Happy Accidents di Antoh Mansueto a Palazzo Caracciolo

Antoh Mansueto

La mostra di Antoh Mansueto Happy Accidents” è stata inaugurata a Palazzo Caracciolo il 30 novembre e ci sarà fino al 1 marzo 2025. La mostra ha visto la partecipazione di Annaida Mari, critica dell’arte e insegnante di storia dell’arte, amica da anni di Antoh Mansueto che ha cercato di spiegare la sua natura artistica. Annaida Mari lo definisce un artista “poliedrico” ed “eclettico”, un artista che guarda il mondo dell’arte con la spontaneità e l’innocenza tipica dei bambini. L’arte diventa, però, una metafora esistenziale su quello che la nostra società e la nostra esistenza ci fanno vedere. L’arte di Antoh Mansueto, a metà tra surrealismo ludico e astrattismo, ci catapulta in una prospettiva onirica costituita da altroviani che corrispondono al suo alter-ego.

L’intelligenza artificiale protagonista delle sue opere 

«Mi sono ritrovato a tenere in mano un computer, uno scanner, una stampante un Ipad e così fino a un software di intelligenza artificiale, che io preferirei chiamare caos al galoppo», così l’artista spiega il processo che lo ha portato ad utilizzare questo strumento tecnologico in divenire. Antoh Mansueto con l’AI modifica i suoi disegni secondo i suoi desideri, seguendo il rapido fluire delle risposte frettolose del sistema. L’intelligenza artificiale, tuttavia, spesso si contraddice e fa errori incredibili che per l’artista però non danneggiano, anzi portano con sé una creatività casuale. Da qui il titolo “Happy Accidents”, proprio perché quante volte un errore nella nostra vita si è trasformato in un evento positivo? Dunque, un errore dell’AI può essere trasformato in un’opportunità di crescita o nella creazione di qualcosa di nuovo. 

La scelta dei materiali necessaria per l’arte digitale

Antoh Mansueto durante la mostra ha spiegato che quando ci si accinge a realizzare un’opera d’arte digitale è importante presentarla nel mondo fisico con un materiale valido come la cornice di alluminio. 

Una mostra che insegna a guardare oltre ma soprattutto aperta a diversi punti di vista

Alla fine della mostra Antoh Mansueto ha concesso ai giornalisti e ad Annaida Mari di porre qualche domanda sul mondo nel quale si sono immersi durante la serata.  Ecco, alcune domande poste da Annaida Mari:

L’equilibrio delle tue composizioni è molto instabile e dinamico e si evolve in relazione ai continui bisogni e accidenti ma anche disagi interiori dell’uomo occidentale, dunque qual è l’accidente che ti ha ispirato per questa produzione artistica?

Sicuramente, il fatto che viviamo in un caos organizzato. la nostra società è molto caotica e ho cercato di seguirla accostandola all’arte del 900.

Come sono nati gli altroviani?

Attraverso quello che amavo dell’arte, come ad esempio Picasso, ma anche e soprattutto dall’ossessione di creare dei personaggi tutti miei. 

Hai paragonato l’intelligenza artificiale ad un caos al galoppo: in virtù di ciò, Giacomo Leopardi sosteneva che il forse è la parola più bella del vocabolario perché ci apre a possibilità e non a certezze, concordi con ciò?

Certamente. Nella mia arte ho cercato l’imperfezione perché nella mia vita ho dovuto confrontarmi con il passare del tempo ed è per questo che ho scelto di non avere la tecnica e neanche la precisione. L’intelligenza artificiale sbaglia spesso però al tempo stesso fa emergere delle cose geniali. Nonostante sia un metodo che non mi dispiace è inevitabile che toglierà molti lavori e ne aggiungerà altri. 

Qual è stato l’incidente più felice della tua vita?

Essere nato. Non so come sia successo ma per me la nascita segna l’inizio di un qualcosa che è in divenire, proprio come l’AI.

Fonte dell’immagine in evidenza: archivio personale

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