Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Notizie curiose

Le 5 più bizzarre news dal mondo: incredibile ma vero!

Abbiamo selezionato per voi 5 news dal mondo, 5 reali quanto assurde news dal mondo! Capita spesso, specialmente sul web, di imbattersi in notizie a cui facciamo fatica a credere, perché quanto leggiamo ci appare oltre ogni umana immaginazione. Eppure, molte di esse, per quanto bislacche, si rivelano essere inspiegabilmente reali. Come anticipato, è sicuramente la rete il serbatoio più prolifico da cui attingere fatti assurdi che ci restano impressi proprio per la loro straordinarietà. Ecco le news bizzarre, dalle più svariate parti del mondo, che più ci hanno colpito. News dal mondo, le più incredibili della settimana Nozze annullate, nozze regalate Kolbie Sanders, 24enne texana, ad una settimana dal matrimonio si è lasciata col fidanzato: un sogno sfumato, un idillio irrealizzato. Chiunque avrebbe ceduto ad un bel po’ di malinconia e di sconforto, e invece no: Kolbie ha deciso di approfittare di quanto le stava accadendo per fare del bene a qualcuno che ne avesse bisogno. La ragazza ha pensato, infatti, di donare un pacchetto da 3500 dollari ad una coppia che fosse disposta a sposarsi da lì a una settimana. Con un post su Facebook, sono state aperte le candidature e, tra le storie d’amore più belle raccontate dalle coppie “in gara”, Kolbie ha deciso con un sorteggio a chi sarebbe andato il regalo. La sposa vincitrice è stata Haley Hipsher, una ragazza il cui nonno era malato terminale di cancro. L’uomo ha così potuto realizzare il sogno di vedere l’amata nipote sposarsi prima di morire. Bimba di 5 mesi batte un record mondiale Figlia di una coppia originaria dell’Australia che vive in Canada, la piccola Harper Yeats, di soli 5 mesi, ha battuto un primato mondiale: essere la più giovane ad aver visitato ad uno ad uno tutti gli Stati Uniti. La mamma e il papà avevano intenzione di vedere le regioni dell’America del Nord, ma non tutte nello stesso viaggio. Quando è nata la figlia, però, hanno scoperto che fino ad allora la persona più giovane ad aver compiuto tale impresa aveva appena 2 anni ed hanno deciso di battere quel record. I genitori di Harper hanno così iniziato a documentare il viaggio pubblicando su Instagram foto della piccola accanto ai cartelli delle varie località ed in poco tempo la pagina ha ottenuto migliaia di followers. Con il Vermont, Harper ha appena terminato di visitare tutti i 50 Stati ed è entrata nei Guinness World Records. Minacciata di morte dalla figlia vegana Tornata a vivere con l’anziana madre dopo aver perso il lavoro, una 48enne di Modena, da anni diventata vegana, non sopportava che in casa si cucinassero piatti a base di carne e, per questa ragione, i litigi tra le due donne erano all’ordine del giorno. Addirittura, due anni fa la donna è arrivata a minacciare la madre di accoltellarla se avesse cucinato ancora una volta il ragù. A questo punto l’anziana ha denunciato tutto, ed ora la figlia dovrà pagare alla madre la somma di 400 euro, oltre ad una multa di 500 euro per […]

... continua la lettura
Culturalmente

Storie romantiche: le 4 da conoscere assolutamente

Quali sono le storie romantiche da conoscere assolutamente? Tanto si è scritto sull’amore, ma si sa, le storie non sono tutte uguali. Le emozioni che riescono a farci vivere dipendono dal modo in cui vengono raccontate e da quanto riescono a coinvolgere chi le ascolta o chi le legge. “L’amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso XXXIII, v. 145): basterebbe solo questo verso, l’ultimo della terza cantica della Divina Commedia di Dante Alighieri, ed anche l’ultimo dell’intero capolavoro, ad esprimere pienamente la forza motrice del sentimento più intenso che possa travolgere l’essere umano ed ispirare le sue azioni. Raccontato in tutte le sue sfaccettature dalla letteratura italiana e straniera di tutti i tempi, l’Amore, quello con la A maiuscola, ha appassionato milioni di lettori che si sono emozionati con i protagonisti delle sue storie, fino ad immedesimarsi in loro, soffrendo delle loro sventure o gioendo della loro felicità. Molte sono, infatti, le storie romantiche che ancora oggi sanno condurre il lettore in un mondo di magia. Alcuni di questi amori, poi, si sono radicati talmente nella cultura collettiva da finire per rappresentare, ormai da secoli, la passione per antonomasia, diventando dei veri e propri miti. È dunque indispensabile dover conoscere i più suggestivi, i più controversi, i più emozionanti. 4 storie romantiche indimenticabili Vediamo quali sono le 4 storie romantiche più celebri ed i loro protagonisti. Romeo e Giulietta “Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre e rifiuta il tuo nome! O, se non lo vuoi, tienilo pure e giura di amarmi, ed io non sarò più una Capuleti!”. Con queste parole, la dolce Giulietta immaginava di rivolgersi al suo Romeo, quando affacciata al celeberrimo balcone della sua stanza sognava il suo amato, disperandosi per via dell’odio che le loro famiglie condividevano e che ostacolava il loro amore. Una passione talmente grande da resistere a tutto, anche alla morte, che purtroppo porta via entrambi proprio a causa della sua forza disperata. Tra le storie romantiche per eccellenza, i due veronesi incarnano la coppia più famosa, il mito assoluto. Il capolavoro shakespeariano ha ispirato tantissimi altri racconti letterari e cinematografici e ancora oggi Romeo e Giulietta rappresentano un’icona tra le storie più romantiche di tutte le epoche. Amore e Psiche Scritta nel II secolo d.C. da Apuleio nelle sue Metamorfosi, questa leggenda racconta di una bellissima fanciulla di nome Psiche e di Amore (Cupido), figlio di Venere. La dea della bellezza, invidiosa della ragazza, chiese a suo figlio di colpirla con una delle sue frecce affinché si innamorasse dell’uomo più brutto della Terra. Alla vista della giovane, però, Amore restò folgorato e, distratto dall’emozione, rimase colpito proprio da una sua freccia, innamorandosi perdutamente di Psiche. Essendo un dio, non poté rivelare la sua identità, ma quando la ragazza, spinta dalla curiosità, ne venne a conoscenza, l’amato fu costretto a fuggire e Venere, per punirla, la sottopose a varie prove. Di queste, l’unica che Psiche non superò fu quella della discesa agli inferi per chiedere alla dea […]

