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Eroica Fenice

Arrebol, le luci di Alberto Bile e Francesco Buonocore sulla Colombia

Arrebol, luci sulla Colombia è un progetto ideato da Alberto Bile e Francesco Buonocore, che, attraverso una campagna  di crowdfunding, li porterà da agosto a ottobre 2015 a realizzare un reportage di viaggio in Colombia, da Bogotà al Mar dei Caraibi. Arrebol, termine che non ha corrispondenti in italiano, indica il colore rosso delle nuvole colpite dai raggi del sole: così, attraverso un viaggio tra luci e nuvole di questo paese così poco conosciuto in Italia, i due autori si pongono l’obiettivo di realizzare un documentario, un libro e altro materiale che possano raccontare una Colombia diversa dai clichè che generalmente associamo a questo paese.

Il 26 maggio alle ore 19:30, il progetto verrà presentato presso la libreria Dante & Descartes di Napoli. Durante la serata verranno inoltre letti passi de “I portatori di libri” di Ettore Mo e si racconterà del progetto Biblioburro, la biblioteca  colombiana “a dorso d’asino” che promuove la lettura per bambini nel nord del paese.

Ho posto qualche domanda ad Alberto Bile che ringrazio per la disponibilità.

Come è nata l’idea del progetto Arrebol?

Qualche mese fa Francesco è tornato da un lavoro in Messico, dove era entrato in contatto con molti colombiani. Sapendo che io ci avevo vissuto per 9 mesi nel 2012, mi ha proposto di lavorare insieme per un reportage. Mi sarei occupato di testi e foto, lui di foto e video. Poi, Francesco è andato in Colombia e ha sentito lo stesso bisogno che io provavo da tre anni: quello di raccontare in Italia aspetti di quel bellissimo paese che non fossero la solita coca e il solito conflitto armato. Chiudere la questione Colombia con l’etichetta “Coca e pericolo” è lo stesso di bollare Napoli con l’adesivo “camorra e scippi”. Non ci andava giù. Ci siamo seduti a tavolino, per individuare le storie da raccontare, se limitarci a uno o più luoghi e a una o più realtà. Presto abbiamo capito che volevamo trovare un equilibrio tra la dimensione del viaggio e l’approfondimento giornalistico. In Italia, ad esempio, ci è riuscito benissimo Pino Cacucci nel suo “La polvere del Messico”. Abbiamo individuato una porzione di Colombia da percorrere, dai 2600 metri di Bogotà, passando per le ricchezze naturali dell’interno, le zone più aride e arrivando infine al Mar dei Caraibi.
Abbiamo stimato un budget di 5.000 euro, puntando molto sull’appoggio e l’accoglienza di amici colombiani e delle associazioni che incontreremo. È difficile trovare una rivista o una produzione che ti finanzi per cifre del genere. L’unica possibilità era il crowdfunding, e così abbiamo scelto di appoggiarci su Produzioni dal Basso. Da Roma, Gloria Mendiola, direttrice di Migras e Colombia es Cultura, ci ha aiutato con le idee e i contatti. Ci sostengono anche Erodoto108, rivista di reportage di viaggio, e ovviamente Dante&Descartes.
Abbiamo realizzato dei video, montati da Noemi Perfetto, e creato unq pagina Facebook e un account Twitter. Riceviamo molte condivisioni e incitamenti. La raccolta fondi va piuttosto bene: abbiamo raggiunto in 50 giorni di campagna quasi metà dei fondi. Mancano poco più di due mesi. Sulla pagina del progetto si può appoggiare la campagna con qualsiasi cifra, e scegliere una ricompensa.

Vi riproponete di raccontare, attraverso il documentario, una Colombia diversa da quella che  conosciamo in Italia. Che cosa intendete?

L’obiettivo finale è realizzare un libro e un documentario che raccontino il viaggio. Francesco ed io siamo contemporaneamente dipendenti e indipendenti sul prodotto finale. Oltre ai due obiettivi principali, siamo sicuri di produrre una gran quantità di materiale testo, foto e video per riviste italiane e non anche in lingua spagnola.
Dici bene: l’esigenza è raccontare una Colombia diversa da quella conosciuta dai più in Italia, e direi in Europa. Adesso, nel sentire le solite battutine sulla cocaina, provo la stessa irritazione delle battute sulla spazzatura o la camorra napoletane. Ma non posso dimenticare che io stesso, 3 anni fa, appena arrivato a Bogotà mi chiudevo in ostello imprigionato dai miei stessi pregiudizi. Per Francesco è stato molto simile. Pian piano abbiamo scoperto l’acqua calda: c’è una vita quotidiana, una società civile, un panorama culturale che va oltre il conflitto, che “tenta di” e spesso riesce a superarlo e risolverlo. Gabriel Garcia Marquez è solo la punta dell’iceberg di un patrimonio umano straordinario e composito. Una passeggiata nella Candelaria, il quartiere coloniale di Bogotà, la rinascita di Medellin nel dopo Pablo Escobar, le piazze dei meravigliosi paesi coloniali, la musica delle pianure e della costa, le tradizioni indigene e potrei continuare all’infinito.
In Italia tutto questo è stato raccontato poco e male, o comunque molto tempo fa. Non vogliamo essere ciecamente trionfalistici: il conflitto c’è, sociale ancor prima che armato ma questo dà ancora più valore ai progetti di chi non si arrende, per desiderio di rivalsa o per l’umana esigenza di creare bellezza. In Colombia ci riescono meglio che in tanti altri luoghi del pianeta.

Come intendete, grazie al contributo di  Dante & Descartes, donare libri  al Biblioburro, la “biblioteca a dorso d’asino”?

Il Biblioburro è una delle tappe del nostro viaggio. È tra quelle che accendono maggiormente la nostra fantasia. Alla fine degli anni ’90 il professor Luis Humberto Soriano caricò 70 libri sul dorso di un asino per portarli in giro nei paesini poveri del Magdalena, nel nord della Colombia. Più tardi “el profesor”, come lo chiamano nella zona, fece un appello radio e ricevette centinaia di libri in regalo da tutto il paese. Infine, gli articoli di Washington Post e del New York Times hanno contribuito ad arricchire la biblioteca itinerante. Quando ne abbiamo parlato a Dante&Descartes, Raimondo e Giancarlo, padre e figli librai, si sono accesi. Entrambi esperti di “portatori di libri” in giro per il mondo ci hanno proposto di diventare noi stessi portatori di libri. Così caricheremo i nostri zaini di vari testi: dizionari italiano – spagnolo, grammatiche, libri in italiano, magari che raccontino un po’ di Napoli e dell’Italia, e anche testi in spagnolo. I destinatari principali sono i bambini del Magdalena: magari un giorno uno di loro inizierà a studiare italiano grazie alla donazione della libreria.
Quando abbiamo contattato “el profesor” è stato contentissimo. Ci ha scritto che ogni nostro regalo è “una bendiciòn”. Sotto nostra insistenza, ci ha poi segnalato il bisogno di medicine, e gli porteremo anche quello.

Viola Castaldo

-Arrebol, luci sulla Colombia-