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Eroica Fenice

Food

Giuseppe Vesi contro Tripdvisor: recensioni sospette

Giuseppe Vesi, l’artista della pizza napoletana, solleva la spinosa questione delle recensioni su Tripadvisor: dopo aver riscontrato alcune anomalie su diversi post pubblicati sul famoso sito, il noto pizzaiolo napoletano si dichiara pronto a battagliare per far luce su eventuali irregolarità e ci racconta cosa è accaduto. Giuseppe Vesi, un nome altisonante nel mondo della gastronomia partenopea: la sua pizza è una delle più apprezzate del territorio campano, il suo locale una vera istituzione per i cultori del piatto napoletano per eccellenza. Da qualche giorno, pare si sia trovato, suo malgrado, vittima di una circostanza poco gradevole che l’ha spinto a porre l’accento su una questione, forse troppo spesso sottovalutata: parliamo delle recensioni sul famoso sito Tripadvisor, portale su cui gli utenti possono pubblicare le proprie opinioni sull’accoglienza ricevuta in un locale, sulla qualità del servizio offerto e così via. Ci racconti cosa è successo. In pratica abbiamo riscontrato che un utente in due giorni ha scritto sedici recensioni su diversi locali napoletani. Questo ci è sembrato assurdo e anche impossibile. Ma soprattutto inammissibile per quelle che sono le rigide regole del portale. Come si è accorto che c’era qualcosa di poco chiaro in tutto questo? Anche altri ristoranti della città sono stati presi di mira dallo stesso utente misterioso? Sì, anche altri ristoranti e pizzerie. Ed è assurdo. Il “recensore” per scrivere tante cose in due giorni avrebbe dovuto mangiare parecchio. Credo che sarà ingrassato tanto in quei giorni. Come si garantisce (in teoria) che la veridicità di tali recensioni non sia inficiata da concorrenza sleale, faziosità di qualunque genere, o addirittura da qualcuno che, dietro pagamento, si presti a postare giudizi negativi sul lavoro altrui? Il portale ha un suo regolamento molto chiaro e preciso. Però, come si dice, fatta la legge trovato l’inganno. È normale che questo sistema, che è bellissimo, basato sul buon senso, sul buon comportamento di ognuno può presentare falle che poi si manifestano in situazioni come questa, quanto meno ambigue. È già partita la denuncia? Quali sono gli eventuali reati di cui dovranno rispondere i colpevoli? I nostri legali sono al lavoro per verificare se esistono i termini di una denuncia per diffamazione e danno d’immagine. Qual è la cosa che la infastidisce di più della questione a livello morale? A livello morale ognuno decide cosa fare e come comportarsi. Mi colpisce che si agisca con tanta leggerezza, o addirittura premeditazione, screditando il lavoro di anni, la ricerca costante e faticosa per assicurare il meglio a tutti coloro (tantissimi) che ci stimano e vanno via col sorriso dopo aver mangiato.

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Teatro

I Corti della Formica 2019, la XIV edizione al Teatro Tram di Napoli

Presentata in conferenza stampa la quattordicesima edizione de I Corti della Formica, in corso al Teatro Tram di Napoli, evento dedicato ai corti teatrali, in cui la giuria sarà composta da giovani appassionati di teatro, tutti under 25 Dodici spettacoli, divisi in gruppi di tre, per quattro serate: torna anche quest’anno, dopo ben dieci edizioni, il festival de “I Corti della Formica”, il primo ideato e realizzato a Napoli, per iniziativa di Aries Teatro ed Eventi. Giunta alla sua quattordicesima edizione, la kermesse attinge le proprie risorse unicamente dal pubblico, ma nonostante le inevitabili difficoltà che presenta un’impresa del genere, questa manifestazione continua a richiamare ogni anno autori ed artisti da tutto lo stivale, con le loro idee sempre interessanti da sviluppare sul palcoscenico. I corti selezionati (tra i quali due scelti con la collaborazione della rassegna “Le cortigiane” diretta da Tiziana Tirrito) saranno valutati da una giuria composta esclusivamente da ragazzi under 25, scelti a loro volta tra giovani frequentatori di teatro. Le serate in programmazione, come sempre al Teatro Tram di Napoli, termineranno il 13 ottobre: pubblico e giuria potranno assistere ogni sera a spettacoli diversi e al termine di ogni rappresentazione, confrontarsi e scambiarsi opinioni con gli attori del cast intorno ad un determinato argomento. Vari i temi trattati, interessanti ed attualissimi, come le nevrosi, le donne, il revenge porn, l’omofobia, in questo festival ideato e diretto da Gianmarco Cesario e nato nel 2005 con il nome originario “La Corte della Formica”. Tanti i premi destinati ad autori ed artisti I premi saranno consegnati la sera del 18 ottobre, quando la giuria decreterà il vincitore per il Miglior Corto, oltre al Miglior Autore di testo originale, Miglior Attore, Miglior Attrice, Miglior Regista e Migliore Adattamento. Compito della giuria popolare (e quindi del pubblico presente in sala) sarà invece scegliere i quattro finalisti, uno per serata, tra i quali sarà eletto vincitore assoluto quello andato in scena nella serata con maggior affluenza di pubblico. Lo sponsor dell’evento, Ottica Sacco, premierà con targhe speciali lo spettacolo con il Miglior Gusto Estetico, la targa dedicata alla memoria di Daniele Mattera, per lo spettacolo che utilizza espressività corporea, i passaporti per Positano, consegnati dal Gerardo D’Andrea, direttore artistico del Positano Teatro Festival che da otto edizioni riserva una vetrina nell’ambito della sua programmazione, dal nome ‘Il Teatro che verrà’, e tre segnalazioni per la rassegna ‘Acting Drama’ che avrà luogo presso il Teatro Gelsomino di Afragola. Come da due anni a questa parte, sarà il Teatro TRAM, in via Port’Alba 30, ad accogliere la manifestazione, che si concluderà domenica 13 ottobre. Ogni sera si inizierà dalle 20:30, il biglietto costa 12 euro. Per info e prenotazioni: [email protected] TEL. 3421785930 – Fonte immagine: https://www.expartibus.it/napoli-presentata-xiv-edizione-de-i-corti-della-formica/

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Culturalmente

Dall’Ottocento ad oggi, chi erano e chi sono gli Italiani nel mondo?