... continua la lettura
Food

Genovese 7su7, a Napoli si festeggia la settimana della genovese

A Napoli sta per partire “Genovese 7su7”, sette giorni dedicati alla celebrazione della genovese, altro tesoro gastronomico della tradizione partenopea “Una ricetta mediterranea, amatissima dai napoletani, che forse ha avuto minor fortuna rispetto al famosissimo ragù, ma che a poco a poco sta prendendo un respiro internazionale”: con queste parole, la giornalista Santa Di Salvo ha introdotto la conferenza stampa di presentazione, tenutasi nel meraviglioso scenario dell’Eurostars Hotel Excelsior di Napoli, di “Genovese 7su7”. Ideata sulla scia di “Ragù 7su7”, altra manifestazione di grande successo svoltasi nel capoluogo campano alcuni mesi fa, l’iniziativa del LucianoPignataro Wine Blog e di Mysocialreceipe.com si presenta come la celebrazione di un’altra regina di Napoli, la genovese, un antico piatto la cui tradizione stava affievolendosi, ma che ora sta tornando alla ribalta nelle sue varianti di tonno, di polpo, di pollo, di cinghiale, di agnello. Genovese 7su7, tra ricetta classica e rivisitazioni Un evento lungo sette giorni, da lunedì 19 a domenica 25 novembre, dedicato ad uno dei più gustosi piatti napoletani, la genovese, che vedrà 55 locali della città, di tutte le categorie, annoverare nel menù questa prelibata pietanza in tutte le sue varianti. L’ingrediente classico, invece, resta la carne di vitello, la colarda, lasciata cuocere in una grande quantità di cipolle per molte ore fino a consumarsi, per ottenere quello che a Napoli è un rito quasi solenne: la perfetta combinazione tra cipolle, carne e pasta. Il formato di quest’ultima, deve rigorosamente essere tra quelli grandi: mezzanelli, mezzani e ziti spezzati a mano, sono l’ideale affinchè la poesia sia completa. A proposito del nome, il giornalista Luciano Pignataro ha spiegato che le sue origini sono tuttora misteriose: “Forse un monzù di Ginevra (Geneve) ebbe l’idea di proporla per prima, o forse si cucinava in una trattoria di genovesi al porto. Sia come sia, se il ragù è la salsa rossa, questa è la principale salsa bianca ma entrambe, se ben eseguite, si avvicinano al marroncino”. Durante la degustazione, lo chef Ciro Salatiello ha presentato i suoi “Elementi di Genovese”, una vasta gamma di rivisitazioni della classica ricetta, mentre Franco Gallifuoco ha stupito tutti i presenti con la sua Parigina alla Genovese. Si annuncia interessante e divertente la novità introdotta su MySocialRecipe: “Per decidere quale sarà la genovese più amata dal popolo del web – spiega Francesca Marino – MySocialRecipe lancia il primo sondaggio attraverso cui appassionati, buongustai e gourmet potranno finalmente dire la loro sulla ricetta che preferiscono. La nostra piattaforma è a disposizione per valorizzare la tradizioni napoletane che sono il simbolo della nostra città”. Sugo alla genovese, una bontà che conquista il mondo Oltre al grande entusiasmo suscitato tra i napoletani ed i ristoratori della città, Genovese 7su7 ha avuto una grande eco perfino oltreoceano: da New York arriva la ricetta dei “Paccheri alla Genovese” del ristorante “Ribalta”, e anche dallo “Scugnizzo” di Melbourne si comincia già a sentire il profumo del celebre sugo. Previste, inoltre, due masterclass, previo invito, per il 21 novembre al ristorante Veritas dedicata al Consorzio Tutela […]

... continua la lettura
Culturalmente

Leggi razziali in Italia, cosa stabilivano e contro chi furono emanate

Leggi razziali in Italia, i 180 decreti che privarono gli ebrei di ogni libertà Quando si parla di leggi razziali, ci si riferisce a quell’insieme di norme legislative ed amministrative il cui comune denominatore è la discriminazione razziale: tali norme, varate per la prima volta nella Germania nazista a cavallo tra gli anni ‘30 e ’40 del Novecento, erano principalmente rivolte agli ebrei, agli omosessuali, ai disabili, ai Rom, agli afro-tedeschi ed ai Testimoni di Geova. Sarà questo il seme da cui avrà origine il genocidio messo in atto dalla Germania nei confronti delle minoranze “non gradite” dai nazisti per ragioni politiche o razziali, noto con il nome di Shoah. Sulla scia delle cosiddette “leggi razziali antisemite” tedesche, qualche anno più tardi furono applicate in Italia le leggi razziali fasciste: Benito Mussolini ne annunciò per la prima volta il contenuto il 18 settembre 1938 a Trieste, davanti al Municipio in Piazza Unità d’Italia. Il presupposto su cui si fondavano le leggi razziali era la teoria, rivelatasi priva di qualunque valore scientifico, dell’esistenza della razza italiana e della sua appartenenza alla categoria, tanto inesistente quanto assurda, delle cosiddette razze ariane. Il Regio decreto legge n. 880, entrato in vigore nel 1937, che vietava il madamismo (l’acquisto di una concubina) e il matrimonio fra italiani e “sudditi delle colonie africane”, fece da apripista ad altre leggi di stampo razzista promulgate dal parlamento italiano. Il “Manifesto della Razza”, base ideologica della legge razziale Pubblicato inizialmente in forma anonima sul Giornale d’Italia il 14 luglio 1938, con il titolo “Il Fascismo e i problemi della razza”, il Manifesto degli scienziati razzisti o Manifesto della Razza fu ripubblicato il 5 agosto del ’38 sul primo numero della rivista “La difesa della razza” e firmato stavolta da 10 scienziati. Il testo del manifesto era costituito da dieci punti in cui veniva analizzata la questione razziale secondo la politica fascista: si sosteneva l’esistenza delle razze umane e di grandi e piccole razze; si definiva il concetto di razza come concetto puramente biologico; si affermava che l’origine della popolazione italiana era per la maggior parte ariana; si sosteneva che, a differenza di altre nazioni europee, in Italia la composizione razziale di allora era la stessa di mille anni prima data la mancanza, dopo l’invasione dei Longobardi, di significativi movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione; si dichiarava l’esistenza di una pura razza italiana data da un’antica purezza di sangue; si esortava gli italiani a proclamarsi razzisti e a trattare la questione da un punto di vista puramente biologico senza intenzioni filosofiche o religiose; veniva fatta una netta distinzione tra i mediterranei d’Europa (occidentali) e quelli orientali e africani; si negava l’appartenenza degli ebrei alla razza italiana; era definita inammissibile l’unione degli italiani con qualunque razza extra-europea, portatrice di valori diversi rispetto a quelli ariani. Leggi razziali in Italia: cosa stabilivano? Il 5 settembre del 1938 il Regio Decreto Legge 1340, voluto da Mussolini e firmato dal re Vittorio Emanuele III, stabiliva l’allontanamento di alunni ed […]

