Marisa Leo, la 79esima croce rosa del 2023

A Marisa Leo e sua figlia di 4 anni. 

“Tu cadi, ti rialzi, piangi ma non molli e sei perfetta cosi come sei. Donna, mamma tu non sei sola.”

Queste sono le parole di Marisa Leo, risalenti al 2019, nel video contro la violenza sulle donne, diffuso dall’associazione “Le donne del vino“.

Un video molto toccante non solo per il messaggio che veniva trasmesso ma anche perchè era incinta della sua prima figlia: il padre della bambina era Angelo Reina, l’ex compagno di Marisa che mercoledì 6 settembre ha posto fine alla vita di una mamma ma soprattutto di una donna.

La donna è stata uccisa con tre colpi di fucile nelle campagne tra Marsala e Mazara. Angelo Reina ha dato appuntamento alla sua ex compagna nell’azienda di famiglia per andare a prendere la figlia, ma era solo una scusa perchè appena arrivata è stata  uccisa a colpi di arma da fuoco.

Subito dopo aver sparato alla ex 39 ennne, originaria di Salemi e dipendente di una cantina di Mazara del Vallo, Angelo Reina si è tolto la vita.

Un delitto pianificato a lungo da Angelo Reina, infatti dopo aver pedinato l’ex compagna sembra che abbia assoldato anche un detective privato.

Come può un uomo che è stato il compagno, il confidente e forse l’unica persona di cui la vittima si fidava a porre fine alla sua vita? Come può un padre spegnere la vita di una madre?

Il motivo è sempre e solamente uno: non accettare di essere stati lasciati.

Teodora Casasanta, Sonia di Maggio, Clara Ceccarelli, Giulia Tramontano, Marisa Leo, sono solo alcune delle tante donne vittime di femminicidio che per aver deciso di porre fine alla loro storia d’amore ci hanno rimesso la pelle.

Marisa Leo già nel 2020 aveva denunciato il suo ex compagno per stalking. Numerose sono state le sue denunce.

Eppure, lo Stato non ha protetto la giovane donna, non è stato fatto nulla per salvare la vita di questa madre che dopo solo 3 anni è stata spenta, lasciandone un’altra orfana.

Nel 2022 Marisa decise di avere un rapporto civile con il padre di sua figlia pechè comprese che l’assenza del genitore avrebbe influito negativamente sulla bambina e quindi  scelse  di ritirare la denuncia, accettando l’affidamento congiunto della figlia.

Forse se lo Stato avesse accolto il suo  disperato grido di aiuto, probabilmente Marisa Leo sarebbe ancora viva e non avrebbe permesso a sua figlia di vedere l’uccisore della madre.

Marisa Leo viveva ogni giorno con la speranza che qualcosa potesse cambiare e lottava contro la violenza sulle donne; infatti nella giornata dell’8 marzo ha scritto:”ascoltiamo la voce di chi chiede aiuto, prima che quella voce venga spenta”.

Ad oggi, quello che resta di Marisa Leo è il ricordo e  un murale a Marsala in suo onore con su scritto:“La mia essenza non è merce di scambio. Stop violenza!”.

Può un murale riportare in vita Marisa e donare alla figlia il suo sorriso, le sue labbra, il suo corpo e la sua voce?

La storia di Marisa ci insegna che spesso il mostro non sta sotto il letto ma dorme accanto a noi.

La violenza contro le donne è una spaventosa violazione dei diritti umani, ma non è inevitabile. Possiamo e dobbiamo porre fine a tutto questo!

Fonte immagine: Today.it

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