Milioni di italiani sparsi un po’ ovunque sul globo, ma cosa c’è dietro le storie di persone che hanno lasciato la patria e gli affetti più cari e che oggi rappresentano un’importante realtà all’estero? La storia del nostro Paese è da sempre stata caratterizzata dal fenomeno dell’emigrazione che affonda le sue radici negli anni ’60 dell’Ottocento. Nel 1861, infatti, all’indomani dell’Unità d’Italia, ebbe inizio la prima fase, conosciuta come Grande Emigrazione, conclusasi negli anni ‘20 del XX secolo con l’ascesa del fascismo. Con l’avvenuta unificazione dell’Italia, fino alla prima guerra mondiale, le cause principali dell’emigrazione italiana furono la povertà, data dalla mancanza di terra da lavorare, soprattutto nell’Italia meridionale. Altre motivazioni furono l’insicurezza causata dalla criminalità organizzata, la scomparsa del sistema feudale con la conseguente perdita, per i piccoli agricoltori, di molti appezzamenti di terra. In questa fase, le destinazioni verso cui si diressero i nostri connazionali furono principalmente l’America del Sud, l’America del Nord e l’Europa. A partire dalla fine del XIX secolo una parte consistente italiani emigrò verso l’Africa, principalmente in Egitto, Tunisia e Marocco. Il secondo periodo del fenomeno, conosciuto come Migrazione Europea, copre invece un arco di tempo che va dalla fine della seconda guerra mondiale (1945) agli anni settanta del Novecento. Le mete più comuni per gli emigranti italiani della seconda metà del XX secolo furono invece le nazioni europee in crescita economica, come la Svizzera, il Belgio, la Francia e la Germania. Per molti si trattava di permanenze temporanee, spesso solo di qualche mese, con l’obiettivo di lavorare, guadagnare e poter così avere un futuro migliore in Italia. Una terza ondata emigratoria è cominciata all’inizio del XXI secolo: la cosiddetta Nuova Emigrazione, è stata originata dalle difficoltà causate dalla crisi economica mondiale sorta nel 2007. I protagonisti di questa terza fase migratoria (nota come “fuga di cervelli”) sono principalmente i giovani italiani, spesso laureati, in cerca di migliori opportunità in nazioni straniere. Secondo l’anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), il numero di cittadini italiani che risiedono fuori dall’Italia è passato dai 3.106.251 del 2006 ai 4.973.942 del 2017, con un incremento del 60,1%. I discendenti dei nostri compatrioti che viaggiarono in cerca di fortuna e che si stabilirono all’estero definitivamente, sono chiamati “oriundi italiani“: si stima che, nel mondo, essi ammontino a un numero compreso tra i 60 e gli 80 milioni; oltre alla cittadinanza del Paese di nascita, possono ottenere anche la cittadinanza italiana dopo averne fatto richiesta. Italiani nel mondo: com’è la situazione oggi? Ma veniamo ai giorni nostri: secondo l’Aire (Anagrafe Italiani residenti all’estero), l’emigrazione italiana si concentra in prevalenza tra l’Europa (2.767.926) e l’America (2.059.422). Il Paese con la più alta presenza di italiani è l’Argentina con 819.910 iscritti, seguono la Germania (743.622) e la Svizzera (614.996). Dall’ultimo “Rapporto Italiani nel mondo”, ad opera della Fondazione Migrantes, si riscontra che la fascia d’età dei giovani che oggi decidono di stabilirsi in un Paese straniero va dai 18 ai 34 anni. Sicuramente, per questa generazione di cosiddetti “Millennials”, ciò che spinge […]

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Culturalmente

Abbigliamento anni ’80, le tendenze e i look di un’epoca

Calze bucate, fasce tra i capelli cotonati, minigonne a strati, braccialetti di ogni forgia e colore, pizzi e merletti: viaggiamo all’indietro nel tempo, verso il decennio più eccessivo e colorato del secolo scorso, per ricordare (o scoprire) l’abbigliamento anni ’80! “Ah…che bei tempi!”…. Inutile negarlo, quando si ripensa agli anni Ottanta, questa esclamazione è irrinunciabile. E chi li ha vissuti, tutti o in parte, sa a cosa mi riferisco: sarà la spensieratezza di quel periodo, i ritmi più rilassanti, l’entusiasmo che si respirava, la fiducia che si poteva riporre nel futuro. Fatto sta che quel decennio che vide l’alba di Internet, la caduta del muro di Berlino, la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio e tanto altro, conserva una magia che lo rende indimenticabile per tutti ancora oggi. L’unica cosa, forse, dove gli anni ’80 non possono essere definiti proprio “favolosi” è stata la moda. L’eccessività e la pomposità di quegli anni si rifletterono, inevitabilmente, anche nel campo dell’abbigliamento e il risultato, diciamolo, non fu dei migliori: i dogmi dell’alta moda parigina che prediligeva tinte pastello, raffinatezza ed uno stile sobrio, furono completamente rifiutati a favore di colori sgargianti e modelli che definire “trash” è un puro eufemismo. ABBIGLIAMENTO ANNI ’80: LO STILE DI QUEGLI ANNI Erano gli anni in cui, la cantante americana Madonna si apprestava a diventare una star planetaria e, in effetti, in fatto di look, si può dire che fosse lei a dettare legge e ad ispirare le folle. Che sia stato un bene o un male, questa è un’altra storia. Ma, più nel dettaglio, in cosa consisteva lo stile anni ’80? Assolutamente irrinunciabili le maglie over-size, indossate sui fuseaux (gli attuali leggins); le stampe erano le più stravaganti, molto diffuse quelle con i videogiochi dell’epoca o con i pois: palline di ogni dimensione, retaggio della moda anni ’60, spiaccicate non solo sulle maglie, ma anche su pantaloni, gonne ed accessori. Ma il punto più sprezzante del buon gusto lo si raggiunse con un particolare da brivido: le orribili spalline! Voluminose e spropositate come si addice solo alla saga di “Guerre stellari”, venivano infilate ovunque: giacche, cappotti, maglie, niente si salvava da questa oscenità, considerata allora un vero must per essere trendy. E come dimenticare il mitico Levi’s Strauss 501, con l’etichetta sulla tasca posteriore rossa? Considerato uno status symbol, era il principe di tutti i modelli di jeans: a proposito, ricordate anche voi l’assoluta assenza di distinzione tra modelli maschili e modelli femminili? Dritti e a vita alta, avevano la capacità di imbruttire anche un fisico perfetto. Riguardo ai fuseaux, neanche loro scampavano a colori fluo e stampe a pois, a righe e lamè. Alcuni poi avevano anche la staffa, quel pezzo in più di stoffa che si infila sotto il piede. Il modello da ciclista, che terminava qualche centimetro sopra il ginocchio, a volte aveva anche una striscia laterale e magari un raffinatissimo (!) abbinamento tra verde fluorescente e fucsia. Per le gonne poi, ci pensava il tulle (tanto tulle…) a renderle un segno […]