... continua la lettura
Food

Pizzeria Magma (Torre del Greco), premiata la migliore pizza dolce

Si è svolto lunedì 22 ottobre, il Pizza Dolce Contest: alla Pizzeria Magma di Torre del Greco, premiati gli ideatori delle migliori pizze dolci Da un’idea di Ciro Di Giovanni, proprietario della Pizzeria Magma delle Piscine Sakura di Torre del Greco (Na), nasce il Pizza Dolce Contest, che si è svolto lunedì 22 ottobre, in collaborazione con Azienda Agricola Giolì, Azienda Agricola Torretta e Fina Vini, alla presenza di diversi esperti del mondo food. Pizzaioli, blogger, pasticcieri ed altri professionisti del settore si sono riuniti in questo evento, divertente ma anche rilevante dal punto di vista culturale, perché testimone dell’evoluzione negli anni del piatto napoletano per eccellenza. La pizza diventa dolce: tutti i vincitori del Contest e le creazioni più originali La pizza nella sua versione pasticcera, infatti, è arrivata ad occupare ormai un posto di prim’ordine nell’offerta gastronomica di tutte le pizzerie, a dimostrazione della sua capacità di accontentare tutti i palati tanto che, da quest’anno, anche la Guida alle Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso ha istituito un premio per questa categoria. Il primo premio se lo sono aggiudicati ex aequo il pizzaiolo Giuseppe Maglione con la sua pizza “Innamorarsi sul Vesuvio”, preparata con confettura di albicocca, crema al burro e frutti di bosco su un impasto di cacao e la seguitissima blogger Ornella Buzzone, ideatrice della pizza Da Caserta a Cilento, con fichi cilentani, ricotta di bufala, confettura di fichi del Cilento, rosmarino e bucce di arancia candite, su impasto al cacao cotto al forno. Sul suo sito web, “Fatto in Casa è più Buono”, troverete ricette e racconti sul mondo food. Il secondo posto è andato alla pastry chef Anna Chiavazzo della pasticceria Il Giardino di Ginevra di Casapulla (CE) e alla food blogger Francesca Pace titolare di Francesca e il suo Blog. I pomodorini del piennolo del Vesuvio dell’Azienda Agricola Giolì canditi al pepe verde e limone, che troviamo sulla pizza ‘I te vurrìa vasà creata da Anna Chiavazzo, sono un’idea innovativa di grande successo, che da qualche anno produce ed etichetta in barattolo, con ganache di cioccolato all’olio extravergine di oliva delle Colline di Salerno dell’Azienda Agricola Torretta, ricotta di bufala, zeste di limone e foglie di malvarosa. Pizza dolce ai frutti rossi, invece, quella della food blogger napoletana Francesca Pace, con confettura di aglianico, uva, ribes, pera, pinoli e olio extravergine di oliva delle Colline di Salerno Torretta. Il premio ritirato per questa creazione è il logo per il suo blog, disegnato da Fa.Ma grafic design – comunicazione & eventi di Marina Alaimo. Il terzo premio è stato consegnato a Giovanna Voria, proprietaria dell’Agriturismo Corbella in Cilento, da sempre impegnata nel valorizzare la tradizione, recuperando le antiche ricette della sua terra, e nella coltivazione diretta di ceci e di una grande varietà di prodotti ortofrutticoli cilentani. E proprio cercando tra le antiche ricette di famiglia, nasce la Pizzaroce del Cilento di Giovanna, con pomodorini gialli e rossi cilentani canditi, limone e nocciole di Giffoni. Pizza Dolce Contest alla Pizzeria Magma, importante appuntamento per sponsor […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

A Napoli arriva Brikmania, viaggio nel mondo LEGO per tornare bambini

In corso a Palazzo Fondi a Napoli, Brikmania – Un mondo di mattoncini LEGO. Una mostra originale ed unica, un tuffo nella magia dell’infanzia Dopo la presentazione alla stampa il 12 ottobre organizzata dalla ADR Communication, è stata inaugurata il giorno successivo a Palazzo Fondi, a Napoli, la mostra Brikmania – Un mondo di mattoncini LEGO. L’esposizione promette un’avventura ricca di suggestioni, un’immersione totale nelle atmosfere giocosamente “belliche” di Star Wars, ricreate da più di un milione di mattoncini LEGO disposti ad arte. Un lavoro certosino, realizzato dal collezionista LEGO Wilmer Archiutti, fondatore dell’azienda LAB (Literally Addicted to Bricks), e ovviamente dalla sua squadra: l’allestimento è stato reso possibile anche dalla collaborazione della 2GM di Giuliamaria e Gianmatteo Dotto. Brikmania, milioni di mattoncini tra guerre stellari, pirati, motori, e anche Totò Il tema di Star Wars, con tanto di Homer Simpson e del perfido Joker nelle vesti di guest stars, è solo uno dei quattro scenari che fanno da sfondo all’esposizione: nella sezione Motori troviamo infatti i modelli di auto più rappresentativi del mondo delle quattro ruote; la sezione Pirati offre al visitatore la visione di galeoni curati nei minimi particolari; la strabiliante City & Fun è composta dalla rappresentazione delle metropoli più famose al mondo: la Statua della Libertà, il Taj Mahal, il Ponte di Brooklin, sono, in Brikmania, dei veri e propri capolavori in miniatura, interamente realizzati con mattoncini LEGO. Creato con la stessa tecnica anche il ritratto di Totò nell’ultima sala della mostra: un omaggio alla città di Napoli, che lo riceverà in dono quando l’esposizione sarà conclusa, il 27 gennaio 2019. Degno di nota, inoltre, l’eccezionale Yellow Castle, pezzo unico in quanto unico esemplare di castello LEGO giallo. Al termine del percorso, una sala ricreazione per i più piccoli, a sottolineare l’importanza dell’aspetto ludico che anche da adulti non dovrebbe mai essere dimenticato del tutto. LEGO, un successo senza tempo Il LEGO Group, messo in piedi da Ole Kirk Kristiansen, nasce nel 1932: i suoi celebri mattoncini sono sul mercato dal 1958 ed il loro fascino senza tempo si tramanda di generazione in generazione. Questo “paradiso dell’infanzia” che ha fatto parte un po’ della storia di tutti noi, ritorna oggi disponibile in Brikmania, a portata di mano di chiunque voglia tuffarsi in quei ricordi incancellabili. Ciò grazie alla creatività degli organizzatori, che hanno saputo fare della propria passione un lavoro, non senza riscuotere un notevole successo. Parte del merito va alle società organizzatrici, Time4Fun e Venice Exhibition, che hanno posto l’accento sul collegamento tra il collezionismo e la salvaguardia dell’Arte, che viene tenuta in vita anche da coloro che coltivano quest’hobby, spinti dalla curiosità, dalla passione, dal piacere della scoperta. Insomma, Brikmania è davvero una collezione adatta a tutti. Un’esperienza che sicuramente farà felici i bambini, ma forse ancora di più gli adulti. Anche se difficilmente lo ammetteranno. La mostra sarà a Napoli, a Palazzo Fondi, in via Medina 24, fino al 27 gennaio 2019. ORARI Lunedì – Venerdì dalle 15 alle 20 (ultimo ingresso ore […]

