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Eroica Fenice

Libri

Io non ti lascio solo, un romanzo di Gianluca Antoni

Io non ti lascio solo, il romanzo di Gianluca Antoni vincitore del premio Romics 2017 per il miglior romanzo di genere Il gruppo editoriale Mauri Spagnol attraverso il Torneo Letterario IoScrittore ha dato alla luce diversi romanzi degni di nota, tra questi rientra la pubblicazione più recente, vincitrice tra l’altro del premio Romics 2017 per il miglior romanzo di genere: Io non ti lascio solo, frutto della penna dello psicologo psicoterapeuta Gianluca Antoni. Una storia dalle tinte noir: un minuscolo paesino di montagna, un maresciallo ancorato ad un caso di un passato lontano rimasto irresoluto, due amici alla ricerca di un cane. Gianluca Antoni elabora un romanzo avvincente e toccante al tempo stesso, e una volta intrapresa la lettura si è trascinati completamente nel libro e non si riesce a venirne fuori, se non quando si giunge all’ultima pagina, alla scoperta della verità, quella che non ci si aspetta e che trattiene su quel paesino, tra i suoi boschi ancora, anche quando l’ultima parola del romanzo è stata letta da un po’. La trama del romanzo di Gianluca Antoni Io non ti lascio solo viaggia su tre linee temporali: il presente, un’avventura intrapresa da due amici venti anni prima e un caso risalente a trent’anni or sono. Tre diversi periodi uniti dallo stesso filo conduttore: la scoperta di una verità rimasta a lungo seppellita. Un ragazzo, impegnato nella ristrutturazione di una casa, trova tra le fondamenta due diari: Rullo e Filo, sono i nomi incisi, uno per diario, e li porta al maresciallo del paese. Non lo sa il ragazzo che quel gesto apre un abisso nella vita del maresciallo, che risale a molti anni prima. Venti anni prima. Rullo e Filo, amici inseparabili, partono alla ricerca di un’avventura per ritrovare Birillo, il cagnolino di Filo scappato durante un temporale qualche settimana prima. E tra accampamenti nei boschi, incontri e nuove amicizie, girovagano tra le mura del paesino alla ricerca di un piano per recuperare Birillo, e si perdono nei racconti e nelle storie che dopo tanti anni ancora aleggiano nell’aria circostante. Storie di investigazioni e ricerche in una casa in periferia, la stessa dove sono stati ritrovati i diari dei due ragazzini. La storia di un’amicizia raccontata attraverso due diari Due diari, uno rosso, l’altro nero, due ricerche a distanza di dieci anni l’una dall’altra, un unico maresciallo. Il lettore conosce le vicende presenti e passate all’interno del libro attraverso tre voci narranti: quelle di Rullo e Filo nei racconti dei loro diari, quella del maresciallo che si perde nei ricordi, a volte, nelle riflessioni dell’oggi, altre. Il romanzo di Gianluca Antoni è la storia di un’amicizia, quella che dura una vita, anche quando, per un motivo o per un altro, non ci si vede più, perché «Mica si può vedere sempre tutto. Vedi alcune cose, ti soffermi a osservarle e sparisce tutto il resto. Una cosa va in figura e il resto diventa sfondo, e nello sfondo la figura si perde, finché non torna di nuovo in figura, ma […]

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Cucina & Salute

Marmellata fatta in casa: ricetta, ingredienti e consigli

Siamo nell’era della tecnologia, che ha indubbiamente portato i suoi vantaggi, ma non solo. Il punto è che tutto questo progresso, questa scienza, hanno abbassato la qualità dei prodotti, quelli alimentari si intende in questa sede, o almeno questo è quello che ci portano a credere. Certo è che trovare un ceppo di banane che emana quel profumo inebriante e pescare, tra i tanti, quel melone dal sapore dolce, sembra sia diventata una rarità. E allora, convinti che il cibo industriale sia ricco di conservanti, polifosfati e quant’altro, e che verdura e frutta vengano innaffiati con prodotti chimici per aumentarne la produzione, ci si affanna a cercare prodotti bio, ad evitare lo zucchero raffinato, e a preparare i prodotti da sé, tra le propria mura domestiche e con gli ingredienti accuratamente selezionati. Un esempio lampante è quello della marmellata fatta in casa. Non quella con la pectina, o altre miscele aggiunte. Semplicemente frutta fresca e zucchero. La marmellata: un po’ di storia Corrono alcune leggende sull’origine della marmellata. La più conosciuta riguarda Caterina d’Aragona, che dopo il matrimonio e il conseguente trasferimento in Inghilterra, per non sentire la malinconia della propria patria, si fece preparare la marmellata di arance, in ricordo di quei frutti che popolavano la Spagna.  Un’altra versione vede protagonista Maria de Medici che in seguito alla carenza di vitamina C diagnosticatale dal medico, si richiese una scorta di agrumi siciliani e per conservarli a lungo, data la durata del viaggio, furono disposti in alcune casse recanti la scritta “Per Maria ammalata“, “Por Maire ammalate“, divenuto tra una voce e l’altra del popolo “Por Marimalade” e trasformato in “Por marmalade“. Tuttavia l’origine della marmellata risale a tempi più antichi, infatti già i Greci erano soliti bollire le mele cotogne e unirle al miele per realizzare le conserve. Marmellata fatta in casa,  alcuni consigli Per preparare la marmellata in casa non serve altro che qualche oretta di tempo a disposizione, frutta fresca, zucchero (io utilizzo quello di canna) e qualche spruzzo di limone. Inoltre bisogna avere l’accortezza di sterilizzare bene i vasetti che si andranno ad utilizzare (vedi qui). Arance, mirtilli, albicocche, ciliegie, sono tanti e vari i frutti da poter utilizzare, a seconda della stagione e dei gusti personali. Il metodo è generalmente lo stesso, cambiano soltanto i tempi di macerazione e di cottura, in base al tipo di frutta scelta. Per conservare la marmellata in maniera ottimale, si consiglia di bollire i vasetti in una pentola capiente per circa trenta minuti. Marmellata fatta in casa alle ciliegie   La settimana scorsa una gentile collega mi ha regalato una busta di ciliegie del suo albero e una parte l’ho utilizzata per realizzare una conserva. Di seguito la ricetta: Ingredienti 1 kilo di ciliegie (prive del picciolo e del nocciolo) 180 grammi di zucchero di canna (io ne ho utilizzati 160 grammi perché le ciliegie erano molto dolci) succo di mezzo limone Preparazione Privare le ciliegie del nocciolo e del picciolo, lavarle accuratamente e tamponarle con uno strofinaccio pulito, […]