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Food

Festival degli Artisti del Gusto alla Tenuta dei Normanni di Salerno

Nata da un’idea di Angela Merolla, si è tenuta lo scorso martedì 9 luglio, alla Tenuta dei Normanni di Salerno, la prima edizione del Festival degli Artisti del Gusto. Il Festival degli Artisti del Gusto ha riunito i protagonisti degli articoli e dei reportage fotografici del mensile enogastronomico L’Arcimboldo: un percorso wine e food itinerante con musica live, ambientato in una location ricca di fascino immersa nell’area naturalistica che fu riserva di caccia dei Normanni, a cui fa da sfondo un maestoso anfiteatro. Con la partecipazione del giornalista, scrittore e conduttore televisivo Enzo Landolfi, il festival si è pregiato anche della presenza dello Scultore-Artista del Ferro Nunzio Cogliano. La festa dei sapori campani Una serata esclusiva, dove poter degustare prodotti tipici regionali di altissima qualità: dallo “Scarpariello scustumat’” proposto dall’Osteria VinoRosso, ribattezzato così per l’abbondanza di pomodori previsti nella ricetta, al “Ragù che pensa” di Gennaro Galeotafiore, che ha bisogno di ben 4 giorni di cottura. Tanti gli sponsor che hanno supportato la manifestazione: la “Luigi Castaldi Group”, da circa 50 anni leader nella distribuzione Food&Beverage, tra i migliori produttori di prodotti d’eccellenza campani per genuinità, qualità e ricercatezza; Eden Banqueting di Poggiomarino NA, che si è occupata dell’organizzazione con la sua squadra di professionisti in grado di creare atmosfere uniche, innovative ed eleganti; la Goeldlin Collection azienda sartoriale, produttrice di abiti da lavoro sita al CIS di Nola in provincia di Napoli, che ha provveduto alle divise per i protagonisti food; il “Gruppo La Piccola Napoli” con il suo team di pizzaioli diretti dal Presidente Paco Linus e dal vice Enzo Fiore; l’Associazione Provinciale Cuochi Napoli, guidati dal Presidente Giuseppe Sorrentino. Un viaggio nel gusto e nei sapori della nostra terra, il cibo ed il vino visti nell’ottica della qualità e della naturalezza, sapori inconfondibili della tradizione gastronomica campana, che ancora una volta ha dimostrato di essere unica al mondo. Fonte immagine: https://www.google.com/url?sa=i&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiai9SK6K_jAhVQz4UKHckSDQ8QjB16BAgBEAQ&url=http%3A%2F%2Fwww.lumagazine.it%2F2019%2F07%2F02%2Fa-salerno-il-9-luglio-il-festival-degli-artisti-del-gusto%2F&psig=AOvVaw09VHgb5MBvxtxiy71gXawB&ust=1563035750384271

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Food

Apre a Castellammare di Stabia La Canesta, pizza bistrot innovativo

Da un’idea di Antonio La Monica, Tommaso Sabatino e Antonio Ferraro, apre a Castellammare di Stabia il pizza bistrot “La Canesta”. All’insegna dell’alta gastronomia, questo innovativo locale ha i numeri giusti per essere apprezzato da tutti, turisti e abitanti del posto. La piazza alberata e circolare in cui è ubicato ricorda, nella forma, una cesta, in napoletano “canesta” (il famoso “panaro”) da cui deriva il particolare nome del locale. Proprio come il tradizionale paniere partenopeo calato dal balcone per farsi consegnare la spesa dai negozianti comodamente a casa propria, La Canesta promette di offrire ai suoi clienti un’ampia varietà di leccornie. Uno stile originale, un mix che unisce l’arte di Giovanni Santarpia, pizzaiolo stabiese di fama internazionale, consulente del locale, e l’esperienza del maestro gastronomo Antonio Ferraro, da più di trent’anni una vera istituzione stabiese in questo settore. Nel corso della presentazione alla stampa, Santarpia, vincitore del “3 spicchi” del Gambero Rosso e del premio Pizzaioli di “Italia a Tavola”, racconta: “Per uno stabiese che vive a Firenze, partecipare all’avvio di un’attività nel paese d’origine è un onore. Spero che la mia pizza possa regalare emozioni, anche attraverso l’utilizzo di prodotti classici”. “Troverete qui tutto quello che è locale, potrete mangiare quelle cose che un tempo si facevano a casa. Questo banco sarà sempre pieno di norcinerie, dalle verdure di stagione alla griglia, ai salumi e formaggi scelti”, aggiunge Ferraro. I pizzaioli de La Canesta sono due fratelli stabiesi, Mario e Gerardo Calabrì, allievi di Santarpia: “Sono due fratelli che amano fare la pizza, amano fare una pizza di qualità, privilegiando la materia prima e la cura maniacale dell’impasto. Con l’apertura della Canesta avranno la possibilità di mettere in luce le loro qualità e di mettere a disposizione del pubblico stabiese e non, la pizza realizzata secondo le tecniche del mio impasto”, dice il maestro pizzaiolo. La Canesta pizza bistrot: l’esperienza del maestro gastronomo Antonio Ferraro ed il talento di Giovanni Santarpia Non solo una pizzeria, ma anche un bistrot. La Canesta infatti presenta un’offerta gastronomica di alta qualità, garantita dalla competenza del maestro gastronomo Antonio Ferraro, già titolare di una delle salumerie più importanti della città e che si trovava nel centro antico: “Sono felice di poter tornare ai fornelli e ad offrire la mia gastronomia. Nel locale sarà presente un banco gastronomia, accessibile anche liberamente ad ora di pranzo per l’asporto o per la realizzazione delle classiche merende (o colazioni, che dir si voglia nel gergo partenopeo), banco che sarà sempre pieno di norcinerie, verdure di stagione alla griglia, prodotti tipici come latticini o provoloni, salumi e formaggi scelti. Insomma, sarà un po’ come mangiare le cose come si facevano un tempo a casa, e la location si presta ad essere proprio un classico bistrot francese”, spiega Ferraro. Tra le novità presentate, la più particolare è sicuramente “La stabiese”, una pizza creata da Santarpia, preparata con crema di zucca, carciofi, polpo, limone di Sorrento ed olio Evo, più simile a quella di un panettiere per la cottura molto […]

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Eventi nazionali

Torna Salerno Letteratura Festival, il più grande evento letterario del Sud

Annunciata con la conferenza stampa tenutasi mercoledì 29 maggio nella Sala Francesco De Sanctis – Regione Campania in via Santa Lucia a Napoli, la settima edizione di Salerno Letteratura Festival: 200 partecipanti fra scrittori, musicisti, attori e artisti italiani e stranieri, dal 15 al 23 giugno, oltre ad un’anteprima prevista per il 14. Salerno riapre così le porte all’evento letterario più importante del Sud Italia, in cui l’arte, la letteratura, la musica, la cultura in generale, rappresentano il filo conduttore dei tanti appuntamenti in calendario. “È bello sapere di aver portato in sette anni questo festival ad un livello ormai da tutti riconosciuto. Si tratta ormai, in termini assoluti, della terza manifestazione letteraria in Italia: escludendo il Salone del Libro di Torino, dopo Mantova e Pordenone c’è subito Salerno Letteratura. È anche il festival più lungo in Italia, che si svolge in un periodo dell’anno durante il quale anche il turismo può trarne grandi benefici: in giugno, quando i prezzi tra l’altro sono abbastanza contenuti, oltre alle meraviglie della costiera amalfitana, dalle 17 fino alle 3 di notte si può godere di un programma ricchissimo di eventi e cose da fare”, spiega il direttore artistico Francesco Durante. A conferma del carattere multiculturale della manifestazione, in cartellone ospiti da 21 nazioni, dagli Stati Uniti alla Cina, dalla Colombia all’Islanda, dal Canada al Regno Unito. Ospiti di grandissima caratura, come il premio Pulitzer Richard Powers, Chris Offutt, il nome più importante del noir americano, l’imprenditore Brunello Cucinelli, autore de “Il sogno di Solomeo: la mia vita e l’idea del capitalismo umanistico”. “Cucinelli ci è sembrato perfettamente adeguato al discorso che vogliamo fare, quello in cui imprenditoria e cultura si incontrano per un nuovo Umanesimo”, ha detto Durante. “Sono molto orgoglioso anche del fatto che quest’anno inoltre abbiamo raggiunto la parità di genere, nel senso che le autrici e gli autori si equivalgono numericamente – aggiunge – e sicuramente, per il secondo anno consecutivo, la prolusione inaugurale sarà tenuta da una donna”. Parliamo quest’anno di Eva Cantarella, che racconterà il “suo” Ovidio, ponendo l’accento sull’originalità del rapporto tra Ovidio ed il genere femminile. “Molti gli sponsor privati che hanno appoggiato la manifestazione, cosa per nulla semplice, come La Doria, D’Amico, BPER, la Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana, l’Università Telematica Pegaso e tanti altri”, annuncia il direttore organizzativo Ines Mainieri. Musica italiana e straniera, eventi per bambini e ragazzi, spettacoli, libri e tanto altro nella splendida cornice della città di Salerno Tanta la musica e tanti gli spettacoli organizzati nei quali si incontreranno, ad esempio, il fado e la canzone napoletana, o una serata dedicata alla poesia irlandese, a testimonianza del rapporto consolidatosi negli anni tra il festival ed altre manifestazioni europee: Portogallo, Irlanda, Spagna e Francia. Lo spettacolo di chiusura sarà affidato ad una coreografa colombiana, Klemcy Salza, ispirato a “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez. Non mancheranno appuntamenti pensati per i bambini e i ragazzi, che avranno il loro spazio in incontri dedicati e nella Summer School. Tra gli ospiti, Christian […]

