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Eroica Fenice

Alice in Wonderland

Alice in Wonderland del San Carlo: il Flash mob a Piazza del Plebiscito

Alice… quando si pronuncia questo nome inevitabilmente la mente ci riconduce a Bianconiglio, Regina di Cuori e cartesuddito, Stregatto, Cappellaio Matto, universi onirici e sottosuoli fiabeschi.

Non era di certo questo che il 24 dicembre del 1864 si aspettava il reverendo Charles Lutwidge Dogson, meglio noto con lo pseudonimo di Lewis Carroll, quando, per intrattenere durante una gita in barca le tre ragazzine Liddell, figlie del rettore della Christ Church, improvvisò la storia di Alice, dal nome di una di loro, a cui regalò un manoscritto pubblicato nel 1895, esattamente il 4 luglio… 150 anni fa.

Non pensava neanche che questo divertissement diventasse il quarto libro più tradotto al mondo e il secondo più citato dopo Shakespeare con varie trasposizioni cinematografiche dalla Disney, Hepwoth e Stow del 1903 a Tim Burton; l’opera di Carroll ha ispirato inoltre dal 1800 a oggi più di 1200 tra disegnatori e artisti, tra cui Salvador Dalì.

Ovviamente non avrebbe mai supposto che questa fiaba, accolta con fatica dalla critica del tempo, sarebbe stata scandagliata fino all’ossessione e che a seconda dei secoli avrebbe avuto interpretazioni differenti: negli anni ’30 era un racconto contro il proibizionismo dell’età Vittoriana, negli anni ’60 per i Jefferson Airplane era un “trip”, negli anni ’90 era la base concreta che sorreggeva accuse di pedofilia, negli ultimi anni David Day in Alice’s Adventures in Wonderland Decoded ha rilevato un parallelo tra il coniglio e la serie di Fibonacci, ha scoperto che lo Stregatto sparisce da testa a coda per un ordinato gioco di parole tra head tail e perché ha quel sorriso che i matematici chiamano catenaria (cat-enary). Infine il matematico Martin Gardner ha dimostrato che dietro molte apparenti stranezze si nascondono altrettanti principii matematici.

Il caso vuole, tuttavia, che Carroll in riferimento alla critica dell’età a lui contemporanea volesse effettivamente dire la sua ma volesse farlo “da bambino”, anzi, con l’ottica del bambino che sogna, e questo significava per lui innanzitutto non essere lì ma Altrove, nel sottosuolo o nel paese delle meraviglie per esempio. Carroll non assumeva droghe ma soffriva invece di un disturbo neurologico, noto oggi come Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie, che gli faceva avere delle allucinazioni visive sulla grandezza reale degli oggetti e frequentava i bambini perché fotografava in un’epoca in cui la fotografia era stata appena inventata e in tanti desideravano un ritratto dei propri bambini e, sia per etica professionale o per personale profilassi, pare che per le scampagnate e per le sue sessioni fotografiche Carroll facesse sempre in modo di non rimanere mai da solo con le sue giovani amiche. Pochi sanno che Carroll era docente di matematica alla Christ Church e che, sia dal salotto di casa che dalla cattedra, combattesse la sua balbuzie metricizzando le sue lezioni e infine che nel 1879 inventò il Word ladder, la “Scala di parole” o metagramma, assecondando quella che era la sua passione per i giochi di carte e per l’enigmistica.

“«E se smettesse di sognare di te, dove credi che saresti?»

«Dove sono ora, naturalmente» ribatté Alice.

«Niente affatto» disse Piripù sprezzante «Non saresti in nessun luogo. Perché tu sei soltanto un qualche cosa dentro il suo sogno.”

(L. Carroll, Alice in Wonderland)

A partire dalla sua pubblicazione, in ogni modo, la storia di Alice si impose come uno dei classici che da sempre ha tormentato, divertito, stuzzicato, fatto sognare milioni e milioni di lettori che ogni giorno prendono in mano il libro e decidono di inseguire con Alice il Bianconiglio per avere in regalo la scoperta di un Altro Mondo. Ecco perché non si può non amare quest’opera: perché tutti in fondo siamo eterni sognatori!

È per rendere realtà questo sogno che sabato 6 maggio in piazza del Plebiscito a Napoli è stato organizzato un flash mob alle ore 12.00.

Oggi come nel 1876 questa storia continua ad incantare il mondo, e allora perché non viverla a pieno con un costume, un dettaglio che ci faccia diventare per un giorno uno degli indefinibili personaggi della favola più assurda di sempre? Durante l’evento inoltre è possibile scattare un selfie ed inviarlo come messaggio privato su Facebook entro il 9 maggio per partecipare alla selezione di una giuria del Teatro. Gli scatti più originali verranno pubblicati sulla pagina ufficiale del San Carlo e i tre che riceveranno più like entro il 12 maggio saranno premiati con un biglietto per assistere al balletto Alice in Wonderland in programma al Teatro San Carlo dal 14 al 25 maggio 2017.

Non rimane che partecipare e far parte per un giorno del magnifico mondo di Alice!

 

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