Cuba diventa il primo Paese al mondo per detenzioni arbitrarie

Cuba diventa il primo Paese al mondo per detenzioni arbitrarie

Negli ultimi anni, la situazione dei diritti umani a Cuba è diventata un tema sempre più allarmante nel contesto internazionale. Le proteste dell’11 luglio 2021, tra le più lunghe dagli anni ’90, hanno segnato un punto di svolta ed hanno rivelato un sistema di repressione capace di colpire non solo gli attivisti politici, ma anche i cittadini, le comunità religiose e intere famiglie. In questo contesto, il nuovo rapporto di Prisoners Defenders segna una svolta: il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie (WGAD) ha pubblicato due pareri (Op. 46/2025 e Op. 57/2025), che individuano e riconoscono altri 49 casi di detenzione arbitraria, portando Cuba in cima alla lista mondiale dei paesi più condannati per questo genere di violazioni.

Cuba diventa il paese più condannato al mondo per detenzioni arbitrarie

Con l’aggiunta di questi ultimi casi, il totale delle detenzioni arbitrarie a Cuba confermate dall’ONU arriva a 93 persone negli ultimi 6 anni, superando Egitto, Bahrein e Cina. Non si tratta di episodi isolati: secondo l’ONU, si tratta di un modello sistemico di repressione, basato su un utilizzo del sistema giudiziario, militare e penitenziario come strumenti di controllo politico e sociale.

I casi riconosciuti dal WGAD denunciano arresti eseguiti senza mandato, interrogatori senza avvocato, processi militari contro civili, intimidazioni, isolamento prolungato e numerosi episodi di sparizione forzata. Vari detenuti sono stati trattenuti in luoghi sconosciuti per settimane, senza alcun contatto con le famiglie o con la difesa e sono stati vittime di maltrattamenti fisici e psicologici.

Le 49 nuove vittime: attivisti, religiosi e civili

Le nuove condanne dell’ONU riguardano due gruppi distinti:

  • 16 prigionieri legati all’Associazione degli Yoruba Liberi di Cuba, religiosi e attivisti comunitari, arrestati dopo le manifestazioni dell’11 luglio;
  • 33 civili, molti dei quali giovani e cittadini senza militanza politica, processati impropriamente dal tribunale militare e accusati di reati vaghi come “disordine pubblico” o “sabotaggio”.

L’ONU ha stabilito che tutti i 49 casi sono una violazione degli articoli fondamentali della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Il WGAD ha chiesto a Cuba il rilascio immediato e senza condizioni delle persone coinvolte, di annullare le condanne e garantire risarcimenti adeguati. Inoltre, ha raccomandato un’indagine indipendente e ha segnalato i casi più gravi al Relatore speciale sulla tortura.

Un sistema di repressione dalla natura collettiva

Il rapporto dell’ONU evidenzia un elemento distintivo nel caso cubano: la repressione non è individuale, bensì collettiva. Infatti, i pareri del WGAD riguardano gruppi numerosi, fino a 17 persone coinvolte in un solo atto repressivo, un fenomeno quasi unico al mondo. Inoltre, la detenzione arbitraria, invece di colpire i singoli oppositori, viene utilizzata come strumento di intimidazione per:

  • Comunità religiose;
  • Movimenti di quartiere;
  • Intere famiglie;
  • Cittadini che partecipano a proteste pacifiche.

L’ONU inoltre, richiama l’attenzione sulle condizioni carcerarie e sulla mancata assistenza medica, con casi emblematici di violazioni ai danni di donne incinte e persone affette da patologie croniche.

Cos’è Prisoners Defenders?

Nata come piattaforma per la difesa dei diritti umani nell’area latino-americana, Prisoners Defenders è ad oggi una delle organizzazioni più attive nel monitoraggio delle violazioni a Cuba. È un organismo indipendente con sede in Europa, che si occupa di raccogliere testimonianze dirette, documenti giudiziari, dati ufficiali e denunce delle famiglie per portare questi casi di detenzione arbitraria dinanzi alle Nazioni Unite. Il loro lavoro ha permesso all’ONU di confermare sistematicamente violazioni quali:

  • sparizione forzata;
  • tortura;
  • negazione dell’assistenza legale;
  • processi privi delle garanzie minime;
  • discriminazione politica e religiosa.

Ad oggi il loro lavoro rappresenta una delle fonti più autorevoli per comprendere il sistema repressivo cubano e il suo impatto sulla vita locale.

L’impatto delle nuove condanne dell’ONU

Le nuove condanne dell’ONU segnano un nuovo punto di svolta nella documentazione internazionale degli abusi sull’isola di Cuba. Non si tratta più di segnalazioni isolate e informali, ma della conferma di un modello strutturale, che coinvolge anche istituzioni giudiziarie, apparati di sicurezza, autorità politiche in quello che viene definito dall’ONU stesso un “attacco sistemico contro i diritti fondamentali dei cittadini”.

Il lavoro di Prisoners Defenders e il crescente coinvolgimento delle Nazioni Unite rende ad oggi più difficile ignorare la realtà delle carceri cubane e riporta al centro del dibattito globale la necessità di una riforma democratica per il rispetto delle libertà civili nell’isola.

Fonte immagine: Wikipedia, di Marco Zanferrari

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