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Eroica Fenice

Recensioni

Le disgrazie di Flavio e la Chiesa di Santa Marta

Le disgrazie di Flavio, secondo appuntamento per l’edizione 2018 del Festival di Commedia dell’Arte I viaggi di Capitan Matamoros – Drammaturgie della scena. Recensione dello spettacolo. Forse non tutti sanno che lungo il decumano inferiore, all’incrocio di Via Benedetto Croce e Via San Sebastiano, c’è una chiesetta che – spettatrice silenziosa della movida napoletana che anima la non lontana Piazza Bellini –  è in queste sere teatro di uno spettacolo tutto suo. Si tratta della Chiesa di Santa Marta e lo spettacolo – andato in scena mercoledì 17 ottobre e in replica giovedì 18 alle ore 20:30 – è Le disgrazie di Flavio, commedia dell’arte tratta da un antico scenario della raccolta di Flaminio Scala. Alla scoperta della Chiesa di Santa Marta Visto l’obiettivo con cui nasce il Festival I viaggi di Capitan Matamoros – quello di valorizzare luoghi storici di Napoli non sempre fruibili al grande pubblico – prima della messa in scena, l’associazione Artes – Restauro e Servizi per l’Arte ha permesso agli spettatori di scoprire qualcosa in più su quest’affascinante location. La visita guidata nella Chiesa di Santa Marta, compresa nel prezzo del biglietto, si è tenuta in tre lingue: italiano, inglese e spagnolo. Se da un lato questo ne ha allungato non di poco i tempi, dall’altro ha consentito anche ai numerosi turisti stranieri presenti di poter scoprire qualcosa su Napoli e la sua storia che – probabilmente – non è presente in nessuna guida turistica. L’edificio è stato fondato nel XV secolo e fortemente voluto dalla regina Margherita di Durazzo d’Angiò che a Santa Marta era legata sia per ragioni personali (si dice che la vita delle due donne avessero molte cose in comune) sia per ragioni religiose e politiche (la santa era – ed è tutt’ora – molto venerata in Provenza, luogo da cui proveniva la regina). Inizialmente gestita dalla Confraternita dei Disciplinati di Santa Marta cui facevano parte tanti nobili e viceré, la Chiesa ha conservato a lungo tra le sue mura una testimonianza storica importantissima: il Codice di Santa Marta. Ora conservato all’Archivio di Stato, il Codice è prezioso sia perché documenta il succedersi delle dinastie e delle case regnanti su Napoli capitale, sia perché testimonia l’evoluzione della cultura figurativa meridionale. Ma soprattutto la sua storia è interessante perché il manoscritto scampò miracolosamente all’incendio e al saccheggio del 1647 che, nella chiesa, distrussero tutto: cose e persone. Qui, infatti – prima di trovare la morte per mano degli spagnoli – cercarono rifugio un gruppo di persone che avevano partecipato alla rivoluzione di Masaniello e i cui scheletri sono ancora conservati nella cripta sottostante. Dopo che la guida ha condotto gli spettatori anche lì, un Pulcinella ha però “interrotto” la visita: era ora di pensare ad altre disgrazie, quelle – tutte da ridere – di Flavio. Alla scoperta della Commedia dell’Arte Le disgrazie di Flavio appartiene squisitamente al genere della Commedia dell’Arte. Rimasta popolare fino alla metà del XVIII secolo, ha reso famosa la commedia italiana in tutto il mondo; più che di un genere di […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Artecinema: l’arte contemporanea parte al San Carlo

È nella magnifica atmosfera di uno dei teatri lirici più prestigiosi al mondo, il Teatro San Carlo, che è stata inaugurata – giovedì 11 ottobre – la 23esima edizione di Artecinema. Ecco cosa abbiamo visto.  Artecinema, il Festival Internazionale di Film sull’Arte contemporanea  a cura della gallerista Laura Trisorio, è ormai da tempo un appuntamento imperdibile per napoletani e non solo. Cinefili e appassionati d’arte di tutt’Italia arrivano a Napoli in questo periodo per una rassegna di film che – proiettati in lingua originale con traduzione simultanea – non si limitano ad essere classici documentari ma – come riporta Vincenzo Trione nell’ultimo numero de La lettura utilizzando un termine coniato dal critico d’arte Carlo Ludovico Ragghianti –  aspirano piuttosto ad essere «critofim». Pellicole, cioè, in cui il regista diventa critico e romanziere e che – sebbene abbiano come modello di riferimento il saggio letterario – sono capaci di far entrare lo spettatore nel processo artistico con mezzi cinematografici, con «parole-concetto» e con «parole-azione». Il programma di Artecinema  35 sono i film-saggi che saranno proiettati ad accesso gratuito presso il Teatro Augusteo per Artecinema dal 12 al 14 ottobre, ma il festival sarà arricchito anche da workshop e dibattiti in altre sedi: dai carceri di Nisida e Secondigliano alle scuole superiori di Anacapri e all’Accademia di Belle Arti dell’Università Suor Orsola Benicancasa. Il programma completo è consultabile qui e tanti sarebbero gli eventi da non perdere: come Frida Kahlo, Diego Rivera, une passion dévorante (di Catherine Aventurier, Francia, 2017),  Maurizio Cattelan: Be Right Back (di Maura Axelrod, USA, 2016) o ancora Renato Mambor (di Gianna Mazzini, Italia, 2017). Intanto all’inaugurazione, nella cornice del San Carlo, di ciò che significa Artecinema  sono stati forniti due esempi per cui vale la pena spendere qualche parola. All’inaugurazione di Artecinema  Soundings 2018-Lucia Romualdi & Francesco De Gregori (di Paolo Pittoni e Lucia Romualdi ) Il primo, un cortometraggio diretto da Paolo Pittoni e Lucia Romualdi, è un adattamento dell’istallazione presentata prima allo Studio Trisorio di Napoli (nel 2014) e poi al Maxxi di Roma (nel 2016). L’opera è nata dall’incontro dell’artista con Francesco De Gregori che ha rivisto la canzone Cardiologia in vista di un dialogo con le creazioni di Lucia Romualdi, con le sue “partiture di luce” e con i suoi suoni di meccanica analogica, quelli dei proiettori Kodak in movimento continuo che ricordano il rumore del mare. Ciò che si vuole restituire è dunque l’idea del viaggio, il concetto di lontananza, ma anche di comunicazione e rapporto tra due codici linguistici – quello della musica e quello dell’arte – apparentemente lontani ma compenetrabili. Del resto, il termine inglese “soundings” – scelto per il titolo –  ha un doppio significato: al plurale “fondali” e “misurazione del mare”; al singolare “cassa armonica” e “sonorità”. Basquiat: Rage to Riches (di David Shulman)  Ci sposta, invece, dall’altro lato dell’oceano, nella febbricitante New York degli anni 70-80, con Basquiat: Rage to Riches. Il film, diretto dal regista David Shulman, ripercorre la vita di Jean-Michel Basquiat, writer e pittore statunitense, tra i più importanti esponenti – insieme a Keith Haring – del graffitismo americano. Shulman nel presentare la […]

