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Eroica Fenice

Eventi/Mostre/Convegni

“Ritratti di territorio 2018”, l’amore per la propria terra

“È un eroe chi, in un contesto difficile, ha la forza, la capacità di non indietreggiare” diceva Dario Fo. Occorrono amore per la propria terra e per la verità. E qualcuno, in nome di questo amore, ha avuto il coraggio di non indietreggiare, di combattere restando nel proprio territorio sfidando i tanti venti contrari, pur di non mettere da parte il proprio sentimento di giustizia. E proprio al “sentimento” è stata dedicata la quinta edizione del “Premio Ritratti di Territorio”, svoltasi martedì 18 settembre 2018, come ogni anno presso il ristorante “Il Bagatto” di Pagani (Sa). La manifestazione, ideata nel 2014 da Nunzia Gargano in occasione dei suoi vent’anni di giornalismo, premia le personalità che si sono distinte nella loro professione conservando un legame speciale con la loro terra d’origine. Come nelle precedenti edizioni, due sono state le parti in cui si è diviso l’evento: nella prima, guidata da Roberto Ritondale, giornalista ANSA, c’è stata la consegna del premio vero e proprio; durante la seconda, invece, sono stati premiati chef, artigiani, produttori e ristoratori campani, il tutto accompagnato da un’ampia degustazione enogastronomica che ha messo in risalto l’eccellenza del nostro territorio anche in tale settore. “Rinascita a Sud”, tema di Ritratti di Territorio 2018 Ritondale ha sottolineato come il giornalismo sia “il cane da guardia” della democrazia, che quotidianamente affronta temi difficili e a volte scomodi, come il malaffare, la malasanità, la cronaca nera, ma in mezzo a tutto ciò non bisogna dimenticare le buone notizie, come quelle che mettono in risalto i sentimenti. Proprio per questo, quest’anno “Ritratti di Territorio” ha deciso di premiare chi ha valorizzato questo aspetto, immortalando un amore: parliamo di Giorgio Moffa, proprietario della pizzeria “Ciro” a Gaeta, che mesi fa ha fotografato il signor Giuseppe Giordano il quale tutti i giorni si reca al mare con la foto della moglie scomparsa sette anni fa. La foto è apparsa su giornali, tv e siti web e tutti ne hanno parlato proprio per la semplicità e la forza del sentimento che trasmette, quello di un uomo che continua ad amare la sua donna anche oltre la morte. “Ogni mattina, mentre eravamo intenti a lavorare, vedevamo Giuseppe che veniva ogni mattina di fronte al nostro ristorante, si sedeva sul muretto a guardare il mare del bellissimo golfo di Gaeta, poggiava la foto e restava ad osservare il mare. Ho ringraziato Giuseppe perché ha avuto il coraggio di mostrarsi nella sua semplicità, di vivere la sua nostalgia nel modo più genuino”, racconta Moffa. Anche il signor Giordano è stato premiato per aver dato valore all’amore, un sentimento oggi troppo spesso messo da parte per privilegiare altri interessi. Presente all’evento anche il direttore del Corriere del Mezzogiorno, Gabriele Bojano, che ha portato a casa il premio Ritratti di Territorio sezione Giornalismo, “per la sua capacità di scrittura poliedrica che gli permette di affrontare temi diversi, mai a discapito della deontologia professionale”. Un riconoscimento anche a due esponenti della musica lirica, il tenore Luca Lupoli e il soprano Olga De […]

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Food

5 piatti tipici napoletani che il mondo ci invidia

I cinque piatti tipici napoletani che devi provare almeno una volta. Le nostre scelte! Quando si nomina Napoli è inevitabile che vengano alla mente, come è giusto che sia, i suoi panorami meravigliosi, il suo incantevole mare, la sua storia gloriosa e ricchissima attestata dai suoi tanti monumenti. E ancora, la sua musica immortale, la proverbiale ospitalità dei suoi abitanti, e così via. Ma c’è anche qualcos’altro che rende unica questa città e che fa sì che chiunque la visiti non possa più dimenticarla: parliamo ovviamente della sua strepitosa cucina, così semplice e allo stesso tempo così elaborata, tanto che si dice sia impossibile non mettere su qualche chiletto dopo aver trascorso qualche giorno a Napoli. Piatti tipici napoletani, ecco i cinque must dell’arte culinaria partenopea Quali sono i cibi tipici da mangiare a Napoli? Tanti sono i piatti tipici napoletani, dal salato al dolce, che sono entrati a far parte della tradizione culinaria nazionale ed internazionale, i cinque più famosi sono la pizza, la mozzarella di bufala, il ragu, la parmigiana di melanzane e il baba. La pizza, vera regina di Napoli Non potevamo cominciare la nostra lista dei migliori piatti tipici napoletani che con lei, la pizza! Riconosciuta dalla Comunità Europea come specialità tradizionale garantita, la pizza è il simbolo per eccellenza della creatività dei napoletani (anche) a tavola. La pizza per antonomasia è sicuramente la margherita, con pomodoro, mozzarella e basilico, inventata, secondo la leggenda, da Raffaele Esposito, cuoco della pizzeria Brandi, in omaggio a Margherita di Savoia che si trovava in visita in città nel 1889. Pare però, che questa pizza esistesse già da molto prima e che il suo nome fosse dovuto alla forma data alla mozzarella, che ricorda appunto quella del fiore. La mozzarella di bufala Questo grande classico della gastronomia campana non è esattamente originario di Napoli, bensì delle province di Salerno e Caserta. Eppure è considerato da sempre uno degli emblemi del capoluogo. Ottima sulla pizza, sulla pasta, ma sublime anche se mangiata come piatto a sé, a patto di non conservarla mai, ma proprio mai, in frigorifero! La mozzarella è una di quelle pietanze da mangiare a Napoli assolutamente, ma anche da portare e far assaggiare una volta tornati a casa. Il ragù, meglio conosciuto come “O’rrau” L’origine di questo sugo a base di carne tanto caro ai napoletani è abbastanza controversa ed ancora oggi è oggetto di contesa con i bolognesi. Circa la qualità della carne e dei pomodori indicati, ci sono diverse scuole di pensiero, ma su un punto si è tutti d’accordo: la cottura deve essere lunga, almeno di sei ore, altrimenti… non è ragù! La parmigiana di melanzane, prelibatezza inimitabile Anche per quest’altro capolavoro tutto italiano, esiste una certa rivalità riguardo l’attribuzione delle origini che vede Napoli rivaleggiare con la Sicilia. Nonostante ogni tanto qualcuno provi a proporre delle varianti light di questa meraviglia, non scherziamo proprio: le melanzane vanno fritte (e non una volta ma due!), non grigliate! Pomodoro, mozzarella, parmigiano e basilico completeranno l’incantesimo. Il […]

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Interviste vip

Street Home di Andrea Chisesi: un viaggio nella storia di Napoli tra mito e realtà

