È sempre potente la soluzione che raggiunge con semplicità il cuore di un messaggio. Ed è la volta dei NIGRA, trio calabrese che torna in scena affidando al suono ruvido prodotto dalla Dcave di Daniele Grasso (un salto nella Catania dell’underground storico) un messaggio di uguaglianza, di fratellanza volendo… i piedi nudi – al mio sentire – sembrano simboleggiare una pari condizione per tutti su questa terra che è un luogo comune… quale che sia la latitudine. “A piedi nudi” dunque per me suona come un manifesto umanitario dentro liriche leggere dalle melodie che tanto devono alla forma del pop. Quel gusto ruvido ai bordi poi mi porta inevitabilmente nell’America di grandi route…
Dal personale al politico. Questo disco come si rapporta ai temi dell’uomo? Critica o cronaca?
È entrambe le cose, e nessuna delle due in modo “puro”. La cronaca è il punto di partenza, perché viviamo immersi in quello che succede, ma non ci interessa raccontare i fatti così come sono. Ci interessa piuttosto capire cosa fanno all’uomo, come lo deformano o lo svuotano. La critica nasce quasi da sola, perché quando racconti il disagio, la paura, la perdita di senso, stai già prendendo posizione. È un disco che prova a stare dentro l’umano, non sopra.
Ma “In basso” volevate citare i CCCP?
I CCCP fanno parte del nostro immaginario, sarebbe ipocrita negarlo. Però non c’è stata una citazione “a tavolino”. Più che una strizzata d’occhio, è un linguaggio che riaffiora: certe parole, certi pesi specifici, quella tensione tra corpo e ideologia. Se qualcuno ci sente un’eco, va bene così: vuol dire che certe cose non hanno smesso di parlare.
Le notti tornano spesso nei testi, come luoghi in cui ci si raccoglie o ci si ricostruisce: è davvero di notte che trovate la parte più autentica di voi, o è solo l’unico momento in cui il rumore del mondo tace?
Forse entrambe le cose coincidono. La notte non è romantica, è uno spazio di tregua. Quando il rumore si abbassa, quello che resta sei tu, con quello che non hai risolto. Lì non puoi fingere molto. È il momento in cui puoi smontarti e provare a rimetterti insieme, anche male. Ed è un luogo che ci somiglia.
https://www.youtube.com/watch?v=ni37oggJf18
Che poi prendete posizione e lo fate anche non troppo velatamente: oggi questo cosa comporta? Un certo tipo di moralismo fa ancora male e produce effetti?
Prendere posizione oggi comporta quasi sempre il rischio di essere fraintesi o semplificati. Il moralismo non è tanto dire “questa cosa è sbagliata”, ma dire “io sono dalla parte giusta e tu no”. Quello sì, continua a fare danni, perché spegne il pensiero critico. Noi non vogliamo dare lezioni, ma non crediamo neanche alla neutralità: il silenzio, spesso, è già una scelta.
Doveva girare in vinile un disco simile… ci avete pensato?
Sì, ci abbiamo pensato. Il vinile ha un tempo fisico, ti costringe a stare dentro il disco, a girarlo, ad ascoltarlo davvero. È coerente con quello che facciamo. Poi ci sono i limiti pratici, economici, reali. Ma non è un’idea archiviata, solo rimandata.
Chiudiamo pensando al vostro nome d’arte: a proposito di “prendere posizione”. Lo trovo provocatorio e decisamente attuale… vero?
Sì, è attuale proprio perché mette a disagio. NIGRA non è uno slogan, è una parola che porta con sé un peso storico, politico, simbolico. Non vuole essere rassicurante. È un modo per dire che non ci interessa stare comodi, né piacere a tutti. Anche il nome è una presa di posizione: ti costringe a fermarti, a chiederti perché ti disturba. E da lì, magari, comincia qualcosa.
https://open.spotify.com/intl-it/album/36HXRetsJ4Ib93Lb4L6J6O?si=itwK32IHRyaB0Wx8mX0CHA

