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Eroica Fenice

Germano Bonaveri

Reloaded, il sesto disco del cantautore Germano Bonaveri

Lo scorso 26 gennaio è uscito Reloaded, il nuovo album del cantautore bolognese Germano Bonaveri, prodotto da Maurizio Biancani per Fonoprint.

Il disco, anticipato a novembre dal singolo Le piccole vite, è stato presentato dal vivo il 15 febbraio al Teatro Fanin di San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna, e il 21 febbraio al Teatro Leonardo di Milano.

Reloaded: i 14 anni di musica di Germano Bonaveri 

Reloaded è il sesto album di Bonaveri e contiene 18 brani rivisitati che raccontano i 14 anni di carriera del cantautore. Un progetto che raccoglie tutti i pensieri dell’artista durante la sua quotidianità e rappresenta, come da lui spiegato, “la pausa del cammino, quella in cui reinterpreti le esperienze vissute, le riordini e ti rendi finalmente conto che hanno costituito l’essenza del tuo peregrinare”.

Musicalmente parlando la bravura di Bonaveri è inconfutabile. L’artista bolognese, che incarna pienamente lo spirito dei grandi cantautori, ci consegna un album di grande spessore e ci ricorda che è ancora possibile produrre lavori di qualità. Ottimi gli arrangiamenti che restituiscono sonorità eleganti e raffinate, creando atmosfere sognanti e rilassanti. Non sono da meno i testi: profondi e mai banali, caratterizzati da un linguaggio colto e ricercato. La voce di Bonaveri rievoca a tratti Eugenio Finardi, a tratti Ivano Fossati, ma ha dentro anche un po’ di De Andrè e De Gregori.

Reloaded  è un album molto intimo e curato nel dettaglio: rappresenta indubbiamente materiale  per pochi.

Reloaded, track by track

Il disco si apre con Magnifico, una canzone in cui Bonaveri racconta l’assoluta irrilevanza di tutto ciò che riteniamo importante a tal punto da permettergli di impedirci di vivere. Il cantautore descrive “l’inseguimento vano dell’effimero bisogno di sembrare sempre qualcosa di diverso da noi stessi, senza peraltro esserci mai davvero incontrati”

Segue Le Piccole Vite, il brano uscito il 24 novembre 2017, scelto come singolo di lancio della sesta fatica del cantautore bolognese. Come raccontato dallo stesso autore, si tratta di una poesia scritta quattro anni fa per Topo, il gatto che lo ha accompagnato per 14 anni. “Ho voluto raccontare – ha spiegato – quello che sono certo mi avrebbe detto quando ho dovuto scegliere di ucciderlo per risparmiargli inutili sofferenze, e volevo condividerlo con il pubblico perché la canzoni qualche volta possono aiutarci a sentirci meno soli di fronte a certi dolori”.

Torquemada è la terza traccia dell’album ed è ispirata alla figura di Tomás de Torquemada, un religioso spagnolo, primo Grande Inquisitore dell’Inquisizione spagnola. Bonaveri spiega così il significato di questo brano: “Mi sono chiesto cosa direbbe il Grande Inquisitore oggi, di fronte a un ipotetico creatore, in un ipotetico aldilà vedendo quali strumenti usi il potere oggi per limitare le persone, strumenti diversi nella forma ma non nell’intenzione dai metodi di un tempo. Cambiano i metodi ma, a ben guardare, le facce sono sempre le stesse”

Un elegante e passionale tango è invece Scivola via, una canzone che parla d’amore: “quello sensuale, quello vissuto e quello immaginato”. Bonaveri definisce l’amore “la forza immaginifica che ci tiene semplicemente vivi, anche quando stiamo lentamente morendo”.

La sesta traccia è Clandestino, un brano scritto qualche anno fa, ma ancora estremamente attuale. Una traccia d’impatto che descrive il delicato e sempre impellente tema dell’immigrazione clandestina. “Negli spasmi del disordine sociale – dice Bonaveri – si realizza un nuovo ordine mondiale, sulle spoglie della democrazia brindano i servi dell’economia.”

