America First e frontiere blindate: Cuba al centro della nuova strategia USA

Negli ultimi tre anni gli Stati Uniti si trovano al centro di due crisi profonde e interconnesse: una crisi migratoria dai profili sempre più strutturali e una stagnazione economica con ricadute sociali ampie. In questo contesto, le ragioni politiche ed elettorali sembrano sempre più orientate a favorire misure repressive piuttosto che soluzioni sostenibili, alimentando paure e polarizzazioni.

Statistiche sull’immigrazione e l’economia negli Stati Uniti (2022-2025)

Indicatore Dato / Valore
Emigrati cubani negli USA (dal 2022) Oltre 850.000 persone
Percentuale immigrati su popolazione totale (2025) 15,4% (circa 1 persona su 7)
Tasso di disoccupazione statunitense (2025) 4,3% – 4,4%
Immigrati stimati negli USA (2023) Oltre 14 milioni

L’esodo cubano secondo i dati del CBP

Secondo i dati dell’Ufficio delle Dogane e della Protezione delle Frontiere statunitense (CBP), oltre 850.000 cubani sono emigrati negli Stati Uniti dal 2022, segnando il più grande esodo della storia moderna dell’isola caraibica e un fenomeno senza precedenti dalla rivoluzione del 1959. (Prensa Latina)

Tra il 1° ottobre 2021 e la fine dell’anno fiscale 2023, circa 533.000 cubani avevano già raggiunto gli Stati Uniti, una cifra che rappresenta una porzione significativa della popolazione di Cuba (stimata ufficialmente intorno agli 11 milioni). La massa enorme di partenze è causata da carenze di beni primari, crisi energetiche ed economiche, spingendo sempre più persone a lasciare il paese anche a costo della vita.

L’immigrazione strutturale dall’America Latina

Gli immigrati negli Stati Uniti non provengono più solo dal Messico: significative ondate migratorie arrivano da Guatemala, Honduras, El Salvador e altri paesi latino-americani, dove violenza, povertà e instabilità spingono milioni di persone a cercare opportunità altrove. Secondo analisi demografiche, tra il 2021 e il 2023 il numero complessivo di immigrati negli Stati Uniti è cresciuto costantemente, con oltre 14 milioni stimati nel paese nel 2023, un record storico. Diverse decine di milioni di immigrati vivevano negli Stati Uniti a giugno 2025, pari al 15,4% della popolazione totale — quasi una persona su sette — sottolineando come l’immigrazione sia diventata una componente strutturale della demografia americana. (Niskanen Center)

Politica interna e la retorica dell’America First

In politica interna, il tema dell’immigrazione ha assunto valenze forti. Lo slogan “America First”, rilanciato dalla leadership repubblicana, spinge per controlli più stringenti alle frontiere e misure volte a “proteggere” il mercato del lavoro dalle presunte pressioni delle migrazioni. Questo approccio ha portato alla sospensione di programmi umanitari e all’aumento di ordini di espulsione. (as-coa.org) Nel contesto di questa retorica, il flusso migratorio cubano è spesso narrato non come una crisi economica e sociale di un paese vicino, ma come un problema di sicurezza e ordine pubblico. La percezione popolare, e spesso politica, vede l’immigrazione come una minaccia all’«identità nazionale», nonostante non ci siano evidenze di un nesso diretto tra flussi migratori e aumento della criminalità.

Stagnazione economica e mercato del lavoro

Parallelamente, l’economia statunitense affronta segnali di rallentamento: dopo anni di crescita incoraggiante, il prodotto interno lordo (PIL) ha rallentato, con tassi di crescita annuale più modesti nel 2025. Il mercato del lavoro, pur registrando tassi di disoccupazione relativamente bassi (circa 4,3–4,4%), mostra segni di stagnazione nella creazione di nuovi posti di lavoro, con aumenti occupazionali modesti e revisioni al ribasso dei dati. I settori più colpiti includono servizi, costruzione e produzione, con molte aziende riluttanti ad assumere a causa delle incertezze politiche, tariffarie e regolatorie, oltre all’impatto dell’automazione e delle tecnologie avanzate. Per consultare i dati ufficiali sulla forza lavoro, è possibile visitare il sito del Bureau of Labor Statistics.

