Neonata salvata a Catania: prevenzione del maltrattamento infantile e rischi

CATANIA – Un intervento dei Carabinieri del Nucleo Radiomobile ha salvato la vita a una neonata di soli cinque mesi nel quartiere San Cristoforo, dove una giovane madre stava tentando di soffocare la figlia con le mani e un cuscino. L’allarme è partito dalla sorella della donna, che aveva chiamato il 112 NUE dopo aver letto messaggi inquietanti in cui la parente manifestava l’intenzione di togliersi la vita insieme alla bambina. L’intervento repentino degli operatori, la rapidità nel forzare l’accesso all’appartamento e l’immediata somministrazione del massaggio cardiaco da parte dei carabinieri hanno permesso alla piccola di riprendere conoscenza.

Indicatori di rischio e prevenzione del maltrattamento

Fonte / Ambito Fattori ed elementi chiave
Letteratura accademica Bassa tolleranza alla frustrazione, deficit capacità genitoriali, stress cronico
OMS (Fattori sociali) Povertà, isolamento, disoccupazione, mancanza reti di supporto
Segnali di allarme Isolamento sociale, disperazione, difficoltà a rispondere ai bisogni del bambino
Interventi UNICEF Formazione operatori, accesso salute mentale, programmi genitorialità

L’intervento dei Carabinieri e il ricovero

Ricoverata in Pediatria, la neonata non è in pericolo di vita e la madre è stata sottoposta a Trattamento Sanitario Obbligatorio e trasferita in Psichiatria. Questo episodio, che ha scosso l’opinione pubblica per la sua violenza estrema ma anche per la componente di fragilità psicologica della madre, richiama l’attenzione su un tema molto più ampio e complesso: la fragilità genitoriale e i campanelli d’allarme del maltrattamento infantile.

Fattori di rischio e fragilità genitoriale

La gravità del gesto non nasce mai in un vuoto sociale o psicologico, ma spesso è la punta di un iceberg di condizioni di rischio già presenti da tempo. In termini pratici, ciò significa che non solo le azioni violente, ma anche la trascuratezza, l’incuria, la mancanza di protezione e di cura rientrano tra le forme di maltrattamento quando si traducono in danno per la salute, lo sviluppo o la dignità del minore. La letteratura accademica internazionale identifica diversi fattori di rischio associati a forme gravi di maltrattamento. Un lavoro pubblicato su Child Abuse & Neglect evidenzia come:

  • bassa tolleranza alla frustrazione;
  • deficit nelle capacità genitoriali;
  • difficoltà di regolazione emotiva;
  • presenza di stress psicologico cronico.

Questi elementi siano correlati a risposte avverse nei confronti dei comportamenti dei figli, in particolare nei primi mesi di vita, quando il pianto prolungato può rappresentare una fonte di tensione eccessiva per genitori già in difficoltà. L’OMS individua condizioni sociali sfavorevoli come povertà, isolamento, mancanza di reti di supporto, disoccupazione, tra i fattori che potenziano la probabilità di esiti violenti o trascurati (World Report on Violence and Health, OMS, 2002). Come mostrano numerosi studi psicologici, la violenza intrafamiliare interferisce profondamente con lo sviluppo dell’attaccamento sicuro, ovvero quella base affettiva di fiducia che permette al bambino di esplorare il mondo sentendosi protetto. Secondo la teoria dell’attaccamento, un ambiente familiare in cui la figura di riferimento causa spavento o sofferenza altera l’organizzazione evolutiva sotto molteplici aspetti. I segnali di allarme di fragilità genitoriale possono manifestarsi ben prima di eventi così estremi: isolamento sociale, cambiamenti drastici nel comportamento dei genitori, commenti di impotenza o disperazione, difficoltà a rispondere ai bisogni emotivi e fisici del bambino, segnalazioni di altri operatori (insegnanti, medici di base, assistenti sociali).

Strategie di prevenzione e supporto

L’intervento tempestivo non può limitarsi alla risposta emergenziale, importante e necessaria come quella avvenuta a Catania, ma deve essere affiancato a misure di prevenzione e supporto alle famiglie in difficoltà. Secondo l’UNICEF, la prevenzione richiede interventi multilivello che includano:

  • la formazione di operatori sanitari e sociali per il riconoscimento precoce dei segnali di fragilità;
  • il rafforzamento delle reti di supporto comunitario;
  • l’accesso facilitato a servizi di salute mentale;
  • programmi di accompagnamento alla genitorialità che aiutino i genitori a sviluppare competenze emotive, relazionali e di gestione dello stress.

La fragilità genitoriale non è un destino individuale, ma spesso il risultato di interazioni complesse tra fattori psicologici, sociali ed economici.

Articolo aggiornato il: 21 Gennaio 2026

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