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SeLF, il Secondigliano Libro Festival, a Ricomincio dai libri

Un festival nel festival. Sabato 6 ottobre 2018, secondo giorno di Ricomincio dai libri, è stata presentato, nella Sala Conferenze del MANN, il programma di SeLF Secondigliano Libro Festival Oltre al pubblico di Ricomincio dai libri, fiera che vi abbiamo presentato qui, all’incontro erano presenti: Ottavio Lucarelli, presidente dell’ordine dei giornalisti della Campania, e Salvatore Testa, presidente dell’omonima associazione che organizza da ormai VI edizione di SeLF. SeLF, com’è chiaro dall’acronimo, è un progetto culturale legato ai libri che opera nel quartiere Secondigliano. Destinatari diretti del festival sono prevalentemente gli studenti di dodici scuole di ogni ordine e grado della periferia Nord di Napoli, ma Salvatore Testa, durante conferenza di presentazione, ha sottolineato le grandi aperture che caratterizzeranno l’anno accademico 2018-2018. Nei progetti di SeLF sarà, infatti, per la prima coinvolta anche una scuola di San Giovanni a Teduccio i cui studenti si incontreranno con quelli di Secondigliano in occasione degli appuntamenti con gli autori e i dibattuti sui libri. La seconda apertura riguarda poi le “Periferie di Napoli” (intese non solo in senso geografico come ad esempio Forcella, allo stesso tempo cuore della città e territorio extra moenia) – e le “Periferie del regno” che mirano a valorizzare il Cilento. Soprattutto, però, per la primissima volta SeLF valicherà i confini regionali con un progetto che proverà a metterà insieme Nord, Centro e Sud:  gli alunni delle quinte elementari di 3 scuole scuole di Milano, Bologna, Napoli saranno invitati a raccontarsi con ironia attraverso fotografie, disegni e caricature. Com’è strutturato SeLF? Nel corso dell’anno scolastico 2018-2019, il festival si articolerà in due filoni principali: modulo lettura e modulo lettura e creatività. Al primo parteciperanno i giovani delle classi terze delle scuole medie e delle classi prime delle scuole superiori. Agli studenti saranno sottoposti tre testi di narrativa di autori locali che verranno discussi con gli insegnanti di lettere, e dibattuti con i singoli scrittori in incontri collettivi e posti in votazione. Al secondo filone partecipano gli alunni delle quinte elementari che saranno invitati a scrivere e disegnare storie di fantasie legate al patrimonio culturale di Napoli e della Campania. Gli elaborati, su fogli 100×70 centimetri, saranno poi raccolti in un maxilibro che farà il giro delle scuole partecipanti. Ai due filoni legati ai libri si aggiunge, poi, un terzo filone legato alla musica: il modulo concerti. Quest’ultimo offrirà spazio per esibirsi ai tanti giovani del territorio che frequentano corsi di musica senza avere, spesso, l’opportunità di mostrare il loro talento. Quali sono i libri scelti per la la VI edizione di SeLF? A inizio maggio, come ogni anno, sarà assegnato il “Premio sgarrupato” indetto in memoria di Marcello d’Orta, insegnante e scrittore napoletano celebre per il libro Io speriamo che me la cavo. Gli studenti, dopo averli letti e dopo averne discusso con i professori, dovranno scegliere tra: Il mare bagna ancora Napoli (libro prodotto da SeLF) – racconti di 8 scrittori sul rapporto con il mare dei napoletani di ieri e di oggi; L’ultima prova – Il romanzo di […]

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Paolo Genovese si racconta al Napoli Film Festival 2018

È con un saluto a Riccardo Zinna, attore, regista e compositore napoletano recentemente scomparso, che Paolo Genovese – ospite alla IV giornata del Napoli Film Festival –  inizia giovedì 27 settembre il suo incontro con Marco Lombardi e tutto il pubblico del cinema Hart. Reduce dall’esperienza come membro della giuria nella 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il regista romano ricorda così un compagno e collega fin dai tempi di Incantesimo Napoletano, il suo primo film. Celebre per pellicole come Perfetti Sconosciuti, Immaturi o, ancora, Tutta colpa di Freud, Paolo Genovese ha iniziato la sua carriera proprio a Napoli e il cortometraggio, girato insieme a Luca Miniero nel 1998, festeggia nel 2018 come il Napoli Film Festival i suoi primi 20 anni. Chi, al cinema Hart, si aspettava di sentir parlare del suo percorso dietro la macchina da presa, viene però immediatamente smentito e stupito. Paolo Genovese: Il primo giorno della mia vita (da scrittore) Nel 2018 Paolo Genovese ha, infatti, pubblicato per Einaudi Stile Libero Il primo giorno della mia vita, un romanzo di 312 pagine che – a giudicare dal numero di copie vendute (il libro è già alla quarta ristampa) – inaugura forse un’altra carriera di successo: quella di scrittore. A differenza della scrittura di sceneggiatura che il regista considera come stilare una sorta di “manuale d’istruzioni”, la scrittura letteraria è per lui un qualcosa di molto più difficile ma al contempo completo. «Una sceneggiatura di cui non viene realizzato un film può essere considerata carta straccia, quando invece scrivi un libro sai che è quello che arriverà al pubblico», afferma. A Napoli, come a New York, tutto può succedere Quasi tutti i suoi film sono stati girati in Italia, ma per il suo esordio da scrittore Paolo Genovese ha immaginato una storia che si svolge a New York. Interrogato sul perché proprio in questa città, il cineasta risponde che «è la città dove si pensa che tutto possa succedere. Una città magica, dove non è inverosimile che quattro personaggi così diversi – come i protagonisti di il primo giorno della mia vita – possano incontrarsi e decidere di regalarsi una settimana del loro tempo». Visto che l’ipotesi di trarne un film non è poi lontana, quando gli viene chiesto di immaginare un’altra città dove girarlo che non sia la Grande Mela il regista – guadagnandosi l’applauso dell’orgoglioso pubblico – dice: “ La città più vicina a New York in quanto a magia è sicuramente Napoli. Qui, come a Manhattan, si ha la sensazione che tutto possa succedere. È una città intestinale e non è un caso che io abbia cominciato con il mio primo film proprio qui”. Trovandosi, però, in un cinema la serata non poteva non proseguire che attraverso la proiezione di una delle sue pellicole. Una famiglia perfetta : un film da riscoprire La scelta ricade su Una famiglia perfetta, commedia del 2012 con Sergio Castellitto, Claudia Gerini, Marco Giallini e Carolina Crescentini. Genovese confessa che è la pellicola a cui forse è più […]

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Beppe Fiorello tra gli “Imbavagliati”

