In Cuba ormai neppure morire garantisce dignità. Le denunce che arrivano da diverse province dell’isola raccontano una realtà che va oltre il dolore della perdita: ore, a volte giorni, di attesa per una bara; carri funebri introvabili o senza carburante; corpi che restano nelle case in assenza di refrigerazione, mentre le famiglie cercano disperatamente una soluzione.
Sintesi della crisi dei servizi funebri nelle province di Cuba
| Provincia / Località | Principali criticità segnalate |
|---|---|
| L’Avana | Solo tre posti al giorno per la cremazione, bare senza vetro e ritardi elettrici. |
| Velasco (Holguín) | Utilizzo di bare improvvisate in cartone riciclato e nastro adesivo. |
| Bayamo | Trasporto manuale delle salme a spalla per mancanza di carri funebri. |
| Santa Clara | Attese fino a 11 ore per il reperimento di una bara e di un mezzo disponibile. |
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All’Avana, una famiglia ha denunciato pubblicamente un trattamento disumano durante il processo funerario di una parente deceduta per cause naturali il 6 febbraio alle 21.00. Secondo la testimonianza, il carro funebre è arrivato solo alle 6 del mattino successivo; nella funeraria la bara era priva di vetro, e sarebbero stati disponibili appena tre posti al giorno per la cremazione in tutta la capitale. I familiari parlano di pressioni economiche per “accelerare” le procedure e di ulteriori ritardi dovuti alla mancanza di elettricità nel crematorio. Le ceneri sono state consegnate quasi 24 ore dopo il decesso. La famiglia ha attribuito le responsabilità alla funeraria di San Miguel del Padrón, denunciando disorganizzazione e pratiche irregolari.
Non si tratta di un caso isolato. A Velasco, in provincia di Holguín, parenti di un defunto hanno raccontato di aver dovuto fabbricare una bara con cartone riciclato e nastro adesivo per poter procedere alla sepoltura. A Bayamo, testimonianze circolate su media indipendenti descrivono vicini e familiari costretti a trasportare i corpi a mano, in assenza di carri funebri disponibili. Scene che, fino a pochi anni fa, sarebbero state impensabili nel contesto di Cuba.
Il collasso dei servizi funebri e la crisi energetica
Il collasso dei servizi funebri è parte di una crisi più ampia che investe infrastrutture, trasporti ed energia. I blackout prolungati compromettono la conservazione delle salme; la carenza di carburante limita la mobilità dei carri; i veicoli elettrici, introdotti per sopperire alla mancanza di benzina, spesso restano fermi per batterie scariche e assenza di ricambi. Organismi internazionali e agenzie delle Nazioni Unite hanno segnalato negli ultimi rapporti le gravi difficoltà nei servizi essenziali sull’isola, aggravate da crisi energetica e carenze strutturali. È importante sottolineare che questo deterioramento non nasce negli ultimi anni né può essere attribuito esclusivamente all’inasprimento delle sanzioni statunitensi durante l’amministrazione di Donald Trump. Le carenze nei servizi funebri e sanitari erano già evidenti prima, come dimostra un’esperienza personale che risale al 2024.
Mio padre è morto alle 6 del mattino, nella sua casa di Santa Clara. Il suo corpo è rimasto nella camera da letto fino alle 17.00 perché non si trovava una bara, né un carro funebre disponibile. L’intera giornata è trascorsa tra telefonate, promesse e attese nella sala della funeraria, seduti su sedie di plastica insieme ad altre famiglie nella stessa situazione. Nonostante alcune amicizie all’interno del servizio, ci era stato detto che la prima bara che fosse rientrata “vuota” da un altro funerale sarebbe stata assegnata a noi. Ma c’erano molte persone in attesa. Quando finalmente arrivò una bara, mancava il carro. I pochi mezzi con carburante erano impegnati fuori città; quelli rimasti a Santa Clara erano elettrici e avevano esaurito la carica dopo numerosi viaggi, senza batterie di ricambio. Solo nel tardo pomeriggio giunse un carro proveniente da un altro municipio. L’autista, consapevole dell’orario, ci diede la possibilità di portare direttamente mio padre al cimitero: a Santa Clara chiude alle 18.00. Arrivammo appena in tempo.
Non fu un episodio isolato né una coincidenza. In quei corridoi c’erano decine di persone nella stessa condizione. La tragedia non era politica in senso astratto: era concreta, materiale, quotidiana. Un’intera giornata con il corpo di mio padre in casa, tra il caldo e l’impotenza, mentre il tempo scorreva e il sistema non rispondeva.
I fattori interni del deterioramento istituzionale
Secondo dati ufficiali cubani, negli ultimi anni oltre la metà dei medicinali del catalogo di base ha registrato carenze temporanee o prolungate; la crisi energetica ha colpito ospedali e servizi pubblici; il trasporto statale soffre di mancanza cronica di pezzi di ricambio e carburante. Economisti e osservatori indipendenti concordano sul fatto che, oltre all’impatto dell’embargo statunitense, pesino fattori interni: centralizzazione delle decisioni, ritardi nelle riforme economiche, scarsa produttività e fuga di personale qualificato. Il risultato è un sistema che fatica a garantire non solo il benessere dei vivi, ma anche il rispetto dei morti. Quando le famiglie sono costrette a improvvisare una bara con cartone o a trasportare un corpo a spalla, non si tratta solo di inefficienza: è un segnale di collasso istituzionale.
Le autorità negano l’esistenza di pratiche corruttive sistemiche e attribuiscono le difficoltà a limitazioni materiali oggettive. Tuttavia, le testimonianze raccolte da media indipendenti e sui social mostrano una realtà fatta di “priorità” informali, pagamenti extra e disparità di trattamento.
Il dolore dovrebbe essere un momento di raccoglimento e rispetto. Invece, per molte famiglie cubane, si trasforma in una corsa contro il tempo, contro il caldo, contro la burocrazia e contro la mancanza di mezzi.
Yuleisy Cruz Lezcano