... continua la lettura
Food

Sagra della Castagna di Calvanico, al via la 40esima edizione

Quest’anno giunge alla sua 40esima edizione la Sagra della Castagna di Calvanico, in provincia di Salerno Promuovere l’aggregazione sociale e le eccellenze del territorio, oltre a valorizzare il patrimonio storico-architettonico: queste le finalità della Sagra della Castagna di Calvanico (Sa), giunta quest’anno alla sua 40esima edizione. Un’edizione ribattezzata “Gold”, che è stata presentata mercoledì 3 ottobre, nella Sala Stampa “Biagio Agnes” dell’Università degli Studi di Salerno. L’iniziativa è promossa dalla Parrocchia del SS. Salvatore diretta da Don Vincenzo Pierri, con il patrocinio morale della Regione Campania e dell’Ept – Ente Provinciale di Salerno, in collaborazione con il Comune di Calvanico. L’incasso sarà devoluto al restauro del complesso ecclesiale, edificato nel Duecento ma distrutto dal sisma dell’80. La Sagra si articola tra questo weekend e il prossimo, quindi tra il 5/6/7 e il 12/13/14 ottobre 2018, tra esibizioni, laboratori didattici, sport, focus tematici, showcooking, musica etnofolk, turismo rurale e trekking. Sagra della Castagna di Calvanico, fra tradizione e futuro La manifestazione resta una festa contadina, ancorata alle tradizioni rurali, ma in questi quarant’anni si è anche evoluta, diventando un veicolo di promozione delle eccellenze locali e un’occasione per allargare gli orizzonti, parlando di turismo rurale, di trekking, di sana alimentazione. Un progetto che si può insomma definire “glocal”, ossia radicato al locale ma con lo sguardo volto al futuro. L’incontro è stato introdotto dal Magnifico Rettore, Prof. Aurelio Tommasetti, il quale ha dichiarato: “L’università è al fianco e al servizio dei territori. È essenziale che una manifestazione ponga al centro l’interesse delle comunità”. È poi intervenuto Don Vincenzo Pierri: “Il 40ennale è un evento eccezionale. Quest’anno sarà la festa della sagra della Castagna. Oltre ad essere un contenitore di aggregazione sociale, cultura, ambiente e territorio, ha una finalità importante, perché tutti i proventi della manifestazione saranno destinati alla ristrutturazione dell’antichissimo complesso parrocchiale di Calvanico che ha in sé, purtroppo, le ferite del terremoto. Purtroppo le nostre zone portano ancora le tracce, i segni del sisma del 1980. È un recupero importante, perché in un centro piccolo come il nostro, la chiesa diventa il cuore pulsante della comunità”. Due i percorsi di trekking organizzati, anche con il contributo di Legambiente Valle dell’Irno, tramite i quali si potrà ammirare la natura incontaminata del luogo e le bellezze architettoniche, giungendo fino a Pizzo San Michele a 1567 metri e al Santuario di San Michele di Mezzo, sempre accompagnati da guide. “Abbiamo accolto molto volentieri questo invito. È una manifestazione che si distingue dalle altre sagre per il recupero artistico della chiesa che assume un valore centrale. E poi c’è l’aspetto naturale, con gli itinerari del trekking per scoprire gli antichi sentieri e le bellezze paesaggistiche della Valle, tra cui l’Oasi di Frassineto. Valorizzazione e conoscenza, ma soprattutto salvaguardia dell’ambiente”, ha dichiarato Antonio D’Auria, presidente di Legambiente Valle dell’Irno. Elogi a Don Vincenzo e a tutto il comitato organizzatore da parte della senatrice Eva Longo: “Un grosso plauso va a Don Vincenzo e a tutto il comitato. Quarant’anni sono un traguardo importante per l’intera comunità […]

... continua la lettura
Libri

Intervista a Maria Perillo, autrice di “Alice nel tè e quel che non accadde”

È prevista per questo mese di ottobre la pubblicazione di “Alice nel tè e quel che non accadde”, opera d’esordio dell’autrice, blogger e life coach napoletana Maria Perillo. Il libro, edito da Gruppo Albatros Il Filo, si presenta come una sorta di sequel del celebre romanzo di Lewis Carroll. Con la prefazione della critica letteraria Livia De Pietro e le illustrazioni dell’artista Neirus, il racconto promette un viaggio in un mondo fantastico dal tempo indefinito, ricco di allegorie, che conduce alla scoperta, ma soprattutto alla riscoperta della “meraviglia”. Abbiamo intervistato Maria Perillo per conoscere qualcosa in più di lei e per capire come, da un classico senza tempo come “Alice nel Paese delle meraviglie”, sia nata un’idea così innovativa e quali sono i messaggi in essa contenuti. L’intervista a Maria Perillo “Alice nel tè e quel che non accadde”, un libro spiccatamente originale, già nel titolo: perché proprio il personaggio fiabesco di Alice? Alice è il personaggio a cui più mi sono ispirata nel corso della mia vita. A volte, per gioco, dico che è ‘emarginata’; a differenza di tutte le principesse che popolano fiabe e racconti, Alice ha scopi diversi nella vita, per questo motivo, sembra far poco sfoggio di sé negli store, accanto alle principesse in tiro. Alice è curiosa, ha il coraggio di osare e sa trascinare gli altri oltre ciò che sanno. Maria Perillo, una scrittrice di origine napoletana, che si definisce innanzitutto curiosa: se dovesse definire la curiosità, quali parole userebbe? La curiosità è un’esigenza, è un impulso con cui veniamo tutti al mondo. Una dote che va allenata e che ci spinge a scoprire sempre cose nuove, capire il perché, conoscere, soprattutto, noi stessi. La sua Alice fa ritorno nel Paese delle meraviglie, ma ora è cresciuta, non è più la ragazzina ingenua di un tempo, ora si accorge che tutto ciò che sembrava meraviglioso non lo è più, ha perso il suo incanto: quanto c’è dell’Alice di questo racconto in Maria Perillo? Il racconto è inizialmente nato per gioco, mi divertivo a creare parallelismi tra me, i miei amici e le vicende di Alice. Un giorno, ho deciso di scrivere tutto ciò su cui avevo giocato. Alice nel tè è stato scritto prima a mano. C’è tanto di me in tutti i personaggi che affrontano la vicenda. Ognuno ha un aspetto diverso della mia personalità che ho sperimentato. La protagonista, però, decide di reagire a questa delusione, provando a far rivivere quella meraviglia insieme ai suoi amici: secondo lei, come si può reagire alla perdita dell’incanto in ciò che ci circonda? Come prova lei a rendere ogni giorno la realtà capace di sorprenderla? Questo è il fulcro del mio racconto, il messaggio che voglio far arrivare al lettore. La felicità è una scelta coraggiosa che parte dalla conoscenza di se stessi. Ci si può mettere in cammino per mezzo dello studio, dello sport, della spiritualità, della religione o delle moderne scienze che studiano l’uomo; l’importante è conoscere se stessi, partire da sé per […]