Non poteva che essere lui, Beppe Fiorello, il testimonial d’eccezione di Imbavagliati, il festival di giornalismo civile in corso al Pan fino al 26 settembre. Ospite a “Mai più soli!”, convegno dedicato all’analisi dei cambiamenti nella narrazione dei fenomeni criminali in tv e al cinema, l’attore siciliano è noto al grande pubblico per aver interpretato personaggi di grande caratura, spesso portatori di verità un po’ scomode. Gli uomini raccontati da Beppe Fiorello Recentemente ha vestito i panni di Domenico Lucano, sindaco di Riace, piccolo borgo calabrese che ha superato il rischio di spopolamento grazie all’inserimento del tessuto sociale di profughi e immigrati regolari. Modello di accoglienza e integrazione, la storia di Riace ha ispirato “Tutto il mondo è paese”, fiction che avrebbe dovuto andare in onda sulla Rai ma che è stata invece sospesa dal palinsesto perché al sindaco Lucano è stato recapitato un avviso di garanzia per alcuni presunti reati collegati alla gestione del sistema di accoglienza. Ad accendere i riflettori sulla controversa vicenda attraverso l’hashtag #iostoconRiace è stato, nei giorni scorsi, lo stesso Fiorello. Sul suo account Twitter l’attore aveva scritto: “Non è la prima volta che una mia fiction viene bloccata. Anni fa le foibe, il governo di allora non gradì, poi la storia di Graziella Campagna (N.d.R. giovane vittima della mafia), l’allora Min. della Giustizia si indignò, ora Riace, bloccata perché narra una realtà e nessuno/a dei miei colleghi si fa sentire”. Nell’introdurre il suo ospite, Desirée Klain, ideatrice di Imbavagliati, ha poi ricordato alcuni suoi ruoli legati anche a Napoli, come quello di Giuseppe Moscati, il medico dei poveri, Salvo D’Acquisto, vice brigadiere medaglia d’oro al valor militare aver salvato vite durante la seconda guerra mondiale, o ancora Marco Giordano della miniserie “Io non mi arrendo” (liberamente ispirata alla figura di Roberto Mancini, il poliziotto morto per tumore dopo essere stato il primo ad aver indagato sullo sversamento illegale di rifiuti speciali e tossici in Campania). Beppe Fiorello all’incontro “Mai più soli” Al perché continui a scegliere personaggi di questo tipo, Beppe Fiorello sorride e risponde: “Tutti gli uomini che ha raccontato somigliano un po’ a mio padre”.  Pone così l’accento sul fatto che per lui più che come eroi, dovrebbero essere visti come uomini normali, uomini che hanno semplicemente svolto il loro lavoro.  “Mi interessa – afferma – dire che quelle storie esistono senza avere la pretesa di lanciare un messaggio”. Del resto, come afferma il vice direttore di Rai Fiction Francesco Nardella, anch’egli presente al convegno: “il racconto travalica la superficialità e permette di raccontare delle storie anche sconosciute”. Sulla necessità di raccontare normalità e non eroismi insiste Don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Polis che, insieme a Imbavagliati, ha organizzato l’incontro. Don Tonino denuncia un’ovvietà del male in territori dove alcune belle realtà (cita come esempio quella dell’associazione Libera) vengono viste come l’eccezione dato che ciò che le mafie, uccidendo vittime innocenti, uccidono la normalità. “Noi siamo abituati alla normale devianza, dove i normali vengono considerati sovversivi”, concorda il sindaco De Magistris.  […]

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Imbavagliati: riparte il festival internazionale di giornalismo civile

Mentre la Mehari verde di Giancarlo Siani, simbolo dell’evento, è in giro per la Campania, al Pan, riparte Imbavagliati –  Festival internazionale di Giornalismo Civile. Ideato e diretto da Désirée Klain, Imbavagliati vuole dare voce a tutti quei giornalisti che – come il giovane collaboratore de Il Mattino ucciso dalla Camorra trentatré anni fa – hanno subito o subiscono intimidazioni da associazioni criminali di stampo mafioso o rischiano la vita in regimi dittatoriali pur di fare il proprio mestiere: scrivere e raccontare la verità. Giovedì 20 settembre alle ore 18 al Palazzo delle Arti di Napoli è stata inaugurata la quarta edizione del festival annunciando al pubblico un programma ricco di incontri, workshop e arte. Fino a mercoledì 26 settembre sarà infatti possibile ammirare non una, non due, ma ben tre mostre legate al fotogiornalismo. Tre mostre dedicate al fotogiornalismo per il Festival internazionale di Giornalismo Civile A cura dell’Associazione “Studenti Contro la Camorra” è la mostra di Greta Bartolini “14 – per chi lotta”, una foto intervista dedicata alla giornalista de La Repubblica Federica Angeli. Minacciata di morte per le sue inchieste sulla mafia romana, Federica Angeli vive sotto scorta permanente dal 17 luglio 2013. Il lavoro che ha contribuito alla riuscita dell’operazione Eclisse (l’arresto di 32 persone appartenenti al clan Spada a Ostia) è raccontato dalla stessa giornalista nel libro A mano disarmata – Cronaca di millesettecento giorni sotto scorta e dall’obiettivo di Greta Bartolini (le foto che sono esposte nella mostra sono state selezionate dal libro “Sotto vita”). Dedicata al ricordo dei grandi fotografi che hanno immortalato Napoli e la sua storia è, invece, l’esposizione “Scatti della memoria”. Dalle foto dello scudetto con Maradona agli scatti, non gioiosi ma non meno necessari, di omicidi, retate e fatti di cronaca nera, la mostra ricorda grandi fotoreporter come Mario Siano, Antonio Troncone, Franco Esse, Gaetano Castanò, Giacomo Di Laurenzio (Peppino), Guglielmo Esposito, Franco Castanò. Tutti ad opera di Alfred Yaghobzadeh, fotografo iraniano vincitore del World Press Photo, sono infine i 100 duri scatti dell’esposizione “Faces of War”, a cura di Stefano Renna. Presente all’inaugurazione di Imbavagliati, Alfred Yaghobzadeh ha spiegato con ironia la storia del suo impronunciabile nome. Classe 1979, Yaghobzadeh ha fotografato le prime pietre del muro di Berlino che crollava, ma soprattutto ha dovuto interrompere gli studi per via della rivoluzione che ha sconvolto il suo paese, ha fotografo per 13 anni il conflitto israelo-palestinese e, nel 2011, mentre documentava la Rivoluzione d’Egitto è stato ferito. Eppure, davanti al pubblico, sorrideva e gesticolava con energia, affermando: “ We can’t change the world but we can try to be nice”. Gli imbavagliati da tutto il mondo Altrettanta energia e tenacia hanno mostrato gli altri “imbavagliati” presenti alla cerimonia. Carolin Muscat, vincitrice del Premio Pimmental Fonseca 2018, ha richiamato l’attenzione sull’attuale situazione della libertà di stampa a Malta. Il premio è stato dedicato alla sua collega Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese uccisa in un attentato del 2017. Non molto diversa la situazione in Uzbekistan denunciata dal giornalista Hamid Ismailov che ha ribadito […]

