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Eroica Fenice

Gelli: Massoneria, Chiesa e funerali cattolici

Licio Gelli, “venerabile maestro” della Massoneria e appartenente alla loggia P2, si è spento pochi giorni fa, all’età di 96 anni. I funerali cattolici si sono tenuti il 17 dicembre nella Chiesa della Misericordia di Pistoia, con una decisione, da parte della Diocesi del capoluogo toscano, fortemente discussa.

Gelli non aveva molte speranze di vita, quando è stato portato – sotto sua richiesta – dall’ospedale in cui era ricoverato con gravi problemi di salute alla sua casa di Arezzo. Da giovanissimo, si iscrisse al partito fascista e dopo essere stato un fedelissimo seguace di Mussolini ebbe una breve parentesi anche tra le file partigiane, dichiaratamente antifasciste. Negli anni Sessanta divenne “Maestro” della loggia massonica Propaganda 2 (P2), alla quale aderirono una serie di figure, da politici a imprenditori, di cui solo una parte della lista è stata scoperta, grazie a delle inchieste della magistratura. L’obiettivo che la P2 si era prefisso era di inserirsi nelle varie situazioni governative dello Stato italiano, riuscendoci a tutti gli effetti: la stessa magistratura riconobbe, durante il caso Sindona, che nelle vicende economiche aveva avuto una certa rilevanza. Nel corso degli anni, Licio Gelli, ha subito varie condanne per diffamazione, per bancarotta fraudolenta, per rivelazione di segreti di Stato.

I funerali ecclesiastici di Gelli: la Chiesa e la Massoneria

Chi è massone, già dal momento dell’iscrizione, è considerato, dalla Chiesa, scomunicato. Questa è la base su cui la discussione – e l’indignazione generale – si è sollevata. L’assemblea ecclesiastica è sempre stata contraria alla Massoneria, ancor prima dell’ufficializzazione, in quanto fondata su concetti e ideali contrari o estranei alla dottrina cattolica: prima di tutto, crede in una figura riconosciuta quale entità suprema, il “Grande Architetto”, e che come tale è attribuibile alla cultura neo-pagana, in più nasce con chiari riferimenti all’esoterismo e all’occultismo. La Santa Sede, nonostante il nuovo Codice di Diritto Canonico non nomini la Massoneria, è sempre stata ferma nella propria posizione, già prima dell’ufficiale dichiarazione redatta nel 1983 e pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Questa, firmata dall’allora prefetto Joseph Ratzinger, fu riconosciuta dal vigente papa Giovanni Paolo II. Il testo è chiarissimo ed esemplificativo: «Rimane pertanto immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione.» Ancora, si legge che non c’è possibilità di deroga alcuna, in questo contesto, da parte dei vescovati locali e che quindi un massone, così come il resto dei “peccatori manifesti”, deve ritenersi escluso dalla possibilità di scegliere le esequie religiose. D’altronde, simili proibizioni furono applicate, attraverso la voce dei cardinali prima Camillo Ruini e poi Agostino Vallini, con Piergiorgio Welby e Erich Priebke, quando vennero richiesti per loro funerali cattolici. Poi c’è invece chi, come Gelli, nonostante tutto, ha avuto questa possibilità: Lucky Luciano, Carlo Gambino, Enrico de Pedis, Luciano Casamonica, per fare degli esempi.

Solo con tali premesse, si spiega il clamore suscitato: non essendovi possibilità di deroghe e avendo visto applicare tanto rigidamente tali restrizioni ai «peccatori manifesti, ai quali non è possibile concedere le esequie senza pubblico scandalo dei fedeli», non dovrebbe bastare la “profonda spiritualità” e fede del defunto, a cui si è appellato il legale della famiglia Gelli, Raffaele Giorgetti. Ma ora invece sembra l’unico e essenziale requisito. Intanto, Monsignor Tardelli, vescovo a Pistoia, ha deciso di non pronunciarsi in merito e di non offrire le dovute – e tanto attese – delucidazioni.

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