È in corso in questi giorni al Castel dell’Ovo di Napoli il vernissage della mostra Street Home dell’artista Andrea Chisesi: un itinerario della storia della città partenopea, dalle origini fino ad oggi. Realizzata col patrocinio dell’assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli e in collaborazione con l’Atelier Andrea Chisesi, l’esposizione, curata da Marcella Damigella, ripercorre i luoghi, i ritratti e le strade della città. Conosciamo un po’ più da vicino l’autore della mostra, Andrea Chisesi, artista poliedrico e grande appassionato di Napoli. Street Home è un viaggio che parte da lontano, dalle radici, arrivando fino ai giorni nostri, attraverso la cultura napoletana: cosa la affascina in particolare del capoluogo campano, tanto da aver deciso di dedicare una mostra a questa città e alla sua storia? Durante il mio rientro in Sicilia da una mostra fatta a Roma, mi sono fermato a Napoli per alcuni giorni. Era gennaio di due anni fa, me ne sono subito innamorato! Ho visitato il Museo Archeologico e da questo l’idea di dedicarle alcune mostre, tra cui Matrem, che già ho iniziato cinque anni fa e che continua ancora oggi. Le mie collezioni continuano nel tempo a crescere e Matrem ripercorre la scultura dalla Grecia al Neoclassicismo, perciò non potevano mancare le meravigliose sculture del museo napoletano. Ho iniziato a visitare tutti i posti delle sue credenze popolari, come ad esempio il cimitero delle fontanelle, e dopo aver sentito la loro storia ho deciso di adottare una capuziella e come favore gli chiesi una mostra a Napoli. Alle pezzentelle ho dedicato invece un numero della Smorfia. L’esposizione è in corso in questi giorni nella splendida cornice del Castel dell’Ovo e si protrarrà fino al 15 ottobre 2018: la scelta del luogo è stata del tutto casuale? Il comune di Napoli mi ha dato un elenco di complessi museali ed io ho scelto il Castel dell’Ovo perché la storia del ritrovamento di Partenope sull’attuale scoglio in cui vi è sito mi sembrava un ottimo punto di partenza. Il tratto distintivo della sua arte è sempre stato l’utilizzo della cosiddetta “Fusione”, una tecnica che combina pittura e fotografia: quando ha scoperto che l’aggregazione di questi suoi talenti poteva dar vita ad una forma d’arte originale ed innovativa? Dipingo da sempre, da quando ero bambino, la mia prima macchina fotografica l’ho comprata con i miei risparmi, ho iniziato a fotografare oltre che per piacere, anche per lavoro, la sera tornavo a casa e per rilassarmi dipingevo. Una di quelle sere scaricando le immagini dei miei quadri ho iniziato a fare una doppia esposizione con le immagini delle modelle che ritraevo per lavoro. È nata così la mia prima “fusione”: eliminavo il superfluo e tenevo quello che mi piaceva. Da lì ho pensato: perché non stampare le mie fotografie direttamente sulle mie tele pittoriche? Ed ecco a voi il risultato. Cosa resta al visitatore dopo aver ammirato Street Home? O meglio, lei cosa intende trasmettere con queste 135 opere collocate sui due piani del castello? Non mi piace di solito dare indicazioni […]

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Cinema & Serie tv

I migliori film horror 2018, una lista per gli amanti del genere

Saranno i benefici prodotti dall’adrenalina, sarà la consapevolezza di avere comunque la situazione sotto controllo, certo è che la paura che proviamo guardando un film horror è una sensazione piacevole, divertente e stimolante. Proprio come una giostra in un parco, la visione di questo genere cinematografico è uno dei passatempi preferiti di molte persone. Sono tante le pellicole il cui tema principale è il terrore e molte hanno riscosso un successo planetario, da “Le manoir du diable” (1896), che si ritiene il primo film horror della storia, in poi. Se siete tra quelli che ritengono divano, pizza, birra e film horror un ottimo modo di trascorrere una serata piacevole in compagnia o anche da soli, ecco una lista dei titoli più interessanti in questo ambito per quanto riguarda il 2018. Ecco quali sono i migliori film horror 2018 secondo noi. I migliori film horror 2018, le nostre scelte Annientamento Genere: Drammatico, Fantascienza, Thriller Anno: 2018 Regia: Alex Garland Attori: Natalie Portman, Jennifer Jason Leigh, Tessa Thompson Paese: USA, Gran Bretagna Durata: 120 minuti Distribuzione: Netflix Primo della nostra lista film horror è di Garland. Quattro studiose partono per una spedizione in una zona protetta degli Stati Uniti, la cosiddetta Area X. Lo scenario che si presenterà ai loro occhi sarà quello di una natura inspiegabilmente malvagia. Il personaggio della biologa interpretato dalla Portman ha particolarmente a cuore la missione: suo marito è scomparso proprio nell’esplorazione precedente. Insidious 4: L’ultima chiave Genere: Horror, Thriller Anno: 2018 Regia: Adam Robitel Attori: Lin Shaye, Leigh Whannell, Angus Sampson Paese: USA Durata: 103 minuti Distribuzione: Warner Bros La casa di famiglia della dott.ssa Elise Rainier è infestata, perciò ella torna nella sua città d’origine nel New Mexico, determinata a scontrarsi con l’incubo che la perseguita sin dall’infanzia. Questo quarto episodio della saga “Insidious” ha tutti gli ingredienti per essere valutato come uno dei migliori film horror di quest’anno. Halloween Genere: Horror Anno: 2018 Regia: David Gordon Green Attori: Judy Greer, Jamie Lee Curtis, Virginia Gardner Paese: USA Distribuzione: Universal Pictures Il personaggio di Jamie Lee Curtis si troverà faccia a faccia con Michael Myers, la maschera che l’ha perseguitata da quando è sfuggita alla sua follia omicida la notte di Halloween di quarant’anni fa. La serie “Halloween”, lanciata nel 1978, ha incassato con i suoi 10 film $400 milioni in tutto il mondo. Questo è senza dubbio tra i film horror migliori del 2018. The Nun Genere: Horror, Thriller Anno: 2018 Regia: Corin Hardy Attori: Taissa Farmiga, Bonnie Aarons, Jonny Coyne Paese: USA Distribuzione: Warner Bros. Italia In questo spin-off di “The Conjuring 2” del 2016, vediamo Padre Burke giungere a Roma per indagare sulla misteriosa morte di una suora di clausura. Qui scoprirà il diabolico segreto dell’ordine. La prima notte del giudizio Genere: Horror, Thriller Anno: 2018 Regia: Gerard McMurray Attori: Y’Lan Noel, Lex Scott Davis Paese: USA Durata: 97 minuti Distribuzione: Universal Pictures Impossibile non annoverare questa pellicola tra i migliori film horror 2018. Quarta puntata della serie “La notte del giudizio” […]

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Attualità

Cassazione: “Nessuna aggravante se la vittima di stupro si è ubriacata volontariamente”