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Attualità

Cervelli in fuga: come votare al referendum da fuori sede

Domenica 4 dicembre, ormai è noto, l’Italia, dalle ore 7 alle ore 23, sarà chiamata a esprimere la sua sul disegno di legge Boschi. Trattandosi di un referendum confermativo, basta un sì per votare in favore della riforma e un no per bocciarla… facile, sembrerebbe. A differenza del referendum del 17 aprile scorso – quello sulle trivelle, che, colpevole di aver raggiunto l’opinabile traguardo del 31,2 % di affluenza, è risultato non valido –  quello del 4 dicembre sarà un referendum costituzionale e, pertanto, non sarà necessario il raggiungimento del quorum.  Ogni singolo voto avrà, dunque, la sua importanza e in Italia, proprio per questo, il dibattito tra riformatori e costituzionalisti si fa di giorno in giorno più acceso. Più che entrare nella questione politica questo articolo mira, però, a risolvere una domanda: potranno votare proprio tutti? Ecco come votare al referendum da fuori sede! Votare al referendum da fuori sede? Andiamo con ordine. Tra gli studenti che, avendo compiuto i 18 anni, hanno diritto al voto, un buon numero è fuori sede, una parte, piccola ma in costante crescita, è nel pieno del progetto Erasmus e tanti – i famosi “cervelli in fuga” – sono impegnati per motivo di studio o lavoro all’estero e saranno quindi, nella maggior parte dei casi, impossibilitati dal presentarsi alle urne. Quello di dicembre, però, è un appuntamento imperdibile visto che, in caso di vittoria del Sì, cambieranno alcuni importanti punti della Costituzione Italiana cui, difficilmente, si tornerà a discutere o, perlomeno, non a breve termine; a nessuno, in qualsiasi parte del mondo egli si trovi, quindi, può essere negato il diritto al voto. Se l’iter legislativo che deve affrontare una riforma costituzionale non è dei più semplici, non sembrerebbe da meno l’iter da seguire nel caso in cui ci si trovi lontani dal luogo di residenza. Ecco tutto (scadenze comprese) quello che c’è da sapere: Come votare al referendum da fuori sede: istruzioni Dai dati del Ministero dell’Istruzione si evince che la mobilità per studio caratterizza maggiormente i diplomati del Sud e delle Isole, dove circa uno studente su quattro sceglie di immatricolarsi in atenei del Centro o del Nord Italia (in tutto si tratterebbe di 248.351 studenti, per il 55,8% femmine e per il 44,2% maschi). Per tutti quelli che vivono fuori dal comune di residenza ma comunque sul territorio italiano (come studenti, ma anche lavoratori fuori sede) esistono due possibilità. La prima, quella “ufficiale”, è rientrare a casa sfruttando i forti sconti e agevolazioni ferroviarie ed aeree che vengono abitualmente realizzate nei referendum. Trenitalia offre le seguenti riduzioni: 70% del prezzo Base per i treni media-lunga percorrenza nazionale (Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca, Intercity, IntercityNotte e Espressi) e servizio cuccette; riduzione 60% sui biglietti per treni Regionali. Il viaggio di andata può essere effettuato fino a 10 giorni prima il giorno della votazione e quello di ritorno fino a 10 giorni dopo. Per usufruire delle riduzioni gli elettori dovranno esibire, nelle biglietterie e nelle agenzie di viaggio autorizzate, ma anche al personale di bordo il documento di identità, […]

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Teatro

Stasera c’è spettacolo? To play!

Stasera c’è spettacolo? Sì, no, forse… Quindi? To play! Il Napoli Teatro Festival nella leggera e fresca atmosfera dei giardini di Villa Pignatelli non poteva che far sue tutte le accezioni del verbo To play, che in inglese significa, infatti: riprodurre, interpretare, recitare, ma soprattutto, giocare. E un invito al gioco e all’improvvisazione è proprio ciò che è alla base del format teatrale ideato e curato da Emma Campili e Donatella Furino. Dal 16 al 19 giugno, dal 24 al 26 giugno e dal 1 al 3 luglio alle ore 19 nella neoclassica villa della Riviera di Chiaia prenderà vita, o ha già cercato di prenderla, uno spettacolo che, in realtà, è un non spettacolo. Il progetto di sharingtheatre in progress stravolge ogni filo logico e cronologico della drammaturgia classica e prevede la messa in scena di una forma di rappresentazione condivisa e ogni sera diversa dove –  che si parta da Shakespeare o Beckett, Scarpetta o De Filippo – il testo diventa solo un pretesto per una riflessione più profonda sull’essere (e il non essere) del teatro. Ieri, domenica 26 giugno, un impeccabile Claudio Boschi ha dato voce e corpo all’emblematico Amleto, «personaggio che contiene dentro di sé – come sottolinea a fine pièce Donatella Furino –  tutto il teatro: la frattura tra l’agire e il pensare, tra l’essere e l’umano», ma è solo uno dei dieci capitoli previsti per le dieci serate. Senza abbandonare linguaggi e suggestioni classiche, il progetto delle due registe segue le nuove regole spazio\temporali di youtube, si avvale cioè di attori in video e dal vivo e, mescolandosi con le forme dei reality, dei workshop, dei talk-show, sperimenta, così, una fruizione del tutto nuova della scena teatrale. I microspettacoli partono da più di trenta testi (Con o senza musica regista? / Eduardo Suite/ Narrami o ‘900/ Tradimenti di nome di fatto e di modi/ il pensiero e ritmo e tanti altri), ma sono di fatto opere destinate a non essere mai finite e, pertanto, ignote allo stesso cast. Stefano Ariota, Fabio Brescia, Giovanna Cappuccio, Daniela Cenciotti, Antonio Ciotola, Erri De Luca, Dario De Natale, Piera degli Esposti, Fabiana Fazio, Nino Orfeo, Betti Pedrazzi sono solo alcuni dei moltissimi attori che fanno parte della compagnia non stabile e in continuo aumento. E non solo provengono da scuole e formazioni diverse, ma devono anche condividere il palco, attraverso un meccanismo chiamato sharingshow, con il pubblico. Ogni sera, infatti, dopo l’intervallo, previa iscrizione tramite un modulo on-line, chi vorrà potrà far parte dello spettacolo e mostrare il suo modo di interpretare questo o quel personaggio. In “Stasera c’è spettacolo?” il pubblico da spettatore diventa attore, dunque, ma anche regista Si tratta di opere non finite perché, in Stasera c’è spettacolo?, sono i capocomici a diventare i conduttori, ma è alla platea che spetta il compito di scegliere come far muovere i caratteri. La volete costruita? La volete in sequenza? Più gioco di sguardi? Più serietà?  Ogni scena si può fare e rifare, svelando tutti i meccanismi che ci […]

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Voli Pindarici

Come poteva Penelope riconoscere Ulisse?

