Moltheni ritorna con il nuovo album Senza Eredità

Moltheni

Senza Eredità è l’ultimo album di Moltheni

“Senza Eredità” è il nuovo album di Umberto Maria Giardini, in arte Moltheni, da poco disponibile su tutte le maggiori piattaforme di distribuzione. Un’uscita attesissima quella del cantautore marchigiano, a più di undici anni di distanza dal suo ultimo progetto, “Ingrediente Novus”. L’album è infatti una vera e propria chiusura di un cerchio, iniziato ormai anni addietro che porta con sé collaborazioni e progetti di una carriera, fino a questo momento, invidiabile. Moltheni è infatti considerato tra i padri fondatori della scena alternativa ed indipendente italiana, gettando le basi per il movimento indie rock, che poi ha riscosso tanto successo nel nostro paese. Tante sono infatti le collaborazioni di cui si è avvalso l’artista marchigiano, e che testimoniano una stima ed un apprezzamento trasversale da tutto il panorama musicale nostrano: tra i tanti, si annoverano infatti Afterhours, Verdena e Franco Battiato. Eroica Fenice ha avuto l’occasione di parlare con Moltheni, proprio in occasione dell’uscita di “Senza Eredità”.

Umberto, da dove nasce il progetto Moltheni?

Nasce a Milano nel 1996, ma si concretizza a Bologna nel 1998, grazie all’interessamento di Francesco Virlinzi e della sua etichetta Cycloper records di Catania. Successivamente nel 2005 nasce un idillio tra il progetto e la Tempesta dischi con la quale sono ancora legato.

Senza Eredità è il tuo ultimo album, frutto di una lunga gestazione durata un anno e passa. Qual è stata la difficoltà maggiore che hai incontrato durante la lavorazione del disco?

La difficoltà maggiore è stata quella di reperire tutto il materiale, che era andato praticamente perduto. Tuttavia Nica Lepira e Massimo Roccaforte mi hanno dato una grossa mano, poi la memoria e qualche demo ritrovato in cantina hanno chiuso il cerchio, dandomi un idea vaga di quello che poteva essere il lavoro definitivo. Successivamente a questa fase è subentrato il problema di completare quello che restava di aperto (alcuni testi, arrangiamenti di alcuni brani), ma nei mesi tutto è scivolato programmaticamente senza intoppi. Le difficoltà si sono equiparate al gusto di lavorare.

In Senza Eredità parli di un mancato retaggio, una successione che doveva avvenire e invece non c’è stata. A cosa alludi nello specifico?

Parlo di qualcosa che non c’è più e che non lascia nessuna eredità, null’altro. C’è davvero poco da intendere e con significati nascosti. L’eredità in qualsiasi sua forma è qualcosa che può esserci ma anche no. Nel mio caso non lascio nulla a nessuno, poiché non c’è nessuno che la riceverebbe.

A che stato evolutivo è la scena alternativa e indipendente italiana, secondo te? Il panorama attuale è ben diverso da quello in cui hai mosso i primi passi, e sei un punto di riferimento per qualsiasi giovane voglia ripercorrere una carriera musicale di questo genere.

Non lo so.

C’è una canzone in “Senza Eredità” alla quale sei più legato delle altre?

Mi affeziono poco ai miei brani, è un limite che ho sempre avuto, sono molto più attratto dalla musica altrui, specie quella passata. Nere geometrie paterne è il pezzo che più mi piace del disco, ma alla fine, come diceva Bennato, sono solo canzonette.

L’album è stato il punto di arrivo di un percorso molto lungo, erano anni che non pubblicavi materiali nuovi. Hai già in mente qualche progetto per il futuro?

Sto lavorando assiduamente al nuovo album di Stella Maris. Prometto che si tratterà per gli amanti del genere, di un assoluto capolavoro.

 

Immagine in evidenza: ufficio stampa

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A proposito di Matteo Pelliccia

Cinefilo, musicofilo, mendicante di bellezza, venero Roger Federer come esperienza religiosa.

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