Danza e Danza (Adieu) sono due tracce separate ma una è il seguito dell’altra. Si tratta di un brano sulle storie impossibili e sull’autocoscienza, come spiegato dallo stesso Bonaveri: “riconoscere il proprio ruolo nell’assenza di senso della vita – dice – , metaforicamente incarnato dal vecchio che respinge la ballerina sensualmente affascinata dalla maschera del vissuto”.

L’ottava traccia è Il mago, una canzone con cui l’autore bolognese condanna l’ipocrisia e la violenza spietata mascherata dalle storie di amore. Bonaveri parla di “quando la possessività riduce tutto a oggetto e proprietà. Quando l’irrazionalità perde di vista l’oggetto d’amore per concentrarsi sul possesso egoistico e cieco”.

Una piccola favola metaforica, invece, è il brano La Justice, con cui il cantautore emiliano descrive come “la giustizia, quando non è supportata e corretta dall’equità, produca errori irreparabili, misteriosamente sempre a favore di chi detiene il potere temporale”.

Tra i pezzi più belli, sia a livello musicale che testuale, rientra Onde, una canzone introspettiva che rimanda a una riflessione sulla vita e sull’ansia del futuro. A tal proposito Bonaveri ha dichiarato: “Condividere con le persone giuste aiuta ad affrontare questa tragedia che è la vita, con la sua ironia, il suo finale amaro ma tragicomico. E la compassione è qualcosa che va anche oltre all’amore”.

Le Diable è l’undicesima traccia del disco che Bonaveri spiega così: “Siamo ciascuno di noi quel “diabolo” quando sfidiamo un divino che si fa sempre più lontano, sordo e cieco mentre la realtà che viviamo contribuisce a innalzare il muro spesso e freddo della razionalità tecnica che ci separa dal mondo, fino ad isolarci”.

A seguire la maestosa Distopia, tra i pezzi migliori del cantautore bolognese: musica impeccabile e testo profondo e toccante. Un inno alla terra: un brano che racconta la fatica del contadino e quella di chi è costretto a partire, a lasciare la propria terra per progettare altrove la propria vita.

Le Mat è invece un brano autobiografico. Germano Bonaveri ha infatti raccontato che “matto” è l’aggettivo con cui gli amici lo definirono quando nel 2000 decise di lasciare il suo mestiere (lavorava nella ricerca e sviluppo) per fare il cantautore.  “È la mia canzone – dice – Sono quel matto, mi ci sono sempre sentito. E so anche di essere bellissimo. A cinquant’anni posso dirlo semplicemente perché lo so. E come mio nonno, so di essere un uomo profondamente libero”.

Altro brano molto personale è Lettera al Figlio,  una canzone che il cantautore bolognese ha scritto per il figlio che non ha mai avuto, ma che, dice: “mi accompagna fin da quando ero bambino, perché quel figlio siamo sempre e comunque noi”.

Parla di morte invece XIII. Il brano ha spiegato il cantautore racconta “la trasformazione che la morte significa per ciascuno di noi, il suo svolgersi ed il suo compiersi. Per rivelarsi come una semplice curva del nostro cammino”.

Le Città Invisibili è una canzone ispirata dall’omonimo libro di Italo Calvino. Bonaveri sposta l’attenzione sui diversi piani della realtà, o meglio, delle infinite realtà che contemporaneamente esistono in questo universo, almeno una per ogni creatura che lo vive.

Un pezzo ottimista, L’Indomani, penultima traccia di Reloaded. Una canzone che racconta quello che succede dopo un errore, della voglia di ripromettersi che tutto andrà meglio, che non accadrà di nuovo.

Chiude l’album il brano Delle Diversità che Germano Bonaveri definisce il suo testamento spirituale. Il cantautore si rivolge alle future generazioni, augurandogli di “cavalcare la vita senza mai prevaricare ma pronti a combattere per difendere gli inermi, capaci di scegliere di restare tra gli ultimi”. Bonaveri invita i giovani a riprendersi il futuro, a capire che se si impara a sopravvivere alla sconfitta si è già in possesso degli strumenti utili per preparare la rivalsa.