Aveva passato gli ultimi vent’anni a tessere. Non cantava. Non sedeva assai contenta di quel vago avvenir che aveva in mente. Non era Silvia. La sua mano, non veloce, ma lenta, fiacca, indolente percorrea la faticosa tela. La intrecciava di giorno, la disfaceva di notte. Un inganno, questo qui, che gli ingenui pensarono avesse ideato solo per raggirare i Proci. E che invece  ̶ ingenua  ̶ avrebbe voluto servisse a raggirar se stessa. Più centimetri si aggiungevano alla sua tela, più leghe percorreva lui. E naufragava, ogni tanto. Ma naufragava lui con la stessa frequenza con cui lei avrebbe voluto naufragar tra le sue braccia? Aveva smesso di chiederselo da un po’, Penelope. Ma di notte… Sì, quando le ancelle la lasciavano sola, quando il rumore dei carri lungo l’acropoli cessava e quando la luna, quella stessa luna che avrebbe potuto ammirare anche lui ovunque si trovasse, illuminava i pensieri di lei, in quei momenti era costretta a pensarci, a quella tela. Ruvida al tatto, malgrado l’accurata selezione delle stoffe, i suoi polpastrelli la percorrevano avidi, come se vi potessero leggere i tramonti sulla riva dello stretto dell’Ellesponto, le distese di fiordaliso nella terra dei Ciconi, le limpide acque che circondavano Scheria, il roboante rumore del mare durante le tempeste scatenate da Poseidone o il soave canto delle Sirene che Ulisse non avrebbe potuto raccontarle neanche se lo avesse sentito, neanche se lo avesse voluto. Così come lei non sarebbe stata capace di raccontargli quei sorrisi che Telemaco, da dolce bambino, aveva fatto nascere nel suo cuore di madre o quelle rughe che, da normale figlio, le aveva impresso ai margini della bocca e degli occhi. Aveva messo da parte la sua vanità di donna ed era arrivata ad accettare quei segni del tempo, ma non riusciva a metter da parte la sua razionalità e ad accettare la consapevolezza che ogni lembo di quel sudario era segno di una distanza tra loro incolmabile. Una distanza irremovibile malgrado Penelope la distruggesse appena arrivava il buio E mentre lei tesseva e ritesseva, correvano i giorni, filavano le stagioni. Filavano, filavano. Come lino, come lana, come amianto. Quello di Berta che serviva, allora come oggi, a ricoprire scheletri di amanti mai amati e miti di eroi mai creduti. Non era Berta, ma filava, Penelope filava. Eppure non smetteva di chiedere di lui ad ogni forestiero che giungeva ad Itaca. Forse per il desiderio di mettere fine ai noiosi copioni dei suoi banali pretendenti, le sembrava di riconoscerlo sotto ogni vela che si accingeva ad attraccare al porto. Ma non lo riconobbe. Lei, Penelope, la moglie fedele e devota, non riconosce Ulisse, il suo amato e atteso sposo. Riconosce, in quel mendicante, il suo padrone il buon cane Argo, pronto a ridestarsi, a drizzar le orecchie e a scodinzolare solo in ricordo delle giornate che la robusta gioventù permetteva loro di passare contro lepri e cervi. Ma non lei. E fa bene a parlare Euriclea che identifica Ulisse grazie a quel segno, provocatogli da un cinghiale quando il […]

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Culturalmente

Rassegna amatoriale all’Augusteo: intervista alla compagnia vincitrice

Terminata con successo la VII Edizione della rassegna Amatoriale del Teatro Augusteo, lunedì 6 giugno, naturalmente all’interno dello stesso teatro di piazzetta Duca D’Aosta, si è svolta la cerimonia di premiazione dei vincitori. Presentata da Gaia Giordano, la serata ha visto schierati sul palco tutti i componenti della giuria e le organizzatrici della Rassegna, Adriana Ricci e Albachiara Caccavale, che hanno portato avanti con passione un progetto in cui si è evidenziata concretamente l’importanza di sostenere il teatro amatoriale, fortemente voluto dal Cav. Francesco Caccavalle, patron dell’Augusteo tristemente salutato un anno fa. Protagoniste della serata, però, sono state naturalmente le compagnie teatrali che dal 11 al 29 maggio scorso hanno rappresentato, con grande successo di pubblico, ben 10 opere. La Rassegna amatoriale ha visto in scena: Luna nova con “I dieci comandamenti”; Lasciatevi incantare con “‘Mbruoglio aiutame”; Uomini di mondo con “Un posto fisso in paradiso”  ; Teatro aperto con “Strage di genere femminile plurale”; L’Adele con “Che bellu cafè”; In arte con “Io, Alfredo e Valentina”; Teatro club con “Uomo e galantuomo” ; La carretta dell’arte con “Uomo e galantuomo”; I giovani teatranti torresi con “‘Na santarella”; e infine la compagnia teatrale de I Gramò con “Il latte della lupa”. Tra i numerosi premi e menzioni speciali si segnalano le quattro coppe principali: per le categorie Teatro inedito e In lingua ha vinto la compagnia Teatro Aperto, con l’opera “Strage di genere femminile plurale”. Per la categoria Commedia musicale ha conquistato tutti la compagnia I giovani teatranti torresi, con l’opera “‘Na santarella”. Per la categoria In vernacolo ha vinto, infine, la compagnia Luna nova che ha inaugurato la prima serata della rassegna portando in scena “I dieci comandamenti” di Viviani. Quest’ultima è stata vincitrice anche del premio più ambito: l’inserimento nel cartellone della prossima stagione teatrale del Teatro Augusteo. L’intervista alla compagnia vincitrice della rassegna amatoriale 2016 Non è la prima volta che la compagnia Luna Nova, che opera da 23 anni nella città di Napoli diffondendo l’arte e la cultura partenopea, ha l’onore di vincere la rassegna amatoriale dell’Augusteo. La prima volta sul podio è stata 3 anni fa con “Le voci di dentro” di Edoardo de filippo, ma grande successo è stato raggiunto anche con altre partecipazioni: due volte con altri lavori vivianei e una volta con “Lo strano caso di Felice C”, spettacolo di Vincenzo Salemme da cui è tratto il celebre film “Cose da Pazzi”. Tra questi merita sicuramente una menzione “Fatto di cronaca”, vincitore del premio In vernacolo, che come “I dieci comandamenti” è opera di Viviani. Proprio del rapporto con lo storico commediografo napoletano abbiamo parlato con Angelo Germoglio che, insieme a Tina Bianco, ha curato la regia di questo spettacolo dai forti contenuti umani e sociali che ci porta nella Napoli della II Guerra Mondiale mettendo a confronto le leggi della fede cristiana con le difficoltà della sofferenza e del rispetto tra gli uomini. A cosa è dovuta la scelta di Viviani? È un autore che studiamo da molti anni e che abbiamo […]

