Gli Anni Cap.2: il mosaico della memoria

Gli Anni Cap.2: il mosaico della memoria

Il 18 dicembre, al museo Madre di Napoli, vi è stata l’inaugurazione della mostra Gli anni Cap.2, a cura di Eva Fabbris in collaborazione con Marta Federici e Silvia Salvati. Il titolo Gli anni fa riferimento all’omonimo romanzo della scrittrice Annie Ernaux, vincitrice del premio Nobel per la letteratura nel 2022: il titolo suggerisce che il tempo passa e noi tendiamo a dimenticare le cose. Infatti, i ricordi sbiadiscono come le vecchie fotografie. Lo scopo, quindi, della mostra Gli anni Cap.2 è quello di utilizzare le opere d’arte come un antidoto a questo processo di dispersione. Ed è proprio la scomparsa delle immagini evocata nel libro che funge da ispirazione anche per il logo della mostra da parte dello studio grafico Left Loft. La mostra si sviluppa in capitoli, non ordinati in modo cronologico, ed è dedicata all’esplorazione di episodi di storia dell’arte dei decenni più recenti di Napoli.

Dettagli essenziali sulla mostra Gli anni cap.2

Dettaglio Informazione
Curatrice Eva Fabbris
Ispirazione letteraria Annie Ernaux
Luogo Museo Madre, Napoli
Chiusura mostra 6 aprile 2026

Gli artisti e le opere esposte

Gli anni Cap. 2 presenta le opere di quindici artisti italiani ed esteri: Carlo Alfano, Thomas Bayrle, Luciano Fabro, Simone Fattal, Giorgia Garzilli, Eva Giolo, Piero Golia, Mimmo Jodice, Rashid Johnson, Allan Kaprow, Rosa Panaro, Lorenzo Scotto di Luzio, Cindy Sherman, Frances Stark, Eric Wesley. Lorenzo Scotto di Luzio entra nella collezione con le sue Full Memories: l’opera è costituita da delle formelle di terracotta che rappresentano ricordi personali, diventando così un mosaico della memoria. Grazie al consenso dell’artista prima del suo decesso è stata esposta anche una collezione di Mimmo Jodice, Identificazione, che non si vedeva dal 1978. L’opera di Luciano Fabro Nord, Sud, Est, Ovest giocano a Shangai progettata nel 1989 racconta con astuzia la distruzione dei punti cardinali in favore di una prospettiva libera e soggettiva, invitando i visitatori a fare lo stesso con la loro immaginazione. Simone Fattal, su invito della Fondazione ICA Milano e di Pompeii Commitment, visitò il sito archeologico di Pompei per trarre ispirazione dai manufatti pompeiani ed esplorare il legame tra archeologia e contemporaneo con interventi artistici ispirati a Pompei. L’artista belga Eva Giolo, che lavora nel cinema, esplora vari temi di intimità, permanenza e memoria, insieme all’analisi del linguaggio e della semiotica, e propone un dialogo tra generazioni attraverso video realizzati a Bruxelles: sono stati esposti tre dei suoi lavori, creati nella stessa annata, il 2023. Rashid Johnson, esposto per la prima volta in Italia, esplora l’autorappresentazione afroamericana. Allan Kaprow ridefinisce l’installazione artistica portando il pubblico all’interno delle opere: in questo caso possiamo ammirare Apple Shrine (1960). Infine, Eric Wesley sfida la rappresentazione storica nei musei con la sua opera Cavaliere.

Gli Anni Cap.2: il mosaico della memoria
Hermes, Simone Fattal  (Ufficio Stampa)
Gli Anni Cap.2: il mosaico della memoria
Nord Sud Est Ovest giocano a Shanghai, Luciano Fabro (Ufficio Stampa)

More spilled blood than drinkable water

Il museo Madre, durante l’inaugurazione della mostra Gli anni Cap.2, presenta al pubblico Panos Aprahamian, vincitore del premio Han Nefkens Foundation – Museu Tàpies Video Art Production 2024, creatore del cortometraggio More Spilled Blood Than Drinkable Water (2025) esposto fino al 17 febbraio 2026. Questo cortometraggio è la terza parte di una trilogia conosciuta anche come Trilogia di Karantina, ambientata dentro o nei pressi di Karantina, l’antico distretto di quarantena di Beirut, una delle aree più inquinate della città a causa della sua vicinanza al porto e a un impianto di smistamento rifiuti. Nel film, la voce narrante di un’investigatrice del paranormale racconta il suo percorso seguendo il corso del fiume come una discesa nel mondo sotterraneo, parlando con l’inquinamento, i composti chimici, i cattivi e gli spiriti che abitano in un paesaggio distopico. Aprahamiam nel cortometraggio mescola immagini reali ed astratte: l’opera trasforma il paesaggio in un portale per dare voce a memorie invisibili, raccontando il legame profondo tra degrado ambientale e violenza storica.

Informazioni utili

Museo Madre
Via Luigi Settembrini 79
80139 Napoli

Periodo:
19.12.2025 — 06.04.2026

Orari:
Lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì e sabato: ore 10.00 – 19.30
Domenica: ore 10.00 – 20.00
Martedì: chiusura settimanale

Fonte immagine in evidenza: archivio personale

 

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