“Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli

"Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra" al Museo Madre di Napoli

In concomitanza con il trentennale della personale itinerante “The Perfect Moment”, inaugurata nel dicembre 1988 a Philadelphia, pochi mesi prima della dipartita dell’artista, il Museo Madre di Napoli apre le sue porte a “Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra”, un’esposizione fuori dagli schemi dove, ad arricchire l’impatto delle immagini, contribuiscono esibizioni live da parte di coreografi di fama mondiale.

Oltre 160 opere intrecciate sovrapposte in un dialogo surreale dalle note antiche e moderne, un incontro tra fotografia e danza, in una mostra che intende omaggiare Robert Mapplethorpe, indiscusso maestro dell’arte fotografica del XX secolo.

L’innovativa mostra, intitolata “Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra”, a cura di Laura Valente e Andrea Viliani, in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York, è stata aperta venerdì 14 dicembre e si concluderà l’8 aprile 2019: ad introdurre la presentazione, Olivier Dubois, Direttore delle Compagnie Olivier Dubois ed ex Direttore Ballet du Nord, tra i venticinque migliori ballerini al mondo nel 2011, autore di una coreografia originale creata per il Museo Madre, dal nome “In Dialogue with Bob”, andata in scena durante l’opening del 14 e riproposta il giorno seguente.

“Coreografia per una mostra” porta per la prima volta al museo d’arte contemporanea il progetto “Abballamm’!” di Laura Valente, che da tre anni vede la direzione artistica danza del Ravello Festival impegnare i migliori talenti del territorio in progetti che includono artisti come Dimitris Papaioannou, Marie Chouinard, Bill T. Jones.

“Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra”: nell’originale connubio tra fotografia e danza, i ritratti prendono vita

Un nuovo concetto di museo, un’inedita fruizione dello spazio espositivo, proposti dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, che si propone come collante fra diverse espressioni artistiche: «Le opere del fotografo americano non erano mai state poste in un confronto diretto, prima d’ora, con quell’evidente componente performativa che sembra animarle. Una ‘danza’ fra opere e azioni coreografiche, che propone un’esperienza conoscitiva nuova delle opere dell’artista newyorkese, reinterpretate alla luce del dinamismo che scaturisce dai corpi ritratti, dai riferimenti alla scultura e alla pittura, dal trasporto sensuale e immediato suggerito proprio dalla ricerca di quella proporzione e perfezione formale che è una cifra costante della sua produzione. Sono caratteristiche, queste, che si accordano con la rigorosa disciplina fisica e con le evoluzioni dinamiche proprie della danza», spiegano i curatori Laura Valente e Andrea Viliani.

Obiettivo della mostra è coniugare l’aspetto espositivo e quello coreografico: vari artisti interverranno, infatti, in vari punti strategici del percorso in dialogo con le opere amplificando le suggestioni che investiranno il pubblico. I creatori e gli interpreti delle performance non perdono mai di vista i temi delle fotografie di Mapplethorpe: i canoni dell’arte neoclassica, l’attenuazione delle differenze fra generi e identità sessuali, l’incessante contrasto bianco-nero, il quasi impercettibile confine tra dolore e piacere, l’aspetto più glamour del jet-set newyorkese a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, di cui Mapplethorpe fu tra i massimi rappresentanti. Sullo sfondo, continui richiami ad una Napoli costantemente in bilico tra vita e morte.

Un diario di vita “senza tempo”

L’esposizione, che coniuga l’azione del “fotografare” e quella del “performare” sulla scena, è divisa in tre sezioni tra loro connesse: nella sala d’ingresso e nelle due sale attigue il visitatore viene catapultato in un’atmosfera teatrale, il cui fulcro sono le due muse ispiratrici di Mapplethorpe, femminile e maschile, Patti Smith e Samuel Wagstaff Jr.; nella prima sezione il pubblico esplorerà la performatività dei soggetti fotografati fra ballerini, atleti, body-builders, modelle e modelli; la seconda sezione immergerà il visitatore in una surreale platea, con decine di ritratti che, oltre a regalare una sorta di diario personale della vita dell’artista con tutti i personaggi che hanno costellato la sua esistenza, ricostruiscono un affresco della società newyorkese dell’epoca; la terza sezione – con un tappeto rosso per danzatori e diversi autoritratti di Mapplethorpe – fonde tra loro tutti i temi della mostra e diventa un vero e proprio teatro tridimensionale, dove la performatività si trasforma in coreografia contemporanea e contingente.

Da segnalare due sale attigue alla sala centrale: l’(Un)Dressing Room, un camerino a tutti gli effetti, adibito al riscaldamento dei danzatori prima dell’esibizione, e la X(Dark) Room (vietata ai minori) che ospita le opere più “estreme” a soggetto erotico, tra cui alcune del celebre Portfolio X. I soggetti di quest’ultimo gruppo di immagini sono ricchi di richiami alla storia dell’arte: caratteristico di Mapplethorpe era, d’altronde, astrarre il soggetto fotografato in un “tempo senza tempo”.

Fonte immagine: Radio Monte Carlo

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