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Libri

Meglio sole che nuvole, un libro di Jane Alison

Meglio sole che nuvole. Leggere Ovidio a Miami, è frutto della penna della scrittrice Jane Alison, edito per la prima volta nel 2016 con il titolo Nine Island,  e riproposto in Italia da NN editore il 14 giugno scorso. Jane Alison esordisce nel 2001 con il romanzo The Love-Artist, incentrato sul poeta Ovidio e da allora si è dedicata alla stesura di romanzi, racconti e saggi. Meglio sole che nuvole è la sua pubblicazione più recente, e risente ancora una volta della presenza ovidiana, a conferma, non solo della passione che la Alison serba per il poeta latino, ma anche della profonda e accurata conoscenza che possiede in merito. Meglio sole che nuvole: una riflessione intima «Ho guidato verso sud sulla I-95 per giorni finché non è finita, e mi sono ritrovata di nuovo a Miami. Non è un paese per vecchie. Io non sono ancora vecchia, ma ho il cuore malato di un vecchio desiderio, e sono tornata in questo luogo di musica sensuale per capire se non sia arrivato il momento di congedarmi dall’amore». Il romanzo di Jane Alison si potrebbe definire una riflessione personale, una sorta d’introspezione intima sulla propria vita e sull’amore. La protagonista, J, decide di ritornare a Miami e si trasferisce in un grattacielo abitato da personaggi che rasentano il grottesco: la signora dal pollice verde che lascia cadere dal balcone qualcosa di misterioso, il portiere, il francese, e gli sposi P e N. Con lei ci sono il suo gatto Buster, vecchio e malandato, la presenza costante della madre che, anche se lontana, J ci fa conoscere attraverso le telefonate, i messaggi, i pensieri, e Ovidio. J è una traduttrice e attraverso il rimaneggiamento dei versi ovidiani, del tutto o in parte reinterpretati in chiave diversa dall’originale, ci trascina nel mondo dei miti, e ci fa rivivere le storie narrate all’interno de Le Metamorfosi. Ovidio e la metafora dell’amore La ripresa dell’opera del poeta latino da parte di Jane Alison appare una metafora della vita, di come ci si approccia all’amore, di come lo si cerca troppo disperatamente a volte, e di come ce ne si allontana, altre volte. J, che ha alle spalle il fallimento di un matrimonio, invece di guardare avanti, è ancorata al passato, tanto da voler trovare l’amore negli amanti di un tempo, ma restare delusa ogni volta. «Ovidio, sei ancora qui? […] L’idea che le tue parole possano essere morte, che il passato non sia sempre il presente. Ma prova a dire questo alla sabbia, al mare». Ovidio è ancora qui, solo che certe volte si sbaglia il luogo dove cercarlo. E J, che più di chiunque altro lo conosce, alla fine lo capisce. Lo stile e la scrittura di Jane Alison Scorrevole, ironica e fluida è la penna di Jane Alison. La narrazione in prima persona, l’accurata descrizione dei luoghi e il modo in cui la protagonista lascia entrare nei suoi pensieri, hanno la capacità di coinvolgere il lettore e di renderlo parte del romanzo. Il fatto che […]

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Musica

redisCOVERed: il nuovo album della cantante Judith Owen

redisCOVERed: il nuovo disco di Judith Owen Il 25 maggio scorso è uscito il nuovo album della cantante gallese Judith Owen pubblicato dalla Label Twanky Records: redisCOVERed. Il titolo scelto calza a pennello perché si tratta di un disco di cover con le quali Judith omaggia agli artisti che ha sempre amato e dai quali ha tratto ispirazione.   redisCOVERed: una raccolta di cover Sono dodici i brani che Judith ha voluto omaggiare con il suo disco, a partire dal primo, completamente diverso dal suo stile: Hotline Bling di Drake. La cantautrice lo presenta in maniera rivisitata, meno “hip pop” ma più intensa, meno veloce ma più nostalgica; l’album continua con il secondo brano, dove la voce carica e allegra della Owen riprende in maniera decisa le note di Shape of You di Ed Sheeran. Black Hole Sun dei Soundgarden è stato scelto da Judith Owen per rendere onore e omaggio a Chris Cornell e ha voluto farlo attraverso una rivisitazione più allegra della canzone perché «è la migliore canzone sulla depressione e sul vivere nell’oscurità che abbia mai sentito. Non era possibile rendere la canzone più oscura, così ho deciso di portare vivacità al suo interno, che è come mi sento sempre quando indosso la mia maschera di determinazione». Segue una bellissima rivisitazione del brano che negli anni 70 ha fatto scatenare centinaia di ragazzi sulle piste da ballo: Hot Stuff di Donna Summer. Di Joni Mitchell, la cantante inserisce due brani: Cherokee Louisee Ladies’ Man, conferendo da un lato profondità, dall’altro spensieratezza. L’album redisCOVERed prosegue con Can’t Stop The Feeling in cui le note determinate e movimentate di Justin Timberlake lasciano spazio a quelle romantiche proposte da Judith. In versione più dolce e con voce carezzevole, Judith rende omaggio ai Deed Purple (Smoke on the water), al celebre Grease (Summer night) e a Wild Cherry (Play That Funky Music). Chiudono l’album un classico della musica: Blackbird dei Beatles e Dream A Little Dream Of Me di Doris Day. Judith Owen con la raccolta redisCOVERed ha voluto rendere omaggio ad artisti che, per un motivo o per un altro, sentiva vicini a sé: «Nel corso degli anni tantissime persone, quando hanno ascoltato brani altrui interpretati da me in maniera insolita, mi hanno chiesto perché non pensassi ad incidere una raccolta di cover. Sia chiaro: non faccio karaoke. Non mi esibisco o canto musica a meno che non significhi qualcosa per me. Con questo disco volevo rendere queste canzoni importanti per me, trovare in loro la mia verità». E noi, attraverso le rivisitazioni a volte totali, altre meno, di Judith, possiamo cercare di trovare la nostra verità.