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Napoli e Dintorni

Maggio dei Monumenti 2019: per la prima volta nella storia, apre al pubblico la biblioteca del Museo Filangieri

Più di 10000 libri, edizioni rare ed antiche, introvabili acquarelli con ricami e ritratti della nobile famiglia napoletana: mai prima d’ora, la biblioteca del Museo Filangieri di Napoli aveva aperto al pubblico, in una mostra pronta a stupire tutti, coronamento di questo Maggio dei Monumenti 2019 “Il diritto alla Felicità di Filangieri e il ‘700 dei Lumi”: si intitola così la XXV edizione del Maggio dei Monumenti 2019, dedicata alla figura del carismatico Illuminista napoletano Gaetano Filangieri, le cui idee arrivarono ad ispirare in Benjamin Franklin uno dei pilastri fondamentali della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America. Tale principio è l’esigenza del “diritto alla felicità” come diritto inalienabile di tutti gli uomini, inserito appunto nello storico documento americano. Figlio del Duca Principe di Arianiello Cesare, il filosofo Filangieri riteneva che uno Stato basato su leggi a favore della Libertà non potesse sfociare nell’abominevole Sistema Feudale, ma fosse destinato a prosperare grazie all’armonico equilibrio di tutte le sue componenti. Equilibrio che, secondo il Principe, costituisce il presupposto della felicità di ogni uomo e di ogni cittadino. Varie sono le forme di questa Libertà auspicata: Libertà Naturale, Personale, Economica, Civile e Politica. I ritratti, le lettere, i libri, edizioni originali in una mostra unica al Museo Filangieri di Napoli In occasione del Maggio dei Monumenti 2019, a cura dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, da venerdì 10 maggio è aperta al pubblico l’antica biblioteca del Museo Filangieri, che espone per la prima volta nella storia, la preziosa corrispondenza tra il filosofo partenopeo ed il politico protagonista della Rivoluzione americana. Tra le lettere in esposizione, anche quella del 14 ottobre 1787 in cui Franklin dona una copia della Costituzione varata il 17 settembre di quell’anno e gli elogi di Melchiorre Delfico alla “Scienza della Legislazione”, opera più importante di Filangieri, apprezzata da personaggi illustri come Pietro Verri e Cesare Beccaria. Tale capolavoro restò incompiuto perché, dopo aver esercitato la carriera militare in Sicilia ed essere tornato a Napoli, Filangieri, nel 1788, colpito dalla tubercolosi, fu costretto a trasferirsi a Vico Equense con la famiglia. I visitatori potranno ammirare, tra i 10000 volumi, anche l’edizione originale della “Storia e dell’Arte e dei Mestieri di Napoli e Provincia” di Gaetano Filangieri junior fondatore del Museo, Guide antiche di Napoli, classici latini e greci, la “Description de l’Ègypte”, il fondo d’ambra con i libretti di opere degli antichi teatri napoletani, rari spartiti musicali e vari libri inglesi. L’apertura della biblioteca, evento culturale importantissimo, è stato celebrato lo scorso giovedì 9 maggio nella sala Agata del Museo con il concerto di MandGuit Classical Duo di Ivano Pagliuso – chitarra e Federico Maddaluno – mandolino, ed alcuni brani tratti dal carteggio tra Filangieri e Franklin, letti dall’attore Claudio di Palma. Un percorso museale che inizia dalla biblioteca del Principe e che include dipinti del tutto inediti, tra cui i due quadri di Grandi che ritraggono Riccardo de Sangro e Argentina Caracciolo, il ritratto di Humboldt, dodici rari acquarelli con ricami ed altre opere […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Wine&Thecity 2019 a Napoli: la luna sarà protagonista

Presentata alla stampa venerdì scorso 3 maggio al Museo PAN – Palazzo delle Arti di Napoli, in via dei Mille, l’edizione 2019 di Wine&Thecity: dieci giorni ricchi di appuntamenti dedicati alla scoperta di luoghi poco conosciuti, all’insegna dell’“ebbrezza creativa”. Dal 9 al 18 maggio 2019, la rassegna napoletana “Wine&Thecity” torna con la sua dodicesima edizione per celebrare la creatività urbana e il buon vino: una serie di eventi sparsi per tutta la città, dove il vino incontrerà l’arte, la poesia, la letteratura, e che avranno come filo conduttore la luna, da sempre ispirazione per poeti, scrittori, filosofi, simbolo della femminilità e del desiderio di scoperta. La scelta del tema non è assolutamente casuale: proprio quest’anno, infatti, ricorrono i 50 anni dallo storico sbarco sulla luna della missione Apollo11, senza dimenticare che il satellite della Terra rappresenta anche l’eterna bussola che orienta la produzione del vino. Un calendario denso di incontri pensato per offrire esperienze diverse in ogni momento della giornata: non a caso, lo slogan scelto per questa edizione di Wine&Thecity è “Non è mai sempre la stessa”, in riferimento alla luna ma anche all’evento che ha la capacità di innovarsi ad ogni edizione. Wine&Thecity 2019, gli appuntamenti da non perdere Inaugurerà la manifestazione, il 9 maggio, la video installazione site specific “Across the Moon”dell’artista Alessandra Franco in Piazza dei Martiri, aperta al pubblico ed esclusiva di Wine&Thecity; si proseguirà poi, il 10 maggio, con il reading di poesie di Franco Arminio; il trekking dell’11 maggio nell’Antica Vigna di San Martino in cui si potrà osservare la luna al telescopio con l’astrofisico Gianluca Masi; la prima mostra personale dello smart-artist Lys, Apocalyptic Moon, il 17 maggio presso Nabi design, per concludere con la luna piena di sabato 18 maggio nella baia di Posillipo, al famoso Bagno Sirena, con una serata di teatro, danza, musica e vini. Da segnare sull’agenda la serata del 14 maggio all’Osservatorio Inaf di Capodimonte, edificio monumentale di epoca borbonica ed istituto di ricerca scientifica, in cui saranno protagonisti la scienza ed i vini, e l’appuntamento del 18 mattina al Teatro San Carlo con Opera Wine Lab, progetto che unisce la musica dell’opera con la cultura del vino attraverso esperienze sensoriali che coinvolgono udito, olfatto e gusto. A Palazzo Petrucci a Posillipo, il 15 maggio, si svolgerà invece la jam session di pizza: la migliore pizza contemporanea in tutte le sue varianti, con tre fuoriclasse, Marzia Buzzanca, Ciro Salvo e Luca Pezzetta. Tra le tante cantine vinicole presenti a questa XII edizione di Wine&Thecity, sicuramente da citare l’Istituto Trentodoc, che porta a Napoli sette annate e riserve introvabili delle bollicine di montagna in una memorabile degustazione allo storico Caffè Gambrinus il 9 maggio. Non potevano mancare le performance degli chef e dei pizzaioli più famosi, come Gennaro Esposito Due Stelle Michelin, Luigi Salomone Una Stella Michelin e Lino Scarallo Una Stella Michelin; i pizzaioli Ciro Oliva, Ciro Salvo e Gino Sorbillo e, per la prima volta, Marzia Buzzanca dall’Aquila e Luca Pezzetta da Roma. Importante novità di […]