Due uomini, una ragazza, una sera come tante, a cena. Quattro chiacchiere, cibo e qualche bicchiere di troppo. Poi, il dramma: i due cinquantenni abusano della ragazza, in quel momento in preda agli effetti dell’alcol, stuprandola. Dopo qualche ora la vittima si reca al pronto soccorso, dove racconta confusamente l’accaduto che ricorda a malapena. La vicenda risale al 2009, e nel 2011 il gip di Brescia assolve in primo grado i due accusati perché quanto detto dalla donna non è ritenuto attendibile. In base al referto dell’ospedale, da cui si evinceva la presenza di leggeri segni di resistenza, a gennaio 2017 la Corte d’Appello di Torino ha condannato entrambi i soggetti a tre anni di reclusione, con le attenuanti generiche e l’aggravante. Facendo leva sulla prima sentenza, la difesa degli imputati aveva negato l’esistenza del reato di violenza e riduzione ad uno stato di inferiorità, considerando che lo stato di ebbrezza della ragazza era stato generato da una condotta volontaria della stessa. Se la vittima ha bevuto volontariamente, lo stupro è senza aggravante: lo ha stabilito la Corte di Cassazione Ora la Cassazione, pronunciandosi su questo caso di violenza sessuale di gruppo, ha stabilito che il reato c’è stato, ma avendo la vittima assunto volontariamente alcool, l’aggravante dell’uso di sostanze alcoliche o stupefacenti va eliminata. La terza sezione penale ha quindi rinviato la sentenza della Corte d’Appello per una modifica della condanna “al ribasso”. Secondo la sentenza depositata ieri, “Integra il reato di violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica, la condotta di coloro che inducano la persona offesa a subire atti sessuali in uno stato di infermità psichica determinato dall’assunzione di bevande alcooliche, essendo l’aggressione all’altrui sfera sessuale connotata da modalità insidiose e subdole, anche se la parte offesa ha volontariamente assunto alcool e droghe, rilevando solo la sua condizione di inferiorità psichica o fisica seguente all’assunzione delle dette sostanze”. Tuttavia, “si deve rilevare che l’assunzione volontaria dell’alcol esclude la sussistenza dell’aggravante, poiché la norma prevede l’uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti (o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa)”, aggiungono i giudici. “L’uso delle sostanze alcoliche deve essere quindi necessariamente strumentale alla violenza sessuale, ovvero deve essere il soggetto attivo del reato che usa l’alcool per la violenza, somministrandolo alla vittima; invece l’uso volontario, incide sì, come visto, sulla valutazione del valido consenso, ma non anche sulla sussistenza dell’aggravante”, conclude la Corte. Le reazioni della politica alla sentenza Un simile provvedimento ha ovviamente scatenato reazioni molto dure da parte della politica: “Sul corpo e sulla vita delle donne, la cultura, soprattutto quella giuridica, non avanza di un passo, anzi. La sentenza della Cassazione ci porta indietro di decenni, rischia di vanificare anni di battaglie”, ha detto Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Pd. “Era il 1999 quando i giudici della Corte di Cassazione sentenziavano che se la vittima porta i jeans non può essere stupro, poi nel 2006 riconoscevano le attenuanti per […]

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Culturalmente

La Villa Romana di Positano riapre finalmente al pubblico

È stata inaugurata alle 18 di mercoledì 18 luglio, la Villa Romana di Positano (Salerno), uno dei siti archeologici sotterranei scoperti di recente nel sud Italia. I residenti del comune campano, celebre nel mondo per la sua incomparabile bellezza, potranno visitare la villa gratuitamente dal 19 al 31 luglio, mentre l’apertura definitiva al pubblico è prevista per il 1° agosto. La villa, sepolta dalla cenere dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., è venuta alla luce dopo anni di scavi ed ora le sue meraviglie sono pronte a lasciare a bocca aperta i visitatori. Durante la conferenza svoltasi a Palazzo “Ruggi D’Aragona”, coordinata da Michele Faiella, Funzionario per la Promozione e Comunicazione – Responsabile dell’Ufficio Stampa della Soprintendenza ABAP di Salerno, sono stati illustrati i dettagli del restauro e della valorizzazione dell’area. Presenti all’evento Francesca Casule, soprintendente ABAP di Salerno e Avellino; Michele De Lucia, sindaco di Positano; Silvia Pacifico, funzionario archeologo; Diego Guarino, architetto e direttore dei lavori e Walter Tuccino, restauratore del Mibact. Villa Romana di Positano, un tesoro sepolto troppo a lungo La costruzione, situata al di sotto della chiesa di Santa Maria Assunta, “fu costruita alla fine del I secolo a.C. In quell’epoca l’élite romana aveva scelto le coste del Golfo di Napoli e della Penisola Sorrentina per edificarvi lussuose residenze ove trascorrere il tempo libero tra giardini e ricchi ambienti affrescati con spettacolari vedute sul paesaggio costiero”, spiega Maria Antonietta Iannelli, funzionario archeologo della Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino. Già nel 1758, Karl Weber, addetto agli scavi borbonici, segnala l’esistenza di affreschi e mosaici al di sotto della Chiesa madre e del campanile. Lo studioso Matteo della Corte pensò si trattasse della villa di Posides Claudi Caesaris, liberto dell’imperatore Claudio, a cui andrebbe attribuita l’origine del nome di Positano. Il sisma del 62 creò la possibilità di rinnovare gli ambienti di rappresentanza, come testimonia una delle sale da pranzo della villa, il lussuoso “triclinium” venuto alla luce nella cripta. Architetture a più piani, tipiche del Quarto stile pompeiano (metà del I secolo d.C.), occupano le pareti. Decisamente suggestive le scene mitologiche rappresentate, come il centauro Chirone che impartisce lezioni di musica al giovane Achille. E poi, la raffigurazione del paesaggio marino, con una baia circondata da edifici porticati e da scogli, suggerisce che la vista da questa sala triclinare, sulla baia di Positano, doveva essere molto simile. Gli scavi dopo il terremoto del 79 Nei secoli successivi al terremoto del 79, da cui la villa fu completamente distrutta, nella stessa zona furono costruiti edifici religiosi. Le ricerche hanno fatto emergere due cripte, una superiore di epoca settecentesca ed una inferiore più antica. Lungo il perimetro della sala principale della cripta più recente, sono allineati 69 sedili in muratura per l’essiccazione dei defunti: come spiegato in una nota di Lina Sabino, funzionario storico del’arte della Soprintendenza ABAP di Salerno, la finitura plastica degli stucchi è unica nell’intero territorio amalfitano. La cripta più antica, dedicata alla Vergine Maria del 1159, appartiene all’epoca medievale: la sua pianta è simile […]