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Libri

Turbine di Juli Zeh, Fazi Editore pubblica il bestseller tedesco

Turbine di Juli Zeh, il romanzo bestseller in Germania Juli Zeh ha esordito nel 2005 con il romanzo Aquile e angeli e da allora si è mostrata una scrittrice prolifera e versatile: vanta numerose pubblicazioni di diversi generi (si ricordano Gioco da ragazzi, Il silenzio è un rumore, Corpus delicti, per citarne alcuni), la più recente è Turbine, bestseller tedesco nel 2016 ed edita quest’anno da Fazi Editore. Turbine di Juli Zeh, la trama in breve Unterleuten, un paese vicino Berlino, è l’ambientazione del romanzo. Un villaggio fatto di poche persone, retto da una società semi anarchica e lontano dal caos, dalla politica, dal resto del mondo, ignaro dell’esterno e ignorato da esso. È proprio per l’esigenza di prendere le distanze da tutti che Gerard, insieme alla moglie Jule e alla figlia di pochi mesi Sophie, decide di trasferirvisi, senza sapere «che ci si può sentire stretti persino in un paese di duecento abitanti». I due, che si trovano in un momento poco idilliaco della loro vita insieme, vedono devastata la tranquillità del posto da colui che chiamano la bestia, Shaller, un meccanico che inquina l’aria bruciando rottami e pneumatici. In una villa poco distante si sono trasferiti da poco la bella Linda, appassionata di cavalli, e il fidanzato Frederik, amante dei videogiochi. Attorno alle vite dei protagonisti, e dei tantissimi altri personaggi presentati, ruotano le vicende di Kron e Gombrowski, la cui inimicizia risale a tempo addietro. Su questo scenario si inserisce il periodo storico del socialismo e della campagna di collettivizzazione del Novecento.  Turbine: una lettura impegnativa, ma scorrevole Turbine è una lettura impegnativa, non soltanto per la lunghezza del romanzo, ma anche per la storia raccontata, ma Juli Zeh, attraverso uno stile fluido, è riuscita a conquistarmi pagina dopo pagina portandomi ad una conclusione inaspettata che, per un po’, mi ha lasciato l’amaro in bocca. La scrittrice ci presenta tutti i personaggi poco per volta, e lo fa in maniera dettagliata, così che il lettore abbia un quadro completo di ognuno. Eppure nonostante quella completezza, l’intrico di rabbia, odio, segreti che provengono da un passato lontanissimo, sono venuti fuori poco alla volta. Unterleuten, quel villaggio presentato, almeno nelle prime pagine, come un luogo idilliaco, crolla sotto il “turbine” della violenza, e con esso anche i suoi abitanti. E la descrizione placida dell’ambientazione sopisce sempre di più, fino a diventare fosca e ombrosa, fino a prendere consapevolezza che «l’unica libertà che resta è quella di opporsi, per essere responsabili almeno della propria infelicità».      

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Cucina & Salute

Cevapcici al barbecue: la ricetta delle polpette alla griglia

I cevapcici al barbecue Ho assaggiato la prima volta i cevapcici al barbecue in Trentino durante un weekend primaverile. Quando la cameriera me li ha proposti, ho storto un po’ il naso: il nome proprio non mi attirava, ma ha insistito così tanto da convincermi. E menomale, devo aggiungere.  Dai Balcani all’Italia I cevapcici, conosciuti anche come cevapici, provengono dalla cucina balcanica e si dice che siano stati serviti per la prima volta in una trattoria di Belgrado a metà dell’Ottocento. Sono giunti in Italia da alcuni anni, principalmente al Nord, dove sono soliti chiamarli anche cevapi. Approssimativamente la traduzione della parola in italiano è carne arrostita, e in effetti si tratta di polpette lunghe cucinate sulla griglia (in alternativa al forno o in padella). Di forma e di sapore diverso dalle nostre polpette tradizionali, ma buone e gustose. La ricetta dei Cevapcici Ingredienti:  200 grammi di macinato di manzo 200 grammi di macinato di maiale 100 grammi di macinato di agnello una cipolla bianca  100 grammi di olio extra vergine di olive sale, pepe e paprica dolce q.b. Preparazione Per preparare i cevapcici al barbecue, bisogna innanzitutto tritare finemente la cipolla (deve essere usata cruda, ma in alternativa la si può far appassire in padella con un filo di olio extravergine di oliva); in una ciotola capiente unire i tre diversi tipi di macinato con la cipolla tritata e mescolare a lungo, infine aggiungere pepe, sale e paprica dolce e continuare ad amalgamare. Stendere il composto ottenuto nella terrina e coprirlo con la pellicola trasparente, lasciare riposare in frigo per circa 30 minuti. Trascorso il tempo necessario, prendere il composto e formare dei cilindri della lunghezza di 8 cm circa, ungere con l’olio extravergine di oliva la griglia e lasciare riscaldare il barbecue (per la scelta di quest’ultimo consigliamo la visita al portale passionebbq) per qualche minuto, prima di cominciare a cuocere. Girarli spesso per ottenere una cottura ottimale. Servire con un salsa di accompagnamento. Buon appetito!

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Interviste

“Wonderful”, intervista alla cantautrice italo-americana Greta

Il 26 marzo scorso è stato pubblicato Wonderful, primo EP della cantautrice italo-americana Greta Elizabeth Mariani.   Noi di Eroica Fenice abbiamo intervistato Greta Ciao Greta, la tua passione per la musica nasce quando eri solo una bambina. Immagino che la professione di tuo padre abbia inciso molto. Ha sicuramente influenzato i miei gusti musicali e il modo in cui ho sempre guardato la musica in generale. Nonostante lui cantasse in italiano, non ho mai ascoltato molta musica italiana. Mia mamma è italo-americana, ho sempre fatto avanti e indietro per gli States. Proprio per questo l’inglese è la mia seconda lingua, quella con cui scrivo le mie canzoni. Ricordo però che da piccola a volte ascoltavamo artisti italiani come: Rino Gaetano, Francesco De Gregori, Franco Battiato, Fabrizio De André. Fin da bambina ho sempre avuto nelle cuffiette artisti come: Joss Stone, Amy Winehouse, Norah Jones, Radiohead, Sigur Ròs. Sono sempre stata legata in qualche modo alla musica da quando suonavo la batteria sulle gambe di mio padre a quando mi portavano nel passeggino ai vari concerti di artisti/amici di mio padre. Viaggi molto sia in Europa che in America, assaporando lingue, tradizioni e culture diverse. Influisce in qualche modo sulla tua musica? Certamente! Amo viaggiare e cerco di trarre sempre qualcosa di speciale da ogni posto che visito, magari un dettaglio o un qualcosa di unico. Cerco di trarre da ogni esperienza una crescita personale e artistica. Come ho detto prima, sono abituata a viaggiare da sempre. Questo influisce moltissimo sulla mia musica, cerco sempre di dare un tocco internazionale alle mie canzoni. Molto spesso scrivo canzoni mentre viaggio, viaggiare mi fa sentire ispirata e poterlo fare così spesso mi fa sentire molto fortunata. Hai dichiarato di voler comunicare qualcosa al mondo con il tuo EP. Cosa c’è di te nelle tue canzoni? Ogni brano che scrivo ha qualcosa di me. Questo EP è nato ed è stato realizzato in pochissimo tempo, infatti le tracce originarie non dovevano essere queste. In un mese ho cambiato tutto, perché le altre tracce non mi convincevano e così ho deciso di ri-iniziare da capo il progetto. I quattro brani raccontano un ‘resoconto’ della mia estate, ma certamente si portano dietro esperienze degli anni passati che mi hanno fatto diventare quella che sono oggi e che quindi sono state formative. Ho cercato di diversificare il più possibile i contenuti nei testi. “Wonderful”, la canzone che fornisce il titolo all’EP, trasmette un messaggio forte, che è quello di non abbattersi mai, non mollare mai, alzarsi sempre a testa alta anche dopo la peggiore delle esperienze. Il testo, nell’inciso, riassume le conseguenze di una rottura e quindi della fine di una storia d’amore, invitando ad andare avanti. È una canzone, quindi, che vuole dare forza, che deve divertire in senso positivo. C’è molto di me nelle mie canzoni, mi baso parecchio su esperienze vissute in prima persona, non necessariamente però i contenuti che scrivo devono essere esperienze personali, a volte sono frutto dell’immaginazione, mi capita frequentemente di immedesimarmi […]