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Attualità

Al via la IX edizione del Nano Festival

Riparte mercoledì 25 maggio, e si terrà per i prossimi mercoledì d’estate – fino al 27 luglio -, il Nano Festival. Il riuscitissimo contest musicale per gruppi emergenti, arrivato alla sua nona edizione, riconferma la sua location: l’appuntamento, anche quest’anno con ingresso totalmente gratuito, sarà al Cratere, suggestivo locale di Ercolano sito in via San Vito, 140. In ogni serata si esibiranno due band live, ognuna per un massimo di 25 minuti (Live start 22:00 – DjSet start 23:30). L’obiettivo sarà arrivare alla finale di settembre che sarà disputata tra le band che avranno nella classifica generale la migliore media voti tra giuria tecnica e pubblico in sala.  In palio il Premio “Cratere” del valore di 700 euro e un montepremi, tra premi e targhe assegnati dai partners, webradio, etichette e webzine, di 2.000 euro. Oltre a fan o semplici appassionati di musica, tanti saranno gli addetti ai lavori che ascolteranno e valuteranno le esibizioni. Il Nano Festival, del resto, nelle scorse edizioni ha visto nascere gli Urban Strangers, il duo che subito dopo ha conquistato X factor ed il pubblico nazionale. O ancora: JFK&La sua bella bionda, Sabba & Gli Incensurabili, Il Quarto Imprevisto, Beltrami e tanti altri nomi celebri nell’underground del cantautorato nostrano. Nano Festival 2016: il programma Mercoledì 25 maggio il Nano Festival comincerà con le esibizioni dei The Bubbles e dei Isole Minori Settime, che appartengono, rispettivamente, ai generi rock e folk. Questa la linea up dei mercoledì successivi: 01 Giugno: Bozo / Due Minuti D’Odio 08 Giugno: Kafka Sulla Spiaggia / No Profit Club 15 Giugno: Capatosta / Freudbox 22 Giugno: Bludiklein / Terzo Piano 29 Giugno: Lamarck/ Roberto Ormanni 06 Luglio: La Polvere di Bodélé / Merò 13 Luglio: Emanuele Ammendola / Pretesti 20 Luglio: Baaristi Muuti / The Nude in the 30’s 27 Luglio: Just4clams / Povero Albert

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Teatro

Teatro amatoriale: Un posto fisso in Paradiso all’Augusteo

La Rassegna di Teatro Amatoriale del Teatro Augusteo che, ogni anno da ormai sette edizioni, offre l’opportunità agli artisti non professionisti di mostrarsi al grande pubblico, ha preso il via mercoledì 11 maggio. Si concluderà lunedì 6 giugno, con la serata di premiazione e la selezione dello spettacolo che, a giudizio insindacabile della Direzione artistica del Teatro, sarà inserito nella programmazione del cartellone 2016/2017. Dopo “I dieci comandamenti”, l’opera in prosa di Raffaele Viviani -messa in scena dalla compagnia di teatro amatoriale “Luna Nova” – e “Mbruoglio aiutame” della compagnia “Lasciatevi incantare”, la rassegna, domenica 15 maggio alle ore 18:30, è giunta al suo terzo appuntamento. Sul palco del teatro di Piazzetta Duca D’Aosta è stata rappresentata la commedia inedita “Un posto fisso in Paradiso” di Corrado Visone, per la regia di Valerio Buono. Si tratta di un’opera in due atti che ha visto impegnati sul palco 13 attori della compagnia ischitana di teatro amatoriale “Gli Uomini di Mondo”, attiva dal 1999. VII Rassegna di teatro amatoriale: un posto fisso in paradiso Un posto fisso in paradiso è, ammettiamolo, un desiderio che tocca un po’ tutti, credenti e non credenti. Il paradiso, infatti, più che oasi riservata ai fedeli diviene, nello spettacolo, metafora delle ambizioni dei tanti personaggi in scena. Versione caricaturale di uomini e donne che – in forme non così volutamente esagerate – sarebbe possibile incontrare per strada. I personaggi spaziano dalla borghese ricca e seducente trascurata dal marito alla ragazzina insicura tradita dal fidanzato, dalla cameriera imbranata all’imprenditore fallito, dall’omosessuale esageratamente “affettuoso” all’incomprensibile donna del popolo. Tutti sono apparentemente accomunati da un unico grande desiderio: un posto fisso in paradiso, appunto. Faranno leva su questo desiderio di pace e di porre fine alle continue piccole e grandi sofferenze della vita due fratelli – i veri protagonisti della pièce – gestori di un’agenzia di pompe funebri che, a causa dell’imminente  fallimento della loro impresa, cercano a loro volta un lontanissimo paradiso: l’uscita dalla crisi. Ad ingegnarsi per trovarla è soprattutto uno dei due che ha studiato marketing a Milano e ogni giorno presenta al fratello-collega un’idea più strampalata. Le idee di uniformare il corredo funebre ai colori dell’anno (anziché il nero o il marrone scuro, la moda detterebbe un funerale in blu) o della modella che mostra concretamente ai papabili clienti la comodità della cassa da morto (rischiando di rimanere bloccata al suo interno) da subito si rivelano tanto esilaranti quanto fallimentari, sembra inizialmente destinata al successo un’altra bizzarra proposta. Un’ imperdibile opportunità di guadagno si concretizzerebbe, infatti, nell’“andare a prendere i morti quando sono ancora vivi”, cioè attirare, con un’offerta strepitosa, aspiranti suicidi a cui manca il coraggio di compiere l’infausto gesto. Ne segue naturalmente un percorso che, tra equivoci e imprevisti, vede morte e soldi agognati distanti più che mai, ma che sarebbe destinato a far ridere. L’intreccio tra comicità napoletana e umorismo nero anglosassone prometterebbe, sulla carta, grosse risate e ciniche riflessioni: nella realtà la commedia appare stanca in alcuni punti. Rimedia alla prevedibilità di alcune battute la bravura degli attori che – è evidente – vivono la loro […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Sabato che si fa? Gran Galà “Alla Corte del Re”

Tutto pronto per il Gran Galà “Alla Corte del Re” di sabato 30 aprile: dalle 9:30 fino alla sera, 18:30 circa, il bosco della Reggia di Capodimonte rivivrà, infatti, gli antichi fasti con una serie di eventi gratuiti e aperti a tutti. La bellissima ed elegante dimora reale ospiterà per tutta la giornata una serie di esibizioni di cavalleria, la visita di sontuose carrozze d’epoca e giochi equestri. Un evento che farà rivivere un glorioso periodo della storia napoletana e che darà la possibilità di assistere ad un incredibile spettacolo. Il programma del Gran Galà Il programma è denso e l’obiettivo alto: far conoscere a tutti i cittadini un pezzo della storia napoletana garantendo, comunque, divertimento. Come? Attraverso forme di intrattenimento ormai desuete, ma non per questo meno spettacolari. Sul grande prato del Giardino dei Principi antistante la Reggia di Capodimonte verrà allestito un campo di gara, completamente recintato, di circa 60 x 20 metri, attorno al quale saranno montate tende storiche militari per arredare la scena dello spettacolo. Imperdibili, quindi, i giochi d’arme a cavallo della Cavalleria Borbonica, che mostreranno al pubblico le giostre equestri tanto amate dai nobili nel diciannovesimo secolo e non solo. Danze e spettacoli storici dell’800 saranno a cura del gruppo teatrale itinerante “Gli Appassionati”, mentre il prof. Carannante terrà una lezione sull’alimentazione napoletana del periodo. Seguiranno degustazioni e sfilate di figuranti con vestiti d’epoca. In particolare alle 16 ci sarà, poi, il Gran Galà equestre, carrozze stazioneranno in vari punti del Real Bosco di Capodimonte per tutta la giornata e sarà presente un reparto della Polizia a Cavallo. L’evento di sabato 30 aprile, patrocinato dal Comune di Napoli, dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dal Museo di Capodimonte e da Fitetrec (Federazione Italiana Turismo Equestre E Trec – Ante), è organizzato e gestito dalla Compagnia dell’Aquila Bianca e vede anche la partecipazione della Real Cavallerizza di Napoli. Sabato che si fa? Si diventa dame e cavalieri!