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Eventi nazionali

Pompei Pride 2018, in migliaia a difesa dei diritti LGBT

Un corteo di 30000 persone ha sfilato per le strade di Pompei, nel pomeriggio di sabato 30 giugno, in occasione del Pompei Pride 2018. La città mariana ha ospitato quest’anno la coloratissima manifestazione in difesa dei diritti LGBT. Un fiume di gente in festa, striscioni, carri, musica e costumi variopinti, dal centro agli Scavi, passando per il Santuario della Madonna del Rosario, al grido “R-esistiamo per tutti, per tutte”. “La nostra marcia è in nome della libertà, del rispetto, dell’uguaglianza”, spiegano gli organizzatori. In prima fila, come sempre, il sindaco di Napoli De Magistris, il quale ha affermato: “La lotta per le libertà civili bisogna farla sempre, indipendentemente dai governi. Questo è un momento buio con il governo più a destra della Repubblica dai tempi del nazifascismo, ma c’è voglia di lottare contro le discriminazioni di ogni tipo”. Alla sfilata ha preso parte anche i primo cittadino di San Giorgio a Cremano, Giorgio Zinno, che proprio in mattinata aveva ricevuto una lettera con insulti e minacce a causa della sua omosessualità.   Presenti all’evento anche la senatrice Monica Cirinnà e il sottosegretario alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora. L’autrice della legge sulle unioni civili ha ribadito: “Siamo contro tutto ciò che è discriminazione, contro tutto ciò che non rispetta l’art.3 della Costituzione. Uguaglianza, libertà e laicità, tre argomenti su cui noi non trattiamo”. In riferimento alla polemica sollevata nei giorni precedenti dal ministro Fontana, il quale ha negato l’esistenza delle famiglie arcobaleno, la senatrice ha aggiunto:“Le famiglie esistono, se ne faccia una ragione il ministro Fontana, lo sancisce una legge. Una legge ancora incompleta, ma ci occuperemo dei bambini arcobaleno che sono ancora senza diritti”. Spadafora ha voluto precisare che gli sforzi fatti finora non saranno vanificati:“Sono qui per testimoniare il mio sostegno e quello del Governo. So che in una parte del Governo non c’è la stessa sensibilità ma l’Italia non tornerà indietro, non si perderanno i diritti conquistati. Nel contratto di governo non ci sono questioni riguardanti il mondo LGBT, ma convocherò prestissimo le associazioni di settore per avviare un percorso di ascolto e confronto”. Pompei Pride 2018, tra mille polemiche Non si è fatta attendere la reazione di Giorgia Meloni alle parole di Spadafora. La leader di Fratelli d’Italia ha commentato scrivendo su Facebook:“Ha ragione a dire che ‘i diritti in Italia non si perderanno: il più importante di questi è il sacrosanto diritto di un bambino ad avere un padre e una madre”. La decisione di attraversare anche la piazza della Basilica, non ha mancato di scatenare forti critiche nei giorni scorsi. La mattina del 30, infatti, Pina Castiello e Gianluca Cantalamessa, entrambi parlamentari campani della Lega, avevano dichiarato:“Pur ribadendo il diritto a manifestare, la scelta di sfilare dinanzi al Santuario può essere interpretata come una mera provocazione, più che una manifestazione per rivendicare diritti”. Provocazione smentita, invece, dagli organizzatori del Pride:“Pompei è una città conosciuta in tutto il mondo – ha detto Antonello Sannino, Presidente di Arcigay Napoli – e oggi qui c’è l’Italia che difende […]

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Fun & Tech

Malattie intestinali, sono arrivati i Batteri-chip per la loro diagnosi

“Da qualche parte, qualcosa di incredibile è in attesa di essere scoperto”: con queste parole, Carl Sagan esprimeva l’essenza della scienza, la cui forza motrice è sempre stata la curiosità dell’uomo e la sua voglia di superare i presunti limiti e confini della realtà. In effetti, il progresso scientifico è un qualcosa in cui la parola “oltre” sembra non far altro che spostare i limiti solo un po’ più in là, senza soluzione di continuità. È di questo periodo la messa a punto, da parte di alcuni ricercatori del gruppo del Massachussets Institute of Technology (MIT) di Boston, di un prototipo di pillola destinata alla diagnosi di eventuali patologie gastrointestinali, con tanto di esito inviato tramite app sul telefonino. Proprio come una qualsiasi pastiglia, si ingoia con un bicchiere d’acqua e, una volta all’interno dell’organismo, senza tubi né cicatrici, in maniera del tutto indolore, ispeziona a fondo tutto l’intestino. A differenza delle già note capsule dotate di telecamera in grado di effettuare un’endoscopia dell’apparato intestinale nelle stesse modalità per nulla invasive, questo modello, raggiungendo le zone più recondite dell’intestino, consentirebbe di verificare la presenza di malattie e di controllarne l’evoluzione. IMBED (Ingestible Micro-Bio-Electronic Device), un cilindro lungo 4cm, è composto da batteri disposti su un sensore avvolto da una membrana semipermeabile, richiede 13 microwatt di energia e presenta una batteria da 2,7 volt che ne garantisce il funzionamento continuo per oltre un mese. La membrana permette alle molecole dell’ambiente circostante di introdursi e diffondersi all’interno. Tali batteri vengono geneticamente modificati per poi segnalare con una spia luminosa la presenza di una determinata molecola. È poi un transistor a misurare la quantità di luce trasmessa e a comunicare il dato ad un microprocessore. Questo, a sua volta, invia un segnale wireless a un computer o a uno smartphone. Tutto ciò praticamente in tempo reale. Batteri-chip per individuare malattie intestinali infezioni e tumori, combinando biologia ed elettronica In attesa di impiegarlo sull’uomo, l’esperimento del “batterio su chip” condotto sui maiali per rilevare l’ulcera e altri problemi legati alle malattie intestinali, è stato pubblicato su “Science” ed ha dimostrato che il sistema può funzionare: nella fattispecie, si è visto che i batteri del ceppo Escherichia Coli hanno reagito alla presenza del componente eme nel sangue, consentendo così di individuare un’emorragia nello stomaco. Infatti, la spia luminosa del chip, trasformata in corrente elettrica, è stata poi inviata mediante un trasmettitore ad un telefono cellulare. A seconda di come viene programmato il batterio-rilevatore, possono essere intercettate diverse molecole infiammatorie e quindi si potranno monitorare varie malattie intestinali come il morbo di Crohn, e perfino infezioni e tumori dello stomaco e dell’intestino. Il dispositivo può essere utilizzato una sola volta o permanere nello stomaco per più giorni o addirittura settimane. Inoltre, introducendo più ceppi di batteri modificati, sarà possibile diagnosticare più malattie. Un connubio tra la biologia e l’elettronica quindi, che vede la combinazione di cellule viventi con strumenti elettronici, a bassissimo consumo di energia, rappresentare un altro grande passo avanti nel campo della medicina.

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Eventi nazionali

Salerno Letteratura, al via il festival culturale più importante del sud Italia

Salerno Letteratura: presentata la sesta edizione che si svolgerà dal 16 al 24 giugno   Presentata ufficialmente venerdì in conferenza stampa a Palazzo di Città a Salerno, la sesta edizione del Salerno Letteratura Festival, che si svolgerà dal 16 al 24 giugno: l’evento culturale più importante del sud Italia, che prevede la partecipazione di scrittori, giornalisti, filosofi, artisti ed intellettuali nazionali ed internazionali, sarà itinerante e percorrerà vicoli e piazze della città. Dopo aver ottenuto l’“EFFE label”, attestato europeo destinato alle manifestazioni più valide dal punto di vista culturale ed artistico dell’intero continente, Salerno Letteratura quest’anno ha riscosso anche il riconoscimento #EuropeForCulture, collocando Salerno tra i Patrimoni Culturali 2018. Fortemente sostenuto dal presidente della Regione Campania Vincenzo de Luca, il quale anni fa, aveva da subito ritenuto il progetto in grado di richiamare l’interesse di moltissimi appassionati di letteratura, il successo del laboratorio è il risultato di un lavoro attento e ben preciso. Infatti, come spiega la direttrice organizzativa Ines Mainieri, “quando si stanzia del denaro pubblico per un progetto, bisogna fare anche in modo che quel denaro pubblico poi torni in qualche maniera. Secondo me, a noi è tornato in termini di alto gradimento del pubblico. Investire eticamente in cultura significa restituire alla comunità almeno un po’ di quello che si è guadagnato. Inoltre abbiamo cominciato anche a costruire un nostro patrimonio immateriale, una sorte di ‘cassaforte’, come io la chiamo, che sono le collaborazioni artistiche che sono sempre in aumento”. Il sud Italia unito nel valorizzare la cultura Già associata ad altri festival del Vecchio Continente, come quelli portoghese, spagnolo, francese e irlandese, in questa sua ultima edizione la kermesse culturale acquista un altro importante partner, la Rete dei Festival del Sud. Tale progetto è frutto della collaborazione fra 25 manifestazioni che in questi anni hanno arricchito il panorama culturale di sei regioni italiane: Campania, Abruzzo, Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia. Merito di questa partnership è, per esempio, una delle novità dell’edizione 2018, nella quale è previsto un grande percorso monografico dedicato alla Basilicata: musica, danza, letteratura, cinema, teatro di stampo lucano, tenendo conto che Matera sarà capitale europea della cultura nel 2019. Il direttore artistico Francesco Durante si è detto soddisfatto della partecipazione di ospiti di ben 14 nazionalità diverse: “La cultura è fatta di apertura, altrimenti non è cultura. Quest’anno ‘Salerno Letteratura’ segna il suo record internazionale: la condivisione è la nostra ricchezza più grande”. In città sono attesi infatti autori come André Aciman, scrittore del romanzo ispiratore del film di Guadagnino vincitore dell’Oscar “Chiamami col tuo nome”; Michael Imperioli, attore e sceneggiatore della serie tv “I Soprano”; autori tedeschi e austriaci come Harald Gilbers e Wolfram Fleishhauer e tanti altri. Tra gli artisti italiani invitati invece, per citarne solo alcuni, i registi Pupi Avati e Cristina Comencini, il best seller Diego De Silva, il giornalista e scrittore Marco Damilano, il quale aprirà un dibattito insieme al governatore De Luca sulla fine della Prima Repubblica. Anche il sindaco Enzo Napoli ha accolto l’idea con entusiasmo: “La […]