... continua la lettura
Fun & Tech

InstaNovel, i libri a portata di click su Instagram

InstaNovel è un nuovo progetto della New York Public Library In principio era la fotografia: al suo esordio, Instagram, la piattaforma social nata il 6 ottobre del 2010, era improntata prettamente sulla passione per le immagini, che venivano scattate dagli utenti per immortalare un paesaggio, uno stato d’animo o il ricordo di un viaggio. Quest’applicazione, dal successo planetario inarrestabile, si è andata via via affinando sempre più negli anni, col suo corredo di hashtag, filtri e video da condividere con il resto del mondo, grazie anche all’acquisto da parte di Mark Zuckerberg che ne finanzia i vari miglioramenti per offrire funzionalità sempre nuove. Tra queste ultime, impossibile non menzionare le famosissime “Instagram Stories”: prendendo spunto da “Snapchat”, le cosiddette “Storie” danno la possibilità di condividere una foto o un video che spariranno 24 ore dopo. Con InstaNovel, la letteratura diventa digital E a proposito di “Instagram Stories”, ecco che un mese fa arriva un’altra novità, un progetto nato da un’idea della New York Public Library per dare impulso alla lettura dei grandi classici, sfruttando proprio le famose “storie”: le InstaNovel. In collaborazione con l’agenzia di comunicazione “Mother in New York”, la storica biblioteca dell’America del Nord, lo scorso 22 agosto, ha creato sul suo account Instagram (@nypl), la prima versione digitale di un capolavoro della letteratura mondiale, Alice’s Adventures in Wonderland di Lewis Carroll, con le illustrazioni del designer Magoz. Già previste per i prossimi mesi, le pubblicazioni di “The Yellow Wallpaper”, di Charlotte Perkins Gilman con le illustrazioni di Buck, e “ The metamorphosis” di Franz Kafka illustrato da César Pelizer. Basterà semplicemente andare all’account @nypl e, nella sezione Highligth, si potrà leggere tutto il libro. InstaNovel: istruzioni per l’uso e limiti Le modalità sono esattamente quelle di qualunque altra Storia di Instagram. InstaNovel pubblica romanzi e racconti in più parti che vanno a formare una Storia, permettendo la visualizzazione delle pagine (adatte allo schermo di uno smartphone) del libro. Per evitare di perdere anche solo una parola, vista la velocità con cui scorrono le Stories, basterà tenere il dito premuto in basso a destra del display, dove c’è un piccolo disegno animato, e la pagina resterà ferma fin quando non si vorrà passare a quella successiva. Caratteri di scrittura e colore dello sfondo non sono casuali. Infatti, Georgia è il carattere tipografico che si addice sia alla carta stampata che al formato digitale, in quanto carattere serif capace di rendere agevole la lettura di un testo piuttosto lungo; il bianco neutro dello sfondo poi, ha un effetto rilassante che riduce il fastidio della luminosità. Il debutto con “Alice nel Paese delle meraviglie” ha messo però in luce qualche difetto della funzione: non è possibile, infatti, riprendere la lettura da dove la si è interrotta ed è necessario scorrere tutte le pagine dall’inizio. Ad ogni modo, la New York Public Library ha annunciato che molti dei volumi pubblicati si potranno scaricare in formato e-book, oppure essere presi fisicamente in prestito. Cultura per tutti La Biblioteca ha lanciato l’iniziativa al fine […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

“Ritratti di territorio 2018”, l’amore per la propria terra

“È un eroe chi, in un contesto difficile, ha la forza, la capacità di non indietreggiare” diceva Dario Fo. Occorrono amore per la propria terra e per la verità. E qualcuno, in nome di questo amore, ha avuto il coraggio di non indietreggiare, di combattere restando nel proprio territorio sfidando i tanti venti contrari, pur di non mettere da parte il proprio sentimento di giustizia. E proprio al “sentimento” è stata dedicata la quinta edizione del “Premio Ritratti di Territorio”, svoltasi martedì 18 settembre 2018, come ogni anno presso il ristorante “Il Bagatto” di Pagani (Sa). La manifestazione, ideata nel 2014 da Nunzia Gargano in occasione dei suoi vent’anni di giornalismo, premia le personalità che si sono distinte nella loro professione conservando un legame speciale con la loro terra d’origine. Come nelle precedenti edizioni, due sono state le parti in cui si è diviso l’evento: nella prima, guidata da Roberto Ritondale, giornalista ANSA, c’è stata la consegna del premio vero e proprio; durante la seconda, invece, sono stati premiati chef, artigiani, produttori e ristoratori campani, il tutto accompagnato da un’ampia degustazione enogastronomica che ha messo in risalto l’eccellenza del nostro territorio anche in tale settore. “Rinascita a Sud”, tema di Ritratti di Territorio 2018 Ritondale ha sottolineato come il giornalismo sia “il cane da guardia” della democrazia, che quotidianamente affronta temi difficili e a volte scomodi, come il malaffare, la malasanità, la cronaca nera, ma in mezzo a tutto ciò non bisogna dimenticare le buone notizie, come quelle che mettono in risalto i sentimenti. Proprio per questo, quest’anno “Ritratti di Territorio” ha deciso di premiare chi ha valorizzato questo aspetto, immortalando un amore: parliamo di Giorgio Moffa, proprietario della pizzeria “Ciro” a Gaeta, che mesi fa ha fotografato il signor Giuseppe Giordano il quale tutti i giorni si reca al mare con la foto della moglie scomparsa sette anni fa. La foto è apparsa su giornali, tv e siti web e tutti ne hanno parlato proprio per la semplicità e la forza del sentimento che trasmette, quello di un uomo che continua ad amare la sua donna anche oltre la morte. “Ogni mattina, mentre eravamo intenti a lavorare, vedevamo Giuseppe che veniva ogni mattina di fronte al nostro ristorante, si sedeva sul muretto a guardare il mare del bellissimo golfo di Gaeta, poggiava la foto e restava ad osservare il mare. Ho ringraziato Giuseppe perché ha avuto il coraggio di mostrarsi nella sua semplicità, di vivere la sua nostalgia nel modo più genuino”, racconta Moffa. Anche il signor Giordano è stato premiato per aver dato valore all’amore, un sentimento oggi troppo spesso messo da parte per privilegiare altri interessi. Presente all’evento anche il giornalista del Corriere del Mezzogiorno, Gabriele Bojano, che ha portato a casa il premio Ritratti di Territorio sezione Giornalismo, “per la sua capacità di scrittura poliedrica che gli permette di affrontare temi diversi, mai a discapito della deontologia professionale”. Un riconoscimento anche a due esponenti della musica lirica, il tenore Luca Lupoli e il soprano Olga De […]

... continua la lettura
Food

5 piatti tipici napoletani che il mondo ci invidia

I cinque piatti tipici napoletani che devi provare almeno una volta. Le nostre scelte! Quando si nomina Napoli è inevitabile che vengano alla mente, come è giusto che sia, i suoi panorami meravigliosi, il suo incantevole mare, la sua storia gloriosa e ricchissima attestata dai suoi tanti monumenti. E ancora, la sua musica immortale, la proverbiale ospitalità dei suoi abitanti, e così via. Ma c’è anche qualcos’altro che rende unica questa città e che fa sì che chiunque la visiti non possa più dimenticarla: parliamo ovviamente della sua strepitosa cucina, così semplice e allo stesso tempo così elaborata, tanto che si dice sia impossibile non mettere su qualche chiletto dopo aver trascorso qualche giorno a Napoli. Piatti tipici napoletani, ecco i cinque must dell’arte culinaria partenopea Quali sono i cibi tipici da mangiare a Napoli? Tanti sono i piatti tipici napoletani, dal salato al dolce, che sono entrati a far parte della tradizione culinaria nazionale ed internazionale, i cinque più famosi sono la pizza, la mozzarella di bufala, il ragu, la parmigiana di melanzane e il baba. La pizza, vera regina di Napoli Non potevamo cominciare la nostra lista dei migliori piatti tipici napoletani che con lei, la pizza! Riconosciuta dalla Comunità Europea come specialità tradizionale garantita, la pizza è il simbolo per eccellenza della creatività dei napoletani (anche) a tavola. La pizza per antonomasia è sicuramente la margherita, con pomodoro, mozzarella e basilico, inventata, secondo la leggenda, da Raffaele Esposito, cuoco della pizzeria Brandi, in omaggio a Margherita di Savoia che si trovava in visita in città nel 1889. Pare però, che questa pizza esistesse già da molto prima e che il suo nome fosse dovuto alla forma data alla mozzarella, che ricorda appunto quella del fiore. La mozzarella di bufala Questo grande classico della gastronomia campana non è esattamente originario di Napoli, bensì delle province di Salerno e Caserta. Eppure è considerato da sempre uno degli emblemi del capoluogo. Ottima sulla pizza, sulla pasta, ma sublime anche se mangiata come piatto a sé, a patto di non conservarla mai, ma proprio mai, in frigorifero! La mozzarella è una di quelle pietanze da mangiare a Napoli assolutamente, ma anche da portare e far assaggiare una volta tornati a casa. Il ragù, meglio conosciuto come “O’rrau” L’origine di questo sugo a base di carne tanto caro ai napoletani è abbastanza controversa ed ancora oggi è oggetto di contesa con i bolognesi. Circa la qualità della carne e dei pomodori indicati, ci sono diverse scuole di pensiero, ma su un punto si è tutti d’accordo: la cottura deve essere lunga, almeno di sei ore, altrimenti… non è ragù! La parmigiana di melanzane, prelibatezza inimitabile Anche per quest’altro capolavoro tutto italiano, esiste una certa rivalità riguardo l’attribuzione delle origini che vede Napoli rivaleggiare con la Sicilia. Nonostante ogni tanto qualcuno provi a proporre delle varianti light di questa meraviglia, non scherziamo proprio: le melanzane vanno fritte (e non una volta ma due!), non grigliate! Pomodoro, mozzarella, parmigiano e basilico completeranno l’incantesimo. Il […]

