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Eroica Fenice

Marina Iodice e Marina Sarracino: due artiste per un solo sguardo

Due artiste e un cortile. Da questo cortile interno di un palazzo di Via Salvator Rosa a Napoli si accede al piccolo giardino contornato da coloratissimi murales che circonda il piccolo spazio di Semmaifactory. Il laboratorio è curato da due giovani laureate all’Accademia di Belle Arti che hanno deciso di collaborare insieme Marina Iodice e Marina Sarracino. Ci accomodiamo all’interno su divanetti vintage e mentre dei buffi e colorati pupazzi di stoffa ci scrutano cominciamo l’intervista.

Come nasce il progetto Iodice-Sarracino?

Il nostro primo incontro risale a più di 20 anni fa, alle scuole elementari. Avere lo stesso nome è stato uno dei primi punti di incontro e di confronto. I primi tentativi di collaborazione sono stati i giochi infantili. Per arrivare alla costruzione di un’identità estetica, in età adolescenziale, il passo è stato non solo breve, ma quasi necessario. L’elemento poetico del mondo infantile è determinante per la formazione di una sperimentazione artistica che esca dai canoni tradizionali. Per noi, la condivisione di ricerca artistica non può separarsi da una complicità amicale, perché per noi l’arte è prima di tutto una forma di relazione, sia tra di noi, sia con lo spettatore. Già all’interno del nostro duo si viene a creare una condizione in cui si è al contempo attore e spettatore.

A quali artisti vi ispirate per i vostri lavori?

Scegliamo di essere interpreti del nostro contemporaneo. In campo estetico le influenze sono molteplici e si alimentano in continuazione. Sentiamo come riferimento la videoartista Pipilotti Rist o la poliedricità di Miranda July. Da un punto di vista teorico, invece, ci interessano le avanguardie di inizio Novecento (dadaismo, surrealismo, ma anche il futurismo), in particolare la loro reinvenzione ludica del mondo

Cos’è Semmai Factory? Perché avete creato uno spazio dove esprimere la vostra creatività?

Il richiamo, nel nome, a Wharol è immediato. Ci rifacciamo a quell’esperienza, che è esistenziale e politica, per definire il nome di uno studio/laboratorio, che sia anche punto di incontro ed elaborazione di idee e soluzioni estetiche, un luogo di collaborazione. Semmai Factory è uno spazio fisico, in cui realizziamo i nostri progetti, e uno spazio mentale, che mette in contatto artisti di diversa formazione. La necessità uno studio dove lavorare nasce da un’esigenza pratica. La volontà di creare uno studio aperto è la conseguenza del bisogno di condivisione, della ricerca di un confronto col mondo circostante, in particolare nella nostra città.

Quindi Semmai Factory è anche un luogo di incontro con altri artisti non soltanto visivi e multimediali.

In quasi due anni di attività abbiamo conosciuto e ospitato scrittori, attori, performer, registi, designer e musicisti. Tra le tante, vorremmo ricordare la collaborazione con Ron Grieco, che ci ha permesso di ospitare musicisti della scena jazz sperimentale, come Lisa Mezzacappa, di San Francisco.

La Factory si trova in via Salvator Rosa, nel cuore di Napoli: quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di fare arte in questa città?

Il vantaggio è vivere in un posto pieno di cose curiose e da scoprire ogni giorno, un luogo pieno di dettagli tremendi. Ovviamente questo è anche lo svantaggio. Questa città è ‘bella ma non abballa’: qui l’arte non offre possibilità di vivere. A Napoli il sistema artistico è legato da un lato ai pochi e consolidati spazi espositivi istituzionali e di conseguenza ai pochi e affermati artisti (quasi mai napoletani) che vi fanno parte da almeno vent’anni; dall’altro ci sono pochi e interessanti spazi indipendenti che, però, raramente creano sinergie tra loro.

Nelle vostre opere e installazioni spesso utilizzate materiali da riciclo.

Ci piacciono i materiali usati; con una vita precedente, ci piace modificare una cosa già rovinata. Rovinare ciò che è rovinato, per farlo rivivere, e da questo risignificare. Partiamo da oggetti di consumo (abiti usati, scontrini, fotografie) o da lavori di artisti del passato, su cui interveniamo graficamente. È un intervento di modifica per imbruttire o camuffare (rendere goffo) e per creare un’estetica di scarto. Ci interessa potenziare le capacità ricettive dello spettatore, aprire nuovi mondi.

Importantissima nelle vostre produzioni è l’attenzione allo sguardo femminile, ad un punto di vista di genere.

Siamo due donne, ci siamo formate con un’artista donna, Adriana de Manes, e abbiamo collaborato quasi sempre con altre donne. Ma questo è solo un punto di partenza. Non ci interessa solo una rivendicazione di una condizione specifica, quanto la necessità, partendo da questa condizione, di indirizzare l’attenzione di chi interagisce con i nostri lavori verso una zona di confine, verso ciò che è marginale, incerto, differente, strano.

Se doveste scegliere una sola tra le opere e i progetti realizzati in questi anni, quale scegliereste?

La prossima! Scherzi a parte, sceglieremmo sicuramente i progetti realizzati con Anne-Katrin Schmid (artista tedesca che ha collaborato con noi in factory per oltre un anno durante la sua permanenza a Napoli). In particolare la video-installazione sonora Flabbemolle che abbiamo esposto al MARTE di Cava de’ Tirreni e il progetto di street art ad essa collegato: puppetcrossing.

Cosa sono quei coloratissimi e irresistibili pupazzi di stoffa chiamati flabby?

I flabby (in inglese “molle”) sono le nostre “sculture” morbide. Sono esseri antropomorfi, ludici e, allo stesso tempo, mostruosi.  Sono realizzati attraverso la risignificazione di tessuti, provenienti da indumenti dismessi o da stoffe di risulta. Sono personaggi in cerca di identificazione con lo spettatore e che interpretano scelte individuali e ansie collettive. Il flabby è un gioco di identità e un momento di incontro/scontro tra mondi, percezioni, singolarità.

Quali progetti e avventure artistiche attendono il duo Iodice-Sarracino e la factory di Semmai?

Per quest’estate stiamo lavorando ad un progetto di arte urbana a cura di Simona Perchiazzi, una sorta di riconfigurazione cromatica territoriale ma non aggiungiamo altro…

È possibile consultare il vasto calendario di eventi della factory di Marina Iodice e Marina Sarracino attraverso la pagina Facebook: Semmaifactory Art Lab