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diritti umani

Entrata dell’Egitto nel Consiglio per i diritti umani ONU

Il 28 ottobre l’Egitto è entrato a far parte del Consiglio per i diritti umani dell’ONU con 173 voti e vi resterà per tre anni a partire dal 1 gennaio 2017. L’Italia non ha votato per l’ammissione, in seguito al caso di Giulio Regeni, il ricercatore italiano rapito e torturato a morte molto probabilmente da esercito o servizi egiziani, esempio della disastrosa situazione dei diritti umani in quelle terre.

Il Consiglio per i diritti umani è composto da 47 stati membri con mandato triennale, eletti a maggioranza dagli stati partecipanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, cioè tutti i 193 Stati che appartengono all’ONU. Il suo compito è promuovere e tutelare i diritti umani, ma più di un membro è quantomeno problematico in questo senso. Ad esempio ne fanno parte Federazione Russa, Cina e Arabia Saudita, paesi non certo noti per la tutela dei diritti umani.

Consiglio per i diritti umani: membri problematici

Secondo Human Rights Watch in Russia «nel 2015 il governo ha intensificato la persecuzione di critiche indipendenti» e «per il quarto anno di fila il parlamento ha adottato leggi ed enti coinvolti in pratiche repressive». Anche per questo, infatti, la Russia non è stata confermata nuovamente nel Consiglio.

Sempre secondo Humans Right Watch, la Cina è «uno stato autoritario e mono-partitico che ignora regolarmente diritti fondamentali» e l’Arabia Saudita è un paese in cui le autorità «continuano ad arrestare, processare ed imprigionare arbitrariamente pacifici dissidenti», discriminando sistematicamente donne e minoranze religiose. Eppure ambedue i paesi sono nuovamente stati eletti in un organismo che dovrebbe tutelare i diritti umani.

La situazione, in Egitto poi, non è certamente migliore. Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, organismo ONU, ci sono dei dati preoccupanti in merito. Secondo altre organizzazioni è un paese in una “crisi dei diritti umani”, un paese in cui le autorità hanno imprigionato decine migliaia di persone con processi ingiusti, represso ogni forma di protesta, bandito i partiti di opposizione e aumentato i loro poteri con la scusa della lotta al terrorismo. Un paese dove le ONG e i giornalisti finiscono sotto indagine, un paese dove i detenuti sono torturati e scompaiono nel nulla oppure muoiono per maltrattamenti. Un paese dove quello che ha subito Giulio Regeni è la norma. Eppure questo paese, l’Egitto, ora fa parte di un organismo internazionale che ha il compito di difendere i diritti umani.

Francesco Di Nucci

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