... continua la lettura
Napoli & Dintorni

Street Home di Andrea Chisesi: un viaggio nella storia di Napoli tra mito e realtà

È in corso in questi giorni al Castel dell’Ovo di Napoli il vernissage della mostra Street Home dell’artista Andrea Chisesi: un itinerario della storia della città partenopea, dalle origini fino ad oggi. Realizzata col patrocinio dell’assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli e in collaborazione con l’Atelier Andrea Chisesi, l’esposizione, curata da Marcella Damigella, ripercorre i luoghi, i ritratti e le strade della città. Conosciamo un po’ più da vicino l’autore della mostra, Andrea Chisesi, artista poliedrico e grande appassionato di Napoli. Street Home è un viaggio che parte da lontano, dalle radici, arrivando fino ai giorni nostri, attraverso la cultura napoletana: cosa la affascina in particolare del capoluogo campano, tanto da aver deciso di dedicare una mostra a questa città e alla sua storia? Durante il mio rientro in Sicilia da una mostra fatta a Roma, mi sono fermato a Napoli per alcuni giorni. Era gennaio di due anni fa, me ne sono subito innamorato! Ho visitato il Museo Archeologico e da questo l’idea di dedicarle alcune mostre, tra cui Matrem, che già ho iniziato cinque anni fa e che continua ancora oggi. Le mie collezioni continuano nel tempo a crescere e Matrem ripercorre la scultura dalla Grecia al Neoclassicismo, perciò non potevano mancare le meravigliose sculture del museo napoletano. Ho iniziato a visitare tutti i posti delle sue credenze popolari, come ad esempio il cimitero delle fontanelle, e dopo aver sentito la loro storia ho deciso di adottare una capuziella e come favore gli chiesi una mostra a Napoli. Alle pezzentelle ho dedicato invece un numero della Smorfia. L’esposizione è in corso in questi giorni nella splendida cornice del Castel dell’Ovo e si protrarrà fino al 15 ottobre 2018: la scelta del luogo è stata del tutto casuale? Il comune di Napoli mi ha dato un elenco di complessi museali ed io ho scelto il Castel dell’Ovo perché la storia del ritrovamento di Partenope sull’attuale scoglio in cui vi è sito mi sembrava un ottimo punto di partenza. Il tratto distintivo della sua arte è sempre stato l’utilizzo della cosiddetta “Fusione”, una tecnica che combina pittura e fotografia: quando ha scoperto che l’aggregazione di questi suoi talenti poteva dar vita ad una forma d’arte originale ed innovativa? Dipingo da sempre, da quando ero bambino, la mia prima macchina fotografica l’ho comprata con i miei risparmi, ho iniziato a fotografare oltre che per piacere, anche per lavoro, la sera tornavo a casa e per rilassarmi dipingevo. Una di quelle sere scaricando le immagini dei miei quadri ho iniziato a fare una doppia esposizione con le immagini delle modelle che ritraevo per lavoro. È nata così la mia prima “fusione”: eliminavo il superfluo e tenevo quello che mi piaceva. Da lì ho pensato: perché non stampare le mie fotografie direttamente sulle mie tele pittoriche? Ed ecco a voi il risultato. Cosa resta al visitatore dopo aver ammirato Street Home? O meglio, lei cosa intende trasmettere con queste 135 opere collocate sui due piani del castello? Non mi piace di solito dare indicazioni […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

I migliori film horror 2018, una lista per gli amanti del genere

Saranno i benefici prodotti dall’adrenalina, sarà la consapevolezza di avere comunque la situazione sotto controllo, certo è che la paura che proviamo guardando un film horror è una sensazione piacevole, divertente e stimolante. Proprio come una giostra in un parco, la visione di questo genere cinematografico è uno dei passatempi preferiti di molte persone. Sono tante le pellicole il cui tema principale è il terrore e molte hanno riscosso un successo planetario, da “Le manoir du diable” (1896), che si ritiene il primo film horror della storia, in poi. Se siete tra quelli che ritengono divano, pizza, birra e film horror un ottimo modo di trascorrere una serata piacevole in compagnia o anche da soli, ecco una lista dei titoli più interessanti in questo ambito per quanto riguarda il 2018. Ecco quali sono i migliori film horror 2018  (e non “film orror” come molti  erroneamente scrivono) secondo noi. I migliori film horror 2018, le nostre scelte Annientamento Genere: Drammatico, Fantascienza, Thriller Anno: 2018 Regia: Alex Garland Attori: Natalie Portman, Jennifer Jason Leigh, Tessa Thompson Paese: USA, Gran Bretagna Durata: 120 minuti Distribuzione: Netflix Primo della nostra lista film horror è di Garland. Quattro studiose partono per una spedizione in una zona protetta degli Stati Uniti, la cosiddetta Area X. Lo scenario che si presenterà ai loro occhi sarà quello di una natura inspiegabilmente malvagia. Il personaggio della biologa interpretato dalla Portman ha particolarmente a cuore la missione: suo marito è scomparso proprio nell’esplorazione precedente. Insidious 4: L’ultima chiave Genere: Horror, Thriller Anno: 2018 Regia: Adam Robitel Attori: Lin Shaye, Leigh Whannell, Angus Sampson Paese: USA Durata: 103 minuti Distribuzione: Warner Bros La casa di famiglia della dott.ssa Elise Rainier è infestata, perciò ella torna nella sua città d’origine nel New Mexico, determinata a scontrarsi con l’incubo che la perseguita sin dall’infanzia. Questo quarto episodio della saga “Insidious” ha tutti gli ingredienti per essere valutato come uno dei migliori film horror di quest’anno. Halloween Genere: Horror Anno: 2018 Regia: David Gordon Green Attori: Judy Greer, Jamie Lee Curtis, Virginia Gardner Paese: USA Distribuzione: Universal Pictures Il personaggio di Jamie Lee Curtis si troverà faccia a faccia con Michael Myers, la maschera che l’ha perseguitata da quando è sfuggita alla sua follia omicida la notte di Halloween di quarant’anni fa. La serie “Halloween”, lanciata nel 1978, ha incassato con i suoi 10 film $400 milioni in tutto il mondo. Questo è senza dubbio tra i film horror migliori del 2018. The Nun Genere: Horror, Thriller Anno: 2018 Regia: Corin Hardy Attori: Taissa Farmiga, Bonnie Aarons, Jonny Coyne Paese: USA Distribuzione: Warner Bros. Italia In questo spin-off di “The Conjuring 2” del 2016, vediamo Padre Burke giungere a Roma per indagare sulla misteriosa morte di una suora di clausura. Qui scoprirà il diabolico segreto dell’ordine. Questo è il miglior film horror 2018 secondo noi. La prima notte del giudizio Genere: Horror, Thriller Anno: 2018 Regia: Gerard McMurray Attori: Y’Lan Noel, Lex Scott Davis Paese: USA Durata: 97 minuti Distribuzione: Universal Pictures Impossibile non […]