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Food

5 ricette spagnole, ingredienti e consigli per preparare le più famose

Alla scoperta delle tradizioni gastronomiche iberiche, 5 ricette spagnole gustosissime che vale la pena provare La mejor medicina es la buena comida (La migliore medicina è il buon cibo): recita così un vecchio proverbio spagnolo che, come tutti i proverbi, contiene una grande verità. Come tutti i Paesi dell’Europa meridionale, anche la Spagna ha una cultura gastronomica di tutto rispetto: amanti della vita e dei suoi piaceri, i nostri cugini iberici non potrebbero essere indifferenti alle gioie della buona tavola. Chiunque abbia avuto la fortuna di visitare questa meravigliosa nazione, avrà avuto modo di scoprire che il popolo del flamenco e dei toreri anche in cucina non se la cava affatto male: di tradizione molto antica, l’arte culinaria ispanica ha avuto il merito di aver introdotto nel vecchio continente, a partire dal XVI secolo, prodotti sconosciuti fino ad allora (patate, pomodoro, caffè, mais, cacao, ecc.). Scopriamo nel dettaglio quali sono i piatti tipici di questa nazione e, nel caso vi voleste cimentare nella preparazione di qualcuno di essi, eccovi le 5 ricette spagnole più famose, in dosi per 4 persone: Paella Nata a Valencia a metà del XIX secolo, sulle rive della laguna de L’Albufera, è la regina indiscussa delle tavole spagnole ed in assoluto il piatto più rappresentativo della terra di Don Chisciotte: il suo nome deriva dal latino patella, da cui anche l’italiano padella, in riferimento alla padella usata per la sua preparazione, bassa, larga e con due piccoli manici ai lati. Fate soffriggere 3 spicchi di aglio. Tagliate 200 gr di lombo di maiale e 1 kg di pollo a pezzettoni e unitelo al soffritto. Fateli colorire a fuoco basso per qualche minuto. Bagnate il tutto con 1/2 bicchiere di vino bianco e fate sfumare. Aggiungete 400 gr di pomodori sbucciati e tagliati a pezzi, qualche foglia di alloro e fate cuocere per 10 minuti. Intanto pulite il pesce (8 code di gamberoni, cozze, vongole, 200 gr di totani, 2 calamari, 8 scampi) e aggiungetelo nella padella con 200 gr di piselli, due peperoni rossi o verdi privati dei filamenti e dei semi. Cozze e vongole devono essere cotte a parte prima in una padella coperta e con poco olio). Aggiungete 2 o 3 bicchieri di brodo caldo e fate cuocere per 5 minuti. Aggiungete 300 gr di riso che non scuoce (la qualità Bomba è la migliore) spargendolo uniformemente su tutti gli ingredienti. Bagnate con altro brodo caldo nel quale avrete sciolto 2 bustine di zafferano. Fate prendere bollore e aggiungete sale e pepe. Infornate il tutto per 15-20 minuti a 180°, oppure cuocete sul fornello. Al posto del pollo potete utilizzare la salsiccia o il coniglio. Gazpacho Un ottimo rimedio contro l’afa delle giornate estive, questa zuppa fredda è originaria dell’Andalusia. Ingredienti: – 1 kg e 500 g di pomodori – 1 cetriolo grande – 2 cipolline novelle – 1 cucchiaio di basilico tritato – 1 cucchiaio di prezzemolo tritato – 1 limone – 3 cucchiai d’olio – sale – pepe Spellate i pomodori, eliminate […]

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Food

AmpGourmet di Giuseppe Vesi: al via i Master di formazione per pizzaioli gourmet

Partiranno il prossimo 15 aprile i Master dell’AmpGourmet, l’Accademia dei Maestri Pizzaioli Gourmet fondata da Giuseppe Vesi: un’opportunità unica al centrosud, per diventare professionisti della pizza gourmet. Gourmet, una parola ripetuta oggi da più parti come un mantra: dal francese, letteralmente “buongustaio”, si tratta di un termine associato alla gastronomia di alto livello, al buon bere, ad un cibo raffinato. Ma cosa determina la differenza tra una pietanza o una bevanda “gourmet” ed una “standard”? Nel settore gastronomico, solitamente questa linea di demarcazione è rappresentata dalla qualità degli ingredienti, dalla presentazione, dall’aspetto del piatto. E proprio sulla filosofia gourmet si basa ormai da tanti anni l’arte culinaria di Giuseppe Vesi, fondatore del marchio PizzaGourmet, della scuola di formazione AmpGourmet e di Grani Antichi: l’uso esclusivo di farine rigorosamente non trattate e macinate a pietra è, infatti, il tratto distintivo della sua arte in pizzeria. La passione per il proprio lavoro e il grande spirito di iniziativa hanno spinto Vesi a promuovere un’iniziativa davvero interessante per chi vuole fare di questo antico mestiere la propria vita, all’insegna della competenza e della professionalità: parliamo dei Master dell’Accademia dei Maestri Pizzaioli Gourmet, che prenderanno il via il prossimo 15 aprile. 98 ore di teoria, 22 ore di pratica e ulteriori 20 di stage, presso una delle 20 sedi dell’Accademia sparse in tutta Italia, con la finalità di fornire una preparazione di alto livello a pizzaioli e manager di pizzeria, accrescendo la loro competenza circa le materie prime impiegate e la gestione di un locale che siano gourmet ma sempre nel rispetto della ricetta tradizionale della pizza napoletana classica. I Master dell’ AmpGourmet: ricercatezza degli ingredienti nel rispetto della tradizione I corsi sono stati presentati mercoledì 3 aprile da PizzaGourmet a via Caracciolo: hanno partecipato Giuseppe Vesi, presidente dell’Accademia; Dario Posillipo, vicepresidente dell’Ordine dei Tecnologi Alimentari di Campania e Lazio; Giuseppe Pisano, nutrizionista; Roberto Esse, direttore responsabile Gazzetta dei Sapori; Ciro Antinolfi, BeCheffy, moderati da Sabatino Di Maio, ufficio stampa dell’AmpGourmet. Questi percorsi formativi partiranno dal semplice studio degli ingredienti, vegetali, animali, ittici, nell’ambito dei quali è importante acquisire una consapevolezza che permetta di scegliere il meglio, nel segno appunto della filosofia “gourmet” ma anche dell’esaltazione dei sapori e degli ingredienti naturali, come la farina del Cilento Carosella, da tempo utilizzata da Giuseppe Vesi e che conferisce alle sue pizze un’altissima digeribilità. Si proseguirà poi con gli studi tecnici, fino ad arrivare alla pratica degli impasti ed alla realizzazione concreta di una pizza. La scuola si avvale della collaborazione dell’Ordine dei Tecnologi Alimentari di Campania e Lazio e si svolge ogni lunedì dalle 10 del mattino alle 19 per un totale di 120 ore a cui si aggiungono le 20 ore di stage. Gli argomenti sono riportati nel Piano di Studi e i costi e le modalità di pagamento saranno inviati via mail ad ogni singolo partecipante. Un’opportunità preziosa, unica al centrosud, per tutti i partecipanti, che potranno costruirsi importanti realtà professionali o essere in grado di aprire propri locali gourmet. Fonte immagine: https://www.finedininglovers.it/blog/indirizzi-interessanti/pizza-gourmet-giuseppe-vesi/

