Nonostante l’incessante passare del tempo, con tradizioni che si affievoliscono e rischiano di perdere significato, il Natale a Napoli conserva ancora due certezze immutabili: il buon cibo, da condividere rigorosamente in famiglia, e la TV accesa con una commedia di Eduardo. È proprio partendo da queste abitudini che, anche se non è ancora tempo di Vigilia, la Taverna La Riggiola ha deciso di anticipare l’atmosfera delle feste proponendo una serata speciale in cui le due consuetudini dialogassero in modo inedito, unendo gastronomia e teatro, tradizione e splendida convivialità.
Stiamo parlando della cena stampa organizzata giovedì 4 dicembre dalla giornalista Federica Riccio, dedicata al tema “Natale in casa Cupiello”. Questa serata rappresenta solo uno dei tanti eventi in programma, tutti legati dal fil rouge del racconto della bella Partenope attraverso storia e folklore: un percorso che intreccia cultura e cucina in perfetta sintonia con la filosofia di Pietro Micillo, anima e proprietario del locale, e del suo chef Marco Montella. Ad orchestrare l’accoglienza e l’abbinamento dei vini in sala, invece, la professionalità del maître e responsabile della cantina Fabio Di Costanzo.
Indice dei contenuti
- La filosofia della taverna la riggiola: dall’orto alla tavola
- Il legame tra cibo e teatro in Natale in casa Cupiello
- Il menu della serata: tra De Filippo e Cavalcanti
- La zuppa di latte rivisitata in chiave dolce
- Quali sono le particolarità gastronomiche dell’evento?
- Il premio ambasciatori del sole e i prossimi eventi
La filosofia della Taverna La Riggiola: dall’orto alla tavola

Il legame con la stagionalità e con i prodotti a km 0, provenienti dall’azienda agricola del titolare, è un’impronta identitaria per Taverna La Riggiola, gioiello gastronomico aperto dal 2017 in Vico Satriano. Una materia prima che arriva direttamente dall’orto — o dal mare — alla tavola e che viene trattata con rispetto, recuperando la tradizione ma lasciando spazio a tocchi di sperimentazione.
Questa attenzione alla genuinità si riflette anche nella location: ricavato nelle suggestive ex scuderie settecentesche di Palazzo San Teodoro, il ristorante conserva un’atmosfera elegante e accogliente, arricchita da riggiole amalfitane, una volta a crociera e una cucina a vista. Un ambiente perfetto, quindi, per evocare i rituali sociali cari a De Filippo.
Il legame tra cibo e teatro in Natale in casa Cupiello
Nella celebre commedia di Eduardo De Filippo, il cibo non è solo mero nutrirsi ma uno degli elementi narrativi, uno specchio di tensioni, ruoli e fragilità. In una Napoli segnata dalla guerra, Luca Cupiello si rifugia nell’illusione del presepe, mentre attorno a lui i dettagli gastronomici raccontano la quotidianità: dal caffè mal riuscito di Concetta agli eccessi capricciosi di Tommasino, fino al caos della cucina durante la Vigilia, dominata dall’odore di fritto e dal capitone in fuga. Nel finale, quando la malattia prende il sopravvento, rimane soltanto un misero brodo, simbolo di un ultimo, labile contatto con la realtà.
Il menu della serata: tra De Filippo e Cavalcanti

La degustazione ha omaggiato i capisaldi della tavola natalizia partenopea: l’insalata di rinforzo (in versione rivisitata), il baccalà e lo spaghetto ai frutti di mare. Ma il vero viaggio nella storia è avvenuto con la minestra maritata, preparata seguendo scrupolosamente i dettami storici di Ippolito Cavalcanti. “Abbiamo tentato di presentare il Natale nella tradizione e nel territorio nostro. Per la minestra maritata siamo riusciti a trovare 5 delle erbe selvatiche del suo storico ricettario. Spesso mancano i riferimenti alle torze e torzelle, che erano il midollo della verza: noi invece le abbiamo trovate”, queste le parole di Pietro Micillo.
La zuppa di latte rivisitata in chiave dolce
Se la tradizione ha regnato sovrana sulle portate principali, il finale ha riservato un delizioso twist. Quella “zupp’ e latt” che nella commedia è un piatto povero e domestico, nelle mani dello Chef Marco Montella è diventata un dessert raffinato.

“La dovevamo rivisitare in chiave moderna”, spiega lui stesso, “Il pane, al posto di tostarlo in padella con l’olio, l’abbiamo tostato con il burro nocciola, facendolo ‘nocciolato’ in padella. Il latte l’abbiamo trasformato in una crema aromatizzata. E per il caffè abbiamo fatto una montata: l’espresso classico napoletano montato solo con lo zucchero”.
Quali sono le particolarità gastronomiche dell’evento?
| Elemento gastronomico | Dettaglio storico o innovativo |
|---|---|
| Minestra maritata | Ricetta originale di Ippolito Cavalcanti con erbe selvatiche |
| Torze e torzelle | Ingredienti rari recuperati come midollo della verza |
| Zuppa di latte | Trasformata in dessert con crema al latte e pane tostato al burro nocciola |
| Espresso napoletano | Presentato come una montata di caffè e zucchero |
Il premio ambasciatori del sole e i prossimi eventi di Taverna La Riggiola
Buon cibo e non solo. A fine cena il direttore di Napoli Village, Raffaele De Lucia, ha consegnato a Pietro Micillo e Marco Montella il prestigioso riconoscimento di “Ambasciatori del Sole”, premiandoli per il loro ruolo fondamentale nel custodire, valorizzare e tramandare l’identità partenopea attraverso l’eccellenza enogastronomica.

Dopo un 2025 di successi, suggellato dall’inserimento nella Guida Gambero Rosso, il 2026 de La Riggiola si prospetta ricco di eventi tematici legati alla stagionalità, come anticipato dallo chef:
- Gennaio: serata “Che cavolo”, un appuntamento interamente dedicato alle declinazioni del cavolo.
- Febbraio: serata “Del maiale non si butta via niente”, un omaggio alla tradizione contadina e alla lavorazione della carne del suino.
Fonte immagini; archivio personale

