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NextStopMi, contro le molestie sui mezzi pubblici

NextStopMi nasce a Milano, da una semplice domanda: “anche a te è successo?”. Basta poco, in fondo, per scoprire che questo genere di “esperienze”, ovvero essere molestati (ma più spesso molestate) sui mezzi pubblici, accomuna moltissime persone che, molto spesso, scelgono il silenzio, il non detto.

Per tantissime ragioni. Innanzitutto, perchè si pensa che possa essere stato uno sbaglio, o che lo si sia immaginato, o che – nel peggiore dei casi, perchè quello in cui la vittima si autocolpevolizza – la gonna indossata era troppo corta e la maglia troppo scollata.

Come raccontano sul sito dell’Associazione NextStopMi:

«Ogni mattina una ragazza si sveglia, prende la metro e sa che per fare un viaggio tranquillo sarà meglio cercare un vagone mezzo vuoto, mettersi seduta o preferibilmente spalle al muro, per evitare che per sbaglio qualcuno le appoggi una mano sul sedere. Ogni mattina, all’ora di punta, la ragazza realizza che il vagone non sarà mai mezzo vuoto e difficilmente troverà un posto isolato. La suddetta ragazza va dove deve andare in ogni caso, e, se le capiterà un inconveniente contatto, passerà oltre. Forse reagendo o, molto più spesso, scendendo alla prossima fermata.»

Ma non siamo di fronte a un fenomeno che riguarda la sola città di Milano, anzi. Da un‘indagine ISTAT del 2018, le molestie con contatto fisico, ovvero quelle perpetrate contro la volontà della vittima, hanno interessato il 15,9% delle donne durante tutto l’arco della vita. Nel 60% dei casi la molestia è compiuta da un estraneo e per il 27,9% delle volte avviene proprio su mezzi di trasporto pubblico.

NextStopMi non si rivolge, però, solo alle persone molestate: vuole parlare a tutti (in particolare, a tutti quelli che sono insieme su un vagone, su un autobus, su una banchina) per sensibilizzare la società su un tema, che a lungo è stato un tabù.

Nel suo Manifesto, infatti, NextStopMi si auspica che ogni membro della comunità possa sentirsi sicuro e a suo agio nell’affrontare molestie sessuali e aggressioni sessuali, sia che lo testimoni, sia che lo sperimenti, in particolare viaggiando su mezzi pubblici. In questo modo, ogni individuo è responsabile dell’altro e previene la violenza pubblica basata sul genere. Una molestia è un’osservazione volgare, un commento, insulto, insinuazione, stalking, malizia, carezze non richieste, esposizione indecente e qualsiasi altra forma di umiliazione pubblica.

La sensibilizzazione a cui mira NextStopMi è indirizzata sia alle vittime che agli aggressori, non per identificare ed eleggere un capro espiatorio, ma per creare consapevolezza sul tema e maggiore coesione sociale nell’affrontare le dinamiche connesse.

In una sezione del sito dell’Associazione, è riportato un ironico “Decalogo dei molestatori”, realizzato attraverso le esperienze raccontate da decine di persone, e, per ognuno di essi, una descrizione su Dove trovarliCome riconoscerli, le Paranoie che impediscono di reagire e le Reazioni che ognuno può avere per fare in modo che chi viaggia sui mezzi si senta più sicuro e meno solo.

NextStopMi, “Decalogo del molestatore”

Del “Decalogo” fanno parte: l’appoggiatore (con la forza di inerzia come superpotere che gli permette di spalmarsi sul vostro sedere, approfittando della calca; reazione: “Scusi, si sente bene? No, perchè io lo sento benissimo. La smetta”); l’estensionista (che, da seduto, allarga le gambe per spingerle contro le vostre e incrocia le braccia per cercare il vostro seno con le dita; reazione: accavallate le gambe e allargate i gomiti, passivo-aggressivamente); il pole dancer (che si esibisce intorno ai pali, ai sostegni verticali o orizzontali per cercare un contatto fisico con la mano; reazione: afferrate un’altra liana); il sussurratore (appollaiato alle spalle per sussurrarvi una serie di porcate, proposte oscene e viscide; reazione: “Scusi, non ho capito bene cosa ha detto. Può ripetere a voce più alta?”); l’esibizionista (che ha il bisogno impellente di mostrare i suoi genitali o nei casi peggiori si masturba davanti o vicino a voi, in luoghi semideserti ed evitando le ore di punta; reazione: “Guardi che ha la patta aperta. La chiuda o mi metto a urlare”); il pedinatore (vi segue, sempre. Chiamate la polizia); il cat caller (spesso in gruppo, usa complimenti o richiami animali; reazione: ignorarlo è spesso la mossa migliore); il palpeggiatore (tra accelerazioni, frenate e ressa, con una mano a cucchiaio sul vostro sedere; reazioni: “Se vuole le spiego dove può mettersi quella mano”).

Tra le attività sociali che NextStopMi propone c’è la promozione della comunicazione sul tema, sia in formato cartaceo che online: dalla distribuzione di volantini informativi  alla piattaforma web sulla quale potersi confrontare, scambiare le proprie esperienze e ricevere supporto. In più, l’Associazione offre ai propri associati ascolto psicologico, counseling e psicoterapia a tariffe sostenibili, e, grazie a una rete di centri sportivi e istruttori, corsi di autodifesa pensati precisamente per sentirsi più sicuri nel reagire a questo tipo di molestie.

Fonte immagine: nextstopmi.com

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