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Teatro

ALL SHOOK UP – il musical al Teatro Acacia di Napoli

In anteprima venerdì 29 marzo al Teatro Acacia di Napoli, il musical americano campione d’incassi ALL SHOOK UP: 20 canzoni scelte tra i grandi successi di Elvis Presley, più di 20 artisti tra cantanti, ballerini ed attori, in una storia originale liberamente tratta dalla commedia di William Shakespeare “La dodicesima notte”   Presentato venerdì 22 marzo presso la Domus Ars di Napoli, lo spettacolo “made in Broadway” ideato da Joe Di Pietro debuttò in America nel 2005: ora, una compagnia napoletana, la Compagnia d’Oriente di Fabio Busiello, ne ha ottenuto i diritti in Italia direttamente dalla produzione statunitense e si appresta a ripetere qui da noi il successo riscosso in patria. Con la regia di Pietro Pignatelli, tra i più grandi in questo genere di produzioni, ALL SHOOK UP è un musical curato nei minimi particolari, uno spettacolo di grande impatto visivo, in cui ogni performance artistica è affidata a professionisti specializzati e di grande talento: il protagonista Chad è interpretato da Alessandro D’Auria, già protagonista del musical “Musicanti”; le coreografie sono del ballerino statunitense di fama mondiale Bill Goodson, che vanta nel suo curriculum collaborazioni con star internazionali come Diana Ross, Jasmine Guy, Steve Winwood, Gloria Estefan, e perfino il grande Michael Jackson. ALL SHOOK UP – il musical: l’amore, l’identità, i sogni sulle note di Elvis Nel Midwest degli anni ’50, il giovane motociclista Chad sconvolgerà la tranquillità e la monotonia in cui vivono gli abitanti di una malinconica cittadina con il suo anticonformismo, spingendoli ad amare e ad inseguire i loro sogni. Sulle note dei grandi classici di Elvis, da “Love me tender” a “C’mon everybody”, da “Jailhouse Rock” alla versione americana del nostro “O sole mio”, da “That’s Now and ever”, all’esecuzione all cast di “Can’t Help Falling In Love”, saranno raccontati amori e passioni che regaleranno allo spettatore tanta adrenalina. A differenza di altri musical, ALL SHOOK UP presenta una struttura drammaturgica più complessa: una trama sicuramente non banale, che tocca temi importanti come l’identità e la fiducia nei propri sogni, attualissimi oggi come 60 anni fa. Fonte immagine: https://www.google.com/url?sa=i&source=images&cd=&ved=2ahUKEwjEy9L1hZ3hAhXPMewKHZpqB04QjB16BAgBEAQ&url=https%3A%2F%2Fwww.imgrum.pw%2Ftag%2Fallshookupmusical&psig=AOvVaw11AT5fzepgY5g0Cov8ZoCo&ust=1553594808757982

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Food

Baroq Art Bistrot a Napoli: l’arte a tavola

È stato aperto lo scorso dicembre ed è già un grande successo: il Baroq Art Bistrot di piazza Vittoria a Napoli, in prossimità del lungomare Caracciolo, ha tutti i numeri per essere considerato ben più di un semplice ristorante. Il locale, infatti, nasce dall’intento di abbinare il mangiar bene ed il buon bere all’arte, partendo dall’epoca barocca napoletana fino ai giorni nostri. Mondi diversi ma indissolubilmente legati alla cultura partenopea. E così, tra le mura dell’antico Palazzo De Majo, commissionato nel XVIII secolo dalla famiglia De Majo a Ferdinando Sanfelice, si trova questo luogo dove la tradizione rivive nei piatti proposti, ma anche nel genere di spazi allestiti. Una galleria d’arte trasformata in un bistrot, dove poter assaporare la cucina del celebre cuoco Antonio Tubelli, definito non a caso “l’ultimo monzù napoletano” per la classicità dei suoi piatti. Gli ambienti sono stati realizzati con materiali tipici della nostra terra, come il tufo giallo e la pietra lavica. L’impronta della pinacoteca originaria si può ravvisare nella grata spalliera in ferro e ottone dorato, risalente al XVII secolo. E proprio all’insegna della grande tradizione classica partenopea, il Baroq Art Bistrot regala un’esperienza unica nel suo genere, con le sue mostre che si alternano ogni 4/5 mesi e tutto il gusto e la semplicità di piatti antichi napoletani a volte dimenticati. La mostra in corso (la seconda dall’apertura) espone i bozzetti storici del Seicento napoletano: si tratta di opere pubbliche originali, raccolte in diversi anni, dei grandi pittori di quel periodo, come Luca Giordano, Francesco Solimena, Massimo Stanzione, Giovanni Lanfranco. Alcuni di questi bozzetti rappresentano un unicum, come “I Santi Benedetto e Pietro su una barca intercettano i Saraceni” di Luca Giordano: questo dipinto rappresenta un raro documento delle molte opere realizzate dall’artista per l’abbazia benedettina di Montecassino, distrutte dal bombardamento aereo del 15 febbraio 1944. Baroq Art Bistrot, un’offerta gastronomica “culturale” Insieme alla chef Carmela Sabato, Tubelli propone pietanze preparate con passione ed un’attenta ricerca delle materie prime nostrane: la smetana con baccalà marinato agli agrumi, il bollito di macinato di vitello con ortaggi in salsa di formaggio, il timballo di scammaro, sono solo alcune delle delizie da assaggiare assolutamente, in grado di connotare la cucina di questi professionisti. Sicuramente degna di nota è la vasta scelta di vini, la cui lista viene aggiornata periodicamente, e di birre esclusivamente artigianali. Interessantissima la varietà di cocktails presentati: oltre alla caffetteria e alla sala da tè, infatti, il cocktail bar si distingue per le bevande proposte, frutto della meticolosa e competente ricerca del resident barman Andrea Chiariello. Frutto del suo estro sono i baroqtails, realizzati con nuove tecniche di infusione ed estrazione degli zuccheri, affumicature ed aromatizzazioni. Da segnalare l’ottimo rapporto qualità-prezzo: il Baroq Art Bistrot si può definire un locale giovane e classico allo stesso tempo, aperto a tutte le ore ed adatto a qualunque momento della giornata. – Fonte immagine: https://www.google.com/search?q=baroq+art+bistrot+napoli+immagini&rlz=1C1CHMR_itIT631IT632&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwiMkNPJpvXgAhWIqaQKHVPzCGgQ_AUIDigB&biw=1024&bih=627#