... continua la lettura
Attualità

Cassazione: “Nessuna aggravante se la vittima di stupro si è ubriacata volontariamente”

Due uomini, una ragazza, una sera come tante, a cena. Quattro chiacchiere, cibo e qualche bicchiere di troppo. Poi, il dramma: i due cinquantenni abusano della ragazza, in quel momento in preda agli effetti dell’alcol, stuprandola. Dopo qualche ora la vittima si reca al pronto soccorso, dove racconta confusamente l’accaduto che ricorda a malapena. La vicenda risale al 2009, e nel 2011 il gip di Brescia assolve in primo grado i due accusati perché quanto detto dalla donna non è ritenuto attendibile. In base al referto dell’ospedale, da cui si evinceva la presenza di leggeri segni di resistenza, a gennaio 2017 la Corte d’Appello di Torino ha condannato entrambi i soggetti a tre anni di reclusione, con le attenuanti generiche e l’aggravante. Facendo leva sulla prima sentenza, la difesa degli imputati aveva negato l’esistenza del reato di violenza e riduzione ad uno stato di inferiorità, considerando che lo stato di ebbrezza della ragazza era stato generato da una condotta volontaria della stessa. Se la vittima ha bevuto volontariamente, lo stupro è senza aggravante: lo ha stabilito la Corte di Cassazione Ora la Cassazione, pronunciandosi su questo caso di violenza sessuale di gruppo, ha stabilito che il reato c’è stato, ma avendo la vittima assunto volontariamente alcool, l’aggravante dell’uso di sostanze alcoliche o stupefacenti va eliminata. La terza sezione penale ha quindi rinviato la sentenza della Corte d’Appello per una modifica della condanna “al ribasso”. Secondo la sentenza depositata ieri, “Integra il reato di violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica, la condotta di coloro che inducano la persona offesa a subire atti sessuali in uno stato di infermità psichica determinato dall’assunzione di bevande alcooliche, essendo l’aggressione all’altrui sfera sessuale connotata da modalità insidiose e subdole, anche se la parte offesa ha volontariamente assunto alcool e droghe, rilevando solo la sua condizione di inferiorità psichica o fisica seguente all’assunzione delle dette sostanze”. Tuttavia, “si deve rilevare che l’assunzione volontaria dell’alcol esclude la sussistenza dell’aggravante, poiché la norma prevede l’uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti (o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa)”, aggiungono i giudici. “L’uso delle sostanze alcoliche deve essere quindi necessariamente strumentale alla violenza sessuale, ovvero deve essere il soggetto attivo del reato che usa l’alcool per la violenza, somministrandolo alla vittima; invece l’uso volontario, incide sì, come visto, sulla valutazione del valido consenso, ma non anche sulla sussistenza dell’aggravante”, conclude la Corte. Le reazioni della politica alla sentenza Un simile provvedimento ha ovviamente scatenato reazioni molto dure da parte della politica: “Sul corpo e sulla vita delle donne, la cultura, soprattutto quella giuridica, non avanza di un passo, anzi. La sentenza della Cassazione ci porta indietro di decenni, rischia di vanificare anni di battaglie”, ha detto Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Pd. “Era il 1999 quando i giudici della Corte di Cassazione sentenziavano che se la vittima porta i jeans non può essere stupro, poi nel 2006 riconoscevano le attenuanti per […]

... continua la lettura
Culturalmente

La Villa Romana di Positano riapre finalmente al pubblico

È stata inaugurata alle 18 di mercoledì 18 luglio, la Villa Romana di Positano (Salerno), uno dei siti archeologici sotterranei scoperti di recente nel sud Italia. I residenti del comune campano, celebre nel mondo per la sua incomparabile bellezza, potranno visitare la villa gratuitamente dal 19 al 31 luglio, mentre l’apertura definitiva al pubblico è prevista per il 1° agosto. La villa, sepolta dalla cenere dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., è venuta alla luce dopo anni di scavi ed ora le sue meraviglie sono pronte a lasciare a bocca aperta i visitatori. Durante la conferenza svoltasi a Palazzo “Ruggi D’Aragona”, coordinata da Michele Faiella, Funzionario per la Promozione e Comunicazione – Responsabile dell’Ufficio Stampa della Soprintendenza ABAP di Salerno, sono stati illustrati i dettagli del restauro e della valorizzazione dell’area. Presenti all’evento Francesca Casule, soprintendente ABAP di Salerno e Avellino; Michele De Lucia, sindaco di Positano; Silvia Pacifico, funzionario archeologo; Diego Guarino, architetto e direttore dei lavori e Walter Tuccino, restauratore del Mibact. Villa Romana di Positano, un tesoro sepolto troppo a lungo La costruzione, situata al di sotto della chiesa di Santa Maria Assunta, “fu costruita alla fine del I secolo a.C. In quell’epoca l’élite romana aveva scelto le coste del Golfo di Napoli e della Penisola Sorrentina per edificarvi lussuose residenze ove trascorrere il tempo libero tra giardini e ricchi ambienti affrescati con spettacolari vedute sul paesaggio costiero”, spiega Maria Antonietta Iannelli, funzionario archeologo della Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino. Già nel 1758, Karl Weber, addetto agli scavi borbonici, segnala l’esistenza di affreschi e mosaici al di sotto della Chiesa madre e del campanile. Lo studioso Matteo della Corte pensò si trattasse della villa di Posides Claudi Caesaris, liberto dell’imperatore Claudio, a cui andrebbe attribuita l’origine del nome di Positano. Il sisma del 62 creò la possibilità di rinnovare gli ambienti di rappresentanza, come testimonia una delle sale da pranzo della villa, il lussuoso “triclinium” venuto alla luce nella cripta. Architetture a più piani, tipiche del Quarto stile pompeiano (metà del I secolo d.C.), occupano le pareti. Decisamente suggestive le scene mitologiche rappresentate, come il centauro Chirone che impartisce lezioni di musica al giovane Achille. E poi, la raffigurazione del paesaggio marino, con una baia circondata da edifici porticati e da scogli, suggerisce che la vista da questa sala triclinare, sulla baia di Positano, doveva essere molto simile. Gli scavi dopo il terremoto del 79 Nei secoli successivi al terremoto del 79, da cui la villa fu completamente distrutta, nella stessa zona furono costruiti edifici religiosi. Le ricerche hanno fatto emergere due cripte, una superiore di epoca settecentesca ed una inferiore più antica. Lungo il perimetro della sala principale della cripta più recente, sono allineati 69 sedili in muratura per l’essiccazione dei defunti: come spiegato in una nota di Lina Sabino, funzionario storico del’arte della Soprintendenza ABAP di Salerno, la finitura plastica degli stucchi è unica nell’intero territorio amalfitano. La cripta più antica, dedicata alla Vergine Maria del 1159, appartiene all’epoca medievale: la sua pianta è simile […]

