Paolo Genovese si racconta al Napoli Film Festival 2018

Paolo Genovese

È con un saluto a Riccardo Zinna, attore, regista e compositore napoletano recentemente scomparso, che Paolo Genovese – ospite alla IV giornata del Napoli Film Festival –  inizia giovedì 27 settembre il suo incontro con Marco Lombardi e tutto il pubblico del cinema Hart.

Reduce dall’esperienza come membro della giuria nella 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il regista romano ricorda così un compagno e collega fin dai tempi di Incantesimo Napoletano, il suo primo film.

Celebre per pellicole come Perfetti Sconosciuti, Immaturi o, ancora, Tutta colpa di Freud, Paolo Genovese ha iniziato la sua carriera proprio a Napoli e il cortometraggio, girato insieme a Luca Miniero nel 1998, festeggia nel 2018 come il Napoli Film Festival i suoi primi 20 anni.

Chi, al cinema Hart, si aspettava di sentir parlare del suo percorso dietro la macchina da presa, viene però immediatamente smentito e stupito.

Paolo Genovese: Il primo giorno della mia vita (da scrittore)

Nel 2018 Paolo Genovese ha, infatti, pubblicato per Einaudi Stile Libero Il primo giorno della mia vita, un romanzo di 312 pagine che – a giudicare dal numero di copie vendute (il libro è già alla quarta ristampa) – inaugura forse un’altra carriera di successo: quella di scrittore.

A differenza della scrittura di sceneggiatura che il regista considera come stilare una sorta di “manuale d’istruzioni”, la scrittura letteraria è per lui un qualcosa di molto più difficile ma al contempo completo. «Una sceneggiatura di cui non viene realizzato un film può essere considerata carta straccia, quando invece scrivi un libro sai che è quello che arriverà al pubblico», afferma.

A Napoli, come a New York, tutto può succedere

Quasi tutti i suoi film sono stati girati in Italia, ma per il suo esordio da scrittore Paolo Genovese ha immaginato una storia che si svolge a New York.

Interrogato sul perché proprio in questa città, il cineasta risponde che «è la città dove si pensa che tutto possa succedere. Una città magica, dove non è inverosimile che quattro personaggi così diversi – come i protagonisti di il primo giorno della mia vita – possano incontrarsi e decidere di regalarsi una settimana del loro tempo».

Visto che l’ipotesi di trarne un film non è poi lontana, quando gli viene chiesto di immaginare un’altra città dove girarlo che non sia la Grande Mela il regista – guadagnandosi l’applauso dell’orgoglioso pubblico – dice: “ La città più vicina a New York in quanto a magia è sicuramente Napoli. Qui, come a Manhattan, si ha la sensazione che tutto possa succedere. È una città intestinale e non è un caso che io abbia cominciato con il mio primo film proprio qui”.

Trovandosi, però, in un cinema la serata non poteva non proseguire che attraverso la proiezione di una delle sue pellicole.

Una famiglia perfetta : un film da riscoprire

La scelta ricade su Una famiglia perfetta, commedia del 2012 con Sergio Castellitto, Claudia Gerini, Marco Giallini e Carolina Crescentini.

Genovese confessa che è la pellicola a cui forse è più affezionato perché si tratta– a suo avviso – di uno dei suoi prodotti meno capiti: «Quasi mi sentissi come un padre con il suo figlio più fragile», dice.

Promosso, a partire dalla locandina, come una semplice commedia di Natale, Una famiglia perfetta sebbene sia ambientato in quel giorno e sia uscito nelle sale proprio in quel periodo NON è infatti un semplice film di Natale.

In nuce, tutti gli elementi che hanno reso planetario il successo di Perfetti Sconosciuti. Non solo l’aggettivo, evidentemente caro a Genovese per la sua stessa ampia gamma di significati (“La famiglia perfetta non esiste” è una delle battute chiave del film), ma anche i temi della coralità (impossibile stabilire un unico protagonista), del cibo (se in Perfetti sconosciuti c’è una cena, qui c’è il gran cenone) e in ultimo, ma non da ultimo, del cinismo.

Perché, sembra suggerire l’autore, a Natale non si è sempre tutti più buoni, ma tutti più ipocriti.


Paolo Genovese, film

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A proposito di Serena Laezza

Classe 1994, Serena di nome e apparentemente di fatto, dopo una maturità classica e il superamento della sindrome post Erasmus, sta per laurearsi in Lettere Moderne alla Federico II. Sta per decidere in quale parte del mondo vuole essere. Sta per capire come rispondere alla domanda: "Cosa vuoi fare da grande?". Nel frattempo, gira, vede gente, si muove, fa cose. Soprattutto legge, fotografa (male!), dorme (troppo), scrive (non la tesi, ovviamente).

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