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Eventi/Mostre/Convegni

OPERA Wine – LAB, il mondo dell’Opera incontra quello del vino

Il mondo dell’Opera, capace con i suoi capolavori di sublimare tutte le arti, e il mondo del vino: un binomio abbastanza inusuale, ma che, grazie al progetto realizzato dal Teatro San Carlo in collaborazione con l’Associazione Wine&Thecity, è pronto a diventare una interessantissima realtà È stato presentato mercoledì 6 marzo, al MeMUS di Napoli, OPERA Wine – LAB: si tratta di un’iniziativa volta a creare per i partecipanti un percorso percettivo fatto di Musica, Teatro e degustazione di vino. L’esplorazione di questi tre “livelli” regalerà al visitatore un’esperienza sensoriale unica nel suo genere, che coinvolgerà tutti e cinque i sensi: un Formatore del Teatro San Carlo condurrà i partecipanti lungo un cammino nel quale saranno esortati Vista, Udito e Tatto; attraverso la degustazione proposta da un Sommelier dell’Ais Napoli saranno stimolati invece Gusto e Olfatto. Il Progetto partirà il 14 marzo per concludersi il 15 giugno 2019; ognuno dei 12 incontri previsti avrà per protagonisti un linguaggio diverso, un’Azienda Vinicola scelta da Wine&Thecity ed un Partner Food. Le Aziende vinicole che si alterneranno sono Cantine Federiciane, Cantine San Marzano, Claudio Quarta Vignaiolo, Casale del Giglio, Dubl, Feudo Luparello, Marchesi Frescobaldi, La Molara, San Salvatore 1988, Tenuta Sant’Agostino, Terredora di Paolo, Villa Matilde Avallone; la proposta gastronomica sarà curata da Baccalaria con l’Accademia Partenopea Baccalajuoli, Locanda del Borgo di Aquapetra Resort&Spa, Casa Kbirr, I Love Murtadell, Pasticceria Mennella. Ogni assaggio della bevanda rappresenterà la scoperta di nuove sensazioni e nuovi sapori. I laboratori: un viaggio attraverso i 5 sensi Il laboratorio di ascolto, guidato ed attivo, si focalizzerà su un percorso emozionale, sia individuale che collettivo, e si articolerà nelle seguenti fasi: Il corpo musicale: respiro e sonorità Il colore del suono: percorsi associativi La macchina del suono: ritmo e contatto Lo spazio musicale: il perimetro dei suoni Non meno affascinante sarà il percorso di esplorazione dell’energia racchiusa nel proprio corpo, vale a dire nello scrigno delle nostre emozioni, alla scoperta della sua forza poetica di Corpo teatrale e Corpo danzante. Anche questa fase si comporrà di vari momenti: Risvegliare il Corpo: ascolto e riscoperta Il Corpo in movimento: relazione con lo spazio e il gruppo Drammaturgia del Corpo: dal gesto, al segno, al racconto Il Corpo Poetico: Come se, temi ed improvvisazioni dal mondo dell’Opera Musica insieme Per quanto riguarda infine il laboratorio musicale, esso avrà come tema centrale “LE VIE DEL VINO” nell’opera lirica, sia sotto l’aspetto della vicenda storica che delle potenzialità espressive della voce nel “PARLATO” e nel “CANTATO”, attraverso l’utilizzo di varie tecniche, quali respirazione, tono, timbro, espressività, vocalizzi.   Fonte immagine: http://www.aisnapoli.it/2019/03/07/al-via-opera-wine-lab-un-progetto-del-teatro-san-carlo-realizzato-con-lassociazione-winethecity/

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Culturalmente

Berserker, i terribili guerrieri vichinghi dalla furia incontenibile

In norvegese antico, il loro nome significa “pelle di orso”: parliamo dei Berserker, i feroci guerrieri scandinavi al servizio di Odino, della cui esistenza però non esistono fonti storiche ma solo leggende Forti, violenti, audaci e senza pietà: queste erano le caratteristiche dei terribili guerrieri vichinghi protagonisti di tante leggende della letteratura norrena. Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, questo tipo di società antica del Nord Europa non era affatto anarchica, anzi: la violenza di cui si servivano i suoi componenti era proprio il mezzo attraverso cui si cercava di salvaguardare il severo codice di leggi su cui essa si fondava. Imprescindibile da tali regole ferree era il concetto dell’onore: nonostante saccheggiassero, uccidessero e si rendessero protagonisti di faide sanguinose e fautori di tante nefandezze, gli eroi vichinghi non venivano mai meno alla parola data. Berserker, da eroi a simbolo del male Tra questi guerrieri nordici, si distingueva un gruppo che non sottostava a nessuna regola, degli autentici “ubermensch”, i cui membri erano scelti dai sovrani vichinghi: i Berserker. Noti per le tremende torture inflitte ai nemici, durante le loro battaglie indossavano delle pelli: da ciò sembrerebbe essere derivato il mito del lupo mannaro, l’uomo che, nelle notti di luna piena, si trasforma in lupo e divora uomini e animali per poi riacquistare, al mattino, le normali sembianze. L’origine del nome sarebbe infatti da ricondurre ai termini norvegesi “berr” (orso) e “sarkr” (maglia), proprio in relazione alle “maglie di orso” che li vestivano nel corso delle loro prodezze. Devoti al re degli dei Odino, vivevano in piccole comunità sperdute nella foresta dedicandosi alla caccia e alla celebrazione di riti in nome del loro dio delle altre divinità. Con le invasioni vichinghe in Inghilterra e nel resto d’Europa, i guerrieri- orso furono conosciuti in tutto il vecchio continente: armati di spade e asce, lottavano in maniera feroce e cruenta, infliggendo ai nemici indicibili supplizi. Questo particolare livello di crudeltà era dovuto allo stato mentale di furia, detto berserksgangr, in cui entravano prima di ogni battaglia: praticamente uno stato di trance che li rendeva insensibili al dolore, una condizione probabilmente ottenuta con l’uso di sostanze psicoattive. Lo storico medievale danese Saxo Grammaticus narra infatti che bevevano sangue di orso o lupo perché convinti di assumerne la forza. La “furia dei Berserker” poteva giungere in un qualunque momento della quotidianità e si manifestava con un tremore, il battere dei denti, brividi di freddo, gonfiore del viso che cambiava colore. Quando la rabbia decantava, il Berserker era esausto e poteva sentirsi privo di forze per giorni. Secondo il professore statunitense Jesse L. Byock, la causa di questa furore spropositato sarebbe la malattia ossea di Paget, dal momento che un cranio di dimensioni abnormi poteva causare una pressione dolorosa sulla testa. In effetti, nella saga del celebre poeta Egill Skallagrímsson, teste dei guerrieri sono descritte come grosse e spaventose. Altri hanno sostenuto che l’effetto allucinogeno fosse dovuto ad un infuso di funghi del genere Amanita muscaria. Simpatico notare che nell’inglese moderno è diffuso il […]