... continua la lettura
Eventi nazionali

Pompei Pride 2018, in migliaia a difesa dei diritti LGBT

Un corteo di 30000 persone ha sfilato per le strade di Pompei, nel pomeriggio di sabato 30 giugno, in occasione del Pompei Pride 2018. La città mariana ha ospitato quest’anno la coloratissima manifestazione in difesa dei diritti LGBT. Un fiume di gente in festa, striscioni, carri, musica e costumi variopinti, dal centro agli Scavi, passando per il Santuario della Madonna del Rosario, al grido “R-esistiamo per tutti, per tutte”. “La nostra marcia è in nome della libertà, del rispetto, dell’uguaglianza”, spiegano gli organizzatori. In prima fila, come sempre, il sindaco di Napoli De Magistris, il quale ha affermato: “La lotta per le libertà civili bisogna farla sempre, indipendentemente dai governi. Questo è un momento buio con il governo più a destra della Repubblica dai tempi del nazifascismo, ma c’è voglia di lottare contro le discriminazioni di ogni tipo”. Alla sfilata ha preso parte anche i primo cittadino di San Giorgio a Cremano, Giorgio Zinno, che proprio in mattinata aveva ricevuto una lettera con insulti e minacce a causa della sua omosessualità.   Presenti all’evento anche la senatrice Monica Cirinnà e il sottosegretario alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora. L’autrice della legge sulle unioni civili ha ribadito: “Siamo contro tutto ciò che è discriminazione, contro tutto ciò che non rispetta l’art.3 della Costituzione. Uguaglianza, libertà e laicità, tre argomenti su cui noi non trattiamo”. In riferimento alla polemica sollevata nei giorni precedenti dal ministro Fontana, il quale ha negato l’esistenza delle famiglie arcobaleno, la senatrice ha aggiunto:“Le famiglie esistono, se ne faccia una ragione il ministro Fontana, lo sancisce una legge. Una legge ancora incompleta, ma ci occuperemo dei bambini arcobaleno che sono ancora senza diritti”. Spadafora ha voluto precisare che gli sforzi fatti finora non saranno vanificati:“Sono qui per testimoniare il mio sostegno e quello del Governo. So che in una parte del Governo non c’è la stessa sensibilità ma l’Italia non tornerà indietro, non si perderanno i diritti conquistati. Nel contratto di governo non ci sono questioni riguardanti il mondo LGBT, ma convocherò prestissimo le associazioni di settore per avviare un percorso di ascolto e confronto”. Pompei Pride 2018, tra mille polemiche Non si è fatta attendere la reazione di Giorgia Meloni alle parole di Spadafora. La leader di Fratelli d’Italia ha commentato scrivendo su Facebook:“Ha ragione a dire che ‘i diritti in Italia non si perderanno: il più importante di questi è il sacrosanto diritto di un bambino ad avere un padre e una madre”. La decisione di attraversare anche la piazza della Basilica, non ha mancato di scatenare forti critiche nei giorni scorsi. La mattina del 30, infatti, Pina Castiello e Gianluca Cantalamessa, entrambi parlamentari campani della Lega, avevano dichiarato:“Pur ribadendo il diritto a manifestare, la scelta di sfilare dinanzi al Santuario può essere interpretata come una mera provocazione, più che una manifestazione per rivendicare diritti”. Provocazione smentita, invece, dagli organizzatori del Pride:“Pompei è una città conosciuta in tutto il mondo – ha detto Antonello Sannino, Presidente di Arcigay Napoli – e oggi qui c’è l’Italia che difende […]

... continua la lettura
Fun & Tech

Malattie intestinali, sono arrivati i Batteri-chip per la loro diagnosi

“Da qualche parte, qualcosa di incredibile è in attesa di essere scoperto”: con queste parole, Carl Sagan esprimeva l’essenza della scienza, la cui forza motrice è sempre stata la curiosità dell’uomo e la sua voglia di superare i presunti limiti e confini della realtà. In effetti, il progresso scientifico è un qualcosa in cui la parola “oltre” sembra non far altro che spostare i limiti solo un po’ più in là, senza soluzione di continuità. È di questo periodo la messa a punto, da parte di alcuni ricercatori del gruppo del Massachussets Institute of Technology (MIT) di Boston, di un prototipo di pillola destinata alla diagnosi di eventuali patologie gastrointestinali, con tanto di esito inviato tramite app sul telefonino. Proprio come una qualsiasi pastiglia, si ingoia con un bicchiere d’acqua e, una volta all’interno dell’organismo, senza tubi né cicatrici, in maniera del tutto indolore, ispeziona a fondo tutto l’intestino. A differenza delle già note capsule dotate di telecamera in grado di effettuare un’endoscopia dell’apparato intestinale nelle stesse modalità per nulla invasive, questo modello, raggiungendo le zone più recondite dell’intestino, consentirebbe di verificare la presenza di malattie e di controllarne l’evoluzione. IMBED (Ingestible Micro-Bio-Electronic Device), un cilindro lungo 4cm, è composto da batteri disposti su un sensore avvolto da una membrana semipermeabile, richiede 13 microwatt di energia e presenta una batteria da 2,7 volt che ne garantisce il funzionamento continuo per oltre un mese. La membrana permette alle molecole dell’ambiente circostante di introdursi e diffondersi all’interno. Tali batteri vengono geneticamente modificati per poi segnalare con una spia luminosa la presenza di una determinata molecola. È poi un transistor a misurare la quantità di luce trasmessa e a comunicare il dato ad un microprocessore. Questo, a sua volta, invia un segnale wireless a un computer o a uno smartphone. Tutto ciò praticamente in tempo reale. Batteri-chip per individuare malattie intestinali infezioni e tumori, combinando biologia ed elettronica In attesa di impiegarlo sull’uomo, l’esperimento del “batterio su chip” condotto sui maiali per rilevare l’ulcera e altri problemi legati alle malattie intestinali, è stato pubblicato su “Science” ed ha dimostrato che il sistema può funzionare: nella fattispecie, si è visto che i batteri del ceppo Escherichia Coli hanno reagito alla presenza del componente eme nel sangue, consentendo così di individuare un’emorragia nello stomaco. Infatti, la spia luminosa del chip, trasformata in corrente elettrica, è stata poi inviata mediante un trasmettitore ad un telefono cellulare. A seconda di come viene programmato il batterio-rilevatore, possono essere intercettate diverse molecole infiammatorie e quindi si potranno monitorare varie malattie intestinali come il morbo di Crohn, e perfino infezioni e tumori dello stomaco e dell’intestino. Il dispositivo può essere utilizzato una sola volta o permanere nello stomaco per più giorni o addirittura settimane. Inoltre, introducendo più ceppi di batteri modificati, sarà possibile diagnosticare più malattie. Un connubio tra la biologia e l’elettronica quindi, che vede la combinazione di cellule viventi con strumenti elettronici, a bassissimo consumo di energia, rappresentare un altro grande passo avanti nel campo della medicina.

... continua la lettura