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Viaggi e Miraggi

Visitare Vicenza: cosa vedere in un giorno nella città veneta

Piccola guida su cosa vedere a Vicenza in un giorno È risaputo: il Veneto ospita alcune tra le città più belle d’Italia. Indiscussa la bellezza dell’elegante Verona, incontestabile quella di una delle città più romantiche al mondo: Venezia, concorrono alla grande Padova e Treviso. E poi c’è Vicenza. Per puro caso, trovandoci in zona lombardo-veneta, abbiamo deciso di seguire le indicazioni stradali per Vicenza e abbiamo scoperto un’altra elegante città del Veneto.  Visitare Vicenza: la storia e l’arte I primi insediamenti umani risalgono alla metà del II millennio a.c., quando le popolazioni paleovenete si trasferirono dai colli Berici circostanti a nucleo della città. Dal 1400 entrò a far parte della Repubblica di Venezia e vi rimase fino al 1700 inoltrato, e furono gli anni in cui Vicenza visse un periodo prospero e di pace.  «Un luogo benedetto dal cielo, uno di quei nidi preparati dalla natura per la nascita dell’arte italiana.» Con queste parole lo storico d’arte Louis Courajod descrisse la città, a testimonianza del grande patrimonio artistico che conserva Vicenza, dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’umanità. Cosa vedere a Vicenza, la città del Palladio Vicenza: cosa vedere in un giorno? Andrea Palladio, importante architetto del Rinascimento, ha lasciato la sua impronta nel Veneto e nella stessa Vicenza, tanto da meritarsi l’epiteto di città del Palladio. Ed è proprio con l’anima dell’architetto che abbiamo intrapreso il nostro tour di un giorno nella città di Vicenza. Il Teatro Olimpico, noto come Teatro Palladio, mi ha lasciata a bocca aperta, a fissare seduta su quegli scalini la città di Tebe che avevo di fronte, le sue sette vie in cui prendeva vita il capolavoro di Sofocle. Così veritiera, così reale, ci ho impiegato diversi minuti per capacitarmi che ciò che avevo davanti era frutto della mente eccezionale di Palladio. Bellissime le novantacinque statue che circondano il teatro e che rimandano ai personaggi della mitologia e dell’Accademia Olimpica. La Basilica Palladiana, con a fianco l’altissima Torre Bissara, occupa, in tutta la sua bellezza e imponenza, Piazza dei Signori. Abbiamo salito la scala, completamente in marmo, per raggiungere la cima e ammirare dal balcone, adorno di statue, tutta Vicenza dall’alto. Dopo la morte, le reliquie di Palladio, sono state conservate per diversi secoli prima di essere trasferite al Cimitero Maggiore, nella Chiesa di Santa Corona, dallo stile gotico all’interno e divisa in tre cappelle, una delle quali conserva una delle spine della croce di Cristo (donata dal re di Francia Luigi IX al vescovo della città), e ricca di opere d’arte, primo fra tutte il bellissimo presbiterio di Lorenzo da Bologna, e le opere pittoriche di eccezionali artisti (l’Adorazione dei Magi del Veronese è, a mio avviso, tra le più belle).   Cosa fare a Vicenza? Camminate, shopping e suggestioni Nella città pulsa un vero e proprio polmone verde: Parco Querini. Un posto completamente immerso nella natura, al centro della città, eppure lontano dal vagare continuo dei turisti e dalle vie centrali dello shopping. Una sorpresa vedere dei minuscoli coniglietti bianchi stesi sull’erba a godersi i primi raggi di un […]

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Viaggi e Miraggi

Bolzano, cosa vedere nel capoluogo dell’Alto Adige

Il passato, si sa, non svanisce mai del tutto. A volte resta impresso nei libri, altre nelle foto, altre ancora nel cuore dei luoghi. Questo è quanto è accaduto a Bolzano. L’anima austriaca di Bolzano La storia di Bolzano, capoluogo dell’omonima provincia dell’Alto Adige (Trento è, invece, il capoluogo del Trentino), è intervallata da un andirivieni continuo tra l’Italia e l’Austria, a partire dal ‘600 fino alla seconda guerra mondiale, quando venne annessa definitivamente all’Italia. Ha  mantenuto però una forte autonomia e, dopo alcuni anni, garanzie per il bilinguismo. Bolzano conserva intatta la sua anima austriaca, è evidente nella toponomastica del luogo, negli abitanti che parlano più il tedesco che l’italiano, nella stessa struttura della città. Si ha quasi l’impressione di aver varcato il confine ed essersi lasciati alle spalle l’Italia.  Bolzano, cosa vedere: storia e natura Quasi una piccola Vienna, Bolzano, ti accoglie silenziosa e distaccata, e si lascia visitare nella sua mescolanza di cultura e natura. Bellissimo il centro storico in stile asburgico, con i suoi mille colori, gli eleganti negozi che si susseguono uno dietro l’altro, i tipici locali con affaccio diretto sulle stradine del centro. Caratteristico e ordinato, il centro storico pullula di odori e sapori tipici della tradizione culinaria del luogo, di abitanti e turisti che si aggirano curiosi e rilassati. Simbolo del centro è il Duomo, imponente e dal tetto policromatico, domina con il suo stile gotico all’esterno, e romanico all’interno, dove aleggia un’atmosfera suggestiva e spirituale. La parte più naturalistica di Bolzano, oltre alle vette dei maestosi monti che la circondano, è ravvisabile nel Parco Talvera, che prende il nome dall’omonimo torrente che lo attraversa. Verde, aiuole fiorite, alberi altissimi e lo scroscio del limpido torrente, disegnano il paesaggio del parco e proiettano una dimensione completamente diversa da quella del centro storico, un paesaggio che ricorda quello delle cartoline e delle fiabe. Alla fine della lunga passeggiata si giunge ad uno sperone roccioso, sopra cui è ubicato Castel Roncolo, la cui costruzione risale al 1237 ad opera dei fratelli Friedrich e Beral Von Wangen. Il castello è conosciuto con l’epiteto di Maniero illustrato per gli affreschi che richiamano la cultura cortese, tra cui alcune scene dell’amore tra Tristano e Isotta. Benessere, sicurezza e qualità della vita fanno del capoluogo altoatesino una delle città più vivibili d’Italia. Arte, cultura e bellezza paesaggistica, invece, ne fanno una delle città da inserire in quella lista mentale dei luoghi che vorremo visitare.