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Eventi/Mostre/Convegni

“Apice” di Valeria Laureano, il racconto di storie perdute attraverso la fotografia

Apice, antico borgo del beneventano, in parte abbandonato in seguito al sisma che colpì l’Irpinia nel 1962 e poi interamente distrutto da quello del 1980, ricostruito e narrato attraverso la mostra fotografica ideata ed elaborata da Valeria Laureano, giovane e talentuosa artista fotografa napoletana. Un racconto denso di nostalgia, fatto di sguardi, paesaggi, volti e luoghi scoloriti dal tempo, che prende vita con le foto ritrovate degli abitanti e i negativi prodotti dalla fotografa e impressi su lastre di vetro. Incerta l’origine del nome del borgo: secondo alcuni riconducibile a Marco Apicio incaricato dal senato di Roma di distribuire alcune terre del Sannio, secondo altri derivato invece dalla parola latina “apex”, ad indicare la sua collocazione in cima ad una collina. Ad ogni modo, di Apice vecchia non resta più nulla, se non la possibilità di rivivere quell’atmosfera perduta nel suggestivo viaggio di immagini proposto dall’artista. Valeria Laureano: l’importanza del ricordo e della memoria Appassionata di fotografia fin da bambina, Valeria Laureano, dopo una laurea in arti visive, musica e spettacolo conseguita al DAMS di Fisciano, frequenta un Master triennale di fotografia presso la Scuola Romana di Fotografia di Roma, diretta da Angelo Caligaris. Il ricordo e la memoria sono i suoi temi ispiratori, poiché le permettono, in realtà, di viaggiare dentro se stessa. L’artista racconta di essere sempre stata affascinata dai borghi antichi, dalla loro storia e dalle loro leggende. Guidata dall’esigenza di scoprire quanto il passato ha sepolto, Valeria durante le sue ricerche ad Apice, si imbatte in un negozio di bare sul cui retro ritrova lastre di vetro, negativi medio formato, negativi 35mm: i ritratti degli abitanti di allora sembrano riprendere vita e trasmettere la loro eternità. Accostando a questi reperti negativi di luoghi e paesaggi realizzati da lei stessa, l’artista si accorge che quel vecchio villaggio sembra rianimarsi davanti ai suoi occhi, pur sempre con quel velo di malinconia che sovrasta il paese. Decide così di provare a ricostruire la narrazione di quella quotidianità sepolta in un’esposizione aperta alle più varie interpretazioni. Interessante è la possibilità di ripercorrere, sempre secondo la personale chiave di lettura di ciascuno, le storie di ogni singolo personaggio osservando orizzontalmente le immagini, oppure la possibilità di catalogare le fotografie se osservate in senso verticale. Questa molteplice leggibilità restituisce ciclicità e un senso di rinascita a quei volti e a quei luoghi abbandonati. Il progetto “Apice” ai Magazzini Fotografici di Napoli Il progetto, dopo aver riscosso grande successo all’Istituto Italiano di Cultura di San Paolo (Brasile), è stato inaugurato venerdì 8 giugno 2018 alle 19 a Magazzini Fotografici, in via San Giovanni in Porta 32 a Napoli, per concludersi il 21 luglio. Curatrice e consulente dell’esposizione è Roberta Fuorvia, coordinatrice italiana della prima edizione di European tour organizzato da Photo Workshop New York. Da aprile 2016 si occupa dell’organizzazione delle mostre per Magazzini Fotografici di Yvonne De Rosa, la quale spiega l’idea di allestire questo spazio con la l’intenzione di condividere la passione per la fotografia: “La fotografia è tutto, la ‘cultura […]

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Fun & Tech

Arriva Xiaomi, azienda cinese alla conquista dell’Italia

“Prodotti sorprendenti, prezzi onesti”: con questo slogan, Lei Jun, fondatore dell’azienda cinese Xiaomi, definisce la peculiarità della sua società. Fondata nel 2010, la compagnia orientale che produce smartphone, tablet e apparecchi di domotica, finora non ha venduto ufficialmente i suoi prodotti in Europa o in Italia, dove erano acquistabili solo d’importazione con la ROM cinese da sostituire con ROM globali. Quest’anno però, Xiaomi debutta formalmente nel nostro Paese con la conferenza stampa prevista il 24 maggio e l’inaugurazione, il 26 maggio, del suo primo negozio a Milano. L’azienda è pronta a partire alla conquista del mercato italiano, prima con smartphone e braccialetti fitness, per poi allargare sempre di più la sua offerta di apparecchiature tecnologiche, le cui caratteristiche fondamentali appaiono evidenti: design elegante, buoni materiali, ottime prestazioni, ma senza il superfluo. Oltre agli smartphone infatti, ultimamente Xiaomi si è distinta anche nella fabbricazione di altri dispositivi elettronici, dei quali i più popolari sono il Mi Band (braccialetto capace di calcolare il dispendio di energia durante l’attività fisica), il Mi Smart Scale (bilancia pesapersone elettronica), powerbank, router wifi, una videocamera digitale, un depuratore d’acqua, un purificatore d’aria e vari altri apparecchi. Lei Jun, CEO Xiaomi, ovvero l’alter ego dagli occhi a mandorla di Steve Jobs L’onestà dei prezzi sarebbe garantita dal fatto che i guadagni sull’hardware di Xiaomi non superano il 5%. Come dichiara Lei Jun, “Se il margine netto supera il 5%, restituiremo l’eccedenza ai nostri utenti. È nostra convinzione che offrire un’esperienza utente di qualità elevata e costante nel tempo sia più importante che perseguire profitti hardware una tantum. Concentrarsi sull’efficienza è più importante dei profitti a breve termine. Siamo fiduciosi che il mantenimento di profitti ragionevoli diventerà inevitabilmente una tendenza del settore; insistere ciecamente per ottenere margini più elevati non sarà sostenibile”. Chiaro quindi, l’intento di rivolgersi ad una fascia media o bassa, andando a sostituire i produttori classici, come Samsung, Huaweii, Lg, OnePlus, che ora puntano su modelli top. Ispirandosi allo stile di Steve Jobs, Jun si pone l’obiettivo di diventare il primo produttore al mondo nel giro di uno o due lustri. Effettivamente, in otto anni la compagnia ha raggiunto un fatturato di 16 miliardi di dollari e nel 2017 ha venduto 92,4 milioni di smartphone, passando da startup a colosso. Xiaomi ha firmato l’intesa con Ck Hutchison per distribuire i suoi modelli nei 3 Group Stores in Australia, Danimarca, Hong Kong, Irlanda, Italia, Svezia e Regno Unito. Nonostante l’ingresso negli Stati Uniti sia ostacolato dalle limitazioni sulle importazioni dalla Cina, la società si piazza comunque al quarto posto nella classifica mondiale dei produttori. Costruire un ecosistema globale per uno sviluppo a lungo termine Tra periferiche mobili, smartphone, droni, bici da corsa connesse alla tv intelligente, attualmente sono oltre 100 milioni i prodotti dal marchio arancione già acquistabili in tutto il mondo, che si gestiscono con le app Xiaomi. “La costruzione di un ecosistema globale ci ha fornito maggiori opportunità di sviluppo a lungo termine, ha ampliato i nostri confini e ha ulteriormente rafforzato le nostre […]

