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Nuovo Circo dei Monelli: volontariato e arti circensi

Con piacere intervisto Alessandro Corigliano, presidente dell’Associazione di Volontariato “Nuovo Circo dei Monelli” che opera in un paesino a Nord di Napoli e che rivolge le sue attività a bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 e i 18 anni. Ciò che più mi ha colpito delle sue parole è la forte passione che lui, insieme a tutti i volontari della Onlus, mettono in quello che fanno. Il riscontro tra gli utenti, a quel punto, diventa una logica conseguenza.

Ma leggiamo…

Quando e come nasce l’Associazione di Volontariato “Nuovo Circo dei Monelli”?

L’attuale associazione “Nuovo Circo dei Monelli” nasce il 23 gennaio 2011, opera a Grumo Nevano, piccolo paesino a Nord di Napoli, e persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale sul territorio. L’associazione si è dedicata al raggiungimento della sua mission soprattutto attraverso laboratori di giocoleria e clowneria da strada.

Nuovo Circo dei Monelli, intervista al presidente

Di cosa si occupa l’Associazione di cui sei Presidente?

Il nostro intento primario è quello di coinvolgere i bambini meno abbienti e più svantaggiati, abituati a trascorrere le loro giornate per strada, senza alcun punto di riferimento, in attività alternative e nuove, quali quelle delle arti circensi e non solo. I laboratori che teniamo prevedono una sorta di recupero sociale dei soggetti in questione sotto forma di atelier d’introduzione alle forme di espressione artistica. Difatti, durante l’anno, proponiamo oggetti quali palline, kiwido, diablo aventi la funzione di stimolare la comunione tra coetanei, lezioni di clownerie capaci di sprigionare una risata liberatrice, il gioco come pratica quotidiana, l’illusione e la magia della finzioni mediante numeri di magia.

Qual è lo scopo da voi perseguito?

Lo scopo, come ho già detto, è sicuramente quello di creare un punto di ritrovo sereno e sicuro destinato a bambini che altrimenti potrebbero inciampare in situazioni che talvolta possono presentarsi più grandi di loro. Miriamo, mediante semplici regole, a gettare le basi per quelli che sono i fondamenti del vivere civile, del rispetto per se stessi e dunque per la propria persona e per le persone che ci sono accanto.

Vi siete mai trovati di fronte a condizione di forte disagio vissute da qualche bambino in particolare?

Sì, purtroppo ci siamo trovati ad affrontare situazioni complesse e delicate. Non nascondo che è stato spesso arduo riuscire ad operare e a “fare” effettivamente qualcosa per ragazzi che non hanno mai avuto validi punti di riferimento, lasciati totalmente in balìa del nulla che offre il territorio quotidianamente. Ci siamo riscoperti in molte occasioni guida ed esempio per adolescenti a cui attualmente sembra preclusa ogni possibilità di riscatto e di rivincita, a cui il mondo esterno sembra non voler riservare alcuna occasione, marchiandoli silenziosamente già da quest’età come perdenti. Noi operatori e volontari siamo solo un tramite, siamo la loro possibilità di gridare al mondo che ci sono anche loro.

Com’è nata l’idea che ha portato alla nascita del “Circo”?

Prima di noi, operava in maniera analoga e sullo stesso territorio, un gruppo di ragazzi che perseguiva il nostro medesimo obiettivo. L’iniziativa poi sfumò a causa di vari fattori organizzativi legati prevalentemente all’assenza di fondi che permettessero il regolare svolgimento delle attività e di regole che garantissero ordine all’interno della gerarchia del gruppo. In seguito alla chiusura di queste attività, furono gli stessi giovani utenti che nel frattempo avevano raggiunto la maggiore età, a decidere di continuare mettendo su con caparbietà un’Associazione che avesse una struttura più solida e meglio articolata.

Considerando che questo è un lavoro volontario, qual è la vostra soddisfazione più grande? Cosa vi dà la forza di andare avanti anche di fronte a difficoltà logistiche?

Sicuramente la soddisfazione più grande è leggere negli occhi dei ragazzi la grande volontà di esserci ad ogni costo, sempre e nonostante tutto, aspettando con trepidazione il sabato, giorno in cui si svolgono le nostre attività. Capire che siamo noi il mezzo attraverso il quale possono esprimere loro stessi, creare una rete d’amicizia invisibile ma indistruttibile che li conduce inconsciamente a diffondere il sano spirito del circo anche fuori. Noi operatori, semplici volontari e dunque né educatori, né sociologi, abbiamo imparato a mettere in gioco la nostra tenerezza, il nostro amore per lo spettacolo, il gusto del riso per esorcizzare la paura. In tal modo, siamo riusciti nell’intento di farci accettare da chi ha alle spalle storie difficili e diverse, abbiamo ricreato con i ragazzi una famiglia, senza orari né obblighi.

Ed il prossimo e più vicino obiettivo?

Concretamente parlando, i ragazzi utenti del Circo sono chiamati ad ideare e realizzare il “saggio finale”, appuntamento annuale conclusivo dei percorsi svolti durante l’anno che si tiene nel territorio in cui operiamo. Quest’anno il titolo che abbiamo deciso di dare al nostro spettacolo è “Creiamo Mondi Possibili”; l’idea, messa insieme da operatori e utenti, è risultata vincitrice di un progetto “Programm’Azioni Sociali” finanziato del Centro di Servizi per il Volontariato di Napoli.
Il nostro desiderio primo più che obiettivo è che un omani questi piccoli utenti possano essere grandi uomini e donne, con un solido senso civico e con la capacità di donare agli altri le conoscenze di cui sono in possesso, un po’ come facciamo noi con loro. Chissà…qualcuno tra loro diventerà lui stesso un operatore-volontario con un forte bisogno e forza di donare ad altri quello che noi stiamo provando a donare loro: una possibilità in più di vivere con maggiore consapevolezza la vita.
Solo così ciascuno di noi impara così a dare, a capire che tutto si guadagna, che bisogna lavorare per vivere, che si può vivere…e ridere…e suscitare un sorriso.