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Libri

Di niente e di nessuno di Dario Levantino, un romanzo della Fazi Editore

Di niente e di nessuno: il romanzo di esordio di Dario Levantino Alcuni libri cominci a leggerli senza immaginare quanto possano conquistarti, tanto da non riuscire a smettere fin quando non si è giunti all’ultima pagina. È esattamente questo che mi è capitato con un romanzo di prossima pubblicazione edito dalla Fazi editore: Di niente e di nessuno. L’autore, Dario Levantino, nativo della più grande isola del Bel Paese, è un insegnante di lettere ed esordirà in veste di scrittore il 19 aprile. Brancaccio è l’ambientazione in cui si svolgono le vicende del romanzo. E Rosario è il nome del protagonista nato e cresciuto nei vicoli periferici di Palermo, quelli pieni di spazzatura, lasciati un po’ a se stessi, quelli in cui la puzza della cipolla fritta si mescola continuamente all’odore della salsedine che sprigiona il mare. La trama in breve del romanzo di Dario Levantino Figlio unico, Rosario eredita il nome del nonno materno mai conosciuto, quella tradizione diffusa un po’ in tutto il Meridione che permette di identificare dal nome e dal cognome la genealogia familiare, soprattutto in paesini e sobborghi piccoli in cui tutti conoscono tutti. Suo padre è il proprietario di un negozio di integratori alimentari e sportivi, sua madre semplicemente e fortemente una madre; una moglie anche, che ancora ricorda il giorno in cui ha conosciuto il marito, che ancora tesse i fili per creare un maglione di lana e regalarglielo. Rosario è cresciuto nei quartieri suburbani di Brancaccio, lontano dalla Palermo bene, in un posto pieno di scannazzati, tirato su con i valori della parsimonia e del rispetto, ma consapevole che bisogna tirare le unghie per destreggiarsi nel mondo, e mostrare di non avere mai paura, anche quando la si prova. Dario Levantino conquista il lettore Dario Levantino, attraverso uno stile fluido e scorrevole, conquista il lettore che, avido di curiosità, giunge velocemente alla conclusione, vagando insieme a Rosario nei vicoli di Brancaccio, la cui descrizione accurata e minuziosa, permette di catapultarsi pienamente in Sicilia, non quella presa d’assalto dai turisti di ogni parte del mondo, ma quella di tutti i giorni, quella difficile e così vera. Fortemente legato a sua madre, verso cui prova uno sconfinato amore, Rosario non è riuscito negli anni a costruire lo stesso tipo di rapporto con suo padre. La distanza iniziale tra i due arriva al culmine alla fine del romanzo, quando diventa palese che, questa volta, non c’entra nulla il complesso edipico.  Reminiscenze verghiane spuntano fuori nel legame che Rosario instaura con un cagnolino randagio, tali che riportano alla mente quello tra Rosso Malpelo e Ranocchio, perché attraverso quell’avvicendarsi di affetto e crudeltà, Rosario vuole insegnare al piccolo cagnolino a non avere paura di niente e di nessuno, come avevano insegnato a lui in quei sobborghi periferici della bella Sicilia: «Iu un mi scantu di nenti e di nuddu».

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Viaggi e Miraggi

Tra le strade di Sirmione, il gioiello del lago di Garda

Quando ho varcato la soglia della città di Sirmione, sono rimasta immobile per qualche minuto. Quella città lombarda che avevo conosciuto tempo addietro attraverso i versi di Carducci e Catullo mi si era materializzata davanti in tutto il suo incanto. Incantevole, è proprio questo l’aggettivo che Sirmione calza a pennello. Sirmione e le sue antiche origini Risalgono alla preistoria le origini di Sirmione, in particolare al periodo dei Neolitico, di cui sono stati ritrovati resti antropici. Centro importante durante l’epoca romana, è diventato nel III secolo territorio di scontri tra gli eserciti degli imperatori romani; in seguito vari signori si sono contesi il dominio, dagli Scaligeri ai Visconti, ai da Carrara. Durante l’età napoleonica è stata spodestata dal Veneto in Lombardia, diventando una provincia di Brescia. Sirmione è ubicato sulla penisola che reca lo stesso nome e si estende per quattro chilometri, dividendo in due parti l’infinito lago di Garda, in cui affonda la sua ultima parte (infatti il nome Sirmione, con ogni probabilità, deriva dal greco syrma, cioè coda o strascico). Dalle strade del centro storico alle Grotte di Catullo Una volta che cominci a passeggiare per Sirmione, non puoi più fermarti finché non sei giunto alla fine, al suo ultimo strascico prima di perdersi nell’azzurro del lago. Gremita di gente, ma mite e flemmatica come solo una città senza tempo può essere, Sirmione si lascia attraversare in tutti i suoi punti, tra i vicoletti del centro storico e i parchi sconfinati.  Il Castello Scaligero accoglie appena si entra nel borgo di Sirmione, imponente tra le acque del lago, e invita ad accedervi per vagare in quel silenzio di storia e leggenda che governa tra le sue mura medievali. Mastino della Scala nel lontano XIII secolo ne ordinò la costruzione, che continuò con il consanguineo Cangrande I, ma il tempo racconta anche di amori vissuti e perduti e di anime che ancora vagano di notte alla ricerca dell’amore perduto. Attraverso un susseguirsi di vicoletti e viuzze, salite e discese, archi e aperture, si giunge al Parco Maria Callas (dedicato alla stella della lirica Maria Callas), un insieme di cipressi e cedri che guardano il lago di Garda, in una quiete quasi irreale, tra scoiattoli che saltellano sui rami e l’odore fresco dell’erba che ancora trattiene l’umidità dell’inverno, ma già sa di primavera. Al termine della passeggiata nel parco, si giunge alla coda di Sirmione, la punta costellata dalle Grotte di Catullo: la più importante testimonianza dell’epoca romana a Sirmione e la più maestosa villa dell’Italia settentrionale. È stato nel Quattrocento che la villa è stata attribuita al poeta elegiaco che con i versi del carme 31 aveva indotto gli studiosi ad ipotizzare che i resti della villa gli appartenessero, anche se quella attualmente visitabile è stata costruita dopo la morte del poeta. Indipendentemente dal collegamento con Catullo, visitarla significa passeggiare tra i resti romani a ridosso del lago, nella zona di Sirmione in cui il tempo è rimasto immobile, come le pagine dei libri che quella storia la raccontano. Di […]