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Facebook presenta Dating, la nuova app che aiuta i cuori solitari a trovare l’amore

Lo scorso martedì 1 maggio a San Jose in California, è iniziato l’F8, l’evento organizzato da Facebook che ogni anno, tramite una serie di conferenze e incontri, raduna gli sviluppatori per illustrare le ultime app del social network sovrano del mondo virtuale. Tra le principali novità a cui dovremo abituarci nei prossimi mesi, Mark Zuckerberg ha annunciato l’arrivo di un’app che, sempre all’interno di Facebook, aiuterebbe gli utenti a conoscersi virtualmente per poi instaurare una relazione sentimentale: Dating. Questa funzione di incontri online, che al momento è in fase di perfezionamento, potrebbe mettere in pericolo applicazioni simili già esistenti, come ad esempio Tinder. Il CEO del colosso di Menlo Park ha infatti precisato che, a differenza dei predecessori, il suo “Cupido 2.0” nasce con il fine di far nascere storie durature e non i classici “fuochi di paglia”. Non un servizio a parte quindi, ma una sezione riservata dell’app di Facebook, con una chat apposita ed un profilo che gli utenti potranno creare ad hoc e che verrà mostrato solo a chi utilizza la stessa funzione, senza essere visibile per i propri contatti. I fruitori di Dating, questo il nome, verranno collegati con persone che non rientrano nell’elenco degli “amici” e con le quali, in base al profilo creato, sembrano avere interessi, gusti ed hobby in comune. A testimonianza dell’intento di favorire una “meaningful connection”, alias una connessione significativa volta a far nascere rapporti veri e stabili, è da evidenziare che le chat di Dating saranno solo text-based, senza la possibilità quindi di scambiarsi link né foto, modalità di interazione che finora sembrano aver agevolato soprattutto incontri “mordi e fuggi”. La partecipazione agli eventi sarà il principale strumento per mettere in contatto persone che, avendo le stesse passioni, sono portate a frequentare gli stessi posti. Della community non potranno far parte coloro che nel proprio account si dichiarano sposati o in una relazione. Creare comunità e unire il mondo: questo l’obiettivo che l’azienda si è prefissa lo scorso anno e a cui Zuckerberg mira dritto ribadendo: “Vogliamo unire le persone. E allora perché non cominciare col mettere in contatto potenziali anime gemelle? Un matrimonio su tre negli Stati Uniti nasce online. 200 milioni di persone si registrano sulla nostra piattaforma come single, così abbiamo deciso di pensare a loro”, dichiara scherzando il giovane e ricchissimo imprenditore. Con Dating, Facebook si improvvisa agenzia matrimoniale: altruismo o business? Con 2.2 miliardi di utenti attivi ogni mese, Facebook mette in questo modo in crisi l’azienda leader nel settore Match Group, proprietaria di varie app per single come Tinder, Meetic e OkCupid: la società ha infatti perso già più del 22% del valore delle sue azioni in borsa. Riguardo poi la spinosa questione della privacy dei suoi iscritti, tema su cui Facebook è stato più volte bersaglio di critiche, Zuckerberg garantisce che il nuovo sistema di incontri per cuori solitari sarà facoltativo e sarà disponibile previa attivazione espressa da ogni utente. Inoltre, sul modello di Tinder, sarà possibile mostrare nei profili solo il proprio […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Musica Napoletana: al via l’undicesima edizione della crociera musicale

Crociera della Musica Napoletana, è tutto pronto per l’undicesima edizione Si è tenuta ieri mattina al Maschio Angioino a Napoli, la conferenza stampa di presentazione della Crociera della Musica Napoletana, giunta ormai alla sua undicesima edizione. Dopo aver incontrato un enorme favore da parte del pubblico e della critica, l’evento itinerante promosso da Scoop Travel, in collaborazione con Msc Crociere, è pronto a riproporsi, stavolta arricchendo la sua denominazione con le parole “arte” e “cultura”. È proprio questo, infatti, che promette di offrire questa iniziativa culturale, esperienziale ed emozionale: non solo la celeberrima musica napoletana, da sempre nostra ambasciatrice nel mondo, ma anche l’arte e la cultura partenopee, uniche ed inimitabili, vero tesoro della città. La Crociera si terrà dal 15 al 22 ottobre 2018, a bordo della Msc Seaview, nave ultramoderna già catalogata come “la più grande mai costruita in Italia”, che sarà varata il prossimo mese. Le tappe previste sono le città di Messina, La Valletta, Barcellona, Marsiglia e Genova, poli della cultura mediterranea aventi tutti qualcosa in comune con Napoli, dal mare nostrum ai valori della fratellanza. L’ideatore del progetto Francesco Spinosa, nel raccontare l’evento dalla sua nascita ad oggi, ha dichiarato: “L’idea della Crociera è nata dodici anni fa, in un periodo buio per Napoli, quando una sua rinascita culturale e turistica sembrava impossibile. Oggi, siamo fieri sia di poter annunciare l’undicesima edizione della Crociera, sia di constatare che Napoli si colloca ai primi posti per presenze turistiche in Italia”. L’Assessore alla Cultura e al Turismo Gaetano Daniele, intervenuto alla conferenza, ha posto l’accento sul momento magico che attraversa oggi Napoli, grazie anche ad iniziative come questa: “Dieci anni fa scommettere sul futuro culturale della nostra città, sostenere che la canzone napoletana fosse un grande patrimonio dell’umanità, parlare di orgoglio napoletano significava essere tacciati di follia. Pur tra mille difficoltà, senza nulla sottacere dei gravi problemi di Napoli, questa iniziativa è frutto di un lavoro lodevole, generoso, di cui tutti possiamo essere orgogliosi. Non si tratta solo dell’incontro con la tradizione musicale, reso possibile dal contributo di tanti validi artisti, ma anche con la storia e la cultura della città”. Musica Napoletana, arte e cultura navigheranno insieme sul Mediterraneo con la Crociera della Musica Napoletana Protagonista di questa edizione sarà Maria Nazionale, artista eclettica capace di esprimere il suo talento in più settori, dal canto al cinema, dal teatro alla fiction. Il gruppo di artisti che omaggerà Napoli sarà inoltre arricchito da Francesco Cicchella, showman di “Made in Sud” e vincitore della quinta edizione di “Tale e quale show” su Rai 1, e da Rosa Chiodo, giovane artista che ha già partecipato ad importanti manifestazioni canore come il Festival di Castrocaro. Riceverà poi il premio alla carriera “Crociera della Musica Napoletana”, Antonello Rondi, grande interprete della canzone partenopea, già ospite di altre due edizioni dell’evento. Tanta musica quindi, ma senza dimenticare la cultura: sarà il giornalista e docente, presidente dell’Associazione Neoborbonica, Gennaro De Crescenzo ad occuparsi della parte storica, illustrando le vicende che portarono all’Unità d’Italia ed impreziosendo […]

