Nel dibattito contemporaneo sulla qualità dell’informazione e sul ruolo della comunicazione pubblica nelle democrazie occidentali, la distinzione tra informazione giornalistica professionale e comunicazione istituzionale o politica rappresenta uno snodo cruciale, soprattutto nel contesto italiano. Questa distinzione non riguarda soltanto le modalità di diffusione dei contenuti, ma investe direttamente il rapporto tra cittadini, potere pubblico e sfera mediatica, incidendo sulla possibilità concreta di esercitare diritti, formare un’opinione consapevole e partecipare alla vita democratica. La sostenibilità di questo sistema, tuttavia, appare oggi sotto pressione, come mostrano dati e ricerche ufficiali.
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Quadro sintetico del giornalismo in Italia (2025)
| Indicatore | Dato rilevato |
|---|---|
| Posizione RSF | 49° posto su 180 Paesi |
| Rischio pluralismo | Medio-alto |
| Giornalisti freelance | Oltre il 30% (media UE) |
| Minacce principali | Querele bavaglio (SLAPPs), criminalità, precariato |
Dati sulla libertà di stampa e ranking internazionale
Le principali organizzazioni internazionali che monitorano libertà di stampa e condizioni dei media segnalano un quadro in deterioramento. Nel World Press Freedom Index 2025, elaborato dall’organizzazione non governativa Reporters Sans Frontières (RSF), l’Italia è scesa al 49° posto su 180 Paesi, segnando il peggior risultato tra le democrazie dell’Europa occidentale e perdendo ulteriori posizioni rispetto all’anno precedente. Secondo RSF, la libertà di stampa nel nostro Paese è minacciata da diversi fattori, tra cui:
- la pressione di organizzazioni criminali;
- atti di violenza;
- tentativi di “leggi bavaglio”;
- l’autocensura dovuta a timori legali o a linee editoriali restrittive.
Parallelamente, il Media Pluralism Monitor 2025, curato dal Centre for Media Pluralism and Media Freedom dell’Istituto Universitario Europeo su mandato dell’Unione Europea, indica che l’Italia presenta un rischio medio-alto per la pluralità dei media, con particolari criticità nei settori della pluralità di mercato e dell’indipendenza politica. Il rapporto evidenzia che le condizioni di lavoro dei giornalisti rimangono fragili, senza segnali significativi di miglioramento rispetto agli anni precedenti, e sottolinea come un numero crescente di professionisti sia esposto a pressioni economiche e tecnologiche che compromettono l’autonomia informativa.
Crisi economica e precariato nel giornalismo
Questa situazione non è estranea alla crisi strutturale dell’ecosistema mediatico: l’illuminazione economica dei media tradizionali si è progressivamente indebolita negli ultimi decenni, con la contrazione dei ricavi pubblicitari, la diminuzione delle vendite di quotidiani e l’aumento della dipendenza dalle piattaforme digitali per traffico e visibilità. Molti organi di stampa e redazioni operano in condizioni di precarietà: secondo i dati del Media Pluralism Monitor, oltre il 30% dei giornalisti nell’Unione europea lavora come freelance, spesso senza contratti stabili, coperture previdenziali o garanzie di tutela professionale, un fenomeno che si riflette anche nel contesto italiano.
Minacce legali: diffamazione e SLAPPs
Accanto alla precarizzazione, esistono minacce legali e politiche che aggravano la già difficile condizione del giornalismo. In Italia la diffamazione resta un reato penale e viene utilizzata come strumento di intimidazione contro reporter critici nei confronti del potere politico ed economico, con casi recenti di procedimenti e denunce contro cronisti impegnati nell’inchiesta e nella critica pubblica. Inoltre, l’uso frequente di SLAPPs (Strategic Lawsuits Against Public Participation), azioni legali volte non a ottenere giustizia ma a esaurire risorse e tempi dei giornalisti, costituisce un ulteriore fattore di compressione della libertà di stampa in Italia, come evidenziato da osservatori indipendenti.
A livello pratico la fragilità di questo quadro si traduce in episodi estremi che denunciano come il giornalismo indipendente sia messo sotto pressione anche nel quotidiano. Un caso emblematico è l’esplosione dell’auto di un noto giornalista investigativo italiano, episodio riportato dai media internazionali, che ha suscitato allarme nella comunità dei cronisti per la possibile connotazione intimidatoria verso chi svolge inchieste su criminalità e potere politico. Questa debolezza del sistema informativo italiano trova ulteriori conferme nella stampa internazionale: un rapporto indipendente europeo sottolinea come la pluralità e l’indipendenza dei media siano sotto pressione in molti Paesi UE, con una crescente concentrazione della proprietà dei media, interferenze politiche nelle redazioni e avanzate strategie di influenza statale sulle principali emittenti pubbliche.
Le sfide dell’intelligenza artificiale
Accanto alle condizioni strutturali, la rivoluzione digitale e l’avvento dell’intelligenza artificiale rappresentano una sfida epocale per la qualità dell’informazione. Se da un lato le tecnologie basate sull’IA possono supportare il lavoro giornalistico grazie ad analisi rapide e strumenti di verifica, studi accademici mostrano come esse comportino anche rischi significativi: algoritmi generativi facilitano la creazione e diffusione di contenuti falsi, deepfake e disinformazione, mentre i giornalisti stessi percepiscono l’aumento dei rischi di disinformazione legata all’uso non critico di strumenti automatizzati. In assenza di adeguate competenze e regolazioni, questi strumenti rischiano di amplificare la polarizzazione e di favorire una comunicazione veloce e personalizzata che valorizza emozioni e appartenenze ideologiche, anziché l’analisi rigorosa e critica.
(Di Yuleisy Cruz Lezcano)

