Nel silenzio ovattato di molte strutture residenziali per anziani, il confine tra assistenza e abbandono può diventare sottile, quasi invisibile, fino a spezzarsi del tutto. Le cronache del 2026 restituiscono un quadro che attraversa l’Italia da nord a sud, fatto di denunce, ispezioni e testimonianze familiari che rivelano una realtà più complessa di quella che appare nelle brochure rassicuranti delle strutture. In termini clinici e socio-sanitari, molti di questi episodi rientrano in una categoria precisa: il neglect, ovvero una forma di maltrattamento passivo caratterizzata dall’omissione sistematica delle cure necessarie.
Le forme del neglect e le conseguenze cliniche
| Carenza assistenziale (Neglect) | Impatto e complicanze sulla salute |
|---|---|
| Scarsa igiene e mancata mobilizzazione | Infezioni cutanee, ulcere da pressione, trombosi venosa profonda. |
| Assenza di monitoraggio nutrizionale | Disidratazione, alterazioni elettrolitiche, debolezza immunitaria. |
| Deprivazione sociale e isolamento | Aggravamento della demenza, apatia, disorientamento e agitazione. |
| Uso improprio di sedativi | Rischio cadute, declino cognitivo accelerato, depressione respiratoria. |
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Cos’è il neglect e come si manifesta
Il neglect non coincide con l’assenza totale di assistenza, ma con una sua erogazione insufficiente, discontinua o inadeguata rispetto ai bisogni della persona. Si manifesta attraverso la mancata igiene, l’assenza di mobilizzazione, la somministrazione irregolare di cibo e acqua, la trascuratezza nella prevenzione delle complicanze cliniche. Ad Asti, il caso denunciato da un figlio ha riportato l’attenzione proprio su questa dimensione: non un singolo episodio eclatante, ma un progressivo deterioramento delle condizioni di cura, fatto di omissioni ripetute. A Grottaferrata, l’intervento dei NAS ha reso visibile una forma più grave e protratta di neglect, intrecciata a comportamenti attivi di maltrattamento, in cui l’abbandono si accompagnava a pratiche di contenimento e sedazione impropria.
Le conseguenze mediche e fisiche
Dal punto di vista medico, le conseguenze del neglect sono documentate e profonde. La mancata igiene e il prolungato contatto con urine e feci espongono a infezioni cutanee, dermatiti da incontinenza e ulcere da pressione. Queste ultime, note come piaghe da decubito, rappresentano uno degli indicatori più evidenti di trascuratezza assistenziale e possono evolvere fino a complicanze sistemiche gravi come sepsi. La ridotta mobilizzazione favorisce inoltre la perdita di massa muscolare, l’insorgenza di trombosi venosa profonda e un rapido declino funzionale.
L’impatto sui pazienti con deficit cognitivi
Nei soggetti con deficit cognitivi, il neglect assume caratteristiche ancora più insidiose. Persone affette da demenza o deterioramento cognitivo non sono in grado di riconoscere o comunicare bisogni primari come sete, fame o dolore. In assenza di un monitoraggio attivo, il rischio di disidratazione e malnutrizione diventa elevato. La disidratazione, in particolare, può determinare alterazioni elettrolitiche, confusione acuta, aumento del rischio di cadute e peggioramento delle funzioni cognitive. La malnutrizione, invece, incide sul sistema immunitario, rallenta i processi di guarigione e aumenta la vulnerabilità alle infezioni.
Sul piano neurologico, il neglect cronico è associato a un peggioramento accelerato del declino cognitivo. La mancanza di stimolazione, l’isolamento relazionale e l’assenza di interazioni significative contribuiscono a una riduzione della plasticità cerebrale. Studi in ambito geriatrico evidenziano come l’ambiente impoverito e la deprivazione sociale possano aggravare i sintomi della demenza, aumentando agitazione, apatia e disorientamento. In questo senso, il neglect non è solo una carenza di cure fisiche, ma una condizione che incide profondamente sull’integrità psichica della persona.
Sedazione impropria e contenzione mascherata
Un altro aspetto critico riguarda l’uso della sedazione. In diversi contesti, la somministrazione di farmaci sedativi al di fuori di indicazioni cliniche precise rappresenta una forma di contenimento chimico, spesso utilizzata per compensare la carenza di personale. Questo tipo di pratica, oltre a limitare la libertà individuale, comporta effetti collaterali rilevanti, tra cui aumento del rischio di cadute, peggioramento delle funzioni cognitive, depressione respiratoria e maggiore mortalità. Quando la sedazione sostituisce la relazione di cura, si configura come una forma indiretta di neglect, perché risponde a esigenze organizzative piuttosto che ai bisogni del paziente.
Analogamente, l’uso improprio di ausili per la deambulazione o di dispositivi che limitano il movimento può configurarsi come una contenzione mascherata. In teoria, questi strumenti dovrebbero favorire l’autonomia e la sicurezza, ma in contesti di carenza assistenziale possono essere utilizzati per ridurre la necessità di sorveglianza. La conseguenza è una riduzione ulteriore della mobilità, con effetti a cascata sul piano fisico e cognitivo.
La mancanza di monitoraggio e la sindrome failure to thrive
Il neglect si manifesta anche nella mancanza di monitoraggio sanitario regolare. In molte situazioni, i controlli clinici avvengono solo in risposta a eventi acuti, come cadute o peggioramenti evidenti, mentre manca una valutazione sistematica e preventiva. Questo approccio reattivo ritarda l’individuazione di condizioni trattabili e contribuisce a un aggravamento evitabile dello stato di salute. La letteratura parla, in questi casi, di “failure to thrive” nell’anziano, una sindrome caratterizzata da perdita di peso, debolezza, ridotta autonomia e declino cognitivo, spesso legata a un contesto di trascuratezza.
Il ruolo dei familiari e le criticità del sistema
Il ruolo dei familiari, in questo scenario, è ambivalente. Da un lato rappresentano un presidio fondamentale di controllo e tutela, dall’altro non sempre riescono a garantire una presenza costante. L’assenza di una rete familiare attiva o la difficoltà di monitorare quotidianamente le condizioni dell’anziano creano spazi in cui il neglect può svilupparsi e consolidarsi. Le testimonianze di visite improvvise che rivelano condizioni diverse da quelle dichiarate indicano una discrepanza tra rappresentazione e realtà che rende il fenomeno ancora più difficile da intercettare.
Il quadro che emerge è quello di una forma di maltrattamento silenziosa, progressiva, spesso normalizzata. A differenza della violenza fisica, il neglect non produce sempre segni immediatamente riconoscibili, ma genera un deterioramento lento e cumulativo. Proprio per questo motivo è più difficile da individuare e da dimostrare, ma non per questo meno grave. Le conseguenze si inscrivono nel corpo e nella mente della persona, riducendone progressivamente le capacità e la qualità della vita.
Le vicende di Asti e Grottaferrata, insieme ad altri casi emersi nel corso dell’anno, indicano che il neglect nelle strutture residenziali non è un fenomeno episodico, ma il risultato di criticità strutturali. La carenza di personale, la formazione insufficiente, le condizioni di lavoro stressanti e un sistema di controlli non sempre efficace creano un contesto in cui la trascuratezza può diventare sistemica. In questo senso, il neglect non è solo una responsabilità individuale, ma un indicatore della tenuta complessiva del sistema di cura.
(Di Yuleisy Cruz Lezcano)