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Teatro

Il grigio che abbiamo dentro

Nell’intima atmosfera del Teatro Elicantropo di Napoli ieri, giovedì 21 aprile 2016, si è avuta la prima de Il grigio, in replica fino a domenica 24. La rappresentazione dello spettacolo di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, attualissimo nonostante il debutto a Belluno il 19 ottobre del lontano 1988, è stata concessa dalla Fondazione Gaber al collettivo napoletano Teatro in Fabula, appena reduce dal successo di pubblico e critica per L’uomo di fumo in scena al Piccolo Bellini il mese scorso. Pur restando nei, per niente angusti, confini del Teatro d’evocazione, che si distingue all’interno del repertorio di Gaber e Luporini per l’assenza di tematiche sociali e di canzoni, a favore di una maggiore propensione a temi più spiccatamente esistenziali con una straordinaria attenzione alla parola, o meglio, come intendeva Nietzsche “al tono, all’intensità, al ritmo con cui una serie di parole vengono pronunciate”, Antonio Piccolo e Giuseppe Cerrone, che condividono la regia dello spettacolo, hanno deciso di attuare una lieve commistione con il repertorio del Teatro Canzone. Se la pièce “si par hazard” si apre (e chiude) con un allegro motivetto francese, se numerosi sono i fischiettii e corposa la musicalità insita nelle battute, anche grazie all’eccezionale modulazione che ne fa Piccolo, unico protagonista sul palco oltre che regista, sospendono ma non spezzano la drammaturgia: Il dilemma, Quello che perde i pezzi e C’è solo la strada. I tre brani, anzi, hanno il pregio di scavare dentro ma non scavalcare il monologo, conferendogli un ritmo tanto scanzonato quanto profondi ne sono il senso e lo spirito. Il grigio è la storia di una solitudine autoimposta, di un allontanamento ricercato, perché se è vero che per Gaber, contrariamente a Calvino, «libertà non è star sopra un albero», una casa di periferia tutta bianca, circondata dal verde, può forse fornire il silenzio e l’indipendenza tanto agognati da un artista e amante in crisi qual è il protagonista. Rifuggendo dalla mediocrità della propria vita, però, più che in un’oasi egli si imbatte in una gabbia per topi, o meglio… con topi, uno solo: il grigio. L’incursione dell’animale, all’interno di quella prigione meditativa in cui voleva rinchiudersi, squarcia tutte le sue illusioni e destabilizza il suo già precario equilibrio emotivo. Il grigio è, prima, solo un ombra, poi, un semplice roditore e “meglio un topo che un fantasma, un topo è più alla mia portata” affermerà, in tono profetico, il protagonista. Presto, però, la resistenza a tutte le trappole e i marchingegni ingigantisce l’importanza dell’animale, che da fuggitivo si trasforma in persecutore perché, del resto, “il grigio sapeva tutto di me e io non sapevo nulla di lui”. Tra lucidità e follia, ironia e irriverenza si svolge, quindi, la lotta di un uomo contro l’emblema di tutto ciò che sfugge alla vista e alla mente, contro ciò che null’altro è che il suo alter ego. Un’epica sfida alle mille, per carità non cinquanta, sfumature di grigio che adombrano il nostro io Lottare con Il grigio significa per il protagonista affrontare un fantasma che, però, resta […]

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Attualità

Visita e concerto a Sant’Anna dei Lombardi

Nel cuore di Napoli scorre un po’ di sangue fiorentino e tengono a farvelo scoprire i Giovani per un mondo unito di tutta la Campania che, insieme al gruppo internazionale GenRosso, offrono venerdì 15 aprile alle ore 18, una visita guidata seguita, a partire dalle 20:30, da aperitivo e suggestivo concerto acustico nel complesso monumentale di Sant’Anna dei Lombardi. La chiesa, nota anche come Santa Maria di Monteoliveto, è una delle più importanti testimonianze dello stretto legame tra Napoli e la Toscana. La sua bellezza mostra quanto il rinascimento toscano, anche nel capoluogo campano, abbia raggiunto vette altissime. Pur trovandosi in una delle storiche piazze della città, piazza Monteoliveto, nei pressi di una delle strade più trafficate, via Toledo, pochi sanno che dietro la sua facciata in piperino, una roccia magmatica delle zone di Viterbo e dei Colli Albani, e l’arco a sesto ribassato, tipico del tardogotico napoletano, è possibile trovare le opere di Giuliano e Benedetto da Maiano, Antonio Rossellino e Giorgio Vasari, alcuni tra gli artisti toscani del XV e XVI secolo più apprezzati al mondo. La chiesa è fiorentina fin dalla pianta, a navata centrale con cupola e tetto a botte coperto da un soffitto cassettonato, cinque cappelle a lato, più altre tre nel presbiterio, due sul lato sinistro e una su quello destro. Un passaggetto conduce, poi, ad altri luoghi del monastero non meno interessanti: l’oratorio del Santo Sacramento, la cappella dell’Assunta, la sacrestia Nuova e quella Vecchia del Vasari. Sant’Anna dei Lombardi palco d’eccezione per i GenRosso Guide d’eccezione all’interno dell’enorme complesso, la cui costruzione risale al 1411 e che, quindi, ha tanto da raccontare non solo dal punto di vista artistico ma anche da quello storico, saranno vari giovani, studenti e appassionati d’arte. Dopo aver appagato gli occhi con gli affreschi del Vasari e le tante altre opere presenti, dopo aver soddisfatto il palato con l’aperitivo, alle 20.30 comincerà, poi, il concerto del Gen Rosso. Il gruppo, nato dall’esperienza dei focolarini nella cittadella di Loppiano su desiderio di Chiara Lubich, è attivo fin dal 1966 e negli anni ha totalizzato più di 1500 concerti, 150 tour in 38 nazioni, quasi 54 album (nelle varie versioni) per un totale di 320 canzoni e oltre 4 milioni di spettatori, oltre a manifestazioni, raduni e workshop. Attualmente composto da 16 componenti provenienti da 9 nazioni diverse (Brasile, Tanzania, Filippine, Argentina, Polonia, Congo, Spagna, Svizzera e Italia), il Gen Rosso è definito international performing arts group e ha come obiettivo la diffusione del messaggio della costruzione di un mondo più giusto, pacifico, solidale, e vivibile. Anche questo sarà il messaggio dei Giovani per un mondo unito di tutta la Campania che, gratuitamente, venerdì 15 aprile a partire dalle ore 18, offriranno la possibilità di conoscere la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi. Uno dei tanti  edifici dove probabilmente si passa tante volte senza fermare lo sguardo, senza la consapevolezza che è imparando ognuno di noi a conoscere i luoghi più vicini che si potrà pensare di vivere in un […]

