Con atmosfere acustiche intrise di rock, richiami psichedelici e un immaginario compreso tra spiritualità e narrazione simbolica, i Tantric Love Charmers presentano il loro primo album, in uscita il 21 dicembre. Un lavoro interamente suonato, privo di scorciatoie digitali, che restituisce il piacere della materia viva: corde che vibrano, legni che respirano, voci che graffiano e accarezzano. Al centro, una storia dal sapore mistico, che diventa il filo narrativo di un disco intenso, artigianale e profondamente umano. Con Thru the Cracks of Time la band apre le porte di un viaggio sonoro che sembra guardare indietro per guardare al presente.
L’intervista
Il vostro album racconta la storia di un uomo che non sa di essere morto e continua a muoversi nel mondo. È una metafora potente: quanto vi sembra che oggi molti vivano così, attraversando il tempo senza percepirne davvero il peso o il senso?
Non saprei dirti con certezza cosa pensi la gente — in realtà, raramente mi soffermo su giudizi esterni, anche perché sarebbe comunque una proiezione dei miei stessi pensieri, non un’osservazione oggettiva. Detto questo, condivido in gran parte la tua visione: oggi sembra che la maggior parte delle persone viva in una sorta di sonno ipnotico, all’interno di una “Matrix” quotidiana. Ormai ne siamo quasi tutti consapevoli. Noi cerchiamo di resistere a questa deriva, di rimanere fedeli a ciò che sentiamo giusto, a quei valori che nutrono l’anima e danno senso al cammino. E sì, c’è una metafora centrale che attraversa l’intera storia: il protagonista non sa di essere trapassato, di non “vivere” nel senso pieno del termine. Fino all’incontro con la donna, vaga senza meta, in uno stato di sospensione tra vita e altrove. Lasciamo volutamente agli ascoltatori la libertà di interpretare, di cercare e magari di ritrovarsi nel viaggio che raccontiamo.
Il viaggio del protagonista è anche un viaggio spirituale, fatto di rinuncia, reincarnazione e amore che trascende il corpo. Pensate che la spiritualità, oggi, sia un bisogno autentico o una risposta alla mancanza di altri spazi di senso?
È una domanda profondamente filosofica, e per certi versi non ha una risposta definitiva — almeno non una che possa valere universalmente. Posso però condividere una prospettiva personale. Sono da sempre affascinato dalle dottrine orientali, in particolare da quelle buddhiste. In quei sistemi di pensiero si coltiva una visione della vita e della morte molto diversa da quella dominante in Occidente. Da noi, anche simbolicamente, c’è un forte attaccamento alla materialità: basti pensare alle tombe monumentali dei faraoni o degli imperatori, volute come dimore eterne per il corpo. Al contrario, in molte culture orientali il corpo viene restituito alla terra attraverso la cremazione, con la consapevolezza che lo spirito non ha bisogno di pesi né di possedimenti: è destinato a migrare, a trasformarsi, a proseguire il suo viaggio in un’altra dimensione o in un’altra forma. Io credo che queste due visioni — apparentemente opposte — non siano in contrasto, ma complementari. Esattamente come gli emisferi del nostro cervello: uno razionale, l’altro intuitivo, ma entrambi indispensabili per la vita e la coscienza. Tornando alla tua domanda in modo più intimo: da anni scelgo di vivere orientando la mia attenzione verso ciò che nutre lo spirito, non ciò che appesantisce il corpo. Le esigenze materiali le riduco al necessario; non mi attraggono, se non nella misura in cui servono a sostenere il cammino. Questa inclinazione si riflette inevitabilmente nei miei testi e nelle scelte stilistiche della nostra musica: nella ricerca di autenticità, nella predilezione per il suono vivo degli strumenti, nell’attenzione al silenzio quanto al suono perché è nel vuoto che risuona il vero.
Thru the cracks of time sembra suggerire che il tempo non sia una linea, ma una frattura da attraversare. Fare musica oggi è per voi un modo per fuggire dal presente o per abitarlo in modo più consapevole?
Thru the Cracks of Time è il brano con cui abbiamo scelto di presentarci al mondo. Racconta il viaggio dello spirito di un uomo che, resosi conto di non poter più amare una donna vivente nel suo tempo presente, decide di varcare i confini dello spazio e del tempo stesso per ritrovarla in un’altra dimensione, in un’altra vita, in una nuova reincarnazione. Oggi la scienza ci sta mostrando che il tempo non è un flusso rigido e universale, ma qualcosa di flessibile, plasmato dalla gravità, dalla velocità, persino dalla coscienza. Queste scoperte non riguardano solo la fisica: stanno ridefinendo il nostro immaginario. Letteratura, cinema e arte ne sono già permeati — e noi abbiamo voluto contribuire a questo dialogo con una canzone che fa parte di un concept album, un’opera in cui ogni traccia si intreccia con le altre per raccontare un’unica storia, un’unica ricerca: quella dell’amore oltre i limiti del tempo e della materia. Per rispondere più direttamente alla tua domanda: fuggire non è mai la soluzione definitiva. Meglio affrontare gli ostacoli, abbracciare il cambiamento e imparare ad adattarsi ai suoi meccanismi, proprio come fa il protagonista del nostro racconto, che non scappa dal dolore, ma lo trasforma in un motore per il viaggio più grande: quello dell’anima.
fonte immagine: ufficio stampa

