Giovedì 15 gennaio è stato presentato al Museo Madre di Napoli il catalogo ragionato dell’artista Roxy in the Box “Is art your painkiller?”.
Alla presentazione del volume, pubblicato da Editori Paparo, l’opera è stata raccontata attraverso il dialogo tra l’artista e Angela Tecce, Presidente Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee, Laura Trisorio, gallerista, Massimo Andrei, regista, e Luca Delgado, scrittore.
Un evento che ha infranto i codici della presentazione tradizionale per trasformarsi in un’esperienza immersiva e fuori formato: l’artista e i suoi interlocutori collocati all’interno di un box, attraversato da luci da discoteca in stile anni ’80, mentre il pubblico, in sala, era immerso in un’intensa atmosfera blu velvet, con la partecipazione performativa di Laura Arcudi, della Bollywood Dance Aishanti Company e del cantante Rino De Masco.
Is art your painkiller? Può l’arte essere un antidolorifico?

«Più che sulla Nutella o la Coca Cola, vorrei il mio nome stampato su un antidolorifico». (Roxy in the Box)
L’interrogativo che Roxy affida alla copertina del volume e al titolo dell’opera costituisce il punto di partenza dell’intervento di Angela Tecce: in fondo, uno dei compiti dell’arte contemporanea è proprio quello di incoraggiare ciascuno a porsi delle domande, ad andare avanti, ad evolvere.
«L’arte può essere un antidoto al dolore – commenta Tecce – ma solo nella misura in cui sappiamo utilizzarla, cogliendone tutti i risvolti che ci aiutano ad aprire la mente a una visione, a un modo di sentire e di vedere. È ciò che fa Roxy con la sua arte, attraverso le sue icone pop, i suoi raffinati giochi di parole che diventano profondi giochi di senso, i suoi continui slittamenti visivi in cui si annida tutto il suo sentire».
«Mi licenziai più o meno tra il 2012 e il 2013 – racconta Roxy – lavoravo per una compagnia leader di telefonia mobile. Il nome Roxy in the Box viene proprio da lì: passavo le giornate in un box ad attivare contratti telefonici».
«Mi piaceva aprire il libro con un’estrema verità – continua l’artista – con una dedica a mia madre, a cui non ho mai detto di aver lasciato il posto fisso per “campare d’arte” e ancora oggi, credetemi, lo trovo assurdo, ma è così», commenta l’artista, lasciando emergere così già dalle prime battute tutta l’ironia e la schiettezza che attraversa anche il suo lavoro.
In Is art your painkiller? L’universo social pop di Roxy in the Box
Il progetto editoriale (da un’idea di Roxy in the Box con direzione artistica di Roxy e del grafico Gianluigi Cantoni) si presenta come un diario visivo ed emotivo che ripercorre in 444 pagine l’intera opera e l’universo di un’artista che si muove tra la tradizione pop e l’impegno sociale. Uno stile “socialpop”, un pop sociale, che nasce dal desiderio di Roxy di comunicare con tutti, di far comprendere i suoi lavori anche a chi gli ambienti dell’arte contemporanea non li frequenta.
Attraverso immagini, opere, recensioni di critici, curatori e compagni di viaggio (Massimo Andrei, Alessia Avallone, Christian Caliandro, Luca Delgado, Micol Di Veroli, Antonio Maiorino Marrazzo, Gianluca Marziani, Anita Pepe) il catalogo Is art your painkiller? ci conduce nel caleidoscopico Box di Roxy, attraversato da colori sgargianti, icone dissacranti, riflessioni taglienti, restituendoci tutta la complessità della sua ricerca e delle sue ardite sperimentazioni: da quelle pittoriche a quelle installative e performative nelle strade, nei vicoli dei quartieri cittadini a rischio, da quelle fotografiche, cinematografiche a quelle musicali, fino alle campagne per grandi brand su T-shirts.
In tutti i suoi progetti artistici, Roxy utilizza la patina glamour della Pop Art – con i suoi linguaggi, le sue icone e i prodotti della cultura di massa – insieme alla memoria individuale e collettiva, dando forma a quella che l’artista stessa definisce “un’estetica imbrogliona”, per affrontare in realtà tematiche ben più complesse, che intercetta al di là del box: dal dolore della solitudine al bisogno d’amore, dagli stereotipi di genere all’alienazione del consumismo, fino alle migrazioni. Un lavoro che invita a riconoscere contraddizioni, fragili certezze e desideri, offrendo al contempo visioni trasversali capaci di farci uscire dalle nostre comfort zones e di reinventare il nostro modo di pensare e di vivere.
Alla conclusione del volume, ringraziamenti a Laura Trisorio, Gianluigi Cantoni, Melania Marigliano, Luca Delgado, Dahlia Tewelde, Anita Pepe, Tano Petito e un ringraziamento speciale al collezionista, cultore dell’arte Gianfranco D’Amato per aver sostenuto con generosità silenziosa e concreta il progetto.
Chi è Roxy in the Box
L’artista napoletana Rosaria Bosso – in arte Roxy in the box – inizia il suo percorso artistico presso l’istituto d’arte Filippo Palizzi di Napoli e si specializza in affresco presso l’istituto edile la Dozza di Bologna.
Dal 1999 inizia il suo percorso che le permette di esporre in musei, gallerie e sedi istituzionali in Italia ed all’estero. L’arte visiva è il suo campo d’indagine: pittura, video, installazione, performance; azioni e PULPazioni che comunicano l’arte attraverso il corpo.
Tra le sue mostre e progetti: nel 2008 il regista Massimo Andrei ha diretto il documentario Schiaffilife vita e opere di Roxy in the box, presentato in anteprima ad Artecinema a cura di Laura Trisorio, nonché vincitore del festival Artecinema di Bergamo. Nel 2013 Save the Icon – Elvis Presley, realizzata con lo Studio Trisorio presso Borgo di Postignano, Sellano; La Sposa Madre presso Museo Cappella Sansevero – Napoli. Nel 2019 Maresistere, Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Nel 2023 la progettazione visiva del Pessoa Luna Park ideando opere da giocare e da vincere per la tappa napoletana del parco tematico itinerante. Nel 2025 Come una farfalla, una performance partecipativa a Piazza Garibaldi – Napoli, nell’ambito di Garibaldi Urban Orchestra, ideato da Pessoa Luna Park.
Fonte immagini: Studio Trisorio

