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San Gennaro

La Deputazione di San Gennaro: guida per atei e agnostici

Nella società odierna, essere agnostici o atei non ha alcuna differenza per l’immaginario collettivo. La fede, divenuta una sorta di schieramento tra chi “crede” e chi non, sembra essere per moltissimi un “fanclub” al quale associarsi o del quale evitare accuratamente i soci.
Le religioni, tutte, possono piacervi o meno, ma, se siete dotati di una memoria a lungo termine superiore ai dieci minuti, non potete negare che, storicamente parlando, hanno un ruolo fondamentalmente.
Ecco perché, quando ci ritroviamo a sentir parlare di qualcosa la cui provenienza è apparentemente religiosa, dovremmo ascoltare bene, poiché potremmo scoprire che riguarda tutti noi, come società e cultura, più di quanto immaginiamo.
Ecco perché oggi parliamo di San Gennaro, del suo Tesoro e della sua Deputazione.

Deputazione di San Gennaro, il fatto

In breve, fino ad oggi, la cura del Tesoro di San Gennaro è sempre stata nelle mani della Deputazione di San Gennaro, un organo laico totalmente sdoganato dalla Curia e dai suoi componenti.
Cosa sta accadendo? Un decreto, fatto dal Viminale e firmato dal Ministro degli Interni, Angelino Alfano, cambierebbe le carte in tavola, vedendo l’inserimento di quattro elementi della Curia nell’assetto e rivoluzionando l’ordine naturale delle cose.
Un dovere e un diritto fino ad oggi appartenuto esclusivamente ai partenopei, finirebbe con l’essere condiviso con la Curia, a Napoli rappresentata dal Cardinale Sepe.
La notizia ha cominciato a girare, raccogliendo con sé molti malcontenti, tra cui quello del nostro primo cittadino, Luigi De Magistris, e una prima organizzazione per un sit-in di protesta.

“E a noi, atei e agnostici, cosa ci interessa di queste beghe religiose?
Un bel niente, potrebbero dire in molti. E si sbaglierebbero di grosso, in questo caso.
Poiché, sì, nella nostra bella Napulè, c’abbiamo un attimo cose più importanti inserite nell’ordine del giorno e a molti, tra cui i disinteressati al mondo religioso e tutto ciò che ne concerne,  potrebbe poco importare della faccenda. Anzi, qualcuno potrebbe persino stupirsi di scoprire che il Tesoro non era già sotto la cura della Curia da prima.
Poiché è così che vanno le cose quando uno si disinteressa, magari c’ha un Tesoro seppellito in casa e manco lo sa.
Ahimè, la realtà, come spesso capita, non è così semplice.
Immaginatevi di svegliarvi domani e scoprire che il Teatro San Carlo, quello di cui andiamo tanto fieri e ci vantiamo, rimane qui, perché è un po’ difficile spostarlo, ma ora appartiene ad un altro popolo ed un altro stato. Come vi farebbe sentire tutto ciò?
Bene, ora sto accadendo la stessa cosa. Evitando accuratamente di entrare nel religioso, rimane comunque l’importanza culturale, storica e identitaria di tutto ciò.
Napoli è San Gennaro e San Gennaro è Napoli, negarlo è stupido e da ciechi, e se uno dei due venisse meno, mancherebbe qualcosa all’altro per sempre.
Oltre il folklore e il costume, c’è da difendere la nostra storia, città e comunità, da chiunque voglia toglierci qualcosa di nostro, qualcosa che ci identifica e fa parte di ciò che siamo.
Perché se oggi non siamo riconosciuti solo come la città della Camorra è merito delle tante altre cose per cui ci siamo distinti, la quali sono parte di noi e c’hanno fatto conoscere e amare. Fare a meno di una di essa, vorrebbe dire fare a meno di un pezzo di noi.
Quindi, potete crederci o meno al miracolo di San Gennaro, ma potete starci che una città deprivata della sua memoria, è una città destinata a sciogliersi.