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Libri

L’evocazione, un libro di Marco Garinei (Recensione)

L’evocazione: nuovo libro de Il Terebinto Edizioni Il Terebinto Edizioni dà alle stampe un nuovo romanzo, L’evocazione, dello scrittore Marco Garinei. Diviso in quattro capitoli, lo si può considerare un romanzo breve o un lungo racconto. Il titolo sembra rimandare ad una storia horror, ma il genere del romanzo è il fantasy. La casa editrice dà ampio spazio al genere fantasy (si ricordi Il Divino Sequel di Dario Rivarossa) e alla saggistica (un esempio è Settanta revisited di Carlo Crescitelli). La trama del libro di Marco Garine in breve La narrazione inizia in medias res: il lettore si trova proiettato in una storia che dà l’impressione di essere già iniziata. Skandir, Lazar e Luvie, maghi della Confederazione Arcana, sono in viaggio per giungere nel remoto villaggio di Brask, a causa di anomalie nell’uso della magia. La struttura del villaggio e i suoi abitanti rispecchiano appieno le caratteristiche del luogo occulto che ha qualcosa da nascondere. Di ciò ne sono consapevoli, oltre ai lettori, i protagonisti della storia, i quali intraprendono un’escursione tra le case, le caverne e le montagne del villaggio, alla ricerca di forze oscure per combatterle.  L’evocazione: la magia nel racconto e lo stile di Marco Garinei Marco Garinei non fornisce molti dettagli sui personaggi della storia, né comportamentali né relativi a ciò che li ha condotti a divenire maghi; più descrittiva appare invece la parte inerente al villaggio Brask, e al suo carattere chiuso, ostile all’esterno e quasi settario. Sembra quasi che il romanzo sia il seguito di qualcosa che già sia stato narrato, perché si dà quasi per “scontato” che il lettore debba conoscere i personaggi che incontrano i protagonisti o quelli che vengono soltanto nominati.  Bastoni magici d’argento, dimensioni parallele, incantesimi e demoni sono elementi inderogabili di una narrazione fantasy e dunque sono onnipresenti nelle pagine del libro: questo contribuisce a trasportare il lettore in un mondo distante dalla realtà, quello sconosciuto, irreale e affascinante della magia.  Durante la lettura – che si termina in pochissime ore, sia per le brevità del romanzo, sia per la fluidità e la scorrevolezza dello stile – riesce facile distaccarsi per un po’ dalla vita quotidiana ed entrare in un mondo fantasy, che per quanto possa essere oscuro e arcano, infonde la speranza che il bene vince sempre sul male, che la luce riesce sempre ad illuminare il buio. Situazioni e personaggi appena accennati lasciano quasi intendere che Marco Garinei abbia terminato il romanzo già con l’idea di scriverne un seguito, oppure lo scrittore ha volutamente fornito un finale che, più che un epilogo, rappresenti l’inizio. Di cosa? Forse del superamento del confine tra la realtà e la magia, dopotutto «chi decideva qual era il confine tra ciò che era e ciò che non era accettabile? Gli dèi? Gli uomini? Domande oziose per le quali non c’era risposta». L’evocazione su Amazon  

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Cinema & Serie tv

Revenge – la serie tv, quando la vendetta va servita fredda

La serie tv Revenge Revenge, serie tv andata in onda in America dal 21 settembre 2011 e in Italia dal novembre dello stesso anno, è stata ideata da Mike Kelley e si è conclusa nel 2015 con quattro stagioni. La serie è liberamente ispirata al celebre romanzo di Alexandre Dumas: “Il Conte di Montecristo“, in cui il protagonista Edmondo Dantés ritorna sotto falsa identità per vendicarsi di coloro che lo hanno incastrato e fatto rinchiudere nel Castello d’If. L’ispirazione al libro è evidente soltanto nell’idea di un progetto di vendetta architettato a tavolino e messo in atto servendosi di false generalità anagrafiche, quanto al resto la serie tv segue tutta un’altra dinamica e un altro stile e non ha più nulla a che vedere con il romanzo dello scrittore francese. La trama di Revenge in breve Amanda Clark (Emily VanCamp, apparsa in altre serie tv, quali Everwood e Brother and Sisters – Segreti di famiglia) trascorre un’infanzia e un’adolescenza travagliata a causa dell’arresto di suo padre David (James Tupper), che appare in numerosi flashback della protagonista, accusato ingiustamente di aver preso parte ad un’azione terroristica. Per questo motivo la piccola Amanda, orfana di madre, passa dall’orfanotrofio al riformatorio fin quando, raggiunta la maggiore età, non ritorna negli Hamptons per vendicarsi di coloro che hanno incastrato il padre. Nel pilot il telespettatore è proiettato nella cittadina americana quando il piano di Amanda è già cominciato, per cui si trova ad assistere ad una lussuosa ed elegante festa di fidanzamento tra Emily Thorne (la falsa identità di Amanda) e Daniel Grayson (Josh Bowman), rampollo di una delle famiglie più in vista della società: Victoria e Conrad Grayson (rispettivamente Madaleine Stowe e Henry Czerny). La festa si “macchia di orrore” quando in spiaggia la sorella di Daniel, Charlotte (Christa Allen), e l’amico Declan Porter (Connor Paolo) trovano un cadavere massacrato da colpi di pistola. Da questo momento in poi ha inizio Revenge, la vendetta di Emiliy Thorne. Revenge: il desiderio di vendetta lungo una vita intera «L’arrivo di una serie televisiva drammatica pura e inalterata di una passione antica quanto l’uomo è qualcosa da celebrare»: queste le parole del giornalista Dorothy Rabinowitz (Wall Street Journal) con cui ha elogiato la serie e il ruolo della VanCamp. Sì, perché proprio la brama di vendetta rappresenta il filone di tutta la serie, il cui titolo non a caso è Revenge: ogni azione passata e presente, ogni piano, parola, legame confluiscono tutti in un unico intreccio, quello della vendetta. Allo stesso modo in cui Edmondo Dantés, in una cella buia, aveva ricomposto i tasselli del puzzle e scoperto chi c’era dietro il suo arresto, con l’aiuto dell’abate Faria, e aveva progettato la sua vendetta, così Emily Thorne con l’aiuto di un amico del padre ricostruisce il suo passato e realizza il piano per vendicarsi. Questo suo regolamento di conti si trascina dietro una scia di sangue, uccisioni, sofferenze, ritorsioni che hanno fine soltanto quando Emily decide di mettere un punto alla storia. Forte, determinata e, in apparenza, […]