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Eventi nazionali

Salone internazionale del libro di Torino 2018: alla kermesse libraria presente tutto il panorama editoriale italiano

“Un giorno, tutto questo…” è lo slogan del Salone internazionale del libro di Torino 2018, che partirà oggi, giovedì 10 maggio, e si concluderà lunedì 14. Un giorno, tutto questo sarà bellissimo, oppure sarà in pericolo. Un giorno, tutto questo sarà il migliore dei mondi possibili, dove poter vivere felici con in nostri figli, o magari sarà perduto. Obiettivo del salone sarà infatti “parlare della costruzione di un futuro comune in cui sia sensato vivere”. Il capoluogo piemontese ospiterà per cinque giorni editori, scrittori, scienziati, registi, premi Nobel e Oscar provenienti da ogni parte del mondo, a testimonianza della grande risonanza dell’evento. Risonanza frutto dell’impegno dell’Associazione Editori Amici del Salone Internazionale del Libro, che ha creduto nel progetto fin da subito. “Ci saranno sia gli editori indipendenti che i grandi gruppi. Chi sarà a Torino in questo periodo verrà a contatto con l’intera scena editoriale italiana. È un motivo d’orgoglio, nonché la conferma di 31 anni di storia e tradizione, che gli editori italiani abbiano scelto Torino per ritrovarsi tutti insieme sotto lo stesso tetto”, spiegano gli organizzatori. Salone internazionale del libro di Torino 2018 2018: cinque grandi domande sul mondo contemporaneo Il presidente Massimo Bray e il direttore Nicola Lagioia hanno pensato ad una manifestazione che non sia solo una vetrina di eventi, ma un grande produttore di contenuti culturali:“Abbiamo chiesto alle migliori menti del nostro tempo di rispondere a cinque grandi domande sulla contemporaneità, fondamentali per il tempo che ci attende”. Cinque le parole chiave attorno alle quali ruotano tali quesiti: identità, nemico, mondo, scienza/religione e arte. La prima domanda è “chi voglio essere?”: in quest’epoca del culto di sé, chi aspiriamo a essere? La seconda questione è “perché mi serve un nemico?”: i confini ci proteggono oppure ci impediscono di incontrarci e cooperare? Il terzo interrogativo è “a chi appartiene il mondo?”: tra cent’anni la Terra potrebbe essere meno accogliente: il divario tra ricchi e poveri sta diventando sempre più evidente e milioni di persone saranno costrette a lasciare la propria casa. Il quarto quesito è “dove portano spiritualità e scienza?”: scienza e religione hanno forgiato la nostra storia e il nostro pensiero. Ma sono state usate anche come strumenti di oppressione. Infine la quinta domanda è “che cosa voglio dall’arte: libertà o rivoluzione?”: la creazione artistica può bastare a se stessa o deve porsi l’obiettivo di cambiare le cose? Con testi, immagini, tracce audio e video, gli intellettuali interpellati hanno fornito le loro risposte che comunicheranno durante le giornate del Salone, grazie al contributo dei consulenti editoriali Paola Caridi, Ilide Carmignani, Mattia Carratello, Giuseppe Culicchia, Valeria Parrella, Fabio Geda, Alessandro Grazioli, Giorgio Gianotto, Loredana Lipperini, Giordano Meacci, Eros Miari, Francesco Pacifico, Christian Raimo, Lucia Sorbera, Rebecca Servadio, Annamaria Testa. Alle domande sarà destinato un luogo preciso: il Duomo delle Officine Grandi Riparazioni di corso Castelfidardo, recuperate e rilanciate come polo artistico e culturale dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, e le Ogr della Fondazione Crt , dedicate invece alla parte musicale. Lo scorso anno, con […]

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Attualità

Lingua slovena a scuola: lo ha stabilito il Miur

Accogliendo la richiesta dell’Ufficio scolastico regionale del Friuli Venezia Giulia, con una nota ufficiale il Miur ha stabilito “Il riconoscimento ordinamentale dell’insegnamento dello sloveno come seconda lingua comunitaria nella scuola secondaria di primo grado”. Tale decisione trae origine dalla legge 53 del 2003 (art.2, comma 1), la quale sancisce lo studio di una seconda lingua dell’Unione europea per gli studenti delle scuole medie. Ora, fra le tradizionali lingue comunitarie che costituiscono materia di studio, è stato inserito anche lo sloveno, dopo che già da alcuni anni l’idioma della vicina repubblica veniva insegnato in due scuole triestine. Parliamo della scuola Rismondo di Melara, parte dell’Ic Istituto comprensivo Iqbal Masih, e della scuola Sauro di Muggia, all’interno dell’Ic Giovanni Lucio. Come spiega Andrea Avon, dirigente scolastico dell’Iqbal Masih, “La sperimentazione, grazie all’attivazione di un gruppo di ricerca e alla supervisione di un comitato tecnico-scientifico formato da esperti delle università e degli enti di ricerca a cavallo del confine, ha prodotto libri di testo tarati sulle scuole medie, ma anche la guida metodologica per il loro uso: prima c’erano solo testi rivolti agli adulti”. “Dopo la fase sperimentale, i tempi sembravano maturi per inserire lo sloveno come seconda lingua comunitaria. Un’organizzazione sindacale ha però manifestato la propria contrarietà, motivata con l’affermazione che quella slovena non è una lingua comunitaria, bensì minoritaria. C’era inoltre preoccupazione per un’eventuale riduzione delle cattedre di insegnamento delle altre lingue straniere”, aggiunge Marisa Semeraro, dirigente scolastica dell’Ic Giovanni Lucio. Un primo spiraglio si è intravisto lo scorso settembre con Valeria Fedeli, Ministro dell’Istruzione, ospite in quell’occasione al Teatro Stabile Sloveno di Trieste, con il primo saluto ufficiale da parte di un ministro dell’Istruzione italiano alla comunità slovena in Italia. Il Ministro riconosce nella questione “un problema che dobbiamo affrontare, perché adesso qualche difficoltà c’è, probabilmente anche in termini di capacità di costruire clima e merito. È importante sottolineare che l’insegnamento sarà portato laddove ce ne sarà richiesta da parte dei genitori”. La lingua slovena arriva in classe Oggi, in base alla decisione del Miur, l’insegnamento di tale materia nelle scuole è da ritenersi “pacifico”, ma deve rispondere a tre requisiti: in primis, la cattedra in questione deve risultare “priva di titolare”. Inoltre, non devono essere presenti “nella provincia docenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato in attesa di sede definitiva”. Infine, non devono venire a crearsi “situazioni di soprannumerari età”. In effetti, da un simile provvedimento, si aprirebbero diverse questioni da affrontare, come il reclutamento degli insegnamenti di lingua slovena, la definizione delle graduatorie e l’attivazione di ulteriori concorsi. Dal prossimo anno scolastico quindi, oltre all’inglese, al francese e al tedesco, gli studenti potranno scegliere di cimentarsi nell’apprendimento della lingua slovena che, da lingua di minoranza, ha finalmente acquisito lo status di lingua della comunità europea.