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Teatro

Euridice e Orfeo di Valeria Parrella al Bellini

Dal 9 al 14 febbraio, nei giorni dell’anno convenzionalmente più legati alla celebrazione dell’Eros, va in scena al Teatro Bellini uno dei miti più belli e dolorosi di tutta la letteratura amorosa: quello di Orfeo ed Euridice. La vicenda narrata nelle Metamorfosi di Ovidio rivive grazie alla rielaborazione di Valeria Parrella che ne capovolge la classica endiadi del titolo in Euridice e Orfeo. Nonostante ciò, però, la scrittrice napoletana, sempre attenta al confronto con la classicità, fa di Orfeo e del suo doloroso canto, per l’assenza dell’amata, i veri protagonisti. Assenza, del resto, è la significativa parola posta prima dei nomi degli sfortunati amanti nel titolo della novella, pubblicata dalla stessa Parrella per Bompiani, da cui, grazie alla regia di Davide Iodice, è nato contemporaneamente lo spettacolo teatrale. Si tratta di un’opera a tre voci (a quelle dei due protagonisti si aggiunge quella di Davide Compagnone che interpreta Hermes) con un testo fedele alla bellissima prosa-poetica intrinseca nell’opera, ma semplice nella struttura formata in gran parte da lunghi monologhi. Questi, pur avvicinandosi pericolosamente soprattutto nella prima parte della pièce a monocordi lamentationes funebri, grazie alle interpretazioni dei bravi Michele Riondino/Orfeo e Federica Fracassi/Euridice, sanno restituire allo spettatore tutta la commovente forza di quel canto capace di ammansire le bestie, impietosire gli dèi e spalancare le porte degli Inferi. Proposito di Iodice è stato, infatti, quello di «lasciare la parola alla Parola», in una sorta di dichiarazione d’amore verso le voci, i suoni e il loro potere ipnotico ed evocativo. Tutto parte da una domanda che hanno dovuto porsi tutti quelli che si sono confrontati con il mito greco. Gluck, Anouilh, Cocteau per le scene, ma anche Bufalino, Pavese, Rilke, Merini, Vecchioni e tanti altri non hanno fatto che chiedersi: Euridice e Orfeo: perché Orfeo si volta? La risposta, secondo la Parrella, è in quel Respexit presente nella tradizione di Ovidio ma anche in quella del Virgilio delle Bucoliche. Il termine latino non ha equivalente in italiano e viene solitamente tradotto con un semplice «e si voltò indietro», ma contiene anche tanto della radice che viene dal respectum, rispetto, a cui l’autrice ha deciso di ancorarsi. Perché Orfeo si volta? Perché «se mi ami, voltati» griderà Euridice nella scena madre. Perché Euridice lo chiama? Perché «se ti ami, voltati» aggiungerà.  Se il suo nome è anteposto a quello di Orfeo non è quindi solo per evitare quella “d” eufonica che richiede il titolo originale e che non piace all’autrice, ma anche e soprattutto perché Euridice non è più la splendida e innocente ninfa che l’amante vorrebbe riportare in vita, ma consapevole guida che gli Inferi hanno cambiato, al punto che spetterà a lei il compito di riportare alla luce, in un percorso di crescita non meno irreversibile di quello della catabasi infernale, l’amato Orfeo. Egli voltandosi non riuscirà a rispettare la clausola impostatagli dagli Dèi, vanificherà il percorso di rinascita di Euridice, ma acquisirà una nuova consapevolezza di sé: guardando lei, riuscirà finalmente a vedersi. L’elaborazione del lutto è quindi la chiave di lettura predominante in […]

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Teatro

Allora sono cretina alla Galleria Toledo

Il Teatro Galleria Toledo era pieno, ieri domenica 7 febbraio, per l’ultima mise in scène di Allora sono cretina, spettacolo per la regia di Peppe Miale che prende spunto dall’omonimo romanzo di Barbara Napolitano, giovane giornalista e autrice. Non era difficile da immaginare, data la bravura del cast nell’assicurare quella leggerezza che mai sconfina in superficialità in una storia che già dal titolo rivela tutta la sua carica d’ironia, ma allo stesso tempo di disincanto e amara consapevolezza. Amara consapevolezza che appartiene soprattutto alla protagonista Bianca, interpretata da Lorena Leone, una moderna Madame Bovary che alle letture dei romanzi francesi preferisce scambiare chiacchiere e consigli con l’amica di sempre, la biondissima Pandora, che la brava Irene Grasso ha saputo far apparire dapprima come l’ennesima donna frivola, aggrappata a vuoti scambi di sms e inevitabilmente destinata ad amare uomini che non la amano, ma che poi subisce, come il suo nome profetico quasi le impone, una maturazione tale da fornire a se stessa e a Bianca la forza per aprire “il vaso”, e nel caos di passioni e doveri contrastanti finalmente scegliere. Sceglierà Bianca un amore non meno pernicioso di quello vagheggiato dall’eroina di Flaubert, per restare sulla scia della stessa similitudine, ma che, pur comportando l’abbandono dei figli e del marito, non si concluderà nell’autodistruzione ma al contrario in una solitaria ma necessaria autodeterminazione. Allora sono cretina è una storia di scelte, di prese di coraggio La storia della protagonista potrebbe sembrare una storia come quella di tante. Una quarantenne, sposata, mamma iperprotettiva, ma che malgrado gli impegni lavorativi non riesce a rifuggire dalla gabbia di borghesuccia insoddisfatta e che libera il suo anelito alla vita innamorandosi di un uomo, quello sbagliato naturalmente. L’amante, che non a caso mai appare sulla scena, non sarà altro che la chiave che le permetterà di aprire quella claustrofobica gabbia e di vivere quella passione ormai nella vita coniugale da troppo dimenticata. Egli, una volta assolto questo compito, dopo averle consentito di uscire dalla quotidianità, la lascerà sola. Sola con se stessa e con il peso delle sue decisioni in una fuga che da fuga d’amore si trasformerà in qualcosa di ben meno convenzionale: una fuga alla ricerca di un profilo identitario diverso da quello imposto dalla società. Una fuga non dissimile da quella di Franco, fratello del marito, che da un giorno all’altro, così come anni prima aveva improvvisamente abbandonato l’esercizio dell’onorevole professione medica per diventare un raccattatore di scarti elettronici allo scopo di ripararli, decide di andare in giro con il suo completo colorato e le sue eccentriche scarpine bianche alla ricerca del suo posto nel mondo. Lorena Leone con Bianca e Sergio di Paola con Franco hanno dunque abilmente portato in scena due personaggi più vicini di quanto il legame parentale esigerebbe. Vicini per la ricerca a cui tendono, ma sostanzialmente lontani per caratteri e mezzi con cui vi approdano. La differenza principale risiede soprattutto nella presenza scenica: Bianca canta, grida, parla e riparla, ritrovandosi però a scambiare con il marito Stefano (interpretato da […]

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