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Eroica Fenice

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Riforma sì ma non così…

Il 5 maggio centinaia di scuole italiane, assieme alle diverse sigle sindacali del corpo docenti e non, scenderanno in piazza per manifestare contro il testo del ddl “La buona scuola“. Riguardo questo sciopero abbiamo chiesto spiegazioni al professore di storia e filosofia Nicola Piccinino, rappresentante sindacale del Liceo Statale “Pitagora – B. Croce” di Torre Annunziata, che si è reso disponibile per un’intervista.

Come nasce questa riforma e, soprattutto, quali settori dell’apparato scolastico colpirà direttamente?

Un paio di mesi fa il governo promise che sarebbe intervenuto riguardo l’urgente problema del precariato e delle assunzioni nelle scuole attraverso un decreto legge (con tempi di approvazione rapidi). Adesso, invece, è subentrato un disegno di legge governativo, che richiede dei tempi decisamente maggiori per l’effettiva entrata in vigore, anche se il governo rassicura che la durata dell’iter legislativo sarà breve. Questa legge riguarderà principalmente il corpo docenti e i dirigenti d’istituto, gli studenti verranno citati in merito alla questione dell’alternanza scuola-lavoro mentre sono pochi i provvedimenti concernenti il personale ATA.

Sono sorte molte proteste per il nuovo ruolo e per le nuove funzioni che i dirigenti andranno a ricoprire. Può spiegarci meglio di cosa si tratta?

I presidi avranno il compito di proporre contratti di lavoro triennali ai docenti attingendo ad albi professionali territoriali, dovranno individuare tre docenti che li coadiuveranno nell’organizzazione della scuola e potranno assegnare bonus stipendiali al personale docente e formulare liberamente il Piano dell’Offerta Formativa dopo aver sentito il Consiglio d’Istituto, che in realtà non si occupa della valorizzazione della didattica, bensì si interessa della corretta gestione della scuola. Questo provvedimento rischierebbe di generare competizione tra i docenti che, per acquisire valore agli occhi del preside, farebbero venir meno quel senso di collegialità che unisce il personale interno alla scuola e che permette la collaborazione con gli studenti e i genitori.

Prima ha parlato dell’alternanza scuola-lavoro, un tema che al giorno d’oggi è molto dibattuto. Questa riforma come interverrà in merito?

L’articolo quattro riguarda maggiormente questa tematica e prevede stage e corsi di avviamento al lavoro per gli istituti tecnici e professionali e per i licei, anche durante la sospensione delle attività didattiche. Il compito di contattare società e/o aziende sul territorio per l’attuazione di questi percorsi spetterà al preside. Noi docenti siamo favorevoli a queste iniziative ma richiediamo da parte del governo chiarimenti riguardo questo articolo. Siamo infatti preoccupati, oltre che dal possibile divario tra scuole di regioni più o meno sviluppate da un punto di vista lavorativo (che quindi avrebbero più o meno possibilità di partecipare a questi corsi), dal rischio che queste attività sfocino in casi di sfruttamento del lavoro.

Che provvedimenti prenderà la riforma circa la questione del precariato?

lI governo ha previsto nel ddl un piano di assunzione straordinario che partirebbe con concorsi nel 2016, i cui vincitori entrerebbero a far parte degli albi di cui abbiamo parlato prima, nei quali rientrerebbero anche gli insegnanti di ruolo che richiederanno un trasferimento da una scuola ad un’altra. Tutti gli altri docenti che, ancora oggi, devono frequentare estenuanti corsi per poter ottenere l’abilitazione, non rientrerebbero in questi albi e dovrebbero partecipare ad altri concorsi. Tuttavia nemmeno vincendo i concorsi ed entrando negli albi si avrebbe la certezza di ottenere un incarico a tempo indeterminato perché la decisione finale spetterebbe sempre al preside.

Riguardo quali punti i docenti chiedono chiarimenti e quali sono, invece, i provvedimenti che non accettate in toto?

Oltre alle questioni di alternanza scuola-lavoro e precariato, vorremmo che venissero approfondite le tematiche di edilizia scolastica, digitalizzazione delle scuole e criteri di valutazione del personale docente, che vengono trattate in maniera superficiale e senza accorgimenti effettivi. Le norme che non approviamo per principio sono le deleghe in ambito scolastico che il parlamento dovrebbe concedere al governo e l’eccessivo accentramento dei poteri nelle mani del dirigente che potrebbe diventare una figura autoritaria. Dal canto nostro, per migliorare la situazione delle scuole italiane proponiamo, in primo luogo, il ritiro del ddl, in virtù di un dibattito con i docenti e le utenze, e un decreto di urgenza per risolvere il grave problema del precariato.

-Riforma sì…ma non così!-

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