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Cinema & Serie tv

Gotham – la serie tv: le indagini del detective Gordon nella città di Batman

Trama, personaggi e curiosità sulla serie tv Gotham Gotham: la serie televisiva ambientata nella città di Batman Bruno Heller, sceneggiatore e produttore televisivo britannico, ebbe l’idea qualche anno fa di creare una serie tv da considerare un prequel/spin off dei personaggi dell’universo di Batman e di intitolarla Gotham, appunto la città del supereroe della DC Comics. Gotham va in onda per la prima volta il 22 settembre del 2014 sul canale a pagamento Fox (il mese successivo fa la sua comparsa sugli schermi italiani) e conta ad oggi quattro stagioni. La trama in breve della serie tv Gotham Il Dipartimento di Polizia della città di Gotham (GCPD) assume una nuova recluta nelle vesti di detective della sezione omicidi: James Gordon (l’attore Benjamin McKenzie, conosciuto dai più come Ryan di “The O.C“) il quale si trova fin da subito addentrato in un omicidio che ha sconvolto i cittadini, quello dei coniugi Thomas eMartha Wayne, pilastri e ultimi baluardi di onestà della città, nonché genitori di Bruce(David Mazouz), colui che da grande noi conosciamo col nome di Batman. Gordon impiega poco tempo per capire che dietro l’assassinio dei coniugi Wayne si cela un intricato sistema di corruzione e mafia; e, intenzionato a sciogliere la matassa, promette al piccolo Bruce rimasto orfano che continuerà ad indagare sulla morte dei suoi genitori. Dunque si vedrà il detective impegnato contemporaneamente nell’indagine per scoprire l’omicida dei Wayne e in quelle che ogni giorno macchiano la città, insieme al suo partner Harwey Bullock (Donal Logue). Tra investigazioni, interrogatori e scoperte, Gordon si trova coinvolto nelle guerre tra i criminali mafiosi della città: Fish Mooney(Jada Pinkett Smith), Carmine Falcone (John Doman), Salvatore Maroni. Al tempo stesso si rende conto che non sarà così semplice mantenere la promessa fatta a Bruce, e che fare il poliziotto a Gotham non sarà sempre facile. Gotham: una città tetra e corrotta Nella città di Gotham detengono il potere gli uomini di governo e i mafiosi insieme: un avviluppato apparato di criminalità, corruzione e immoralità. Nessuno ne è immune, a partire dagli stessi componenti della polizia, il Primo cittadino, il giudice. Ognuno ha un segreto per il quale tace, uno scheletro nell’armadio per il quale preferisce l’omertà alla reticenza (anche se per motivi diversi, Gotham la si potrebbe paragonare alla città di Neptune, in Veronica Mars, con un’accezione però più cruda e violenta). Gotham appare come una città dai tanti volti oscuri, troppi per poterli riconoscere, per renderli concreti e annientarli, per cui ci si imbatterà spesso in problemi e mali astratti, in sensazioni contrastanti su come agire, in sensi di colpa che ottenebrano la mente e il cuore. Ed è in questa ambientazione cupa, a volte macabra, che appaiono di volta in volta gli eroi dell’universo di Batman, i buoni e i cattivi: Oswald, noto con il nome Pinguino(Robyn Lord Taylor), Selina Kyle (Camren Bicondova), il medico legale Nygma (Cory Michael Smith) e tanti altri. Tutti i motivi per seguire Gotham La serie tv Gotham è un dark noir piena di validi motivi per seguirla: le indagini poliziesche sono interessanti e avvincenti, cominciano sempre con un colpo di scena e diventano tasselli di un puzzle dalle dimensioni enormi. Inoltre la coppia Gordon – Bullock funziona alla grande: un […]

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Libri

Oltre l’inverno: il nuovo libro di Isabel Allende

La casa degli spiriti, Eva Luna, L’amante giapponese, L’isola sotto il mare, Inés dell’anima mia, sono solo alcuni dei titoli che richiamano alla mente una delle più importanti scrittrici della narrativa contemporanea: Isabel Allende. Quando Isabel Allende decide di cominciare a scrivere un romanzo, lo fa sempre l’8 di gennaio, perché proprio in questa data intraprese la stesura del suo primo libro, che l’ha decretata scrittrice di successo mondiale: La casa degli spiriti. Scaramanzia o meno, Allende non sbaglia mai un colpo. Conferma di ciò è la sua ultima pubblicazione: Oltre l’inverno, edito da Feltrinelli nel 2017. Oltre l’inverno: la trama L’inverno dell’anno 2015 è particolarmente freddo a Brooklyn e una tempesta di neve paralizza l’intera città, provocando problemi alla viabilità e ai riscaldamenti nelle abitazioni. È in questo scenario freddo che si intrecciano le vite di tre persone completamente diverse tra di loro e, in apparenza, senza nulla in comune: Lucìa Maraz, donna cilena che lascia la sua patria durante l’insediamento di Pinochet; Richard Bowmaster, professore universitario disilluso e tormentato dal passato; Evelyn Ortega, ragazza immigrata dal Guatemala.  Il destino, sempre in allerta e pronto a intervenire quando è necessario, tesse i fili dei tre protagonisti attraverso un incontro fortuito che diventa l’inizio di un’avventura e, in seguito, di un legame di sguardi e affetti, sentimenti vecchi e nuovi, gioventù e vecchiaia. Durante la tempesta di neve Richard decide di uscire con l’automobile e tampona involontariamente una macchina, alla cui guida c’è Evelyn. Un banale incidente che Richard dimentica velocemente appena rientra a casa, nella tranquillità delle sue mura domestiche e tra i suoi numerosi gatti, fin quando Evelyn non viene a bussare alla sua porta per chiedergli aiuto e Richard non riesce a trovare altra soluzione che rivolgersi a Lucìa, la bizzarra cilena a cui ha affittato un appartamento nel suo stabile.  Un tamponamento che Richard crede casuale si tramuta in un’avventura che vedrà coinvolti i tre e che prenderà una piega inaspettata.  Lo stile inconfondibile di Isabel Allende Isabel Allende non delude mai. Non può farlo perché il suo stile ha il potere di trascinare in un vortice di emozioni, di far viaggiare in un passato che sembra lontano e invece è più vicino che mai, di trasportare in scenari diversi, affascinanti, crudeli a volte, ma sempre realistici. Il suo mescolare le vite dei personaggi in uno sfondo storico rende ancora più reale ciò che si sta leggendo. Questo stile lo si ritrova completamente anche in Oltre l’inverno, dove l’avventura che si ritroveranno a vivere i tre protagonisti fa solo da sfondo alle loro storie personali. Storie di un passato che, anche se per motivi diversi, Richard, Evelyn e Lucìa vorrebbero lasciarsi alle spalle, ma vi sono ancora troppo ancorati. Storie di amori, dolori, affetti familiari, abbandoni e ritrovi che passano dall’uno all’altro, in un continuo alternarsi tra passato e presente.  La svolta thriller che assume il romanzo rappresenta solo un espediente per indagare sulle vite dei tre e fare in modo che escano “dall’inverno in cui sono rimasti intrappolati”. «Risolvere il […]

