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Mars One

Mars One: rischi della colonizzazione di Marte (pt.1)

Abbiamo parlato, qualche tempo fa, della missione Mars One che prevede la colonizzazione del Pianeta Marte. Avevamo già accennato alle perplessità sorte a riguardo da parte di importanti enti internazionali quali il Mit.

Oggi abbiamo la possibilità di chiedere delucidazioni al Dott. Luca Perri, laureato in Astrofisica e Fisica dello Spazio presso l’Università di Milano-Bicocca, dottorando in Fisica ed Astrofisica presso l’Osservatorio Astronomico INAF di Brera e l’Università dell’Insubria di Como e membro dell’Istituto Nazionale di AstroFisica (INAF) e dell‘Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).

La prima domanda che sorge spontanea è quale sia il grado di pericolo per la vita dei colonizzatori di Marte.

Al momento, il grado di pericolo è pressoché totale. È già rischioso essere un astronauta, figuriamoci essere un colonizzatore! Tendiamo negli ultimi anni a considerare il lavoro dell’astronauta come bello ed emozionante, ma in fondo oramai quasi “normale”; ci dimentichiamo così delle componenti di rischio, ancora notevoli. Anche senza tornare con la mente ai disastri mortali degli Shuttle Challenger e Columbia (l’ultimo dei quali avvenuto nel febbraio del 2003), possiamo prendere come esempio l’incidente accorso all’italiano Luca Parmitano durante un’attività extraveicolare nel luglio 2013: una cospicua perdita di acqua all’interno del casco ha rischiato di trasformare una cosiddetta “passeggiata spaziale” in una tragedia. Se a questo aggiungiamo il pericolo dovuto alle radiazioni e ai micrometeoriti a cui è esposto di continuo l’equipaggio, ai pericoli di viaggio e ai danni legati alle lunghe permanenze in condizioni di microgravità, il rischio sale ulteriormente. E ancora stiamo parlando solo dei rischi del rimanere in orbita terrestre! Arrivare su Marte dopo un viaggio di 6 mesi / 1 anno, “ammartare” sani e salvi e soprattutto sopravviverci per sempre…beh, è tutta un’altra cosa. Non abbiamo neanche la tecnologia per farlo, se anche decidessimo di essere in quanto uomini fisicamente e psicologicamente adatti all’esperienza.

Marte offre condizioni di sopravvivenza per la specie umana?

In realtà, se non ci interessa vivere per più di un minuto, possiamo già vivere su Marte anche senza eccessive protezioni, tute e caschi. A modo loro, quelle marziane sono le condizioni più favorevoli presenti nel Sistema Solare (a parte, ovviamente, quelle terrestri). L’attuale record di altitudine per un essere umano a bordo di un pallone aerostatico è di poco meno di 35 km di quota, dove la pressione atmosferica è analoga a quella marziana. Le temperature medie di Marte non sono poi troppo dissimili da quelle dell’Antartide (anche se Marte è un po’ più freddo), e il paesaggio non è poi molto diverso da quello riscontrabile in alcuni deserti del nostro pianeta. Prese singolarmente queste caratteristiche e sapendo che nei poli di Marte pare ci sia ghiaccio d’acqua, potremmo quasi lasciare spazio all’ottimismo, una volta accettata l’idea di vivere dentro spazi chiusi e di uscire solo grazie a delle tute. Ciò che però non stiamo considerando è che Marte ha una forza di gravità pari a circa un terzo di quella terrestre e, allo stato attuale delle nostre conoscenze mediche, è impossibile stabilire se questo valore sia sufficiente ad evitare l’insorgere di gravi problemi di salute (anche e soprattutto su eventuali feti concepiti nelle colonie). Inoltre, il pianeta rosso non presenta un campo magnetico confrontabile con quello terrestre: questo, unitamente all’atmosfera estremamente rarefatta, aumenta di molto la quantità di radiazione solare in grado di raggiungere il suolo. I livelli di radiazione attorno al pianeta sono 2 volte e mezzo quelli registrati a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Un’esposizione a tali livelli di radiazione per un periodo di tempo superiore a tre anni supererebbe i limiti di sicurezza per la salute umana attualmente in adozione alla NASA. Per non parlare di eventuali tempeste solari, che provocherebbero un ulteriore aumento delle dosi di radiazione incidente sulla superficie. Infine, anche ignorando tutte queste cose,non è mai facile costringere a lunghe convivenze piccoli gruppi di persone senza che qualcuno abbia un crollo psicologico.

La seconda parte dell’intervista al Dott. Luca Perri sulla missione Mars One sarà pubblicata domani. 

Giuseppina Iervolino 

– Mars One: Marte e i rischi della sua colonizzazione (pt.1) –