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Teatro

“Thor, la morte degli Dei” arriva a teatro per una tournée tutta italiana

La Leggenda di Thor, Dio del Tuono, del Fulmine e della Tempesta, diventa un musical: tratto dall’omonimo fumetto “LA MORTE DEGLI DEI”, in cui viene raccontato il rapimento di Idhunn, dea dell’eterna giovinezza, e la terribile prova che Thor dovrà affrontare insieme al suo popolo a causa della malvagità di Hel, lo spettacolo teatrale promette di offrire emozioni davvero uniche Un’occasione per scoprire più da vicino questo mito noto finora solo attraverso il cinema e i fumetti, un vortice di sentimenti che renderanno più umana la divinità agli occhi dello spettatore. Mai prima d’ora in Italia, un Supereroe, Thor, figlio di Odino, re degli dei, e di Joro, dea della terra, era stato protagonista di un musical. “Thor, la morte degli Dei”: il mito Nel Regno di Asgard si sta svolgendo l’importante cerimonia di investitura di Thor: suo padre Odino, sovrano di tutti gli dei, sta per cedergli il trono. Un boato terrorizza i presenti che si accorgono della sparizione della dea della giovinezza: ciò vuol dire una sola cosa, la morte degli dei è terribilmente vicina. Si pensa subito ad una vedetta da parte dei giganti di fuoco, da sempre nemici acerrimi di Odino, ma nulla è come sembra: all’interno del Palazzo, qualcuno ha tramato nell’ombra. Tra bugie e colpi di scena, combattimenti, creature mostruose ed entità provenienti dall’Aldilà, Thor e i suoi affronteranno un rischioso viaggio nei Regni più spaventosi dell’Universo: in questa odissea, gli aspetti mitologici andranno ad umanizzarsi sempre di più, fino ad instaurare una connessione emotiva tra il mondo degli dei e il nostro. “Non solo la vicenda di Thor, ma una storia universale, la storia del conflitto tra il bene e il male: è questo che si propone il musical, al quale abbiamo lavorato con grande energia e passione. Ciò verrà sicuramente fuori, grazie a figure artistiche ed un team creativo eccezionali, dal coreografo Angelo Marino alla sceneggiatrice Ilaria Licenziato, allo scenografo Antonello Risati. La storia si avvale di un impianto sceno-tecnico ad altissimi livelli e siamo impazienti di cominciare a raccontare questa storia, partendo da Napoli per un viaggio lunghissimo che si fermerà, se tutto va bene, tra un paio d’anni”, spiega il regista Antonello Ronga. “Thor, la morte degli Dei” in anteprima assoluta al Palapartenope di Napoli Lo spettacolo, adatto a tutte le età, è organizzato dalla EMA Eventi con la produzione di Eduardo Lombardi e Vincenzo Iannone, e partirà sabato 23 febbraio al Palapartenope di Napoli, per andare a toccare i teatri delle principali città italiane. Contenuti artistici di alta qualità sono ottenuti grazie all’attenta regia di Antonello Ronga, alle musiche di Emiliano Branda, ad un cast composto da 16 ballerini, 2 acrobati e 6 cantanti/attori, tra cui Tony D’Alessio (voce della storica band Banco del Mutuo Soccorso e finalista a XFactor 2013) che interpreta Odino e Daniele Venturini che impersonerà il protagonista Thor. L’ultima tappa della tournée sarà a Milano, al Teatro Nazionale CheBanca!, il 17 e 18 maggio. Qui, i prezzi dei biglietti: Primo settore 32.00+3.00 Rid Ragazzi dai […]

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Food

“Storia con Gusto”: il passato e il presente a tavola al Pompeo Magno

Piatti antichi rivisitati per andare incontro al gusto contemporaneo: è l’idea di fondo da cui ha avuto origine l’evento gastronomico “Storia con Gusto”, organizzato al Ristorante Pompeo Magno di Pompei (Na) Il cibo visto nella sua evoluzione, attraverso un excursus temporale che va dalla Pompei antica fino ad oggi, un’ampia panoramica che arriva fino alle conservazioni degli alimenti, un viaggio nella storia dal punto di vista gastronomico: la serata “Storia con Gusto” dello scorso 1° febbraio, al Ristorante Pompeo Magno, ha rappresentato un’occasione molto interessante per discutere e confrontarsi su un argomento oggi così gettonato come è il cibo. La scelta del luogo non poteva essere stata più oculata: non va dimenticata, infatti l’importanza di Pompei sotto il profilo archeologico, e che proprio qui sono state create tecniche di conservazione e sviluppati sapori che ancora oggi fanno parte della nostra cucina tradizionale e di cui inevitabilmente risentono gli stili culinari dei grandi chef. “Con questo evento – spiegano Gerardo Esposito e Michela Del Sorbo, proprietari e fondatori del ventennale locale – vogliamo porre i riflettori sulla storia del nostro cibo viaggiando in varie epoche e attraverso le tradizioni di diversi popoli che hanno contaminato la nostra cucina“. A condurre l’incontro, la nota giornalista Santa Di Salvo che ha intervistato il gastronomo storico e autore tv Martino Ragusa: “Condivisibile o no, questa ‘moda’ del cibo, che ormai coinvolge sempre più persone anche con le sue continue incursioni in tv, il vantaggio è che si sta prendendo sempre più coscienza dell’importanza dell’alimentazione. Stasera vogliamo affrontare il tema del cibo dal punto di vista culturale: esso ha un valore identitario, attraverso di esso si ricostruiscono i valori e l’evoluzione della società. Tutti possono parlare di cibo, e questo lo rende condivisibile, anche se non è stato sempre così: fino all’Ottocento, e fino alla Seconda Guerra mondiale, c’era un’alimentazione di sopravvivenza e di sussistenza nelle classi contadine; con la Rivoluzione Industriale e quindi con il boom economico, con la comunicazione amplificata dalla televisione, la cultura gastronomica si è diffusa, diventando sempre più democratica e popolare”, spiega Ragusa. “Storia con Gusto”: la cucina dell’antica Roma in chiave moderna al Pompeo Magno Da più parti si sostiene che la sobrietà della tavola greca fosse legata maggiormente alla conoscenza di sé stessi e al rapporto con l’altro, mentre la tavola romana fosse soprattutto una rappresentazione in sé del cibo stesso, una descrizione addirittura letteraria di ciò che riempiva la tavola. Eppure, come osservato da Santa Di Salvo, è proprio dal connubio di queste due forme diverse di convivialità che è poi nata quella che chiamiamo cucina mediterranea, un perfetto mix tra le due culture gastronomiche che unisce tra loro tutti questi elementi: la descrizione del cibo, la competenza del piatto, la convivialità e, quindi, la conoscenza dell’altro. Quello che sappiamo sulla cucina dell’antica Roma deriva dalle numerose fonti archeologiche e letterarie (Catone, Marco Terenzio Varrone, Lucio Giunio Moderato Columella, Rutilio Tauro Emiliano Palladio, Plinio il Vecchio, Marziale, Seneca) grazie alle quali possiamo anche individuare interessanti punti in […]

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