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Inaugurata a Milano 3D Housing 05, la casa in cemento stampata in 3D

3D Housing 05 è un’abitazione che può essere demolita, ricostruita e ingrandita riutilizzando lo stesso materiale. 100 metri quadri distribuiti in soggiorno, camera da letto, cucina e bagno: è la prima casa in cemento stampata in 3D in Europa ed è stata aperta al pubblico in piazza Beccaria a Milano in questa settimana dedicata alla moda e al design. In occasione del Salone del Mobile 2018, Milano diventa  la madrina di questa innovativa struttura nata da un’idea dello studio di Massimiliano Locatelli di Cls Architetti, in collaborazione con Italcementi, Arup e Cybe. L’originalità della costruzione sta nel materiale adoperato, questo tipo di cemento, infatti, “è un metodo di costruzione rapido e sostenibile senza polvere e rumore”, come illustra il direttore Innovazione Italcementi, Enrico Borgarello, che aggiunge: “Chiederemo che la struttura sia portata nel nostro centro di ricerca ILab di Bergamo”. Molto competitivo quindi rispetto al metodo di costruzione tradizionale, il calcestruzzo composito viene accostato ai classici ottone, marmo, intonaco levigato. Dalla stratificazione del calcestruzzo scaturisce una superficie che consente la crescita di piante rampicanti, le quali, raggiungendo il tetto, danno vita ad un giardino urbano. 3D Housing 05, l’architettura del futuro Locatelli ha posto l’accento su come la stampa in 3D permetta una maggiore flessibilità della casa ad un costo minore, rovesciando il rapporto tra architetto e committente. Quest’ultimo, infatti, diverrà creatore e artefice della propria abitazione. Questa rivoluzione in campo ingegneristico non è sconosciuta oltreoceano: ad Austin, in Texas, negli Stati Uniti, lo scorso marzo 2018 è stata fabbricata la prima casa abitabile realizzata con una stampante 3D in appena 24 ore. Presentata durante il festival musicale e cinematografico South by Southwest, è stata ideata da New Story, un’organizzazione benefica sostenuta dall’agenzia di finanziamenti Y-Combinator, e dalla società di costruzioni robotiche Icon. Grazie a quest’opera, le due società hanno dimostrato come sia possibile realizzare un’abitazione di quasi 250 metri quadrati in meno un giorno. Il costo dell’abitazione non supera gli ottomila euro, ma è obiettivo di entrambe le imprese abbassare ulteriormente la cifra fino ad arrivare a tremila euro. L’utilizzo di un materiale così conveniente permetterebbe di realizzare, nei paesi in via di sviluppo, abitazioni per persone che vivono in condizioni di sicurezza e igiene drammatiche, nel minor tempo possibile. La portata di questa innovazione è di notevole entità: la rapidità dei tempi di stampa, i costi contenuti della ristrutturazione che permettono la creazione di alloggi in luoghi di emergenza, il facile ampliamento e persino lo spostamento della casa con un basso impatto ambientale. Tutti questi vantaggi hanno fatto sì che 3D Housing 05 di Massimiliano Locatelli di CLS con Italcementi , Arup e Cybe, durante il Milano Design Award 2018, vincesse il premio Best Sustainability: “Per aver proposto una soluzione concreta e sostenibile nel progetto architettonico in un perfetto equilibrio tra qualità materica ed esperienza emozionale”.

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Un contraccettivo senza effetti collaterali né ormoni che deriva dai crostacei

Dal Nord Europa, e precisamente dalla Svezia, sta per arrivare una vera e propria rivoluzione: un contraccettivo senza effetti collaterali né ormoni, da assumere solo quando necessario. Stiamo parlando di una sorta di capsula vaginale che, introdotta nella cervice, si dissolve nell’organismo producendo i suoi effetti in pochi minuti, evitando così gravidanze indesiderate. La vera novità sta nella sostanza di cui è composto il contraccettivo e cioè il chitosano, polisaccaride derivante dalla chitina, sostanza che si trova nei gusci dei crostacei, “ingredienti” low cost e assai facilmente reperibili nei paesi nordici. Il chitosano sarebbe in grado di restringere la mucosa solitamente difficile da attraversare all’ingresso dell’utero, ma che in fase di ovulazione si allenta consentendo che gli ovuli siano fecondati dal liquido seminale maschile. Un contraccettivo senza effetti collaterali né ormoni Come spiega uno degli scienziati del team svedese, Thomas Crouzier, «in questo modo, otteniamo un contraccettivo che non si basa sugli ormoni e non ha effetti collaterali». Senza intaccare i processi embrionali questo materiale polimerico sostanza creerebbe una sorta di barriera fisica atta a bloccare lo sperma. Trattandosi di una sostanza completamente naturale, non ci sono effetti collaterali perché interviene solo sullo strato superficiale della mucosa. Infatti il prodotto è indicato anche nella cura delle ulcere o delle infiammazioni intestinali. Attualmente il farmaco non è ancora sul mercato, in quanto sottoposto ad una meticolosa sperimentazione da parte dei ricercatori del Kungliga Tekniska Högskolan di Stoccolma a cui si deve l’utilissima scoperta. «Il punto di partenza per noi è stato quello di considerare le membrane mucose come un materiale separato su cui si può lavorare, ma per fare ciò bisogna capire le funzioni della mucosa, compresa la funzione di barriera che blocca i batteri e i virus permettendo all’ossigeno e alle sostanze nutritive di passare», si legge nella rivista scientifica Biomacromolecules dell’American Chemical Society che ha pubblicato lo studio “Reinforcing Mucus Barrier Properties with Low Molar Mass Chitosans”. Un passo avanti verso la gender equality Questo sistema superinnovativo nel campo della contraccezione e della salute, rappresenta un ulteriore passo in avanti verso la gender equality, ossia la parità tra i sessi, affinchè anche le donne possano vivere liberamente la propria sessualità senza temere gravidanze indesiderate o i disturbi causati dai metodi contraccettivi più classici. E non stupisce che tale passo sia stato compiuto proprio da una delle nazioni più all’avanguardia nel mondo in questo senso: dagli anni ’60, infatti, la Svezia combatte in prima linea per il riconoscimento dell’importanza del ruolo della donna nella società, nella politica, nella cultura e nell’economia. Senza contare poi il suo essere un punto di riferimento in ambito tecnologico sin dall’epoca della guerra fredda. Da sottolineare inoltre che, non incidendo in alcun modo sul ciclo naturale della fecondità e sull’equilibrio ormonale, è da ritenersi difficile che questo nuovo metodo anticoncezionale possa diventare oggetto di obiezioni etiche o religiose.

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