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Libri

Il Divino Sequel, un libro di Dario Rivarossa

Nell’anno appena trascorso è stato pubblicato il libro “Il Divino Sequel” di Dario Rivarossa, edito da Il Terebinto Edizioni. Il titolo rimanda nell’immediato alla monumentale opera del poeta Dante Alighieri, la Divina Commedia e, infatti, al centro c’è propria la celeberrima opera. Il Divino Sequel: la trama in breve del romanzo di Dario Rivarossa Il libro si apre con un prologo ambientato nel 1867 nel Collegio dei Padri Scolopi di Urbino, dove due allievi undicenni, William di Guglielmo e Zvanì, soprannome del poeta Giovanni Pascoli, si imbattono in un antico manoscritto, dal significato misterioso e inspiegabile, e vi impiegano ore ad ipotizzare cosa potrebbe celarsi dietro quei versi apparentemente senza senso. Devono trascorrere trentadue anni prima che i due si rincontrino nuovamente: William va alla ricerca del suo amico perché è convinto che dietro le parole oscure del manoscritto trovato anni prima, ci sia un significato importante che riguarda la Divina Commedia e crede che solo Zvanì sia in grado di comprenderlo. Da quel momento inizia per il poeta del ‘900 un febbrile studio intorno al messaggio del manoscritto e all’opera del poeta da lui tanto amato. Il Divino Sequel si può definire un viaggio nella letteratura. Il lettore, infatti, viene trasportato nella vita di Giovanni Pascoli, nei versi dei suoi componimenti e, attraverso di lui, si troverà a spaziare tra i celeberrimi versi di Dante, le parole di Virgilio, i canti dell’Eneide, ripercorrendo un itinerario che copre un lungo arco di secoli. La fantascienza e la letteratura sono entrambi presenti all’interno del romanzo, si intrecciano dunque un passato lontano realmente accaduto e un futuro incerto e improbabile, ancora più lontano. Il Divino Sequel: lo stile In tutto il testo è presente la costante voce dell’autore, infatti Dario Rivarossa è non solo un narratore onnisciente, ma anche un narratore nascosto: pur conoscendo l’intera storia,  lascia di tanto in tanto opinioni personali su quanto narrato. Quest’ultima tecnica avviene in maniera un po’ forzata in quanto le opinioni proprie dell’autore coinvolgono direttamente il lettore, attraverso un dialogo che rischia di distogliere dalla storia narrata. L’idea del romanzo è interessante e incuriosisce gli amanti della letteratura, italiana e latina: quelli che, leggendo, riconoscono ciò di cui si sta parlando, che sono desiderosi di vagare tra i versi dei poeti che amano, perché dopo tanto viaggiare sanno di uscire «a riveder le stelle». Il Divino Sequel è in offerta su Amazon. Per acquistarlo, clicca qui.    

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Cinema & Serie tv

Smallville: le avventure di Superman dai fumetti alla serie tv

Pensate ad un uomo volante con un mantello rosso e una tuta blu con su stampata a carattere cubitale la lettera S e sicuramente nell’immediato vi verrà in mente Superman, o Kal El, o Clark Kent. Insomma, indipendentemente dal nome con cui lo pensiate, è lui: il supereroe che se ne va in giro per il mondo a salvare gli uomini. Superman: dai fumetti alla serie tv Smallville Era il 1933 quando la fantasia di Jerry Siegel e Joe Shuster portò alla creazione di Superman, primo supereroe della storia dei fumetti, che divenne noto al grande pubblico pochissimi anni dopo, nel 1938, grazie alla pubblicazione della DC Comics. Il personaggio immaginario dai super poteri conquista talmente il pubblico e la critica da essere inserito dalla IGN (società di giochi e di intrattenimento) nella prima posizione della classifica dei cento maggiori eroi della storia dei fumetti (prima del celeberrimo Batman) e da diventare oggetto di innumerevoli trasposizioni cinematografiche, televisive e teatrali.  Tra queste merita una menzione speciale una serie tv che ha incuriosito milioni di telespettatori, vinto diversi premi e ricevuto un centinaio di candidature: Smallville.  Dieci sono le stagioni di Smallville che hanno visto come protagonista Superman, andate in onda dal 2001 (in Italia dall’anno successivo) al 2011, per opera di Alfred Gough e Miles Millar che hanno seguito la serie per ben sette stagioni nel ruolo di produttori esecutivi e capo sceneggiatori, sostituti per l’ottava stagione da Darren Swimmer e Todd Slavki, mentre le ultime due stagioni sono state seguite da Kelly Souders e Brian Peterson. La serie ha avuto poi un prosieguo sotto forma di fumetti (Smallville Season 11 e Smallville Miniseries). La trama di Smallville in breve  Il 16 ottobre del 1989 una pioggia di meteoriti contenente la kryptonite (radioattivo immaginario) colpisce la cittadina di Smallville, nel Kansas e un bambino viene ritrovato poco dopo da Jonathan e Marta Kent (John Schneider e Annette O’Toole), due coniugi che decidono di prenderlo e allevarlo come se fosse stato loro figlio: Clark Kent, il nome che scelgono per il bambino. Il pubblico viene catapultato subito a dieci anni di distanza in cui Clark Kent (Tom Welling, protagonista di Smallville) e la sua migliore amica Chloe Sullivan (Allison Mack) sono due liceali che indagano su alcuni eventi misteriosi che si verificano nella tranquilla cittadina e questo li vedrà coinvolti più volte negli affari disonesti di Lionel Luthor (John Glover), padre di Lex Luthor (l’acerrimo nemico di Superman nei fumetti, interpretato qui dall’attore Michael Rosenbaum). La vita del giovane Clark ruota intorno alle investigazioni, alla lenta scoperta dei suoi poteri e ai propri sentimenti, tra cui quello speciale che instaura fin da subito con Lana Lang (Kristin Kreuk, che in seguito alla fama raggiunta compare in numerosi film e serie tv, come Beauty and the Beast). Smallville: una serie tv che resta nei ricordi Sono trascorsi molti anni da quando ho visto l’ultima puntata di Smallville e ancora ricordo tutte le emozioni che questa serie ha saputo regalarmi. I produttori hanno avuto l’interessante quanto notevole […]

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