8 cm circa, ungere con l’olio extravergine di oliva la griglia e lasciare riscaldare il barbecue (per la scelta di quest’ultimo consigliamo la visita al portale passionebbq) per qualche minuto, prima di cominciare a cuocere. Girarli spesso per ottenere una cottura ottimale. Servire con un salsa di accompagnamento. Buon appetito!

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