Tra i tanti temi politici e sociali discussi al giorno d’oggi, troviamo quello della disparità di genere. Nel corso del tempo, in Italia così come in altre parti del mondo, sono stati compiuti dei passi in avanti riguardo questo argomento; tuttavia, sono presenti ancora dei limiti strutturali che mantengono il dibattito acceso, rendendo difficile una reale uguaglianza tra uomini e donne.
I dati sulla parità di genere
Nel pratico, risulta fondamentale analizzare determinati dati: secondo le stime del World Economic Forum (Global Gender Gap Report 2023), il Bel Paese occupa la 79ª posizione su 146 nazioni per parità di genere complessiva. Il dato ci mostra delle criticità nella rappresentanza politica e nella partecipazione economica. Non tutte le statistiche, però, vanno a sfavore dello Stato Italiano; un esempio concreto è quello delle elezioni politiche generali del 2022: all’interno del Parlamento Italiano solo il 32% del totale è rappresentato da una componente femminile (Camera e Senato). Quest’ultimo è un balzo in avanti rispetto, per esempio, agli anni ’90, dove a fatica si superava il 10%.
Le cause delle disuguaglianze
Si tende a generalizzare troppo spesso sulle cause che inducono a un indebolimento della parità di genere. Le ragioni della disuguaglianza sono, invece, varie e radicate nel sistema, e potrebbero essere riassunte così:
- L’associazione, volontaria e non, degli uomini a ruoli di leadership, che crea barriere culturali e stereotipi di genere che alimentano la disparità.
- Un problema a livello domestico poiché, secondo l’ISTAT, le donne italiane dedicano in media oltre 5 ore al giorno al lavoro familiare, contro le 2 ore e mezza degli uomini. Questo crea una difficoltà di conciliazione, dove il lavoro di cura ricade prevalentemente sulla componente femminile.
- Il famoso gender pay gap, che si attesta intorno al 5% (Eurostat, 2021), ossia il divario presente tra lo stipendio dell’uomo e quello della donna. Questa differenza, chiaramente, aumenta se si considera l’accesso alle posizioni dirigenziali e le possibilità di carriera.
Una questione controversa della parità di genere: le quote rosa
La Legge 120/2011 e la Legge 251/2012 sono da molti considerate un passo avanti per il miglioramento della parità di genere. Di fatto, introducono le quote di genere nelle liste elettorali. Secondo i dati, questo meccanismo ha favorito l’ingresso di più donne a livello istituzionale, garantendo approssimativamente il 40% di rappresentanza di genere nelle candidature.
Secondo la letteratura scientifica, questa legge e queste quote spesso non sono sufficienti, poiché il problema è maggiormente radicato nella struttura. Il punto degli esperti è che la rappresentanza formale non basta per colmare il divario prodotto dalla disparità, ma è necessaria una rappresentanza sostanziale, in cui le donne non solo siano presenti ma agiscano anche come policy maker.
Disparità di genere: il ruolo della società civile
Nel corso degli ultimi anni, la creazione di movimenti femministi, o comunque di movimenti o associazioni che promuovono la parità di genere, è aumentata notevolmente. Questo è molto utile, poiché riporta al centro un tema importante che, spesso, viene ignorato. Un esempio concreto è l’associazione “Non Una di Meno”, che si batte ormai da anni contro violenze, discriminazioni e disparità di genere.
Un’altra componente fondamentale della società civile è quella delle nuove generazioni, che iniziano a vedere il tema della disparità non solo come qualcosa legato al mondo femminile, ma collegandolo a una questione di giustizia sociale e diritti civili.
Le conseguenze della disparità di genere su economia e democrazia
Oltre a rappresentare un problema etico, la disuguaglianza di genere ha dei risvolti politici ed economici. Infatti, colmare il divario di genere darebbe la possibilità di far crescere il PIL italiano del 12% entro pochi anni (McKinsey Global Institute, 2016).
Dal punto di vista democratico, invece, si hanno due implicazioni: in primo luogo, una rappresentanza ineguale mina la legittimità delle istituzioni e, di fatto, non dà voce a una parte della popolazione; in seconda istanza, una democrazia deve dipendere dalla piena partecipazione femminile.
Cosa aspettarci dal futuro?
Le soluzioni possono essere numerose; serve impegno non solo da parte dell’organo statale ma, soprattutto, dalla società civile, da noi cittadini. Questo perché la politica è lo specchio della società: nel momento in cui il popolo prende consapevolezza delle proprie possibilità, allora può agire for cambiare veramente le cose. Alcune proposte possono essere delle politiche di welfare e di conciliazione, interventi strutturali sull’educazione, la promozione di modelli positivi di leadership femminile e, soprattutto, un’applicazione rigorosa delle leggi che tutelano la parità.
Il cammino è ancora lungo, occorre una garanzia di opportunità, sia nel lavoro che nella vita sociale. Solo così la democrazia potrà dirsi veramente tale.