La diplomazia ambigua tra Washington e Havana

Nel mezzo di queste tensioni, Cuba e gli Stati Uniti si trovano oggi in una situazione diplomatica tesa ma ambigua. Il governo cubano ha negato l’esistenza di trattative formali con Washington, anche se ammette che ci sono stati scambi di messaggi e “conversazioni” su temi tecnici come la migrazione. (Latin Times) Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha ribadito che non ci sono dialoghi formali in corso con l’amministrazione statunitense, e ha invocato che le relazioni dovrebbero basarsi sul diritto internazionale, piuttosto che su ostilità o coercizione economica. (Times Union)

Dall’altra parte, funzionari statunitensi come il Segretario di Stato Marco Rubio sono stati riportati come impegnati in discussioni con figure legate alla leadership cubana, tra cui il nipote di Raul Castro — anche se tali incontri non rappresentano negoziati governativi ufficiali con l’esecutivo di Havana. (Anadolu Ajansı)

La priorità della cooperazione migratoria

Le aspettative di molti cubani in esilio e di parte dell’opinione pubblica sull’isola sono alte: c’è il desiderio condiviso di un cambiamento che migliori le condizioni di vita, apra a opportunità economiche e favorisca la libertà di movimento. Tuttavia, la realtà delle dinamiche diplomatiche suggerisce che tutto questo potrebbe trasformarsi in un semplice trattato volto soprattutto a ottenere che il governo cubano riaccolga i cubani emigrati e refreni ulteriori partenze, anche di cittadini che in passato hanno avuto problemi legali negli Stati Uniti, piuttosto che in un accordo che favorisca una vera transizione. In altre parole, la priorità negli scambi potrebbe non essere quella di rispondere alle aspettative cubane ma di utilizzare la cooperazione migratoria per gestire i flussi e ridurre le pressioni interne negli Stati Uniti.

I numeri parlano chiaro: l’emigrazione cubana verso gli Stati Uniti è un fenomeno massiccio e senza precedenti, parte di una più ampia dinamica migratoria che coinvolge l’intera America Latina. Questi flussi coincidono con tensioni interne negli Stati Uniti riguardo al mercato del lavoro e alla percezione di sicurezza. Tuttavia, trasformare queste dinamiche unicamente in un problema di ordine pubblico rischia di distogliere l’attenzione dalle cause economiche profonde sia nelle regioni di origine sia negli stessi Stati Uniti, dove la crescita economica rallenta e la creazione di posti di lavoro stenta ad accompagnarla.

Di Yuleisy Cruz Lezcano

 

Altri articoli da non perdere
Associazioni Pro-Life nei consultori, via libera del Senato
associazioni pro-life

Associazioni Pro-Life nei consultori: l'emendamento di Fratelli d'Italia passa anche al Senato. A pochi giorni dalla decisione del Parlamento Europeo Scopri di più

Eugenetica in Giappone: gravi casi di sterilizzazione forzata
Eugenetica in Giappone: gravi casi di sterilizzazione forzata

Dietro un velo di apparente e costruita perfezione, il Paese del Sol Levante deve fare i conti con circa 25.000 Scopri di più

Gaza: Israele ferma la Flotilla, il popolo italiano blocca il Paese

Portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese della Striscia di Gaza e rompere l'assedio imposto da Israele. Erano questi gli obiettivi Scopri di più

Assolta Chiara Ferragni, ma il dibattito resta: giusto o sbagliato?
Assoluzione Chiara Ferragni

Dopo quasi due anni di indagini ed un lungo processo, Chiara Ferragni è stata assolta dalle accuse di truffa aggravata Scopri di più

Il 23 novembre si celebra la Giornata della filosofia
23 novembre

Il 23 novembre si celebra la giornata mondiale della filosofia istituita dall’UNESCO; il Ministero dell’Istruzione ha emesso e diffuso una Scopri di più

3 ottobre 1990: avviene la riunificazione tedesca
3 ottobre 1990

Il 3 ottobre 1990 la Germania si riunificava, ponendo fino alla divisione operata dai vincitori della seconda guerra mondiale nel Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Redazione Eroica Fenice

Vedi tutti gli articoli di Redazione Eroica Fenice

Commenta