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Eroica Fenice

Essere Charlie quando si perde

Il Web è una realtà nella realtà, questo può dirvelo chiunque.
Nelle interiora di questo “mondo alternativo”, si formano e si instaurano ogni giorno interi regolamenti dedicati esclusivamente alla società digitale, destinati a divenire delle vere e proprie leggi non scritte della rete. Un mondo nuovo e pieno di possibilità comodamente a casa tua.
Tra queste opportunità, c’è quella di far ascendere e cadere nel giro di pochissimo qualcuno, o qualcosa, a seconda della situazione umorale del pubblico.
Una delle tante creature di questo fenomeno è Charlie Hebdo. Semi-sconosciuto dalla quasi totalità del paese, la rivista francese prende punti di simpatia e attenzione dopo i tragici fatti di questo Gennaio, ottenendo riconoscimento, rispetto e approvazione a tempo di record. Saranno centinaia di migliaia le persone a scendere in campo per loro nei giorni successivi all’attentato, col coltello tra i denti e pronte a difendere fino allo strenuo la libertà d’espressione.

Questo accadeva qualche mese fa, ora Charlie sta affrontando una seconda crociata del web e questa volta, i valorosi guerrieri della morale, sono contro di lui.
Osteggiati da una nuvola nera carica di disapprovazione, i redattori francesi sono, secondo l’opinione pubblica, colpevoli di aver esagerato i toni con contenuti riguardanti l’attuale situazione dell’immigrazione in Europa.

Charlie e il resto del mondo, la rottura imminente

Le vignette incriminate sono due, solo due, ma sono state capaci di ribaltare totalmente la situazione. Potete trovarle qui e qui.
Immagini forti, capaci, grazie alla loro natura semplice e cruda, di colpire dritto allo stomaco chi finisce col posarci sopra gli occhi. Qualcuno può inorridire davanti a ciò, può non essere d’accordo, certamente, ma la verità è che tutto ciò non si allontana di un millimetro dalla strada scelta da Charlie e dai suoi redattori molto tempo fa.
Molti si sono lamentati di non trovare divertenti o adeguatamente edulcorate le vignette, dimenticando la differenza essenziale tra satira e umorismo.
Non è dovere, né compito della satira quello di divertire, certo in alcuni riesce a strappare una risata, ma l’unica regola a cui essa deve sottoporsi è quella di dissacrare la realtà.
Generare quello stesso malcontento contro cui ora si stanno scontrando quelli di Charlie, poiché se esso viene fuori, vuol dire che il loro compito è stato eseguito e le parole e le immagini hanno arso lì dove dovevano.
Forse, quel che è più complicato accettare di queste nuove vignette è che l’obiettivo indicato siamo proprio noi, l’Europa e i suoi drammi alla luce del sole. Rendersi conto di essere parte integrante dell’orrore manifestato.

Il periodico francese e i suoi collaboratori non passano sopra ai fatti, limitandosi a riportarli come tanti altri media, c’entrano dentro e ci infilano le dita fino alle profondità più sudice.
Non ci sono molte certezze a questo mondo, questo può dirvelo chiunque.
Ma una cosa è certa, che per quanti saranno coloro che passeranno dallo schieramento “Je Suis” a quello “Je Suis Pas”, Charlie Hedbo non potrà mai smettere di essere se stesso.

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