Napoli, da sempre laboratorio culturale vivo, ha ospitato la presentazione di Braccata, il nuovo thriller di Marina Di Guardo edito da Mondadori, nello storico Gran Caffè Gambrinus. L’evento si è svolto nelle nuove sale di via Chiaia, aperte eccezionalmente al pubblico per la prima volta in assoluto proprio in occasione di questa serata, organizzata dal giornalista Alessandro Iovino in collaborazione con Rosa Benincasa Management, che ha curato anche l’impianto creativo.
Indice dei contenuti
Dettagli sulla presentazione e sull’autrice
| Dettaglio | Informazione |
|---|---|
| Autrice | Marina Di Guardo |
| Titolo del libro | Braccata |
| Casa editrice | Mondadori |
| Luogo evento | Gran Caffè Gambrinus, Napoli |
Ad aprire l’incontro è stato lo stesso Iovino, che ha sottolineato il valore simbolico del luogo. «Il Gambrinus è un caffè letterario che ha attraversato la storia culturale del Paese – racconta Michele Sergio del Gran Caffè Gambrinus – basti pensare agli artisti e agli intellettuali come Oscar Wilde che lo hanno frequentato, e ancora oggi continua a essere uno spazio vivo di confronto e pensiero grazie a una nostra precisa volontà di custodirne l’identità». Anche Alessandro Iovino ha rimarcato l’importanza della location: «Essere qui, in una sala nuova che si apre alla città proprio con un evento letterario, aggiunge un valore ulteriore a questo incontro. Quando ci siamo sentiti con Marina per organizzarlo, l’idea è stata immediata, perché questo spazio racconta bene il senso di un romanzo che parla di esposizione, giudizio e sguardo collettivo».
Chi è Marina Di Guardo: biografia e opere
Accolta da un pubblico attento, Marina Di Guardo ha raccontato la genesi del suo decimo romanzo. Nata a Novara ma con origini siciliane, l’autrice vive oggi tra Cremona e Milano. Il suo percorso professionale inizia nel mondo della moda: prima di dedicarsi alla scrittura, ha infatti lavorato come vicedirettrice dello showroom di Blumarine. Ha esordito nella narrativa con il romanzo L’inganno della seduzione (2012), seguito da Non mi spezzi le ali (2014). Il passaggio definitivo al genere thriller risale al 2015, con la pubblicazione nella collana digitale ZoomFiltri di Feltrinelli di Bambole gemelle e successivamente Frozen Bodies (2016). Il successo si consolida con Mondadori, con cui ha pubblicato Com’è giusto che sia (2017), opzionato per una serie televisiva, La memoria dei corpi (2019), tradotto in diversi paesi, Nella buona e nella cattiva sorte (2020), Dress code rosso sangue (2022) e Quello che ti nascondevo (2023).
La trama del thriller Braccata
«Sono felice di essere qui, a Napoli, città che amo profondamente – spiega Marina – questo libro nasce dall’idea di raccontare una vacanza in Sicilia di due ragazze che si trasforma in tragedia». La storia vede protagonista Angela, senior fashion buyer di un importante studio milanese, che tra acque cristalline e tramonti infiniti aveva ritrovato una serenità perduta. Tuttavia, alla vigilia del ritorno a Milano per la Fashion Week, tutto precipita: l’amica Beatrice, uscita per una commissione, scompare tra i vicoli di Ortigia. Angela la cerca invano, fino alla tragica scoperta comunicata dal maresciallo Alfonso Vitanza: il cadavere di Beatrice, straziato da coltellate, viene ritrovato tra le rovine di una tonnara in disuso. Annientata, Angela torna a Milano con il fidanzato Alberto, ma l’incubo è appena iniziato: si ritroverà presto addosso una spaventosa accusa, braccata dai cronisti e imputata in un processo mediatico che sembra aver già emesso la sua sentenza.
I temi del romanzo: giudizio e società
A commentare Braccata è stata la scrittrice Sara Clafardoni, che ha restituito al pubblico una lettura intensa e fortemente contemporanea: «È un thriller potentissimo, ma soprattutto è un libro che parla di vita, che ti bracca anche dopo aver chiuso l’ultima pagina, perché Angela diventa una preda perfetta di un sistema che non concede più la complessità dell’essere umano». Il titolo stesso è una dichiarazione narrativa e civile. Un tema, quello del giudizio mediatico e sociale, che Marina Di Guardo affronta consapevolmente: «Ho scelto di parlarne perché ci riguarda tutti, perché basta poco per essere risucchiati in una narrazione più grande di noi». La serata, impreziosita dall’apertura musicale del sassofonista Giuseppe Bove, ha trasformato la presentazione in un autentico salotto letterario, confermando il Caffè Gambrinus come luogo simbolico di dialogo tra tradizione e contemporaneità.
Fonte immagine: Ufficio stampa




